Milano, alla Banca d'Italia in mostra la collezione di opere di Giacomo Balla


Dal 15 marzo al 30 aprile 2022, la sede di Milano di Banca d’Italia espone la propria collezione di opere di Giacomo Balla nella mostra “Giacomo Balla 1902-1940. Esistere per dare”.

Dal 15 marzo al 30 aprile 2022, la sede di Banca d’Italia di via Cordusio 5 a Milano torna a esporre, dopo averlo già fatto in autunno (la rassegna era stata però sospesa per le restrizioni anti-Covid), la propria collezione di opere di Giacomo Balla (Torino, 1871 - Roma, 1958), con la mostra Giacomo Balla 1902-1940. Esistere per dare, che ricorda il grande artista torinese nei 150 anni dalla nascita. Sono nove le opere in mostra.

La mostra si apre con l’Autoritratto del 1902, che sembra dar corpo alle parole che l’artista avrebbe scritto su di sé, in un autoritratto in parole del 1915: “Giacomo Balla / Nato Torino / Verde violetto-sfaccettato / Uomo-intuitivo trascendentale / Pittore futurista-dinamismo / Astrazione-stato d’animo / Equivalenti plastici-compenetrazioni / Ed altro che poi si vedrà. / Vita turbine tempesta / Maree vittorie allenamento / Lotta x lotta batte record / Indifferenza contro avversità / divertimenti O godimenti milioni / noie OXO-Soddisfazioni / esistere per dare / difetti-semicircolari / Balla”. L’opera intende presentare alcuni aspetti dell’artista, riassunti da lui stessi in un suo scritto: “Ho cominciato dai primi anni della mia vita a pensare: voglio fare un quadro. Nessuno mi aveva spiegato cosa ci voleva per dipingere. Io non avevo idea alcuna per l’esecuzione di un’opera e volevo fare un quadro, ora bisogna spiegare che mai persona mi ha dato forza e aiuto per raggiungere il mio ideale, dalla morte di mio padre ho sempre sopportato tutte le privazioni che la vita sociale può dare, e poco per volta mi sono allontanato dal mondo e mi avvicino sempre più alla natura”.

Nel 1904, per Balla, dopo le nozze in Campidoglio con Elisa Marcucci e la nascita della primogenita Lucia (nel periodo futurista il suo nome diventerà Luce), comincia un momento felice che coincide con il trasferimento nella casa-convento di via Parioli 6 a Roma (oggi via Paisiello), con l’affaccio su Villa Borghese. Scrive Balla in uno dei suoi taccuini: “mi alimento della purezza buonissima della natura per cui figlio di essa non accetto nessuna affermazione. Ho un carattere né così né cosà, sono natura fatto da essa e non dagli uomini, per cui vivrò da me certissimo della mia arte che fa palese nella pittura la mia anima”. Nei primi anni Dieci Balla espone in diverse mostre le sue vedute di villa Borghese. L’arte di Balla parte sempre dall’analisi della realtà: la natura di Villa Borghese come le gambe di un cane al guinzaglio o quelle della sua bambina Luce che corrono sul balcone, le automobili che corrono in via Nazionale a Roma, le vele di alcune barche mosse dal vento. Il 30 ottobre 1914 nasce a Roma la secondogenita Elica: nel suo nome il pittore fissa l’idea dinamica della velocità e quella guerresca del volo.

Giacomo Balla, Autoritratto (1902; olio su tela, 59 x 43,5 cm; Collezione Banca d'Italia)
Giacomo Balla, Autoritratto (1902; olio su tela, 59 x 43,5 cm; Collezione Banca d’Italia)
Giacomo Balla, Fontana che piange (1906; pastello su carta, 40 x 55 cm; Collezione Banca d'Italia)
Giacomo Balla, Fontana che piange (1906; pastello su carta, 40 x 55 cm; Collezione Banca d’Italia)
Giacomo Balla, Mare velivolato (1919 circa; arazzo, 279 x 381 cm; Collezione Banca d'Italia)
Giacomo Balla, Mare velivolato (1919 circa; arazzo, 279 x 381 cm; Collezione Banca d’Italia)
Giacomo Balla, Colpo di fucile domenicale (1918; olio su tela, 66 x 80 cm; Collezione Banca d'Italia)
Giacomo Balla, Colpo di fucile domenicale (1918; olio su tela, 66 x 80 cm; Collezione Banca d’Italia)
Giacomo Balla, La seggiola dell'uomo strano (1929; olio su tela, 54,6 x 74,5 cm; Collezione Banca d'Italia)
Giacomo Balla, La seggiola dell’uomo strano (1929; olio su tela, 54,6 x 74,5 cm; Collezione Banca d’Italia)
Giacomo Balla, Dalie luminose (1940; olio su tavola, 101 x 112 cm; Collezione Banca d'Italia)
Giacomo Balla, Dalie luminose (1940; olio su tavola, 101 x 112 cm; Collezione Banca d’Italia)

