La Tomba 7 PGM, conosciuta anche come la Tomba dell’Egizio di Sant’Antioco, in Sardegna, si distingue tra le sepolture della necropoli punica per l’eccezionalità delle sue decorazioni e per il valore storico che ne fa un unicum nell’isola. L’ambiente, rinvenuto nel 2002, è attualmente sottoposto a lavori di restauro e consolidamento che ne garantiranno la conservazione e la futura fruizione, inserendolo nel percorso di visita della necropoli. La qualità dei dipinti e delle strutture architettoniche rende il sito un punto di riferimento per gli studi sulla cultura funeraria punica e sulle influenze egiziane nel Mediterraneo occidentale. In occasione dei lavori in corso, il 14 gennaio il sindaco di Sant’Antioco, Ignazio Locci, ha visitato la tomba per la prima volta.
“Oggi ho avuto il privilegio e l’onore di entrare per la prima volta nella cosiddetta ‘Tomba dell’Egizio’, rinvenuta nella Necropoli Punica nel 2002 e così battezzata per gli straordinari dipinti che la rendono un unicum nel mondo funerario punico”, dichiara il sindaco Ignazio Locci nella sua pagina Facebook. “Attualmente sono in corso i lavori di restauro e consolidamento dell’ipogeo, di cui siamo estremamente orgogliosi, che col tempo potranno renderlo fruibile, inserito all’interno del percorso di visita della Necropoli. La avevo vista solo in fotografia e, con un po’ di emozione, ammetto che dal vivo è uno spettacolo unico, inimmaginabile, che merita di cuore il lavoro che si sta facendo per renderla accessibile a tutti”.
La necropoli di Sant’Antioco si trova sull’isola omonima, nel sud-ovest della Sardegna, e rappresenta una delle aree funerarie puniche più estese e meglio conservate dell’isola. Il settore noto come Is Pirixeddus comprende oltre cinquanta tombe sotterranee, parte di un’area funeraria che in origine si estendeva per circa dieci ettari. Gli ipogei erano accessibili tramite corridoi scalinati, detti dròmos, e ospitavano più sepolture, probabilmente appartenenti a membri della stessa famiglia, deposti in bare di legno spesso dipinte di rosso o decorate con figure intagliate in rilievo. L’uso della necropoli proseguì anche in epoca romana, quando lungo la collina che dall’Acropoli scendeva verso l’antico centro abitato si diffusero tombe alla cappuccina, sepolture ad incinerazione e fosse terragne.
Come spiega la direttrice del Parco Storico Archeologico di Sant’Antioco, Sara Muscuso, la Tomba dell’Egizio costituisce un caso rarissimo nel Mediterraneo punico per la presenza di una camera funeraria trapezoidale con un pilastro centrale scolpito a rilievo antropomorfo. La figura maschile presenta volumi rigidi e compatti, con forme geometriche evidenti nelle spalle squadrate, nel gonnellino rettangolare, nel volto triangolare e nel copricapo. Le braccia aderiscono al corpo, con il braccio destro disteso lungo il fianco e il sinistro ripiegato sul petto. L’impostazione simmetrica e statica della figura è animata solo dal movimento accennato della gamba e del braccio sinistro, mentre l’impatto visivo è rafforzato dal contrasto cromatico dei pigmenti rossi e neri applicati direttamente sulla roccia chiara. Il colore nero è utilizzato per definire i dettagli dell’acconciatura egizia, il klaft, che scende rigidamente dietro le orecchie, così come per i baffi e la barba con il caratteristico ricciolo faraonico. Sul petto, retto dalla mano piegata, è stato identificato un unguentario legato al polso, oggetto legato all’igiene personale. Il rosso, colore dominante nella camera funeraria, assume un forte valore simbolico e rituale, connesso alla morte, alla rinascita e alla sfera divina: è presente nel gonnellino, nella mano, nei bracciali, nei capezzoli, nelle labbra, nel diadema e nella cornice lineare che decora le altre facciate del pilastro.
La decorazione si estende alle pareti della camera attraverso una tessitura geometrica a larghe fasce e bande piene, articolata in grandi spazi rettangolari, false finestre e otto nicchie scolpite, due per ciascuna parete. L’apparato simbolico culmina in una falsa porta collocata nel quadrante sinistro della camera, elemento che, secondo la tradizione egizia, consentiva all’anima del defunto di transitare verso il mondo dei morti. All’interno della camera funeraria era deposto un solo individuo, collocato nell’angolo di fondo entro un sarcofago ligneo che imitava i modelli egizi a cartonnage (materiale che veniva utilizzato per le maschere funerarie), caratterizzati dalla forma antropomorfa e dal ritratto schematico del defunto sul coperchio. Il corredo vascolare associato era estremamente essenziale e comprendeva una lucerna con supporto, un’anfora, un piatto e un kernos, una forma vascolare in uso nell’antica Grecia. L’apparente contrasto tra la ricchezza dell’architettura funeraria e la semplicità del corredo suggerisce che le distinzioni sociali nella Sulci (o Sulki) punica, l’attuale Sant’Antioco, della metà del V secolo a.C. venissero espresse principalmente attraverso la monumentalità e la simbologia dello spazio sepolcrale, piuttosto che attraverso l’accumulo di oggetti.
I richiami alla cultura egizia, ulteriormente attestati dal rinvenimento di volatili e uova come offerte alimentari e simboli di rinascita, non sono estranei alla tradizione fenicia e punica. In ogni caso, la costante presenza di elementi iconografici e simbolici egizi nella Tomba dell’Egizio evidenzia un fenomeno particolarmente importante legato alla ricezione dell’immaginario egiziano nel mondo punico, soprattutto nella sfera magico-religiosa e nella rappresentazione del sovrumano. Le ipotesi sull’identità del personaggio scolpito restano aperte: potrebbe trattarsi di una divinità o di un demone ctonio (figura associata ai culti delle potenze sotterranee) legato alla protezione del defunto, di Baal Addir “Signore Potente”, divinità connessa agli inferi, oppure dello stesso defunto rappresentato nel contesto dei rituali di eroizzazione funeraria.
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