Alla scoperta della Val Mastallone: cosa vedere tra arte e cultura


La Val Mastallone è una delle tre vallate principali della Valsesia, insieme a Valgrande e Valsermenza. Un itinerario di luoghi da scoprire, tra arte e cultura.

Una delle tre vallate principali della Valsesia, insieme a Valgrande (qui un approfondimento sulle chiese di quest’ultima vallata) e Valsermenza, è la Val Mastallone che prende il nome dal torrente Mastallone, affluente del fiume Sesia che scorre per circa ventisette chilometri nel Piemonte settentrionale e in particolare nell’omonima valle. Attorno al torrente, in alcuni punti si trovano spiagge di sabbia fine bagnate da acque color smeraldo limpidissime, adatte agli amanti della pesca sportiva. La Val Mastallone si estende da Varallo al scenografico Lago Baranca (raggiungibile con una piacevole escursione da Fobello), dove nasce il torrente, e si caratterizza per un paesaggio molto vario, dai bacini naturali tra i prati alle chiesette immerse nel verde, dal ponte in pietra (il Ponte della Gula) sospeso su un baratro di circa trentacinque metri sopra il Mastallone, che secondo la leggenda sarebbe stato costruito dal diavolo, a paesini situati sui fianchi delle montagne, alla natura selvaggia, con tanti sentieri perfetti per gli amanti dell’escursionismo. La valle è dunque un alternarsi di gole e di ampi altopiani circondati da boschi di abeti e faggi, di pittoreschi borghi alpini e di incantevoli scorci e punti panoramici sulla natura.

Comprende i comuni di Cravagliana, Fobello, Cervatto, Rimella e Sabbia: il primo è probabilmente il paese più antico della valle; a Fobello la natura diventa più morbida e il paese è noto per le ville signorili che si incontrano sparse alle pendici dei monti; Cervatto rimane quasi nascosto sulla sella del monte ma è uno dei luoghi più suggestivi della valle immerso tra boschi e rupi scoscese; Rimella è conosciuta per i suoi terrazzamenti e per il suo panorama, nonché per esser una delle più antiche colonie Walser della Valsesia, mentre Sabbia si definisce come una dolce altura su cui il sole fa capolino fin dal primo mattino.

La valle è ricca inoltre di arte e di cultura. Di seguito alcuni spunti per conoscere meglio l’aspetto artistico della Val Mastallone. Per saperne di più è possibile anche visitare il sito del portale turistico Vercelli e Valsesia.

Il lago Baranca
Il lago Baranca
Veduta di Fobello
Veduta di Fobello

1. La Parrocchiale di San Giacomo Maggiore a Fobello

Originariamente costruita entro il 1545 circa, nel corso dei secoli la Parrocchiale di San Giacomo Maggiore subì varie distruzioni e ricostruzioni (almeno quattro) a causa delle esondazioni del torrente Mastallone. L’aspetto attuale risale al 1931, edificata utilizzando nuove tecniche e il cemento armato per evitare altri incidenti.

La chiesa è considerata un gioiello d’arte sacra alpina: presenta una struttura a navata unica con pilastri, arconi e volte a botte. Al suo interno sono custodite splendide opere come il trittico cinquecentesco attribuito a Giovanni Battista Scolari di Rimella che raffigura la Madonna in trono col Bambino e i santi Rocco e Marco. Dell’edificio antico conserva una vetrata figurata secentesca, due tavole con Adorazione dei Magi e Adorazione dei Pastori firmate da un Giacobini di Fobello del 1777 e arredi lignei. Il corpo della chiesa è affiancato dall’alto campanile che rimanda nello stile al tardo romanico tipico del territorio alpino.

La Parrocchiale di San Giacomo Maggiore a Fobello. Foto InValsesia
La Parrocchiale di San Giacomo Maggiore a Fobello. Foto InValsesia

2. La villa-castello “Il Castello” di Cervatto e le cappelle della Via Crucis

Tra le ville signorili del borgo di Cervatto, quella più nota è Il Castello, villa-castello che domina l’intero paese dall’alto. Voluta verso la fine dell’Ottocento dalla famiglia Montaldo, in particolare dal commendatore Giuseppe Montaldo, è costruita con lineamenti teutonici.

Nei pressi del Castello, dalla chiesa parrocchiale di san Rocco, parte la serie delle cappelle della Via Crucis, dipinte da Giovanni Battista Peracino di Cellio con il figlio Giovanni Battista nel 1775: queste portano fino al neogotico oratorio di San Giovanni. Le tredici cappelle furono fatte costruire dagli abitanti di Cervatto pensando al Sacro Monte di Varallo.

La villa-castello Il Castello di Cervatto
La villa-castello “Il Castello” di Cervatto

3. Le Ville di Fobello: Villa Musy, Villa Lancia, Villa Aprilia

A Fobello si trovano ville signorili che testimoniano come questo borgo sia stato nel secolo scorso meta di villeggiatura dell’élite piemontese e lombarda. Ne sono esempi Villa Musy, Villa Lancia e Villa Aprilia. La prima, che sembra quasi un castello, venne edificata nel 1901 dall’architetto borgosesiano Costantino Gilodi per la famiglia di Carlo Musy di Torino, gioielliere di casa Savoia. Era utilizzata dalla famiglia come residenza estiva in Valsesia ed è circondata da un magnifico giardino che in ogni stagione si colora dei diversi toni della vegetazione.

