Viaggio nella Ravenna bizantina: cinque luoghi da vedere in due giorni


Continuano i viaggi di Finestre sull'Arte: scopriamo la Ravenna Bizantina attraverso cinque luoghi imperdibili da vedere in due giorni.

Il passato di Ravenna è indissolubilmente legato al periodo in cui la città fece parte dell’impero bizantino: in particolare, Ravenna fu per quasi due secoli la capitale dell’Esarcato d’Italia, la circoscrizione dell’impero che controllava in territori sulla penisola italiana. Dunque, in virtù di questa storia così importante, non esistono in Italia altre città che possano vantare così tanti monumenti (e, per di più, così ben conservati) relativi al momento in cui la storia italiana fu legata a quella dell’impero bizantino.

Ravenna fu annessa all’impero nel 540, quando fu conquistata da Belisario, generale al servizio dell’imperatore Giustiniano I: la città, che già in passato era stata, nel V secolo, capitale dell’Impero Romano d’Occidente data la sua posizione strategica sul mar Adriatico, ed era stata anche capitale del Regno dei Goti, si apprestava a tornare a essere un’importante capitale. Questo avvenne nel 584, quando fu istituito l’Esarcato e Ravenna ne divenne la capitale, ruolo che mantenne fino al 751, anno della caduta dell’esercato per mano dei longobardi, che ne occuparono il territorio, fino ad arrivare in città: il re longobardo Astolfo si insediò dunque nel palazzo dell’esarca sancendo la fine della storia della Ravenna bizantina. Sono molte le testimonianze di questo periodo della storia, tra cui alcuni capolavori dell’arte bizantina: per il nostro format Cinque luoghi in due giorni, è il momento di viaggiare nella Ravenna bizantina con cinque tappe per un’immersione completa in un’epoca che ancora oggi caratterizza parte del tessuto urbano della città romagnola.

1. I monumenti paleocristiani

Gli otto monumenti paleocristiani di Ravenna sono stati dichiarati nel 1996 Patrimonio Mondiale dell’Umanità. “Ravenna”, si legge nella motivazione dell’Unesco, “fu capitale dell’Impero Romano nel V secolo e poi dell’Italia bizantina fino all’VIII secolo. Ha una raccolta unica di mosaici e monumenti paleocristiani. Tutti i monumenti furono costruiti tra il V e il VI secolo, e tutti denotano grandi abilità artistiche, inclusa una meravigliosa fusione di tradizioni greco-romane, iconografia cristiana e stili orientali e occidentali”. Non tutti gli otto monumenti, comunque, si riferiscono all’epoca della Ravenna bizantina. Sono precedenti, infatti, il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero Neoniano, il Battistero degli Ariani (che però fu convertito al culto ortodosso dai bizantini nel 561), la Cappella Arcivescovile, il Mausoleo di Teodorico. Furono invece terminati poco dopo l’istituzione dell’Esarcato la basilica di San Vitale, consacrata nel 547, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe (anch’essa consacrata nel 547) e la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo. Di notevole interesse la Basilica di San Vitale, dove tra i capolavori dell’arte bizantina è possibile ammirare i due mosaici in cui vengono raffigurati l’imperatore Giustiniano con il suo seguito da una parte, e dall’altra l’imperatrice Teodora, moglie di Costantino, anch’ella con la sua corte. San Vitale, in particolare, è il vero capolavoro dell’arte giustinianea, con cui vengono celebrati il potere dell’impero, la sua lotta contro le eresie, il suo programma religioso.

Basilica di San Vitale
Basilica di San Vitale. Foto Finestre sull’Arte


Il Battistero degli Ariani
Il Battistero degli Ariani. Foto Finestre sull’Arte


Sant'Apollinare in Classe
Sant’Apollinare in Classe. Foto Finestre sull’Arte

2. Il Palazzo di Teodorico

Dell’edificio noto come “Palazzo di Teodorico” oggi non rimane altro che una semplice per quanto imponente facciata, che peraltro troviamo forse riprodotta anche nei mosaici della chiesa di Sant’Apollinare Nuovo (benché modificati proprio in epoca bizantina, quando, per damnatio memoriae, furono cancellate le effigi dei personaggi legati alla corte di Teodorico). Non sappiamo bene che cosa sia questa struttura: secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi del resto di un corpo di guardia che presidiava l’accesso al Palazzo dell’Esarca, il luogo in cui il massimo rappresentante dell’autorità bizantina in Italia esercitava il suo potere. Potrebbe però anche trattarsi dell’atrio porticato della chiesa di San Salvatore ad Calchi, importante edificio di culto della Ravenna medievale.

