Arte e sport. L'atletica secondo Robert Delaunay


Ispirata dalle Olimpiadi di Parigi del 1924, la serie dei Corridori (Coureurs) di Delaunay è interamente dedicata all'atletica e fu realizzata tra 1924 e 1926.

L’ottava edizione dei Giochi Olimpici si svolge nel 1924 a Parigi. Il programma dell’atletica leggera, quella che oggi è nota come la disciplina “regina” delle Olimpiadi, si tiene dal 6 al 13 luglio, allo Stade Olympique di Colombes, sobborgo della capitale francese non lontano da Argenteuil. Le gare, riservati a soli atleti maschi, vengono dominate da statunitensi e finlandesi, ma ci sono brillanti eccezioni, come quella dell’inglese Harold Abrahams, che vince a sorpresa la gara dei 100 metri, o dello scozzese Eric Liddell che, da fervente cristiano, salta proprio i 100 metri in quanto la corsa si disputa di domenica, ma si rifà vincendo i 400 (la storia dei due britannici ispirerà il film Momenti di gloria), e ancora l’italiano Ugo Frigerio, unico campione delle Olimpiadi del 1920 a confermare il titolo (nel suo caso, nella marcia sui 10.000 metri), o l’australiano Nick Winter, che stabilisce il record mondiale di salto triplo. Ad assistere alle gare, tra il pubblico, c’è uno spettatore molto speciale, che subisce in modo molto forte il fascino dell’atletica: è l’artista Robert Delaunay (Parigi, 1885 - Montpellier, 1941).

Da alcuni anni, Delaunay ha iniziato a offrire una suggestiva rilettura del cubismo: l’artista francese parte dalla frammentazione, dalla scomposizione geometrica e dall’analisi degli oggetti osservati da ogni angolazione e punto di vista, come facevano Picasso, Braque e colleghi, ma preferisce puntare sul colore, che non era determinante ai fini della poetica cubista (anzi: per molti anni il colore perde importanza agli occhi dei pittori cubisti, che in diverse opere si limitano a utilizzare grigi e marroni). Delaunay, al contrario, è entusiasta dell’uso espressivo del colore che vede nelle opere dei fauves, e dimostra enorme apprezzamento nei confronti del lavoro di Seurat e Signac che fondavano la loro arte su un approccio scientifico verso il colore: di conseguenza, anche la pittura di Delaunay trova la sua ragion d’essere nello studio dei rapporti tra luce e colore. Per Delaunay, le tonalità cromatiche sono come l’armonia di una musica: il suo è quindi un tentativo di portare, nella pittura, le qualità della musica. Se ne accorge un grande poeta, Guillaume Apollinaire che, osservando il lavoro di un artista mosso dalle stesse convizioni di Delaunay, il ceco František Kupka, conia il termine "orfismo": come il mitico cantore Orfeo ammansiva le belve grazie alla dolcezza del suo canto, così la pittura orfica si propone di attenuare, con il suo lirismo e la sua soavità, la rigorosa severità del cubismo (tanto che si parla anche di "cubismo orfico"). Delaunay inizia le sue ricerche negli anni Dieci: dopo una breve parentesi in Spagna per sottrarsi alle conseguenze della prima guerra mondiale, l’artista torna a Parigi nel 1921.

Le gare di atletica delle Olimpiadi offrono a Delaunay lo spunto per una serie di dipinti che l’artista realizza tra il 1924 e il 1926, e che rappresentano una novità assoluta per la sua arte: si tratta della serie dei Corridori (Les coureurs). Otto dipinti (a cui se ne aggiungerà uno nel 1930) che ritraggono atleti che disputano una gara di corsa. Non è solo una novità per l’arte di Delaunay: è una novità per l’arte in generale. L’artista francese ha infatti un obiettivo: cercare un tema che possa adattarsi alla contemporaneità. I cubisti come Picasso e Braque, infatti, si erano concentrati quasi sempre su tematiche classiche: nature morte, paesaggi, musicisti, ritratti. Per Delaunay un linguaggio artistico nuovo deve avere anche un tema nuovo: dunque, quale miglior metafora della modernità se non lo sport, attività che comincia a strutturarsi e a organizzarsi proprio agli inizi del Novecento, che richiama negli stadi migliaia di persone, che appassiona genti di tutto il mondo, che può essere facilmente compresa da chiunque?

Uno dei primi dipinti, realizzato nel 1924, si trova oggi al Musée d’Art Moderne di Troyes. È un dipinto sorprendentemente realistico: dopo quest’opera ne seguiranno altre che invece cercheranno di ridurre le figure dei corridori a forme più essenziali. Con colori sgargianti, tipici della tavolozza di Delaunay, l’artista costruisce le forme di un gruppo di cinque atleti che si contendono la vittoria sulla pista arancione di uno stadio. La scomposizione geometrica tipicamente cubista è ancora uno dei fondamenti dell’arte di Delaunay, che però con i suoi colori cangianti (le maglie dei corridori sono tutte dipinte con toni diversi dei tre colori primari), le linee curve della pista e, per contrasto, i blocchi orizzontali delle tribune, imprime al dipinto un forte dinamismo. Il senso del movimento è, del resto, costante nell’arte di Delaunay. A quest’ultimo contribuisce un ulteriore espediente che Delaunay ha adottato per i suoi corridori: se osserviamo le loro figure, possiamo notare che mancano del tutto i piedi. È un po’ come se Delaunay avesse scattato un’istantanea dei corridori, venuta mossa: essendo i piedi l’elemento del corpo che i corridori muovono di più, il risultato è che non li vediamo bene, così come non riusciamo a distinguere i lineamenti dei volti, proprio per il fatto che cogliendo gli atleti all’istante, e in movimento, non riusciremmo a distinguerli individualmente se non per l’elemento maggiormente distintivo, ovvero il colore delle magliette (e anche perché a Delaunay, come a molti altri artisti dell’epoca che si cimentano sul tema dello sport, non interessa celebrare il singolo campione o il singolo atleta). È una composizione fortemente basata sul ritmo, con linee orizzontali e verticali che contribuiscono a suggerire la velocità dell’azione (da notare come le tribune siano state meticolosamente suddivise in tre settori attraverso linee verticali che poi seguono nella parte inferiore dell’opera dividendo anche i corridori in tre gruppi diversi) trasmettendoci in modo forte tutta la carica innovativa dell’arte di Delaunay.

Robert Delaunay, Corridori
Robert Delaunay, Corridori (1924; olio su tela, 114 x 146 cm; Troyes, Musée d’Art Moderne de Troyes)

Come anticipato, le opere successive conosceranno un maggior grado d’astrazione: queste realizzazioni vengono anticipate da un disegno ad acquerello, conservato attualmente presso il Musée des Beaux-Arts di Digione e risalente al 1924, nel quale i corridori vengono rappresentati attraverso forme elementari. Cerchi pieni per le teste e rettangoli per le maglie a strisce sono sufficienti per comunicarci l’idea degli atleti che corrono sulla pista: allo stesso modo, sullo sfondo, rettangoli neri suggeriscono che dietro di loro ci siano le gradinate delle tribune. È quanto accade in un’opera su tela passata in asta da Bonhams nel 2015: il maggior grado d’astrazione rispetto ai Corridori di Troyes si evince dal fatto che, per costruire le figure degli atleti, Delaunay ha utilizzato, proprio come nel disegno ad acquerello di Digione, forme pure (sebbene, rispetto al disegno, il grado di finitezza sia ovviamente maggiore e i corridori siano più facilmente distinguibili). Una novità rispetto al dipinto di Troyes, che veniva già accennata nel disegno di Digione (e che qui invece compare come protagonista assoluta) è la presenza del disco solare nel cielo che sovrasta i corridori. Si tratta di una presenza importante perché richiama un’opera realizzata circa dieci anni prima, nota come Le Premier Disque (“Il primo disco”). È un dipinto fondamentale per comprendere l’arte di Delaunay: l’artista giustappone, in quadranti disposti su cerchi concentrici a formare, appunto, un disco, diversi colori per creare effetti di luce e di movimento, in quanto la percezione di un colore cambia a seconda dei colori che ha vicino. Così si era espresso lo scrittore Blaise Cendrars a proposito di questo tema: “un colore non è tale di per sé. È un colore in quanto posto in contrasto con altri colori. Un blu diventa blu solo se posto a contrasto con un rosso, un verde, un arancione, un grigio e tutti gli altri colori”. E lo stesso Delaunay dice che sulla base delle loro “relazioni qualitative”, i colori “vengono ricreati dall’occhio dell’osservatore in modo che prendano vigore o vengano schiacciati gli uni dagli altri”. Vediamo come Delaunay provi vari accostamenti: colori complementari (i settori rosso-verde e blu-arancio), colori primari (come il blu e il rosso al centro), varie tonalità degli stessi colori, colori che si fondono attraverso gradazioni (come il giallo nel quadrante in alto a destra che diventa arancione conferendo anche un senso di movimento al disco e spezzando la rigorosa orizzontalità). Il fine, come detto, è quello di provare come l’occhio percepisca le vicinanze dei vari colori, quali sensazioni provi, se i colori si esaltano a vicenda o si spengono, se l’osservatore è infastidito dalla vicinanza di due colori o se al contrario un rapporto è gradevole alla vista.