Fobello ha dato i natali a Vincenzo Lancia, fondatore della celebre casa automobilistica (è possibile infatti visitare qui, come vedremo, la mostra permanente Vincenzo Lancia). Villa Lancia è stata costruita in località Montà dal padre di Vincenzo, Giuseppe Lancia, in un’area in cui esistevano tre case: lui decise di far ristrutturare quella più grande e vi si trasferì. Successivamente, nel 1920, il figlio fece demolire gli edifici adiacenti, acquistò i terreni circostanti e fece ampliare la casa del padre. All’esterno venne circondata da terrazze, garage, da un capo da tennis e da un campo di bocce, mentre all’interno venne arricchita di tutti i comfort e arredata con gusto ed eleganza. Oggi non è più abitata ma è valorizzata dagli eredi e dal Club Valsesia Lancia Story.

Della Villa Aprilia rimangono invece i resti nei pressi del lago Baranca (bisogna raggiungere l’Alpe Selle di Baranca). Costruita entro il 1908 dall’architetto Costantino Gilodi, la villa venne venduta alla famiglia Lancia che la denominò Aprilia in omaggio all’auto Lancia di grande successo. Durante la seconda guerra mondiale venne distrutta poiché era utilizzata dai partigiani per nascondervi le armi. Rimangono tuttavia il lavatoio, alcune decorazioni, il porticato panoramico, la fontana e parte di muratura portante.

Villa Musy
Villa Musy. Foto InValsesia
Villa Lancia
Villa Lancia. Foto InValsesia
Resti di Villa Aprilia a Fobello. Foto InValsesia
Resti di Villa Aprilia a Fobello. Foto InValsesia

4. Il Museo del Puncetto e la mostra permanente Vincenzo Lancia

A Fobello, in una casa d’epoca, è visitabile il Museo del Puncetto. Si tratta di una trina millenaria che viene realizzata solo in Valsesia (secondo la tradizione sembra che sia giunta qui con l’invasione saracena del X secolo). Il nome puncetto deriva da "piccolo punto" e infatti la trina è formata da tanti piccoli nodi scorsoi sovrapposti e alternati per creare, attraverso un gioco di pieni e vuoti, un pizzo caratterizzato da motivi geometrici. Anticamente utilizzato solo nel costume tradizionale, recentemente ha cominciato a impreziosire abbigliamento, biancheria e arredi per la casa.

Come già detto, a Fobello si trova la mostra permanente Vincenzo Lancia, dedicata al fondatore dell’omonima casa automobilistica. Questa si snoda lungo il secondo piano del palazzo Giuseppe Lancia che lo stesso Vincenzo fece costruire come edificio scolastico ed è suddivisa in quattro sale denominate con i nomi di famose Lancia: Augusta, Artena, Astura e Aprilia. Documenti, fotografie, giornali e oggetti ripercorrono la vita di Vincenzo Lancia e della casa automobilistica.

Il Museo del Puncetto. Foto InValsesia
Il Museo del Puncetto. Foto InValsesia

5. Chiesa di San Michele Arcangelo a Rimella

Situata tra le case del centro di Rimella, la chiesa di San Michele Arcangelo risale, nella sua forma attuale, al Settecento ed è considerata uno degli edifici più importanti del Settecento artistico valsesiano. L’interno presenta una navata unica con struttura ovoidale con cappelle laterali, ricca di decori e di arredi lignei. Vi era uno dei più antichi altari presenti in Valsesia a piramide, costituito da quattordici statue lignee scolpite, dorate e dipinte accompagnate da bassorilievi, oggi nel coro e alle pareti. L’altare è stato smembrato tra il 1780 e il 1782 durante i lavori che hanno condotto la chiesa alle forme attuali.

Da menzionare è anche il battistero, il cui cassone è stato compiuto con grande raffinatezza realizzando formelle intagliate e dorate su fondo azzurro raffiguranti la storia di Giovanni Battista. Sono inoltre custodite tele settecentesche, come la Vittoria di san Michele su Lucifero compiuta da Giuseppe Mazzola di Valduggia, l’Apparizione di san Michele al Gargano di Michele Cusa e un’Ascensione di Francesco Cusa. La cappella di santa Gioconda è stata invece affrescata da Lorenzo Peracino di Cellio. L’organo risale al 1862 e conta ben millequattrocento canne nel somiere.

Nel Cinquecento veniva qui praticato un particolare rito: i bambini morti senza il battesimo erano posti sopra l’altare della Madonna in attesa che “uttreviviscant et baptizentur”, si attendeva cioè alcuni giorni per vedere se fossero tornati in vita per poi battezzarli.

Chiesa di San Michele Arcangelo a Rimella
Chiesa di San Michele Arcangelo a Rimella. Foto Wikipedia/BelPatty86

6. La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta e Santo Stefano di Cravagliana

Secondo gli studi, la chiesa di Cravagliana esisteva già tra il XIII e il XIV secolo, in particolare il campanile testimonia uno stile tardo medievale. Dedicata a santa Maria Assunta e a santo Stefano, la parrocchiale è caratterizzata da un grande san Cristoforo affrescato a destra della porta principale: l’opera è stata compiuta da Giacomo Filippo Monti di Orta nel 1635. Al suo interno si trovano ancone lignee secentesche scolpite, dorate e dipinte: quella di sinistra è dedicata alla Madonna del Rosario (1648), mentre quella di destra alla Madonna del Carmine (1656); entrambe mostrano decorazioni a formelle, figure di santi, angeli reggi-colonna, decorazioni floreali. L’autore è un ignoto scultore ma sono considerate due delle più ricche e preziose ancone dell’epoca su tutto il territorio. È conservata inoltre una tela cinquecentesca di stile gaudenziano che raffigura la Vergine in trono col Bambino tra i fedeli oranti, un santo vescovo, angeli, sant’Antonio da Padova con il modello della chiesa in mano e san Pietro Martire. Infine i quattordici dipinti della Via Crucis sono opera di Cellio Lorenzo Peracino.

La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta e Santo Stefano di Cravagliana
La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta e Santo Stefano di Cravagliana. Foto InValsesia

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