Roma, per la prima volta in Italia la Giovane Donna di Picasso dall'Ermitage


La Fondazione Fendi porta a Roma, per la prima volta in Italia, un importante dipinto di Pablo Picasso, la “Giovane donna”, oggi all’Ermitage e un tempo parte della raccolta del celebre collezionista Sergej Ščukin.

La Fondazione Alda Fendi – Esperimenti porta per la prima volta in Italia un dipinto di Pablo Picasso: si tratta della Giovane donna, opera del 1909 in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo, che a partire dal 15 febbraio 2022 verrà presentata negli spazi espositivi di Rhinoceros gallery all’interno di Palazzo Rhinoceros, l’edificio in via del Velabro 9 rinnovato su progetto di Jean Nouvel e diventato sede delle esposizioni della fondazione. All’interno della mostra, il dipinto di Picasso viene inserito all’interno di un’esperienza immersiva e multimediale, con uno percorso che mescola musica, danza (dal Ballet Nacional de España al balletto Parade di Erik Satie) e memorie fotografiche della vita del pittore, con in più anche un focus sul rapporto tra l’artista spagnolo e l’attore italiano Raf Vallone.

Giovane donna, olio su tela del 1909, è un esempio peculiare della ricerca del pittore nella fase del Cubismo analitico. A posare per Picasso è la modella Fernanda Olivier, che per quasi otto anni fu anche sua amante. Il dipinto si rifà apertamente alla tradizione del ritratto da salotto, da cui tuttavia l’artista si discosta arrivando a dipingere la donna come l’idolo di un culto sconosciuto e misterioso. Al di fuori della rappresentazione canonica di una bellezza ideale, la donna nuda è seduta in una poltrona di forma complessa e si staglia su uno sfondo neutro, scuro e astratto. I suoi occhi sono chiusi, sembra dormiente oppure sognante e la sua testa è leggermente inclinata. Manca una fonte di luce e le parti in cui si scompone il suo corpo sembrano illuminarsi di una luce interna. La corporalità descritta da Picasso è atipica e scultorea. L’estrema semplificazione della forma che si squaderna in molteplici sfaccettature è la componente essenziale di una pittura che si libera di tutti i dettagli secondari, celebrando il trionfo del disegno con linee ora dritte ora arrotondate.

“L’artista rifiuta la rigidezza e la palpabilità materiale”, scrive nel testo critico che accompagna la mostra Olga Leontjeva, curatrice della pittura francese della seconda metà del XIX e del XX secolo del Museo Statale Ermitage. “Il suo personaggio diventa quasi effimero, si dissolve nel gioco delle sfaccettature, delle macchie chiare, si fonde con lo sfondo”. Il dipinto apparteneva a Sergej Ščukin, celebre collezionista e mercante moscovita di opere del Modernismo francese, e fu da lui acquistato direttamente dall’artista. Il titolo Giovane donna, come quello di altri dipinti di Picasso appartenuti sempre a Ščukin, fu dato dallo stesso collezionista ed è conforme al gusto del suo tempo e alla prudenza con cui, nell’ambiente dei mercanti di Mosca dell’inizio del XX secolo, veniva trattata la nudità. Sergej Ščukin conobbe l’arte di Picasso a Parigi, dove il pittore si era trasferito a vivere nel 1904, frequentando l’appartamento di Leo e Gertrude Stein in Rue Fleurus che custodiva la più rappresentativa raccolta delle opere prodotte dall’artista fino ad allora. Fu Henri Matisse, nel 1908, ad accompagnare per la prima volta Ščukin nell’atelier di Picasso, dove potè ammirare Les demoiselles d’Avignon. Ci volle un anno per superare l’iniziale titubanza, ma quando il collezionista acquistò la sua prima opera cubista fu presto affascinato da questa nuova pittura, a lui prima incomprensibile, al punto da volere tutta la serie di tele di Picasso del 1908.

In mostra presso Rhinoceros è presente anche una rara fotografia della sala del palazzo di Ščukin dedicata a Pablo Picasso nel 1914, nella quale si vede anche l’opera Giovane donna: in un ambiente di appena venticinque metri quadrati con le pareti bianche e un soffitto a cupola, si affollavano cinquantuno lavori disposti su più file appartenenti al periodo blu, rosa e cubista del pittore. A partire dal 1909 Sergej Ščukin iniziò inoltre ad aprire la sua residenza ogni domenica all’intellighenzia artistica russa, tra cui giovani pittori che altrimenti non avrebbero mai potuto vedere le tele epocali della sua collezione. Questa visione fu fondamentale per la nascita dell’avanguardia russa. Requisite dallo Stato a seguito della Rivoluzione del 1917, tutte le opere della straordinaria collezione Ščukin furono nazionalizzate e tenute per oltre trenta anni nei depositi, bollate come “decadenti”. Nel 1948 una parte delle di esse venne destinata all’Ermitage e solo negli anni Cinquanta iniziò finalmente a essere esposta. La collezione di Picasso del Museo Statale Ermitage a San Pietroburgo con i suoi trentotto dipinti (e tra questi parte delle opere collezionate da Ščukin) è giustamente considerata una delle più importanti al mondo per la rara completezza e per la sua qualità estrema.

