A Milano una mostra su Guy Harloff, con quaranta opere e un focus sul suo rapporto col jazz


Al Centro Culturale di Milano, dal 6 novembre al 5 dicembre 2019, apre la mostra Guy Harloff (1933/1991) Alchimie e Sinestesie che racconta attraverso circa 40 opere di Guy Harloff il percorso artistico di questo pittore-filosofo di fama tra gli anni sessanta e ottanta.

Arricchiscono l’esposizione fotografie inedite di Roberto Masotti, libri e cataloghi rari, cover di dischi jazz disegnate da Harloff e “riletture” pittoriche dell’opera harloffiana realizzate dall’artista contemporanea Linda Orbac. La rassegna, a cura di Serena Redaelli – Archivio Guy Harloff, è interamente dedicata al pittore Guy Harloff (Parigi, 1933 - Galliate, 1991), e giunge dopo le recenti mostre milanesi (2016 Galleria San Barnaba; 2018 Galleria Anna Maria Consadori) che hanno riportato alla luce la complessa personalità di Guy Harloff, artista-filosofo di fama negli anni Settanta e Ottanta, omaggiato al tempo da una monografica alla Permanente di Milano nel 1974, da personali presso le gallerie del Cavallino a Venezia, del Naviglio, Schwarz, Cortina e Carini a Milano, da presenze alla Documenta di Kassel (1972) e alla X Quadriennale di Roma (1977).

La mostra è realizzata con il Patrocinio del Comune di Milano, della Commissione europea e della Regione Lombardia, propone una selezione di opere realizzate dalla seconda metà degli anni Cinquanta fino alla fine degli anni Ottanta, messe in dialogo con i più stimolanti temi culturali e artistici coltivati dall’autore.

L’anima da apolide, la vastità degli interessi, gli spostamenti ininterrotti tra Parigi, New York, Milano, il Marocco, l’Iran, portavano Harloff a studiare il mondo del jazz (fu in rapporto di amicizia con Ornette Coleman e Charles Mingus), del cinema (collaborazioni con Vittorio De Sica e Arsenije Jovanović), della filosofia (cultore di alchimia, Tantra, Sufismo e Cabbala ebraica), della letteratura e della critica d’arte (amicizia con Giovanni Arpino, Alain Jouffroy, Henry Miller, Franco Russoli, Harald Szeemann, Michel Tapié, Patrick Waldberg, ecc.), del grande collezionismo e di esponenti dell’arte internazionale (frequentazione di Peggy Guggenheim, Phillip Martin, Alberto Giacometti, Francis Bacon, ecc.).

Entrato nei secondi anni Cinquanta nel sodalizio della Beat generation (Allen Ginsberg, Peter Orlowsky, Gregory Corso e William Borroughs), si dedicava da quell’epoca alla pittura, eseguendo collage e chine colorate che seguivano un’ispirazione simbolica da miniaturista moderno, secondo l’ibridazione surreal-simbolista e neo-Dada con l’allegoria ebraica, orientale e araba, il tutto aggiornato nella traccia della personale accumulazione neo-barocca di segni.

La mostra odierna presenta in circa quaranta opere l’evoluzione della sua complessa e inconfondibile poetica, scalata in un trentennio di soggetti prediletti: i mandala, le lettere dell’alfabeto, i vascelli del Grande Viaggio, i libri della conoscenza, gli ampi e complessi tappeti persiani, il cuore, l’albero della vita, l’alchemica Voie Royale, lavori accompagnati da locuzioni, scritte, titolazioni, datazioni e motti intesi a rafforzare la conoscenza.

Accompagnano i dipinti le fotografie di Roberto Masotti, importanti ritrovamenti dall’Archivio Lelli e Masotti (Milano), che ritraggono l’artista sul suo galeone a Chioggia e in occasione dell’apertura della monografica alla Permanente di Milano (1974) inaugurata dalla band dell’amico Ornette Coleman.

In mostra altre novità: sono esposte cover di dischi jazz disegnate da Harloff, foto documentarie, libri e cataloghi rari o introvabili, un prezioso esemplare di tappeto caucasico (courtesy Mirco Cattai FineArt&AntiqueRugs, Milano), elemento di confronto con i Tapis harloffiani, oltre a una serie di “riletture” pittoriche dell’opera di Harloff realizzate dalla giovanissima artista Linda Caracciolo Borra (Linda Orbac), nipote del pittore Pompeo Borra.

L’esposizione prevede la proiezione di due cortometraggi realizzati da Harloff, appassionato cinefilo, ritrovamenti fin qui rimasti inediti e concepiti dall’autore come integrazione alla sua opera. Accompagna la mostra il catalogo edito da Graphic & Digital Project srl, che riunisce testimonianze inedite e curiosità sulla vita e la produzione dell’artista. L’evento è inserito nel contesto di BOOKCITY MILANO 2019 ed è posto in dialogo con iniziative relazionate a concomitanti avvenimenti musicali.

Per tutte le informazioni potete visitare il sito ufficiale del Centro Culturale di Milano.

Nell’immagine: Guy Harloff, Je voudrais voir mon coeur... (i disegni dopo l’infarto) (1975; collage e inchiostri su carta, 21 x 22 cm; Collezione privata).

A Milano una mostra su Guy Harloff, con quaranta opere e un focus sul suo rapporto col jazz
A Milano una mostra su Guy Harloff, con quaranta opere e un focus sul suo rapporto col jazz


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