Il Castello di Ambras a Innsbruck: il dono dell'arciduca Ferdinando II alla moglie Philippine


Il Castello di Ambras, situato alle porte di Innsbruck, in Austria, è una delle più sontuose residenze asburgiche ed è anche uno dei musei più antichi del mondo. E inoltre, fu un regalo dell'arciduca Ferdinando II alla moglie Philippine Welser.

Ci sono mogli che, in regalo dai propri mariti, ricevono fiori, gioielli, cioccolatini, vacanze. A qualcuna però può capitare di ricevere in dono un castello: è quello che accadde nel 1564 a Philippine Welser (Augusta, 1527 - Innsbruck), moglie morganatica di Ferdinando II d’Austria (Linz, 1529 - Innsbruck, 1595), governatore del Tirolo, che quell’anno aveva deciso di regalarle una sontuosa residenza, il Castello di Ambras, alle porte di Innsbruck. I due si erano uniti nel 1557 in un matrimonio morganatico, quello nell’ambito del quale non venivano riconosciuti i diritti ereditari ai figli, e che solitamente si celebrava tra un membro di una famiglia reale e una persona che non appartiene a casati regnanti o che, talvolta, non aveva neppure natali nobili (tanto che in epoca moderna il termine designa tour court l’unione tra persone di status diversi a seguito della quale moglie e figli non hanno diritto alla successione e all’eredità del patrimonio): Philippine era figlia di mercanti, e aveva conosciuto Ferdinando durante un’occasione ufficiale. I due si erano innamorati, e per una volta la storia andò a lieto fine, perché, nonostante la differenza di ceto sociale, Philippine e Ferdinando riuscirono a sposarsi in segreto, nel 1557, nel castello di Březnice in Boemia: due anni dopo, il matrimonio fu riconosciuto dall’imperatore Ferdinando I, a patto che rimanesse segreto e che i figli fossero esclusi dalla successione. Solo nel 1576 il matrimonio fu anche riconosciuto dal papa, e la coppia poté dunque uscire dallo stato di segretezza nella quale era sempre vissuta.

Si trattava, certo, di una segretezza molto dorata: il Castello di Ambras è infatti una delle più importanti residenze asburgiche, e si tratta peraltro dell’unico museo federale che si trova fuori da Vienna. L’attuale edificio fu realizzato per volere dello stesso Ferdinando II: si trova sopra uno sperone roccioso che sovrasta il fiume Inn, e venne costruito sui resti di una precedente fortezza, il castello di Andechs, che era stato distrutto nel 1133. L’idea dell’arciduca Ferdinando, in linea con i gusti e con le abitudini della nobiltà europea del tempo, era quella di fare dell’antica fortezza una magnifica residenza rinascimentale, tanto più che lo stesso Ferdinando, divenuto conte del Tirolo proprio nel 1564, era un sovrano umanista, sostenitore delle arti e delle lettere, profondamente appassionato d’arte, e possessore di una ricca collezione, che fece sistemare all’interno del castello. Il maniero di Ferdinando si divide in due corpi, conosciuti come il “Castello Superiore” (Hochschloss) e il “Castello Inferiore” (Unterschloss). Il Castello Superiore era la parte residenziale, mentre il Castello Inferiore era stato ideato come luogo per accogliere la collezione di Ferdinando.

Johann Bocksberger (attribuito), Ritratto di Philippine Welser (1576 circa; olio su tela, 190 x 107 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum) ©KHM Museumsverband
Johann Bocksberger (attribuito), Ritratto di Philippine Welser (1576 circa; olio su tela, 190 x 107 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum) ©KHM Museumsverband


Francesco Terzio (?), Ritratto di Ferdinando II (1550 circa; olio su tela, 135 x 130 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum) ©KHM Museumsverband
Francesco Terzio (?), Ritratto di Ferdinando II (1550 circa; olio su tela, 135 x 130 cm; Vienna, Kunsthistorisches Museum) ©KHM Museumsverband

