Terre promesse: a Palazzo Vecchio la videoinstallazione del regista Amos Gitai


Palazzo Vecchio a Firenze accoglie dal 28 febbraio al 14 aprile 2022 la videoinstallazione “Promised lands” dell’artista e regista internazionale Amos Gitai. 

La Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze accoglie dal 28 febbraio al 14 aprile 2022 la videoinstallazione Promised lands dell’artista e regista internazionale Amos Gitai (Haifa, 1950). La videoinstallazione è stata creata appositamente per l’ambiente fiorentino, in occasione della Conferenza Internazionale dei Sindaci delle Città del Mediterraneo che si è tenuta a Palazzo Vecchio dal 25 al 27 febbraio. Combina estratti musicali, proiezioni di immagini e letture di testi: Promised lands intende essere un dialogo immaginario tra i protagonisti delle produzioni create da Amos Gitai durante la sua carriera, per evocare, partendo dal suo lavoro teatrale e cinematografico, i destini umani, la storia e il presente nelle varie lingue parlate nell’area del Mediterraneo.

Cosa hanno in comune The War of the Sons of Light Against the Sons of Darkness (1992, 2009), Yitzhak Rabin, Chronicle of an Assassination (2016, 2018, 2021), Letter to a Friend from Gaza (2019) e Interior Exiles (2020)? Questo viaggio attraverso le epoche e le lingue parlate nel Mediterraneo è una riflessione politica e poetica sui destini umani contemporanei e sulla possibilità di vivere insieme. Diffusioni sonore con le voci di Jeanne Moreau, Pippo Del Bono, Natalie Dessay, Juliette Binoche, Yael Abecassis, Hiam Abbas, Makram Khouty creeranno una forte suggestione e accompagneranno il pubblico nell’esperienza immersiva, amplificata da una serie di fotografie che scendono dal soffitto.

I visitatori avranno occasione di vedere in loop, riprodotti sulle pareti della Sala D’Arme, gli estratti della corrispondenza tra Efratia Gitai (1994-2003), madre di Amos, e suo padre Elihau tratti dal lungometraggio Lullaby to my father, in cui il regista ripercorre la vita di suo padre Munio e di ascoltare le lettere dal carcere di Antonio Gramsci interpretate da Pippo del Bono tratte dallo spettacolo Interior exiles, creato da Gitai per il Theatre de la Ville di Parigi nel 2020. Potranno vedere poi gli estratti di Tsili, film ispirato al romanzo autobiografico di Aharon Appelfeld che racconta le peregrinazioni di personaggi che vivono l’incubo della guerra e stralci di Kippur, lungometraggio in cui il regista ripercorre la sua drammatica esperienza durante la guerra dello Yom Kippur. E ancora Field diary, film-diario girato nei territori occupati prima e durante l’invasione del Libano, Ananas/Pineapple reportage di denuncia e The war of the sons of light against the sons of darkness, basato su La guerra giudaica dello storico antico Flavio Giuseppe, con Jeanne Moreau nel ruolo di Flavio Giuseppe, e The book of Amos, girato in una strada di Tel Aviv, dove attori e attrici israeliani e palestinesi interpretano il ruolo del profeta Amos e danno una voce moderna, in ebraico e in arabo, alla sua antica denuncia della corruzione e dell’ingiustizia sociale. E infine Kedma, che prende il nome dalla nave carica di sopravvissuti all’Olocausto in viaggio verso la Terra Promessa alla fine del secondo conflitto mondiale, e Golem the spirit of Exile, film che indaga i significati contemporanei del Libro di Ruth nella Bibbia, per terminare con Yitzhak Rabin: Chronicle of an Assassination, sull’assassinio del primo ministro israeliano, avvenuto il 4 novembre 1995 dopo una manifestazione per la pace e contro la violenza a Tel Aviv.

Un viaggio nei lavori dell’artista e regista israeliano che grazie alla sua vastissima produzione teatrale e cinematografica è in grado di raccontare i destini umani, la storia e il presente nelle voci del Mediterraneo.

Foto di Nicola Neri.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraPromised lands
CittàFirenze
SedePalazzo Vecchio
DateDal 28/02/2022 al 14/04/2022
ArtistiAmos Gitai
TemiFirenze, Videoinstallazione

Terre promesse: a Palazzo Vecchio la videoinstallazione del regista Amos Gitai
Terre promesse: a Palazzo Vecchio la videoinstallazione del regista Amos Gitai


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