Il Museo delle Navi Antiche di Pisa, uno dei musei sul mare nell'antichità più importanti al mondo


Aperto nel 2019 dopo un eccezionale ritrovamento di 30 imbarcazioni romane, il Museo delle Navi Antiche di Pisa è tra i maggiori al mondo sul tema del mare e della navigazione nell’antichità.

Sul Lungarno Simonelli di Pisa, all’interno di quelli che furono gli Arsenali Medicei, si trova dal 2019 il Museo delle Navi Antiche. Un nome che forse a molti dirà poco, ma che in realtà nasconde uno dei musei archeologici più ricchi e curati della Toscana, nonché uno dei musei più importanti al mondo sul tema della navigazione e del mare, creato per volere della Soprintendenza locale e dell’attuale direttore Andrea Camilli intorno a un contesto archeologico a dir poco straordinario, quello di San Rossore a Pisa, il cui scavo è iniziato nel 1998. Un museo che, siate archeologi o no, merita una lunga visita.

Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa

Il museo

Il museo si presenta quasi spiazzante al visitatore per la sua vastità, che si sviluppa sotto le campate degli Arsenali per quasi 5.000 metri quadrati di superficie espositiva, 47 sale e microsale divise in 8 sezioni, circa 800 reperti per un museo volto a raccontare “un millennio di commerci e marinai, rotte e naufragi, navigazioni, vita di bordo e della storia della città di Pisa” come scrive il sito del Ministero. A partire dai reperti cuore dell’esposizione, le sette imbarcazioni di età antica che al museo danno il nome, datate tra III secolo a.C. e VII d.C. che si stagliano nella sala più grande, la V sezione del museo, il Museo delle Navi Antiche è riuscito a creare uno spazio che sia molto più di un museo della navigazione, e che attraverso una curata selezione dei reperti esposti, scelte espositive non scontate ma efficaci (come l’uso di diorami o di giochi di colore e digitali), e un dialogo rispettoso ma non invasivo con la struttura degli Arsenali, consente una visita a più livelli, e perché no più visite.

La prima sezione è infatti dedicata alla città di Pisa, con una serie di mappe, video e reperti che raccontano “la città tra i due fiumi” (l’Arno e l’odierno Serchio), lo sviluppo di Pisa come città portuale (ruolo mantenutosi fino alla nascita di Livorno nel XVI secolo) dal periodo etrusco di fondazione fino all’età longobarda. Un rapporto che si dipana anche nella seconda sezione, che racconta e descrive la convivenza di Pisa con l’acqua, con l’ambiente e con il territorio: l’organizzazione del territorio tra canali e centuriazioni, il porto, le attività commerciali e l’impatto idrogeologico di queste intense attività, già in età antica. Nella terza sono raccontate le alluvioni e le loro vittime, e da lì in poi le storie dei marinai. Si introduce la navigazione in età antica e nella quarta spazio ai metodi di costruzione delle navi, ancora attraverso una sequenza di reperti, documenti e video.

La quinta sezione, come accennato, è quella ove sono esposte le navi, di cui vale la pena accennare oltre: troviamo esposte l’Alkedo (il Gabbiano), dal nome ancora inciso su una tavoletta, nave ammiraglia della flotta pisana, del I secolo d.C., da 12 rematori da diporto ma dalle forme che ricordano una nave da guerra. La Nave “I” (V secolo d.C.), un grande traghetto fluviale a fondo piatto interamente costruito in legno di quercia e rinforzato all’esterno da fasce di ferro; manovrato tra le due rive attraverso un sistema di funi. Era mosso da riva tramite un argano, il cui asse centrale è stato rinvenuto nel corso degli scavi (esposto nella vetrina accanto all’imbarcazione). La Barca “F”, imbarcazione più piccola per il trasporto merci utilizzate per rapidi e più confortevoli spostamenti e per il trasporto di dettaglio delle merci. Un’imbarcazione simile alle piroghe, realizzata per consentire la remata da un solo lato, come le attuali console veneziane. La Nave “D”, un grande barcone fluviale di cui è ancora ben visibile ponte e albero, adibito al trasporto della rena lungo il corso dell’Arno. L’imbarcazione era mossa da vela (conserva ancora l’albero originale) e trainata da riva da una coppia di cavalli o buoi. E lo scheletro di un cavallo ancora aggiogato è stato rinvenuto al di sotto di essa, ed esposto lì accanto. Poi una nave “Ellenistica”, in frammenti, nave da carico di dimensioni medio-grandi; una Barca “H” , barchino fluviale a fondo piatto (II secolo a.C.), da carico di medio-grandi dimensioni che faceva la spola lungo le coste tra Campania e Spagna e trasportava un carico di anfore (tra cui spalle di maiale in salamoia, esposte lì accanto). E infine la Nave “A”, nave da carico (oneraria) di grandi dimensioni (più di 40 metri di lunghezza; ne è stata recuperata circa la metà) di II secolo d.C.. Date le sue dimensioni è stata esposta ricostruendo una parte del cantiere di scavo, mostrandola in corso di recupero.

Nella sala anche ricostruzioni a scala 1:1 delle navi di cui sono esposti i resti. La sala è emozionante, arricchita da video che illustrano il funzionamento delle navi esposte, e può richiedere una sosta più o meno lunga a seconda degli interessi e delle competenze di chi visita. Come in tutto il museo, le didascalie sono essenziali ma chiare, e permettono al visitatore se scegliere di approfondire oltre, con una guida, o di condurre una visita più rapida cogliendo i tratti principali ma senza affaticarsi nella lettura.

