I lavoratori e le lavoratrici dei beni culturali di Firenze tornano a farsi sentire. Dopo la mobilitazione dello scorso 19 luglio, che aveva attirato l’attenzione dei media nazionali e spinto il deputato Arturo Scotto (Pd) a presentare un’interrogazione parlamentare, la situazione non è cambiata. A distanza di settimane, le condizioni di lavoro restano immutate. Per questo l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori dei beni culturali di Firenze, impiegati tramite subappalto con l’azienda Dussmann, ha annunciato un nuovo presidio.
L’appuntamento è fissato per domenica 7 settembre alle ore 9:30, al piazzale degli Uffizi. Una data non casuale: quella del giorno di ingresso gratuito nei musei statali, quando il lavoro dietro le quinte aumenta e diventa ancora più fondamentale per garantire il funzionamento dei siti culturali. Un’occasione scelta strategicamente dai lavoratori per riaffermare pubblicamente la propria richiesta di diritti e tutele, troppo spesso disattesi.
I nodi sul tavolo sono molteplici. In primo luogo, viene richiesta l’applicazione delle maggiorazioni per il lavoro domenicale, così come previsto dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 31712/2014. Un principio giuridico che dunque, stando ai lavoratori, verrebbe diasatteso. A questa richiesta si affiancano le denunce relative al mancato raggiungimento delle ore settimanali previste dal contratto e al problema del mancato pagamento degli straordinari. I lavoratori chiedono poi l’applicazione del contratto collettivo nazionale Federculture, ritenuto maggiormente adeguato rispetto a quello attualmente applicato in subappalto. Il contratto Federculture garantirebbe, secondo l’Assemblea, condizioni economiche più dignitose, maggiori diritti e una tutela più efficace, in linea con quanto già avviene in molti musei civici italiani, compresi alcuni a Firenze.
Dopo la manifestazione di luglio, che aveva visto una significativa partecipazione e il sostegno concreto di numerosi colleghi, in particolare quelli della Galleria dell’Accademia, le speranze di un confronto sembravano essersi riaccese. L’interrogazione parlamentare presentata da Arturo Scotto aveva portato la vicenda all’attenzione delle istituzioni nazionali. Tuttavia, secondo i lavoratori, né Dussmann né altri attori coinvolti hanno fornito risposte concrete.
La denuncia si estende ora anche alla Consip, la concessionaria per il Ministero nella gestione degli appalti pubblici, chiamata ora a vigilare sulla regolarità dei rapporti tra l’azienda appaltatrice e i lavoratori. Secondo quanto dichiarato dai lavoratori, Consip avrebbe sollecitato Dussmann in merito alle irregolarità segnalate, ma da parte dell’azienda, almeno finora, sarebbe arrivato solo silenzio. Un silenzio che, secondo i promotori della mobilitazione, non potrà essere mantenuto ancora a lungo.
In un passaggio particolarmente significativo del comunicato, l’Assemblea lancia un appello diretto alla Dussmann: non solo a rispondere alle domande aperte, ma a partecipare pubblicamente al presidio del 7 settembre, per chiarire la propria posizione davanti a lavoratori, cittadini e media. Un invito al dialogo che, tuttavia, sembra poggiare su una profonda sfiducia, alimentata da mesi – o forse anni – di mancate risposte.
Il movimento dei lavoratori dei beni culturali fiorentini nasce in un contesto più ampio, quello della frammentazione del lavoro culturale in Italia. Un comparto strategico per l’identità del paese, spesso affidato a cooperative, subappalti e contratti atipici, dove il riconoscimento professionale e le tutele risultano spesso deboli o assenti. Firenze, con la sua concentrazione unica di patrimoni museali e monumentali, diventa in questo scenario un simbolo, ma anche un terreno di confronto cruciale. Le vicende che si consumano davanti agli Uffizi o all’Accademia parlano di dinamiche comuni in molte altre città italiane. Il presidio del 7 settembre si presenta quindi non solo come una manifestazione locale, ma come un segnale politico e sociale più ampio. I lavoratori chiedono che i loro diritti non siano più considerati accessori rispetto alla valorizzazione culturale. Chiedono che il lavoro nei musei, nelle gallerie, nei siti storici, non sia più precario, invisibile, o peggio ancora svilito da pratiche contrattuali opache.
In attesa di una presa di posizione da parte di Dussmann, delle istituzioni e di Consip, l’attenzione torna dunque ai lavoratori e alle lavoratrici che, ancora una volta, portano in piazza la propria voce. Una voce che chiede ascolto, dignità e giustizia in un settore che non può permettersi di ignorare chi lo rende vivo ogni giorno.
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