Erano tre i nuclei principali della collezione di Ferdinando: l’Armeria, la Galleria dei ritratti degli Asburgo e la Camera delle meraviglie. E ognuno di essi meriterebbe un approfondimento a sé stante. La passione di Ferdinando per il collezionismo era nata quando era governatore della Boemia (l’incarico che detenne prima di trasferirsi in Tirolo), ed è probabile che abbia cominciato lì ad acquistare i primi pezzi della sua favolosa raccolta. Una delle sue principali preoccupazioni per il Castello di Ambras era proprio quella di dare una collocazione degna alla sua collezione, in modo che fosse anche aperta alle visite: Veronika Sandbichler, direttrice del Castello di Ambras, racconta infatti che Ferdinando spesso ospitava “aristocratici, sovrani di altre corti europee, membri della famiglia Asburgo” che conoscevano la sua collezione, già all’epoca molto famosa, tanto che “molti volevano vederla o donare un’armatura di famiglia per esporla nella sua armeria”. Una parte del Castello, in sostanza, era nata come museo, e in tal senso Ambras si configura come uno dei musei più antichi del mondo. Non è la più antica collezione aperta al pubblico in assoluto: la donazione dei bronzi di Sisto IV al popolo romano fa sì che i Musei Capitolini precedano Ambras di oltre un secolo. Il Castello è però l’esempio più antico al mondo di luogo che accoglie una raccolta d’arte a fini espositivi e dal quale la collezione non è mai stata spostata. A dimostrazione degli intenti dell’arciduca esiste anche un disegno a penna di Georg Hoefnagel (Anversa, 1542 - Vienna, 1600), in cui viene adoperato il termine “museo” in riferimento alle collezioni del Castello di Ambras.

Fulcro della raccolta di Ferdinando era l’Heldenrüstkammer (l’Armeria degli Eroi), ancora oggi uno dei passaggi più spettacolari del museo: l’idea dell’arciduca era quella di mettere assieme le armature dei più famosi personaggi del suo tempo e dei secoli precedenti in modo da conservare la memoria delle loro imprese (in particolare di quelle degli Asburgo). Nella grande sala che l’arciduca fece costruire si succedono dunque più di centoventi armature, perlopiù del XV e del XVI secolo: ci sono armature da guerra, da parata, da giostra, ci sono armature montate su cavalli, e ci sono anche armature esotiche, esposte nella Türkenkammer (“Camera turca”).

Il nucleo dei ritratti venne invece esposto nella Galleria dei ritratti degli Asburgo: a oggi, la raccolta, che continuò a essere arricchita anche dopo la scomparsa di Ferdinando II, conta oltre duecento dipinti, alcuni dei quali realizzati anche da grandi artisti, come Lucas Cranach il Giovane, Hans Burgkmair, Giuseppe Arcimboldo (a lui è attribuito un particolare ritratto di famiglia che raffigura Massimiliano II, fratello di Ferdinando II, e sua moglie Maria di Spagna coi figli Anna, Rodolfo ed Ernesto), Tiziano (a cui si deve il ritratto dell’imperatore Carlo V), Jakob Seisenegger (il ritratto di Anna d’Austria, sorella di Ferdinando II), Anton van Dyck, Diego Velázquez, Justus Suttermans (autore del ritratto di Anna de’ Medici), Lorenzo Lippi (presente con un bellissimo ritratto di Vittoria della Rovere da bambina). Addentrarsi nella galleria equivale a compiere un viaggio nella storia, nelle relazioni sociali delle diverse epoche, nella vita dei grandi personaggi che qui sono esposti (da Carlo V a Filippo II di Spagna, passando per tutte le famiglie che s’imparentarono con gli Asburgo, dai Valois ai Medici, dai Gonzaga ai Tudor). Senza calcolare la straordinaria importanza storico-artistica della raccolta, dato che consente di studiare l’evoluzione del genere del ritratto ufficiale dall’epoca gotica fino al neoclassicismo. È una delle gallerie di ritratti di sovrani più grandi e importanti del mondo, e trova spazio nel Castello Superiore.

Castello di Ambras. Foto di Julius Silver / ©KHM Museumsverband
Castello di Ambras. Foto di Julius Silver / ©KHM Museumsverband


Panoramica del Castello. ©KHM Museumsverband
Panoramica del Castello. ©KHM Museumsverband


L'armeria del Castello. Foto di Bernard Aichner / Innsbruck Tourismus
L’armeria del Castello. Foto di Bernard Aichner / Innsbruck Tourismus


Kunst- und Wunderkammern ©KHM Museumsverband
Kunst- und Wunderkammern. ©KHM Museumsverband


Kunst- und Wunderkammern ©KHM Museumsverband
Kunst- und Wunderkammern. ©KHM Museumsverband


Il Salone Spagnolo. ©Zoonar GmbH Alamy Stock Photo
Il Salone Spagnolo. ©Zoonar GmbH Alamy Stock Photo