Dopo la tecnica luminosa delle opere di Villa Borghese, passa agli anni della lotta aperta con le sue ricerche futuriste esemplificate in mostra dal Colpo di fucile domenicale, che riprende anche la sua attenzione al ritratto e l’interesse per l’arredamento inteso come uscita dalle ristrette dimensioni del quadro per entrare nell’ambiente della vita. Se da un lato il Ritratto di Luigi Boncompagni Ludovisi testimonia, attraverso il taglio fotografico, una forte introspezione psicologica, dall’altro la filosofia della “Ricostruzione futurista dell’Universo” del 1915 trova una nuova immagine in quattro arazzi inviati a Parigi nel 1925 dove riceve la medaglia d’oro. Nella parete della V Exposition internationale des arts décoratifs, spicca di gran lunga Mare, vele, vento - Mare velivolato. Come sempre, nell’arte di Balla ogni grande capolavoro è studiato in diversi studi a matita fino alla realizzazione finale che si avvicina all’opera finita.

Decorare uno spazio per la vita diventerà diventerà l’idea fissa del pittore artigiano: prima di ricostruire l’universo, Balla comincia ad allietare il suo piccolo bozzolo. La sua casa diventa il nucleo dove la famiglia Balla realizza opere di arredamento futurista per venderle: girando per questa particolare officina, si può incontrare il pittore che “come un buon operaio si metteva al lavoro per ricostruire lampade, paralumi, paraventi, giocattoli e venderli l’indomani a poche lire”, come ricorda la figlia Elica. La casa di Balla si presenta come una fucina dove inventare, progettare e realizzare oggetti utili al lavoro ma anche belli e magici, come visibile nel quadro La seggiola dell’uomo strano, dove al centro troneggia il nano-mago Giacomo Balla. Nel 1937, il giornale Perseo pubblica l’articolo Futuristi e futuristi dove Balla spiega: “L’arte pura è nell’assoluto realismo, senza del quale si cade in forme decorative ornamentali, perciò ho ripreso la mia arte di prima: interpretazione della realtà nuda e sana che attraverso la spontanea sensibilità dell’artista è sempre infinitamente nuova e convincente”. Balla torna alla realtà divinizzata della luce: vent’anni dopo, la strada del vero, abbandonata clamorosamente nel 1910, torna a presentarsi al pittore che ha saputo buttare alle ortiche la pittura. Infine, questo “dipintore della luce” si esprime nelle sue Dalie luminose, poste su di un tavolo avvolto da veli colorati, dipinti nel salotto di via Oslavia dove ancor oggi si può ammirare proprio quello stesso tavolo. La ricerca di Balla è sì allegra e gioiosa ma anche, a suo modo, amara: cerca ma non sa forse che cosa, perché l’importante non è quello che si deve trovare ma l’importante è che si sta cercando; leggiamo infatti in un altro dei suoi appunti di poetica che per un vero ricercatore l’equazione può anche essere “Niente = Tutto”.

La mostra, gratuita, è aperta dal martedì al venerdì dalle 15:30 alle 17:30, il sabato dalle 10 alle 13. Per accedere è necessaria la prenotazione obbligatoria che si può effettuare dal sito della mostra.

Informazioni sulla mostra

CittàMilano
SedeBanca d'Italia
DateDal 15/03/2022 al 30/04/2022
ArtistiGiacomo Balla
TemiNovecento, Futurismo

Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE