Dieci borghi da visitare in Sicilia


La Sicilia è la regione che tocchiamo nella nuova puntata del nostro viaggio alla scoperta dei borghi d'Italia.

1. Marzamemi

È una frazione del comune di Pachino, ed è tuttora un borgo di pescatori dediti soprattutto alla pesca del tonno: qui si trova infatti una tonnara (ovvero una struttura in cui viene catturato e macellato il tonno) tra le più importanti di tutta la Sicilia. Attorno alla tonnara si svilupparono, nel Settecento, i monumenti più importanti di Marzamemi: la chiesa di San Francesco di Paola, le case dei pescatori, il Palazzo dei principi di Villadorata. Marzamemi è nota anche in quanto set di numerosi film ambientati in Sicilia (nell’immaginario comune, le sue case squadrate e bianche ricordano infatti i tipici paesaggi di Sicilia) e per le sue lunghe spiagge.

La piazza di Marzamemi
La piazza di Marzamemi

2. Scicli

Scicli si trova in provincia di Ragusa e le sue origini risalgono alla preistoria, dal momento che già nel periodo neolitico sono attestati insediamenti in questa zona. Il borgo però cominciò a svilupparsi in epoca greca, anche se fiorì sotto i romani: alla caduta dell’impero varie furono le popolazioni che dominarono la cittadina (bizantini, arabi, normanni, aragonesi: è quanto accadde, del resto, a gran parte della regione), ognuna delle quali lasciò traccia di sé. L’aspetto odierno fu assunto da Scicli tra il Trecento e il Cinquecento. Oggi, a Scicli (che fa parte del Patrimonio Unesco come borgo appartenente alle “Città tardo barocche della Val di Noto”) si ammirano edifici come il Palazzo Beneventano, che Anthony Blunt riconobbe come il palazzo barocco più bello dell’isola, il monumentale Palazzo Fava, l’imponente chiesa di San Matteo costruita sul colle che sormonta il borgo, quella di San Giovanni Evangelista con la facciata borrominiana, la bizzarra chiesa di San Bartolomeo costruita nella roccia e con una facciata a torre ottocentesca. Nei dintorni si può visitare il Museo Archeologico Regionale di Kamarina, che racconta la storia dell’antica colonia siracusana.

Veduta di Scicli
Veduta di Scicli

3. Sperlinga

Sperlinga si trova nel cuore dell’isola, in una zona ricca di resti archeologici, ed è una città costruita sulla roccia (e... nella roccia), tanto che lo stesso nome deriva forse dal latino spelunca, “grotta”: le prime notizie della cittadina risalgono al XII secolo e sono del Medioevo le testimonianze più importanti rimaste, a cominciare dal poderoso Castello rupestre, che in parte è scavato nella roccia e le cui origini rimandano addirittura al periodo dei siculi, ma che nelle forme attuali risale all’XI secolo. Una delle particolarità di Sperlinga risiede nel fatto che il comune, in provincia di Enna, è al centro della zona dei cosiddetti “siculo-lombardi”, una popolazione che parla un curioso dialetto appartenente al gruppo gallo-italico, lo stesso del lombardo, dell’emiliano, del romagnolo, del piemontese. È una parlata che ha suoni che richiamano sia l’emiliano che il siciliano: tutto risale al periodo in cui, in epoca normanna, ci fu una forte migrazione di persone in arrivo dal Piemonte e dall’Emilia.

Veduta di Sperlinga
Veduta di Sperlinga

4. Cefalù

Cefalù si trova sulla costa settentrionale della Sicilia, e si estende sotto un promontorio che domina grandi spiagge di sabbia, tra le più apprezzate dell’isola dai turisti, che qui arrivano da ogni parte del mondo. Il borgo si trova nel Parco delle Madonie ed è celebre anche per le sue meraviglie d’arte (Cefalù è ricca di storia: ancora oggi si conservano in parte le mura megalitiche pre-elleniche della fine del V secolo avanti Cristo), a cominciare dallo splendido Duomo, uno dei principali monumenti della Sicilia arabo-normanna e bene protetto dal Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Tra uno splendido palazzo barocco e l’altro, è d’obbligo una visita al Museo Mandralisca, dov’è conservato uno dei più straordinari capolavori del Rinascimento: il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, noto anche come Ritratto di marinaio.

Veduta di Cefalù
Veduta di Cefalù. Ph. Credit Tamás Szábó

5. Aci Trezza

È una frazione di Aci Castello, è da secoli un borgo di forte tradizione marinara, ed è famosa soprattutto in quanto luogo in cui sono ambientati I Malavoglia, il capolavoro di Giovanni Verga (molte in città sono le testimonianze che lo ricordano, a comoinciare dalla fontana dello Sgricciu). Si trova in una zona di grande suggestione naturalistica, la Riviera dei Ciclopi (così detta in quanto, secondo il mito, questa sarebbe stata la terra abitata dai ciclopi), e benché questo luogo sia stato abitato anche in epoche antiche, Aci Trezza fu fondata solo nel Seicento dal principe Stefano Riggio. Da vedere, oltre alle bellezze della natura (come i faraglioni di Aci Trezza), la chiesa di San Giovanni Battista, la Torre dei Faraglioni (l’unica testimonianza ancora esistente dell’antico sistema difensivo del porto), l’Ecomuseo della Riviera dei Ciclopi, il Museo della Casa del Nespolo, che racconta la storia della pesca nel borgo.

