Francesco Guardi, la vita e le opere del vedutista sentimentale


Francesco Guardi propose una particolare interpretazione del vedutismo, con vedute sentimentali che anticiparono il Romanticismo. La sua vita e le sue opere.

Francesco Guardi (Venezia, 1712 - 1793), veneziano, nato da una famiglia di origine trentina trasferitasi sulla laguna, è stato uno dei più grandi vedutisti, nonché uno dei più importanti pittori del Settecento. Nonostante fosse arrivato tardi a dipingere le vedute che lo hanno reso celebre, la sua è un’arte molto originale, in quanto il paesaggio non è reso in modo oggettivo, ma è filtrato attraverso il suo sentimento e il suo stato d’animo. Guardi fu autore di opere d’arte caratterizzate da atmosfere sfuggenti, nostalgiche e malinconiche, dalle quali si percepisce il declino della Repubblica di Venezia, ma anche molto suggestive ed evocative, tanto che alcuni lo considerano un anticipatore del Romanticismo.

L’artista scomparve nel 1793, pochi anni prima della fine dell’indipendenza della Repubblica di Venezia, avvenuta nel 1797. Dunque, come il Canaletto, anche Francesco Guardi vive il lento e inarrestabile declino della Serenissima, che continua, durante tutto il XVIII secolo, non soltanto a perdere i suoi territori, ma anche a perdere sempre più importanza economica e politica, visto che la Repubblica aveva anche rinunciato a politiche di espansione ma si era accontentata di una politica di conservazione. Ma anche se la perdita di prestigio è inarrestabile, Venezia vive comunque in quest’epoca una grande stagione culturale, non soltanto nelle arti figurative, e sono davvero molti i grandi pittori veneziani che operarono in questi anni, ma anche in altri campi: si pensi per esempio alla musica, con Antonio Vivaldi, oppure alla letteratura con Giacomo Casanova, Francesco Algarotti, Carlo Gozzi ma soprattutto con Carlo Goldoni. La Venezia del Settecento è dunque caratterizzata da un grande fervore culturale: la vita in città scorreva tra grandi feste, mondanità e divertimento. Inoltre, durante tutto il Settecento, Venezia continuava ad attirare molti visitatori stranieri. Una città che attraversa un periodo di decadenza che porterà poi alla fine dell’indipendenza della repubblica, ma una città che quasi non sembra accorgersi di tutto questo e che continua a vivere come negli anni migliori, in un’atmosfera culturale brillante e raffinata.

Con la sua arte, Francesco Guardi, che non nacque come pittore vedutista (anche se sappiamo molto poco della sua giovinezza e della sua prima formazione), ma conobbe l’arte grazie al fratello Gianantonio (Vienna, 1699 - Venezia, 1760) che era specializzato in dipinti di soggetto religioso, attraverso i suoi scorci riuscì comunque a ritrarre la Venezia in decadenza con una vena di profonda malinconia, come se l’artista stesse percependo ciò che di lì a poco sarebbe avvenuto.

Francesco Guardi, Piazza San Marco verso la Basilica (1760-1765; olio su tela, 72,5 x 119 cm; Londra, National Gallery)
Francesco Guardi, Piazza San Marco verso la Basilica (1760-1765; olio su tela, 72,5 x 119 cm; Londra, National Gallery)

Biografia di Francesco Guardi

Francesco Guardi nasce a Venezia il 5 ottobre 1712 da Domenico, pittore, e Maria Claudia Pichler. La famiglia è di origine trentina e conta su una solida tradizione artistica. Negli anni Trenta esegue il suo apprendistato artistico nella bottega del fratello Gianantonio. Probabilmente fu anche allievo di Michele Marieschi (Venezia, 1710 – 1744) ma non possiamo stabilirlo con certezza. Nel 1738 viene citato assieme a Gianantonio in un documento che cita la consegna di tre dipinti in arrivo da Venezia nella chiesa di Vigo d’Anaunia (Trento), il cui parroco era Pietro Antonio Guardi, zio di Gianantonio e Francesco. Nel 1740 esegue la sua prima opera nota, il Santo in adorazione dell’Eucarestia conservato a Trento nel Castello del Buonconsiglio. Sono datate 1750 alcune lettere inviate all’avvocato Carlo Cordellina di Montecchio Maggiore che costituiscono il primo documento relativo alla sua attività artistica indipendente. All’incirca nello stesso anno Francesco esegue le Storie di Tobiolo per la chiesa di San Raffaele a Venezia.