Il terzo nucleo collezionistico è quello forse più sorprendente: si tratta delle Kunst- und Wunderkammern, le “Camere dell’Arte e delle Meraviglie”, nelle quali l’arciduca raccolse opere d’arte, oggetti e curiosità provenienti da tutto il mondo allora conosciuto. Già nella seconda metà del Cinquecento, nel nord Europa, si era diffusa la moda delle Wunderkammer, le raccolte di oggetti bizzarri che riflettono l’interesse del tempo per le scoperte scientifiche, per le esplorazioni, per le rarità, per gli oggetti esotici, per le meraviglie della natura. La Wunderkammer di Ferdinando II è una delle più grandi e antiche d’Europa, anche se l’allestimento nel quale viene oggi ammirata dal pubblico non è quello originale, ma risale al 1974 (il progetto, tuttavia, si è mantenuto fedele agli inventari dell’epoca, e si può comunque dire che la raccolta di Ferdinando sia l’unica Wunderkammer rinascimentale esistente a essere rimasta nel luogo per cui fu concepita). Della raccolta fanno parte gli oggetti più svariati: ci sono cristalli, pezzi di oreficeria, sculture in bronzo e in legno, vetri preziosi, dipinti unici, monete, armi, e naturalia, come i famosi coralli, oggetti a cui Ferdinando II teneva molto. Tra i pezzi più famosi della collezione spiccano un Korallenkabinett (un piccolo cabinet decorato con coralli), una rana in bronzo di ambito padovano del Cinquecento, la statuetta nota come Tödlein che raffigura la morte in veste di arciere (è opera di Hans Leinberger del 1519), un’armatura da samurai del Cinquecento, il famoso ritratto di Vlad III di Valacchia (opera della seconda metà del Cinquecento, è la più celebre e iconica immagine del personaggio che ha ispirato la figura del conte Dracula), un bicchiere in corno di rinoceronte.

Il Castello di Ambras è noto anche per alcuni importanti ambienti, a cominciare dalla Sala Spagnola, un salone interamente decorato con ventisette ritratti a grandezza naturale di sovrani del Tirolo (benché ridipinti durante i restauri del XIX secolo): il locale, iniziato nel 1569 e terminato nel 1572, era destinato a balli e ricevimenti, misura quarantatré metri di lunghezza, presenta un ricco soffitto a cassettoni ed è ornato con grottesche negli spazi tra un ritratto e l’altro (e peraltro ancora oggi vi si tengono concerti). Altro ambiente di pregio è la cappella di San Nicola, uno dei locali più antichi del castello in quanto risalente al Trecento, benché il suo aspetto attuale si debba ai lavori promossi dall’arciduca Carlo Ludovico tra il 1863 e il 1867, che fece rinnovare l’impianto risalente all’epoca di Ferdinando II, il quale a sua volta per la ricostruzione della cappella aveva chiamato a Innsbruck l’ebanista ticinese Giovanni Lucchese: Carlo Ludovico commissionò la ristrutturazione all’architetto Anton Geppert e i dipinti ancora oggi sulle pareti al pittore August Wörndle, cui spettò il compito di ridipingere completamente la cappella. La decorazione ricalca l’iconografia cinquecentesca, ma lo fa nello stile dei Nazareni, il movimento artistico a cui Wörndle era legato.

Giuseppe Arcimboldo (attribuito), Massimiliano II con la moglie Marina di Spagna e i figli Anna, Rodolfo ed Ernesto (1563 circa; olio su tela, 240 x 188 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)
Giuseppe Arcimboldo (attribuito), Massimiliano II con la moglie Marina di Spagna e i figli Anna, Rodolfo ed Ernesto (1563 circa; olio su tela, 240 x 188 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)


Justus Suttermans, Anna de' Medici (1630 circa; olio su tela, 129 x 100 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)
Justus Suttermans, Anna de’ Medici (1630 circa; olio su tela, 129 x 100 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)


Lorenzo Lippi, Vittoria della Rovere (1626-1628; olio su tela, 115 x 84 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)
Lorenzo Lippi, Vittoria della Rovere (1626-1628; olio su tela, 115 x 84 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)


Georg Pfründt (attribuito), Coppa con coperchio (1650 circa; corno di rinoceronte, 45,5 x 29 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)
Georg Pfründt (attribuito), Coppa con coperchio (1650 circa; corno di rinoceronte, 45,5 x 29 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)


Ambito padovano, Rana (inizio del XVI secolo; bronzo, altezza 16,8 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)
Ambito padovano, Rana (inizio del XVI secolo; bronzo, altezza 16,8 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)


Ambito tedesco, Ritratto di Vlad III di Valacchia (seconda metà del XVI secolo; olio su tela, 60 x 50 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)
Ambito tedesco, Ritratto di Vlad III di Valacchia (seconda metà del XVI secolo; olio su tela, 60 x 50 cm; Innsbruck, Castello di Ambras)