I faraglioni di Aci Trezza. Ph. Credit Giovanni Grasso
I faraglioni di Aci Trezza. Ph. Credit Giovanni Grasso

6. Favignana

È la principale delle isole Egadi, ma è anche il nome del suo principale borgo, le cui origini rimandano al villaggio normanno edificato nell’XI secolo: di quell’epoca rimangono le due fortezze di San Giacomo e di Santa Caterina, quest’ultima costruita in cima alla montagna che domina il paese. Alla fine dell’Ottocento diventò possedimento dei Florio, che diedero un forte impulso all’attività della pesca del tonno (ancora oggi si vedono le tonnare, non più in attività, che vennero impiantate dai Florio). Durante il fascismo fu luogo di confino, e oggi è invece meta turistica agognata anche per la bellezza delle sue spiagge. Da vedere, nel borgo, la chiesa settecentesca dell’Immacolata Concezione e Villa Florio, che oggi è visitabile ed è sede di eventi oltre che dell’ufficio turistico locale. Nei dintorni, sono caratteristiche le cave di tufo a cielo aperto e le falesie a picco sul mare.

Veduta di Favignana
Veduta di Favignana

7. Erice

Il Comune di Erice oggi è una città di trentamila abitanti poco distante da Trapani, ma l’antico borgo ha poche centinaia di abitanti ed è costruito sulla cima di un promontorio, il Monte Erice, tanto che lo stesso paese è detto “U Munti” nel dialetto locale. Secondo la leggenda fu fondata da un gruppo di troiani in fuga dopo la guerra, ma ad ogni modo le origini di Erice sono antichissime, e la cittadina si sviluppò in epoca romana. Nel Medioevo fu occupata dagli arabi, fu uno dei centri dei Vespri siciliani, fu dominata dagli spagnoli (ai quali spesso si ribellò). Le stratificazioni della storia hanno lasciato a Erice numerose testimonianze: le mura ciclopiche dell’VIII-VII secolo a.C., il castello normanno noto come “Castello di Venere”, le torri del Castello del Balio, il Duomo di origine trecentesca, la chiesa di San Giuliano (d’epoca normanna ma rimaneggiata nel Seicento), il cosiddetto “Quartiere spagnolo”, una fortezza costruita nel Seicento, l’ottocentesca Torretta Pepoli, un edificio di gusto eclettico fatto costruire dal letterato Agostino Pepoli.

Veduta di Erice
Veduta di Erice

8. Castelmola

Borgo di poco più di mille abitanti, di origini antichissime (risale all’epoca dei siculi, al IV secolo avanti Cristo), Castelmola fu poi dominato dagli arabi, dai normanni, dagli angioini. Si erge sopra a Taormina (tanto che per molto tempo fu una frazione del Comune di Taormina, oggi invece Castelmola fa comune a sé), e conserva il suo aspetto medievale: da vedere la piazza a mosaico, il settecentesco Caffè San Giorgio, le mura normanne (uniche tracce del castello medievale), le antiche cisterne del IV secolo avanti Cristo, il Duomo di San Nicola di Bari, la particolare chiesa di San Biagio, la più antica del borgo. Tipico di Castelmola è il curioso vino alla mandorla, un bianco aromatizzato dopo un’infusione con mandorle e spezie.

La piazza di Castelmola
La piazza di Castelmola

9. Palazzolo Acreide

Di origini antiche (fu fondata attorno al 664 a.C. dai siracusani col nome di Akrai), dopo le incursioni degli arabi nel IX secolo fu abbandonata e rinacque in epoca normanna, col nome di Palatiolum: fu a partire dal X-XI secolo che l’abitato assunse la conformazione attuale. I numerosi palazzi barocchi, che rendono Palazzolo Acreide uno dei gioielli del barocco della Val di Noto (è una delle città che fanno parte del bene Unesco), sorsero dopo la ricostruzione che seguì il terremoto del 1693. Da vedere la chiesa barocca dell’Immacolata (dove è conservata una splendida Madonna col Bambino di Francesco Laurana), la chiesa di San Michele Arcangelo, anch’essa barocca, le basiliche di San Paolo e San Sebastiano con le loro facciate spettacolari. E poi i musei: il Museo Archeologico e il Museo dei Viaggiatori. Numerosi sono i resti archeologici: il più famoso è sicuramente il teatro antico di Akrai, il teatro greco risalente al III-II secolo avanti Cristo.

Palazzolo Acreide, Piazza del Popolo
Palazzolo Acreide, Piazza del Popolo

10. Troina

Troina è famosa per essere stata la prina capitale normanna di Sicilia (fu proclamata tale da Ruggero I di Sicilia): l’importanza del borgo si deve alla sua posizione strategica, dal momento che è costruita su un monte che domina le vallate circostanti. Troina conobbe il suo declino a partire dal periodo degli angioini, ma non cessò di arricchirsi d’importanti monumenti. Da vedere l’imponente cattedrale di Santa Maria Assunta, il Castello Normanno di Ruggero, i resti del monastero di San Michele Arcangelo, la chiesa seicentesca di San Silvetro monaco, quella di origini medievali di San Nicolò Scalforio. Troina ospita anche una Pinacoteca Civica, un Antiquarium archeologico, e un Museo della Fotografia intitolato a Robert Capa e dove si trova la collezione della famiglia Pintaura, dedicata al grande fotografo ungherese che documentò lo sbarcò degli alleati in Sicilia nel 1943.

Troina, Piazza Conte Ruggero
Troina, Piazza Conte Ruggero


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