Nel 1755 dipinge il Ridotto conservato a Venezia a Ca’ Rezzonico, mentre nel 1757 si sposa con Maria Mattea Pagani. Forse attorno al 1758, all’età di quarantasei anni, comincia la sua attività di pittore vedutista. L’unica sua veduta firmata e datata peraltro riporta la data 1758. Nel 1763 gli viene affidato un incarico da parte dei domenicani di San Pietro di Murano, mentre l’anno seguente viene citato in un documento redatto dal senatore veneziano Pietro Gradenigo che lo cita come “buon scolaro del rinomato Canaletto”, anche se non necessariamente ciò significa che Francesco abbia frequentato la bottega di Antonio Canal. Attorno al 1765 esegue la Veduta del Canal Grande verso Rialto conservata presso la Pinacoteca di Brera. Nel 1768, scompare il Canaletto e Francesco diventa il pittore vedutista più in auge a Venezia.

Attorno al 1770, Francesco Guardi dipinge la Laguna di Venezia con la Torre di Marghera della National Gallery di Londra. Attorno allo stesso anno esegue il Capriccio conservato all’Accademia Carrara di Bergamo. Nel 1778 compie un soggiorno in Trentino, terra d’origine della sua famiglia, mentre nel 1782 viene incaricato di dipingere alcuni quadri raffiguranti il ricevimento a Venezia del principe ereditario della Russia. Risale invece al 1790 l’ultimo incarico ufficiale: Francesco deve eseguire dipinti raffiguranti il matrimonio tra il duca di Polignac e la baronessa di Neukirchen. L’artista si spegne a Venezia il 1° gennaio del 1793.

Francesco Guardi, Processione notturna in piazza San Marco (1758; olio su tela, 48 x 85 cm; Oxford, Ashmolean Museum)
Francesco Guardi, Processione notturna in piazza San Marco (1758; olio su tela, 48 x 85 cm; Oxford, Ashmolean Museum)


Francesco Guardi, La Piazzetta verso San Giorgio Maggiore (1758; olio su tela, 49 x 83,5 cm; Treviso, Museo Civico)
Francesco Guardi, La Piazzetta verso San Giorgio Maggiore (1758; olio su tela, 49 x 83,5 cm; Treviso, Museo Civico)


Francesco Guardi, Il Canal Grande verso il Ponte di Rialto (1765 circa; olio su tela, 56 x 75 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)
Francesco Guardi, Il Canal Grande verso il Ponte di Rialto (1765 circa; olio su tela, 56 x 75 cm; Milano, Pinacoteca di Brera)

Le opere e lo stile di Francesco Guardi

È difficile comprendere come Francesco Guardi si sia avvicinato al vedutismo: non conosciamo con esattezza la data della sua conversione, anche se è possibile che i suoi contatti con questo movimento furono precoci, perché alcuni studiosi pensano che già a partire dal 1735 sia stato allievo di Michele Marieschi. È però anche probabile, come molti sostengono, che la sua svolta vedutista solo in seguito alla scomparsa del fratello nel 1760. Ancora, si può ipotizzare che i suoi inizi da vedutista risalgano alla metà degli anni Cinquanta, quando Venezia conosce un nuovo e massiccio flusso di turisti inglesi, iniziato a seguito della fine della prima guerra di successione austriaca, che durante gli anni Quaranta aveva parzialmente interrotto il turismo straniero in città, e peraltro questo fu anche uno dei motivi che spinsero Canaletto a recarsi in Inghilterra, visto che non riusciva più a procurarsi clienti in patria. Si conserva inoltre un interessante documento del 1764, da cui si apprende che un nobile veneziano, Pietro Gradenigo, definisce in un suo diario Francesco Guardi come “buon scolaro del rinomato Canaletto”. Questo comunque non significa quindi che Francesco Guardi fosse allievo del Canaletto: non è da prendere alla lettera il termine “scolaro” che all’epoca aveva un’accezione più ampia rispetto a quella odierna (in questo contesto sta semplicemente a significare che, agli inizi della sua carriera da vedutista, Francesco Guardi non poteva che guardare al massimo modello, e cioè l’arte del Canaletto).