Robert Delaunay, Corridori
Robert Delaunay, Corridori (1924; disegno ad acquerello su carta, 25 x 33 cm; Digione, Musée des Beaux-Arts de Dijon)

Robert Delaunay, Corridori
Robert Delaunay, Corridori (1924; olio su tela, 45,8 x 55 cm; collezione privata)

Robert Delaunay, Le Premier Disque
Robert Delaunay, Le Premier Disque (1912; olio su tela, diametro 134 cm; collezione privata)

Gli accostamenti tra colori complementari e colori primari sono ovviamente presenti anche nei Corridori: lo vediamo bene nel dipinto conservato presso la Staatsgalerie di Stoccarda (che peraltro introduce una variante: gli atleti sono visti di spalle e corrono verso destra), dove il giallo della maglia del corridore centrale è messo a contrasto con il blu di quello che corre a fianco a lui, e dove il rosso della pista viene affiancato al verde del prato dello stadio di atletica.

Robert Delaunay, Corridori
Robert Delaunay, Corridori (1924-1926; olio su tela, 24 x 33 cm; Stoccarda, Staatsgalerie)

C’è, infine, un ultimo aspetto interessante della serie dei Corridori: oltre a raccogliere molte delle caratteristiche fondamentali dell’arte di Robert Delaunay, i Corridori, da una parte, sono testimonianza del fatto che lo sport, negli anni Venti, conosce una vasta diffusione arrivando ad affascinare artisti e letterati, e dall’altra incarnano l’universalità dello sport, l’essenza stessa della pratica sportiva. Come detto sopra, a Delaunay (così come a molti suoi contemporanei) non interessa celebrare il singolo atleta (eppure, ne avrebbe di storie da raccontare!). I suoi corridori non hanno tratti riconoscibili, non sono connotati individualmente: sono semplicemente atleti che corrono, lottano, sudano, dànno il meglio di sé in vista del traguardo finale. Ulteriori espedienti per comunicarci tutto il suggestivo fascino dello sport.

Bibliografia di riferimento

  • Impressionist and modern art, catalogo d’asta (Londra, Bonhams, 24 giugno 2015), Bonhams, 2015
  • Gordon Hughes, Resisting Abstraction: Robert Delaunay and Vision in the Face of Modernism, University of Chicago Press, 2014
  • Michel Hoog (a cura di), Robert Delaunay (1885-1941), catalogo della mostra (Parigi, Orangerie des Tuileries, 25 maggio - 30 agosto 1976), Editions des Musées Nationaux, 1976
  • Serge Lemoine (a cura di), Donation Granville : Musée des Beaux-Arts de Dijon : catalogue des peintures, dessins, estampes et sculptures : Oeuvres réalisées après 1900, Ville de Dijon, 1976
  • Bernard Dorival, Robert Delaunay, 1885-1941, Jacques Damase Editions, 1975


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Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

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