Seguono poi altre tre sezioni. Una sui commerci, caratterizzata da una parete di anfore di diversi periodi e provenienze disposti per cronologia e area geografica di provenienza che, oltre a essere efficace a livello divulgativo, finisce per essere piuttosto “instagrammabile”, cioè adatta a foto ricordo, grazie alle buone scelte cromatiche. Segue una sezione sulla navigazione dove sono esposti altri reperti provenienti dallo scavo di San Rossore, vele e un’ancora, mentre un tabellone illustra la durata dei viaggi in età romana. E chiude una sezione sulla “vita di bordo”, dove grazie all’eccezionale conservazione dei reperti di San Rossore troviamo esposti materiali decisamente rari in un museo archeologico italiano (e non solo): abbigliamento, i bagagli, resti di pasti, giochi per bambini, il tutto contestualizzato in una narrazione coerente che accompagna il visitatore alla conclusione del viaggio.

Merita una menzione anche il luogo dove si sviluppa il museo: gli Arsenali medicei, nati per volere del granduca Cosimo I de’ Medici per consolidare la potenza navale toscana e ospitare l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, contro la minaccia degli eserciti saraceni. Arsenali che caddero presto in disuso e divennero prima alloggi militari, poi stalle per le cavalcature dei Dragoni, il reggimento della cavalleria Lorenese, e dopo l’Unità d’Italia centro di riproduzione ippica dello stato sabaudo, rimasto attivo sotto l’Esercito italiano fino al 1965. Il museo ha scelto di conservare il più possibile la struttura degli Arsenali, mantenendo ad esempio i box dei cavalli, completi ancora degli abbeveratoi e dei cancelli, frammentando il racconto espositivo, ma consentendo al visitatore di cogliere anche la storia dell’edificio.

Timone
Timone
Ancora
Ancora
Anfore
Anfore
L'Alkedo
L’Alkedo
Galleggianti da rete
Galleggianti da rete
Cippo etrusco
Cippo etrusco
Gli Arsenali Medicei
Gli Arsenali Medicei

Il contesto

Ciò che però, al di là di tutto, rende il museo ciò che è, e in qualche modo ne ha permesso l’ideazione e la nascita, è il contesto archeologico di San Rossore, capace di restituire una qualità e quantità eccezionale di reperti oggi magistralmente esposti tra le sale: e seppur sia un’epoca in cui le scoperte “eccezionali” fioccano con una facilità spesso eccessiva, dovuta più al bisogno di visibilità mediatica che alla reale eccezionalità del rinvenimento, lo scavo di San Rossore merita senza ombra di dubbio l’aggettivo, per una molteplicità di ragioni tecnico-scientifiche, dato che il contesto ha consegnato di una gran quantità di oggetti conservati molto, molto di rado nei contesti archeologici. Legno, tessuti, pelli, cesti… Oggetti talmente rari, dagli argani ai giubbotti, che al visitatore non avvezzo all’archeologia potrebbero rischiare di dire poco, tanto il nostro occhio è poco avvezzo a oggetti simili d’età romana. La rilevanza per comprendere le vite del passato è però straordinaria, e il museo dedica il giusto spazio al contesto e alla spiegazione di come avviene lo scavo in ambienti umidi, e perché sia tanto difficile e raro.

La scoperta del contesto è del 1998, quando iniziarono i lavori per la ferrovia Roma-Genova alla stazione di Pisa San Rossore. Non fu difficile per gli archeologi allora rendersi conto che ciò che stavano rinvenendo era di rilevanza eccezionale: a sei metri di profondità, emergeva una incredibile serie di relitti navali in eccezionale stato di conservazione, con i loro carichi di prodotti commerciali e le testimonianze della vita a bordo. Coperti dal fango da 1500 anni, dopo l’abbandono e l’interramento del porto seguito alla fine dell’impero Romano d’Occidente e le guerre del VI secolo dopo Cristo. Il fango e l’umidità ne avevano consentito la conservazione.

Nacque allora il cantiere delle navi romane di Pisa, concluso nel 2016, che ha restituito circa 30 imbarcazioni, vetri, metalli, e appunto materiali organici come legni e pelli. Un cantiere che ha richiesto un considerevole sforzo economico, organizzativo e tecnologico, ed è diventato un centro dotato di laboratori, depositi e strumentazione, oggi attivo alle spalle del museo, che ha collaborato e collabora con diverse istituzioni universitarie e di ricerca italiane e straniere. Una selezione accorta di tutto ciò che è stato rinvenuto e studiato è esposta al museo.

Ricostruzione del cantiere di scavo
Ricostruzione del cantiere di scavo
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa
Il Museo delle Navi Antiche di Pisa

Uno spazio da scoprire

Il museo delle Navi Antiche è appena all’inizio della sua vita. Ha un’esposizione moderna e coinvolgente, è dotato di un laboratorio di restauro e a breve dovrebbe essere affiancato dalla Biblioteca delle Navi, dedicata alla archeologia navale e subacquea ed alla storia navale, in corso di realizzazione in un edificio adiacente. Richiede una visita lunga, si suggerisce di iniziare mettendo in conto poco più di un’ora, ma ne merita anche di più, perché le storie che racconta sono molteplici, ma gli operatori del museo potranno rispondere alle vostre domande oltre a, naturalmente, offrirvi una visita guidata. Riesce a essere un museo per tutti, grazie ai diversi livelli di visita e approfondimento possibili. A meno che non detestiate l’idea di passare del tempo tra navi d’età romana, se passate a Pisa non potete mancare di dedicarci qualche ora.


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Leonardo Bison

L'autore di questo articolo: Leonardo Bison

Dottore di ricerca in archeologia all'Università di Bristol (Regno Unito), collabora con Il Fatto Quotidiano ed è attivista dell'associazione Mi Riconosci.


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