Nella prima produzione vedutista di Francesco Guardi (per esempio la veduta della chiesa di San Giorgio Maggiore conservata al Museo Civico di Treviso, o la processione notturna in piazza San Marco conservata a Oxford) si nota in modo tangibile la somiglianza all’arte di Canaletto, che si evince dal modo in cui l’artista fa uso della prospettiva, dalla grande precisione con cui sono descritte le architetture e che non poteva che richiamare l’arte di Canaletto, e anche dal modo in cui sono disposte le figure. Altro dipinto famoso e anche molto bello e suggestivo è la processione notturna in piazza San Marco, che si trova a Oxford. Tuttavia, già dalla seconda metà degli anni Sessanta, Francesco Guardi comincia a elaborare un vedutismo molto personale, cominciando in effetti a creare le opere d’arte che hanno reso unica e originale la sua opera, che si fa dunque sempre più lontana dall’arte di Canaletto. A partire da quest’epoca, Francesco Guardi dipingerà vedut filtrate non solo dal suo occhio, ma soprattutto dal suo sentimento: saranno opere di intenso e allo stesso tempo cupo lirismo, perché i dipinti cominciano a diventare sfuggenti, a evocare l’atmosfera di decadenza della Repubblica di Venezia, il declino della Serenissima. La Venezia di Francesco Guardi è dunque una Venezia interiore, una Venezia percepita, perché se è vero che la vita in città, nonostante la perdita di prestigio della repubblica, continuava tra feste e mondanità, il pittore restituisce comunque molte opere dalle quali si avverte un senso di nostalgia, dipinte attraverso le sensazioni e le impressioni dell’artista, che si dimostra oltremodo sensibile.

Tra le opere più importanti e più famose di Francesco Guardi figurano due vedute del Canal Grande che risalgono al 1765 e che si trovano a Milano, alla Pinacoteca di Brera: qui, la precisione delle architetture degli anni precedenti comincia a lasciare posto a edifici la cui prospettiva è meno rigorosa rispetto a quella della sua produzione che si ispirava a Canaletto, aprendo il campo al sentimentalismo che caratterizzerà poi la produzione successiva della sua carriera. Con i dipinti degli anni Settanta, la componente struggente, nostalgica, lirica e anche quasi onirica della produzione di Francesco Guardi viene decisamente allo scoperto, e per notarlo basta osservare uno dei suoi dipinti più famosi, cioè la veduta del bacino di San Marco con l’isola di san Giorgio Maggiore, che risale ai primi anni Settanta ed è conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia. È interessante anche perché il pittore tornerà poi successivamente e più volte su questo soggetto, che era uno dei suoi preferiti. Il dipinto è caratterizzato da toni scuri, con il cielo che sembra quasi confondersi con l’acqua per un risultato di denso lirismo, tanto che diversi studiosi sostengono che quella di Francesco Guardi sia una sensibilità che anticipa un il Romanticismo, proprio in virtù del fatto che ormai il paesaggio che raffigura sulla tela non è più quello che vede con gli occhi, ma è quello che sente. La veduta di Francesco Guardi è un fatto individuale e soggettivo, legato al suo stato d’animo che avvertiva il declino della repubblica di Venezia, e per sottolineare questo anche la sua gamma cromatica si riduce parecchio, le pennellate si fanno secche e piuttosto nervose, come accade per esempio in un dipinto della seconda metà degli anni Settanta, ovvero il Molo verso Santa Maria della Salute conservato alla Galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia dove ancora ritorna poi lo scorcio prospettico volutamente insicuro che caratterizza gran parte di questa produzione di Francesco Guardi. Occorre poi citare anche un bellissimo dipinto che si trova alla National Gallery di Londra, una veduta della laguna di Venezia con la torre di Marghera sullo sfondo, contraddistinta da un’atmosfera malinconica, struggente, con due barche solitarie immerse nella natura. I veri protagonisti di questo dipinto sono il cielo e il mare, con la Torre in rovina (fu demolita agli inizi dell’ottocento), che serve per sottolineare la malinconia di quello che sembra quasi un paesaggio romantico. La stessa atmosfera viene evocata da due dipinti che hanno lo stesso soggetto, ovvero la gondola sulla laguna, uno alla National Gallery e uno al Poldi Pezzoli di Milano, che si possono datare agli anni Ottanta. In particolare, il dipinto di Milano è un grande capolavoro, malinconico, con una gamma cromatica ridotta, fondata sul grigio e sull’azzurrino, dove il cielo al tramonto è appena poco più chiaro del mare e si confonde con il mare, un mare calmo, che ispira silenzio e calma visto che la città è lontana, un mare solcato soltanto da una gondola in primo piano, condotta da un solo gondoliere.