Il Palazzo di Teodorico. Foto José Luiz Bernardes Ribeiro
Il Palazzo di Teodorico. Foto José Luiz Bernardes Ribeiro

3. Il Museo Nazionale di Ravenna (e Classis - Museo della Città e del Territorio)

Un ricco lapidario che accoglie sculture di ogni epoca, inclusa quella bizantina, la raccolta di materiale archeologico, gli straordinari avori, le monete bizantine: il Museo Nazionale di Ravenna, uno dei principali della città e di tutta la regione, conserva numerose testimonianze della Ravenna bizantina, oltre ad avere una collezione che spazia nei secoli, fino ad arrivare al Sei-Settecento (ci sono anche icone, realizzate soprattutto a partire dal Quattrocento: nel suo genere è una delle raccolte di icone più importanti del paese), ceramiche, armi e armature. Si tratta di un museo dalla lunga storia, dato che nasce dal collezionismo dei monaci di Classe (la frazione vicina al mare dove oggi si trova il nuovissimo Classis - Museo della Città e del Territorio, altro luogo imperdibile se si vuole conoscere a fondo la storia della città dalle origini a oggi), dai quali ebbe origine, nel 1804, il Museo Classense Municipale. L’attuale museo, nato dunque da questa collezione, nacque invece nel 1887 quando le raccolte municipali furono statalizzate, mentre nel 1913 fu trasferito nell’attuale sede, l’antico monastero di San Vitale, nei pressi del complesso monumentale dell’omonima basilica.

Il Museo Nazionale di Ravenna
Il Museo Nazionale di Ravenna. Foto Finestre sull’Arte


Una sala del museo Classis
Una sala del museo Classis. Foto Finestre sull’Arte

4. Il Museo Arcivescovile

Il Museo Arcivescovile di Ravenna è uno dei musei più antichi d’Italia (fu istituito nel 1734) e racconta la lunga storia dell’Arcidiocesi di Ravenna, che per lungo tempo ebbe anche un notevole ruolo politico. Al suo interno è conservata una splendida raccolta di opere di epoca bizantina, tra cui spicca uno dei capolavori più importanti dell’arte del VI secolo, la celeberrima cattedra del vescovo Massimiano, uno splendido trono in avorio costituito da ventisei pannelli decorati con scene della vita di Cristo e di Giuseppe, oltre che con figure di santi e motivi floreali e vegetali. Il museo conserva inoltre statue dell’epoca, tra cui un ritratto acefalo che forse raffigura l’imperatore Giustiniano, e poi ancora la croce dell’arcivescovo Agnello, resti di mosaici. Non è di epoca bizantina, ma è un tesoro unico al mondo, la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea, che fa parte dei beni nell’elenco dell’Unesco e la cui visita è integrata nel percorso museale, in quanto si tratta di un ambiente del Palazzo Arcivescovile: fu realizzata sul finire del V secolo ed è l’unica cappella vescovile dell’epoca che ci sia giunta.

Il Museo Arcivescovile
Il Museo Arcivescovile. Foto Finestre sull’Arte

5. La Domus dei Tappeti di Pietra

Si tratta di un sito archeologico di recente scoperta. È un palazzetto bizantino del V-VI secolo, e si tratta dell’unica residenza privata di quel tempo che sia sopravvissuta a Ravenna. Deve il nome ai mosaici che decorano i suoi pavimenti (furono definiti “tappeti di pietra” da Federico Zeri), e per ammirarli è necessario passare attraverso la chiesa di Sant’Eufemia, dove è situato l’ingresso della Domus. Gli allestimenti del sito sono stati tutti rifatti recentemente al fine d’integrare la visita con un percorso che illustra la storia del palazzo. Ci sono in tutto quattrocento metri quadri di mosaici, che si possono ammirare interamente, con decorazioni a motivi geometrici oppure figurative (come quelli con la Danza dei geni e delle stagioni e il Buon pastore).

La Domus dei Tappeti di Pietra
La Domus dei Tappeti di Pietra


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