Il Korallenkabinett
Il Korallenkabinett

E quale era il ruolo di Philippine Welser nel castello che Ferdinando II le donò? La donna, probabilmente, non condivise la passione collezionistica del marito: “Non ci sono prove di un suo interesse, anche perché il matrimonio è stato tenuto segreto a lungo poiché Filippina era una borghese”, conferma la direttrice Sandbichler. “Quello che sappiamo di lei è che si interessava di erbe e piante officinali: si conserva un suo libro di cucina su questo tema e uno legato ai rimedi medicali”. Il libro di cucina in questione è Das Kochbuch der Philippine Welser, risalente probabilmente al 1545, anche se non sappiamo se sia interamente di sua mano. È comunque certo che, nel Castello di Ambras, Philippine si occupasse personalmente delle cucine, ideando piatti e ricette, dal momento che la cucina era una sua passione. Ed è sicuro che il Kochbuch sia a oggi il più antico manoscritto di cucina attribuito a una donna in area tedesca. Inoltre, si sono conservati alcuni ambienti noti come le “Camere da Bagno di Philippine”, che sono tra i più interessanti del Castello di Ambras.

Come è noto, l’abitudine di bagnarsi alle terme era profondamente radicata nel Rinascimento in area tedesca: sopravvivono molte testimonianze artistiche che attestano la diffusione di questa pratica. Le Camere da Bagno altro non sono che una sorta di “spa” del Cinquecento: si tratta di ambienti molto moderni e lussuosi, dove la duchessa poteva dedicarsi alla cura del corpo in una vasca da bagno scaldata, da sola oppure in compagnia. La vasca era alta un metro e sessanta, ed era scaldata o per mezzo di tubi o con pietre che venivano gettate sul fondo (che di solito non veniva toccato dai bagnanti: si sedevano a bordo vasca oppure facevano uso di sgabelli, come attestano anche i dipinti dell’epoca, dai quali apprendiamo che dentro una vasca si faceva di tutto, spesso addirittura si pranzava). Si è anche conservato lo spogliatoio decorato con affreschi che raffigurano, ovviamente... scene di bagno, oltre che di feste e banchetti. Le Camere da Bagno erano, in sostanza, ambienti dove si trascorreva il tempo in modo piacevole.

Non tutto quello che un tempo si trovava ad Ambras è rimasto nel Castello: alcune opere d’arte, libri, manoscritti e stampe presero la strada di Vienna nel Seicento, durante l’impero di Leopoldo I, e oggi la gran parte di questi oggetti è conservata nei musei e nelle biblioteche della capitale. Lo stesso Castello subì delle modifiche nella struttura durante l’epoca del summenzionato Carlo Ludovico, che fece rifare alcuni ambienti e rimaneggiò lo stesso palazzo, oltre al parco che lo circonda. Risale invece al 1880 la trasformazione del Castello di Ambras in un museo aperto al pubblico (il Museum Ambraser Sammlungen, il “Museo delle Collezioni di Ambras”). Dopo la prima guerra mondiale e la fine dell’Impero austro-ungarico, il Castello divenne proprietà dell’appena nata Repubblica d’Austria: importanti restauri condotti tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta hanno portato il museo ad assumere l’aspetto odierno.

Conosciamo molto bene la storia delle collezioni del Castello di Ambras grazie agli inventari che si sono conservati, a cominciare da quello redatto nel 1596 subito dopo la morte di Ferdinando II. Grazie a questi documenti, possiamo conoscere gli oggetti che il Castello conservava, sappiamo qual era la loro disposizione nelle sale, quali sono i pezzi che sono usciti dal Castello e oggi si trovano in altri musei. Si tratta inoltre di documenti che hanno aiutato i restauratori moderni ad allestire le collezioni in modo che rispettassero il più possibile le idee, lo spirito e il gusto di Ferdinando II. “Cerchiamo”, dichiara la direttrice Veronika Sandbichler, “di restituire ai visitatori di oggi lo stesso senso di meraviglia che provavano gli ospiti di Ferdinando quando entravano”.

Per maggiori informazioni sul Castello di Ambras, è possibile visitare il sito ufficiale austria.info.


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1. Roberto Brogi Benincasa in data 13/06/2021, 07:37:39

Solo una piccola precisazione: il matrimonio morganatico non è un matrimonio tra un nobile e una plebea ma un matrimonio dove alla sposa e ai figli nati dalla coppia non sono riconosciuti diritti ereditari al trono



2. Hec in data 13/06/2021, 14:43:02

Bravi molto bello







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