La rassegna di Palazzo Rhinoceros è stata concepita da Raffaele Curi, cui si deve il progetto dell’allestimento, come un teatro centrato sul dipinto di Pablo Picasso. “Pi-cas-so il destino di un uomo in un cognome!”, racconta Curi. “Ero un bambino di sette anni quando il mio maestro pronunciò per la prima volta il suono da concerto di Pi-cas-so, un artista legato fortemente alla musica. E le sue rivoluzioni pittoriche dal figurativismo al cubismo analitico seguono il classico quasi jazz di Satie, le pavane di Ravel, l’acciaio dorato di Stravinskij. Per me è musica da sempre: PI-CAS-SO”. È musicale la chiave di lettura proposta da Raffaele Curi lungo il percorso espositivo della mostra, e intende esaltare l’intima armonia dell’arte di Picasso. Il motivo conduttore dell’intervento installativo di Curi è la danza. Si parte da un’avvolgente videoproiezione delle prove dello spettacolo La Templanza del Ballet Nacional de España, in cui il pubblico si trova direttamente immerso nella coreografia di Miguel Angel Berna, tra ritmi di nacchere e vivaci indicazioni impartite ai danzatori, e si arriva alle immagini di Parade, il celebre balletto in un atto del 1917 della compagnia dei Balletti russi di Sergej Djagilev, con musica di Erik Satie, soggetto di Jean Cocteau, coreografia di Léonide Massine, programma di Guillaume Apollinaire e con la direzione artistica di Pablo Picasso, che disegnò il sipario, le scene e i costumi.

Tutti gli ambienti della Rhinoceros gallery sono contaminati da suggestioni picassiane che alterano la percezione dei volumi. Lasciandosi alle spalle le vestigia della Roma antica che circondano il palazzo, i visitatori si ritrovano così catapultati nella Parigi di inizio Novecento, davanti allo storico Café de Flore di boulevard Saint-Germain, luogo di ritrovo di artisti, scrittori, filosofi, intellettuali. Il café viene evocato in mostra con una finestra video, come un sogno in cui riecheggiano le voci di Edith Piaf e Charles Trenet. Un focus nella mostra, come anticipato, racconta il rapporto tra Picasso e l’attore Raf Vallone, uno dei pochi personaggi italiani di cui l’artista fu amico, attraverso le fotografie provenienti dall’archivio del figlio Saverio Vallone. Personaggio di rilievo internazionale, non solo attore ma anche partigiano, calciatore e giornalista, Raf Vallone fu un vero intellettuale dal profilo originalissimo. Una foto lo ritrae a casa di Picasso a Parigi. In un’altra del 1958, scattata nel suo camerino, Vallone è in compagnia del pittore, di Jean-Paul Sartre e di Jacques Prévert, dopo il suo debutto parigino nell’opera teatrale Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller con la regia di Peter Brook, che annoverò un successo di pubblico di ben seicento repliche. Accanto alle fotografie di Vallone, una selezione di immagini della vita privata di Pablo Picasso: scatti che lo vedono al fianco di tante personalità dell’epoca, appartenenti al mondo dell’arte, del cinema, della letteratura, della politica e che raccontano la costellazione delle sue amicizie, i suoi amori, la mondanità e l’intimità.

La mostra vuole anche insistere sul valore del mecenatismo, e in particolare di quello di Alda Fendi, che vuole rispecchiarsi in Gertrude Stein: il ritratto della sostenitrice di Picasso, realizzato dal pittore tra il 1905 e il 1906, è evocato nell’esposizione sul grande videowall che accoglie i visitatori. Con il fratello Leo, la poetessa e scrittrice Gertrude Stein fu protettrice di artisti e nel loro studio a Montparnasse, che divenne cenacolo culturale tra i più vivaci del suo tempo, e qui trovò posto una delle prime mirabili collezioni di arte cubista della storia: non solo Picasso, ma anche Matisse e André Derain. “Gertrude Stein con il suo gesto accogliente sceglie il talento di Picasso, ne è musa e talvolta consigliera, e tra le numerosissime donne amate dal pittore, forse la preferita”, dichiara Alda Fendi. “Forza del Mecenatismo e impietosa legge del talento, così scintillante di perdoni e follie. Picasso, il diamante della Stein, regala, attraverso di lei, l’irradiazione che solo il genio sa donare, negando sé stesso al mondo”.

Alessia Caruso Fendi, direttrice della galleria, sottolinea l’importanza del terzo appuntamento con l’Ermitage. “La rhinoceros gallery è un unicum: spazio che presenta opere di artisti, evocazioni culturali, snodi concettuali resi attraverso trasformazioni digitali, ispirazioni musicali. È un contenitore di afflati artistici dalle molteplici facce”.

Nell’immagine, la Giovane donna di Picasso. Foto di Pavel Demidov

Roma, per la prima volta in Italia la Giovane Donna di Picasso dall'Ermitage
Roma, per la prima volta in Italia la Giovane Donna di Picasso dall'Ermitage


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