L’anima preromantica di Francesco Guardi emerge anche dai suoi capricci, ovvero vedute di fantasia: in un dipinto conservato all’Accademia Carrara a Bergamo, un Capriccio con un arco di trionfo e figure umane, del 1770 circa, osserviamo rovine moderne (l’arco di trionfo raffigurato ha un impianto rinascimentale, anche se l’arco ogivale ci rimanda all’arte gotica), con le erbacce che crescono e si impadroniscono degli edifici diroccati, è probabilmente denso di significati simbolici, quasi che il pittore voglia dire che il tempo passato non potrà mai più tornare. Anche con i capricci, dunque, Guardi comunica il senso di una decadenza tangibile. Francesco Guardi è, in breve, un poeta del paesaggio, un artista che attraverso la raffigurazione del paesaggio cerca di suscitare delle sensazioni.

Francesco Guardi, Il molo verso Santa Maria della Salute (1775-1780 circa; olio su tela, 45 x 71 cm; Venezia, Galleria Franchetti alla Ca' d'Oro)
Francesco Guardi, Il molo verso Santa Maria della Salute (1775-1780 circa; olio su tela, 45 x 71 cm; Venezia, Galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro)


Francesco Guardi, Bacino di San Marco con San Giorgio e la Giudecca (1770-1774; olio su tela, 69 x 94 cm; Venezia, Gallerie dell'Accademia)
Francesco Guardi, Bacino di San Marco con San Giorgio e la Giudecca (1770-1774; olio su tela, 69 x 94 cm; Venezia, Gallerie dell’Accademia)


Francesco Guardi, Gondola sulla laguna (1765 circa; olio su tela, 31 x 42 cm; Milano, Museo Poldi Pezzoli)
Francesco Guardi, Gondola sulla laguna (1765 circa; olio su tela, 31 x 42 cm; Milano, Museo Poldi Pezzoli)


Francesco Guardi, Capriccio con arco di trionfo e figure umane (1770-1775 circa; olio su tela, 39 x 26 cm; Bergamo, Accademia Carrara)
Francesco Guardi, Capriccio con arco di trionfo e figure umane (1770-1775 circa; olio su tela, 39 x 26 cm; Bergamo, Accademia Carrara)

Dove vedere le opere di Francesco Guardi

Sono centinaia le opere di Francesco Guardi, o comunque riferibili all’artista. A Venezia si possono ammirare sia opere giovanili (per esempio le Storie di Tobiolo, a lui attribuite, nella chiesa dell’Arcangelo Raffaele), sia grandi vedute mature, per esempio alle Gallerie dell’Accademia di Venezia o alla Galleria Franchetti. Anche a Milano si conservano suoi dipinti importanti, come le vedute della Pinacoteca di Brera o la Gondola sulla laguna del Poldi Pezzoli. La Galleria Estense di Modena conserva un’importante opera tarda, Il bacino di San Marco verso l’isola di San Giorgio, del 1785 circa, mentre, al contrario, per vedere le sue opere giovanili occorre recarsi a Vigo di Ton dove ancora si trova la lunetta con l’Apparizione dell’angelo a san Francesco d’Assisi, nella parrocchiale di Santa Maria Assunta.

Fuori dai confini nazionali, è possibile vedere opere di Francesco Guardi in diversi musei: al Louvre, alla National Gallery di Londra, al Museu Calouste Gulbenkian di Lisbona, alla Wallace Collection di Londra, all’Hermitage di San Pietroburgo, alla Akademie der bildenden Künste di Vienna, agli Staatliche Museen di Berlino, alla National Gallery di Washington, alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.


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