In Francia prosegue il dibattito attorno al prestito dell’arazzo di Bayeux, che è stato promesso per il 2026 al British Museum di Londra, ma contro il cui viaggio è stata lanciata una petizione che ha raccolto oltre 60mila firme dal giornalista Didier Rykner, direttore della testata specializzata La Tribune de l’Art: i contrari al prestito sostengono che l’arazzo, preziosa opera dell’XI secolo in lino lunga 70 metri, sia troppo fragile per viaggiare. I firmatari della petizione (tra cui figura anche il direttore di Finestre sull’Arte, Federico Giannini) chiedono al presidente della Repubblica Emmanuel Macron, che ha firmato l’accordo col governo britannico per il prestito, di abbandonare il progetto. A seguito della petizione, sul caso è intervenuto direttamente l’Eliseo: venerdì scorso, Philippe Bélaval, rappresentante del presidente della Repubblica, ha detto all’agenzia France Press (AFP) che l’arazzo è trasportabile e che l’ipotesi principale per il suo spostamento in Inghilterra rimane il trasporto su camion, anche se al momento non sono ancora state stabilite le modalità.
Bélaval sostiene che l’Eliseo ha “tutta una serie di studi e opinioni che non si concentrano sulla questione se sia trasportabile o meno, ma che cercano di determinare come gestirlo”. Il rappresentante del presidente della Repubblica ha detto che esisterebbe “uno studio estremamente preciso, firmato da più persone”, che risale all’inizio del 2025 e che precisa “le raccomandazioni da adottare in termini di movimentazione e trasporto”. Lo studio, asserisce Bélaval, “non afferma assolutamente che questo arazzo sia intrasportabile”. Tuttavia, il funzionario non ha specificato quale sarebbe lo studio, quali sono gli autori, quali le conclusioni.
A seguito delle parole di Bélaval è nuovamente intervenuto Rykner, secondo il quale il rappresentante dell’Eliseo “sta giocando con le parole”, dal momento che “qualsiasi opera d’arte può essere trasportata dal punto A al punto B. Ma la vera domanda è: in quali condizioni arriverà al punto B?”. Ancora, Rykner afferma che, dalle parole di Bélaval, si comprende che “non esiste uno studio che ci permetta di sapere se sia trasportabile o meno, ma uno studio che fornisca le raccomandazioni da seguire per la movimentazione e il trasporto non direbbe che non è trasportabile. Poiché questo non era il suo obiettivo, ma il trasporto era già stato deciso, non capiamo come il fatto che non lo dica possa provare qualcosa”. Tuttavia, resta il fatto che lo studio sia stato “descritto con la massima vaghezza”, dal momento che, a quasi una settimana di distanza dalle dichiarazioni di Bélaval, non sono ancora noti gli autori di questo studio. Per Rykner, la conclusione rimane sempre la stessa: “Macron pensa di poter disporre del patrimonio nazionale a suo piacimento”.
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