Il Palazzo di Topkapı, l'enorme reggia dei sultani ottomani a Istanbul


Il Palazzo di Topkapı, che sorge sul promontorio che domina Istanbul, è l'antica residenza dei sultani ottomani, ma non è come tutte le dimore dei sovrani europei: è un complesso molto vario e disomogeneo.

Costruito nel Quattrocento dal sultano Maometto II sul Promontorio del Serraglio che domina l’attuale Istanbul, il Palazzo di Topkapı è uno degli edifici più iconici della Turchia, e oggi tra i musei più visitati di Istanbul. La costruzione del palazzo iniziò nel 1453 e divenne subito residenza di Maometto II: all’epoca, il Topkapı non era però conosciuto come tale (questo nome, letteralmente “Porta del Cannone”, gli sarebbe stata soltanto nel XIX secolo: questo perché un secolo prima il sultano Ahmet III fece aggiungere un edificio con una porta protetta da due grandi cannoni, andati distrutti durante un incendio occorso nel 1863), ma era noto come Yeni Saray (“Palazzo Nuovo”, per distinguerlo dal “Palazzo Vecchio” che si trova in piazza Beyazıt). Il Topkapı rimase la reggia dei sultani ottomani fino all’Ottocento (quando le sedi del potere vennero spostate nei palazzi costruiti lungo le rive del Bosforo: l’ultimo sovrano a risiedere nel Topkapı fu Mahmut II), e il suo aspetto conobbe diverse modifiche nel corso dei secoli: molti sultani vollero infatti sottoporre il palazzo a lavori di rifacimento, ma l’aspetto attuale dell’edificio è comunque quello che aveva alla fine del Cinquecento.

Il Topkapı non è una reggia sullo stile di quelle europee: è infatti un complesso molto diversificato di vari edifici, corti, terrazze, torri, gallerie, padiglioni piuttosto disorganico nel suo sviluppo, e circondato da imponenti mura di cinta. Sulla cerchia muraria esterna si apre la Porta Imperiale, che conduce alla prima delle quattro corti, i grandi cortili attorno a cui si sviluppa il palazzo. La prima corte è nota anche come la “Corte dei Giannizzeri” o “Corte delle Parate”: era chiamata in questo modo perché vi si radunavano i giannizzeri, ovvero le guardie del sultano (le loro funzioni erano simili a quelle dei pretoriani dell’antica Roma). Nel cortile si trova anche una chiesa, la chiesa di Sant’Irene, il più antico edificio cristiano di Costantinopoli, ch’era già presente sul Promontorio del Serraglio nel momento in cui fu costruito il Topkapı, e che all’epoca della dominazione ottomana fu usata come deposito di armi e munizioni (oggi invece è sede di concerti). Attraverso un’altra porta, la “Porta di Mezzo”, si arriva alla seconda corte, nota anche come “Corte del Consiglio”, che oggi si presenta nell’aspetto cinquecentesco, risalente ai rimaneggiamenti dell’epoca di Solimano. È una delle corti più sontuose: vi si affacciano l’antico ospedale del Topkapı, gli alloggi dei giannizzeri, l’edificio che ospitava le riunioni del Consiglio (il Diwan), le scuderie imperiali, le cucine del palazzo (che oggi ospitano una parte delle ricche collezioni di porcellane cinesi del Topkapı, che curiosamente erano molto apprezzate dai sultani perché secondo una diceria si riteneva che cambiassero colore se entravano in contatto con cibo avvelenato).

Il Topkapı dall'alto
Il Topkapı dall’alto


Il Topkapı dall'alto
Il Topkapı dall’alto


La Porta Imperiale
La Porta Imperiale


La Torre della Giustizia
La Torre della Giustizia


Una parte dell'Harem. Foto di Antonio Cali
Una parte dell’Harem. Foto di Antonio Cali

Il lato ovest della seconda corte, nei pressi della Torre della Giustizia, conduce a uno degli ambienti più singolari del Topkapı, l’Harem, che si visita con un biglietto separato. L’Harem, contrariamente a quello che l’immaginario comune alimentato dalle fantasie ottocentesche potrebbe suggerire, non era un luogo dove il sultano si abbandonava ai piaceri con le sue concubine, ma era un locale sottoposto a protocolli piuttosto rigidi (la parola “harem” letteralmente significa “proibito”). L’Harem era il luogo in cui risiedevano le concubine del sultano: qui, le donne vivevano, venivano istruite con i precetti dell’islam, ricevevano un’educazione letteraria e artistica, imparavano a ballare, a cucire, a truccarsi, a vestire. Le migliori di loro potevano essere scelte dal sultano come sue spose: secondo i precetti dell’islam, per il sultano era possibile avere fino a un massimo di quattro mogli. L’Harem si compone di decine di stanze, le più antiche delle quali risalgono all’epoca di Murat III, alla fine del Cinquecento: gli edifici che ospitavano gli Harem dei sultani precedenti non sono più esistenti.

Attraverso la Porta della Felicità si arriva alla terza corte, sulla quale si affacciano gli edifici in cui il sultano fisicamente risiedeva, i suoi quartieri privati: tra gli ambienti più importanti figurano gli hammam, la Biblioteca di Ahmet III, il locale che ospita la raccolta di miniature e ritratti (con migliaia di esemplari, che vengono tuttavia esposti a rotazione), il Padiglione del Mantello Sacro dove si trovano le reliquie di Maometto (il suo mantello, che dà il nome alla sala), la Camera delle Udienze che era l’ambiente in cui il sultano riceveva i suoi ospiti e i dignitari stranieri, il Padiglione del Conquistatore che ospitava alcuni lussuosi appartamenti, e la Camera del Tesoro Imperiale, fatta costruire da Maometto II inizialmente come locale adibito a ricevimenti, e oggi invece sede delle ricche collezioni d’arte del Topkapı. Sono qui conservati infatti gli oggetti più preziosi appartenuti ai sultani: gioielli, candelabri dorati, pugnali, nonché il celeberrimo “Diamante del fabbricante di cucchiai”, uno dei cinque diamanti più grandi del mondo. La visita termina alla quarta corte, nota anche come il “Giardino dei Tulipani”, una bella terrazza fiorita con fontane e con un affaccio sul Corno d’Oro.

Visitare il Topkapı nei dettagli può richiedere diverse ore, a cui occorre aggiungere anche quelle da passare eventualmente in coda, dato che, specialmente durante le stagioni più gettonate dai turisti, il Topkapı è uno dei monumenti più visitati di Istanbul. È sempre dunque consigliabile prenotare una visita in anticipo. La visita al Topkapı è comunque un passaggio irrinunciabile durante un soggiorno a Istanbul: entrare nel complesso dei sultani significa anche conoscere da vicino la storia della Turchia e osservare la magnificenza dell'Impero ottomano.

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