Nuova definizione della parola “museo”: disaccordo nell'ICOM e decisione rinviata


L’ICOM non ha raggiunto un accordo sulla nuova definizione di museo: la decisione è stata dunque rinviata.

La decisione sulla nuova definizione del termine “museo”, che doveva essere discussa lo scorso 7 settembre a Kyoto, nel corso dell’Assemblea Generale Straordinaria dell’ICOM (International Council of Museums, il principale ente internazionale che rappresenta i musei, fondato nel 1946), è stata rinviata. Il disaccordo sulla nuova definizione e le troppe differenze tra le varie anime dell’ICOM hanno infatti reso necessario un posticipo del voto: “questa comunque non è la fine”, ha dichiarato il presidente dell’ICOM, Suay Aksoy, alla fine della riunione, “ma è soltanto un altro inizio del processo di ridefinizione”. Aksoy ha poi aggiunto che “si è trattato di uno dei processi più democratici della storia dell’ICOM”.

La riunione ha visto partecipanti da oltre 100 paesi, che però non sono riusciti a trovare un accordo dopo una settimana di dibattito a Kyoto: il 70% dei votanti si è dichiarato favorevole al rinvio della decisione. La nuova definizione della parola “museo”, il cui percorso è cominciato in una conferenza tenutasi a Milano nel 2016, e che è stata elaborata dal Comitato ICOM per la definizione, le prospettive e il potenziale del museo, presieduto dalla museologa Jette Sandahl, ha scaldato gli animi perché da molti è stata ritenuta troppo ideologica. L’ICOM Italia, invece, l’ha semplicemente definita “inadeguata a definire il museo, che storicamente ha svolto il ruolo di istituto dedicato all’acquisizione, conservazione, documentazione, ricerca, comunicazione e esposizione di oggetti patrimoniali, i quali non sono solo oggetti materiali e mobili, ma vanno considerati come testimonianze dell’umanità e del suo ambiente”.

Di seguito la definizione che è stata oggetto di discussione: “Museums are democratising, inclusive and polyphonic spaces for critical dialogue about the pasts and the futures. Acknowledging and addressing the conflicts and challenges of the present, they hold artefacts and specimens in trust for society, safeguard diverse memories for future generations and guarantee equal rights and equal access to heritage for all people. Museums are not for profit. They are participatory and transparent, and work in active partnership with and for diverse communities to collect, preserve, research, interpret, exhibit, and enhance understandings of the world, aiming to contribute to human dignity and social justice, global equality and planetary wellbeing” (“I musei sono spazi democratizzati, inclusivi e polifonici per il dialogo critico sui passati e sui futuri. Riconoscendo e affrontando i conflitti e le sfide del presente, conservano reperti ed esemplari in custodia per la società, salvaguardano diversi ricordi per le generazioni future e garantiscono pari diritti e pari accesso al patrimonio per tutte le persone. I musei non hanno scopo di lucro. Sono partecipativi e trasparenti e lavorano in collaborazione attiva con e per le diverse comunità per raccogliere, conservare, ricercare, interpretare, esporre e migliorare la comprensione del mondo, puntando a contribuire alla dignità umana e alla giustizia sociale, all’uguaglianza globale e al benessere planetario”).

Non c’è stata solo l’Italia a schierarsi contro la nuova definizione: obiezioni sono state sollevate anche dalle delegazioni di Francia, Spagna e Germania. Al momento, pertanto, la definizione di “museo” rimane ancora quella decretata nel 2007: “il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto” (questa definizione in Italia è stata recepita nel 2014).

Jette Sandahl, nel corso del suo intervento all’assemblea di Kyoto, ha fatto sapere che l’ICOM ha ricevuto 269 proposte da 69 nazioni, presentate in 25 lingue diverse. La presidente Aksoy ha concluso ribadendo che “la discussione continua” e che l’ICOM continuerà a lavorare assieme a tutti i comitati nazionali e internazionali “per parlare dell’implementazione e dell’assimilazione delle nuove idee che probabilmente faranno la loro comparsa in una nuova definizione, che rappresenterà una modifica di quella che è appena stata proposta”. Aksoy ha poi invitato tutti i membri dell’ICOM a partecipare attivamente alla discussione.

Nell’immagine: l’assemblea dell’ICOM a Kyoto.

Nuova definizione della parola “museo”: disaccordo nell'ICOM e decisione rinviata
Nuova definizione della parola “museo”: disaccordo nell'ICOM e decisione rinviata


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