Al via le celebrazioni per 450° anniversario della scomparsa di Tiziano a Pieve di Cadore, sua città natale


Al via a Pieve di Cadore, città natale di Tiziano Vecellio, le celebrazioni per il 450° anniversario della morte dell’artista. L’iniziatica si concentrerà sul dialogo tra figura umana e paesaggio, uno degli elementi distintivi della poetica tizianesca.

A partire dalla fine di gennaio, Pieve di Cadore, città natale di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 1576), dà avvio alle celebrazioni per il 450° anniversario della morte dell’artista. L’occasione è segnata da una vasta e rinnovata riflessione sul ruolo del paesaggio nella sua pittura, dal confronto inedito tra due capolavori della produzione degli anni Venti del Cinquecento e dall’arrivo in Cadore, per la prima volta, dell’unica opera firmata con il toponimo dell’artista, “Titianus Cadorinus”. I festeggiamenti offrono inoltre l’opportunità di ammirare la prima moderna veduta pittorica dell’area marciana di Venezia.

La Magnifica Comunità di Cadore e la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, con la collaborazione del Comune di Pieve di Cadore e l’organizzazione di Villaggio Globale International, hanno promosso un articolato programma di studi ed eventi per questo importante anniversario, che coincide con i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina. Il progetto, intitolato Tiziano e il paesaggio, prevede due mostre strettamente connesse (una a gennaio e una a luglio) ideate da Bernard Aikema e curate da Thomas Dalla Costa, oltre a un convegno internazionale previsto per l’inizio del 2027. L’obiettivo è indagare nuovi aspetti di un tema noto ma ancora ricco di spunti, favorendo confronti interdisciplinari e nuove prospettive di ricerca.

Il dialogo tra figura umana e paesaggio rappresenta uno degli elementi distintivi della poetica tizianesca. Pur non avendo realizzato paesaggi autonomi, Tiziano elabora una concezione innovativa della natura come parte integrante della narrazione pittorica. Nei suoi dipinti, il paesaggio non svolge una semplice funzione ornamentale, ma diventa veicolo di significati, emozioni e tensioni simboliche, oggi oggetto di rinnovate analisi critiche.

Le celebrazioni, riunite sotto il logo Titianus Cadorinus 1576–2026, comprendono anche la riapertura della Casa Natale di Tiziano dopo un lungo restauro, la pubblicazione dei cataloghi delle mostre a cura della Fondazione Centro Studi e grazie al contributo di Save Venice, e una significativa collaborazione culturale con Ancona e la Diocesi di Treviso, fondata su importanti scambi di opere.

Tiziano, Autoritratto da Madonna col Bambino tra i santi Tiziano e Andrea (1560–ante 1568; olio su tela, 138,5 x 104 cm; Pieve di Cadore, Chiesa Arcidiaconale di Santa Maria Nascente)
Tiziano, Autoritratto da Madonna col Bambino tra i santi Tiziano e Andrea (1560–ante 1568; olio su tela, 138,5 x 104 cm; Pieve di Cadore, Chiesa Arcidiaconale di Santa Maria Nascente)

La prima esposizione, Tiziano e il Paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone, ospitata al Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore dal 23 gennaio al 29 marzo 2026, con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e della Provincia di Belluno, il fondamentale sostegno della Fondazione Cariverona, il contributo della Regione del Veneto e del Consorzio dei Comuni Bim Piave di Belluno, partner la Rete Museale Cadore Dolomiti e il mensile Il Cadore, la mediapartnership del Gruppo NEM e del Corriere delle Alpi, mette per la prima volta a confronto due opere monumentali centrali nella produzione tizianesca. Il dialogo tra i due lavori evidenzia il ruolo “rivoluzionario” attribuito dal maestro al paesaggio e alla natura viva. Da un lato è presentata la celebre Pala Gozzi (1520), imponente pala d’altare eseguita nel 1520 per la chiesa di San Francesco ad Alto ad Ancona, mai esposta prima nei luoghi natali dell’artista. In quest’opera Tiziano si firma eccezionalmente “Titianus Cadorinus”, riaffermando il legame con la sua terra. Dall’altro lato è esposta la monumentale xilografia della Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso, incisa da un anonimo intagliatore su disegno di Tiziano e conservata nei Musei Civici di Bassano del Grappa, considerata una delle più spettacolari xilografie di sempre.

Sebbene diverse per tecnica e destinazione, le due opere condividono importanti affinità: la presenza di una città che emerge dall’acqua, la struttura compositiva triangolare, il valore simbolico affidato al paesaggio e i sottesi riferimenti politici.

Tiziano, Madonna con il Bambino e angeli, san Francesco, san Biagio e il donatore Alvise Gozzi (Pala Gozzi) (1520; olio su tavola, 324 x 207 cm; Ancona, Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”)
Tiziano, Madonna con il Bambino e angeli, san Francesco, san Biagio e il donatore Alvise Gozzi (Pala Gozzi) (1520; olio su tavola, 324 x 207 cm; Ancona, Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”)
Dettaglio nel cartiglio della Pala Gozzi firmata Titianus Cadorinus
Dettaglio nel cartiglio della Pala Gozzi firmata Titianus Cadorinus

Sottoposta recentemente anche ad indagini diagnostiche pubblicate e presentate per la prima volta in questa occasione, nella Pala Gozzi, commissionata dal mercante di Ragusa Alvise Gozzi, il paesaggio assume una forma duplice: da un lato la vegetazione dell’entroterra veneto, dall’altro la veduta marina con il profilo di una città che affiora dall’acqua, chiaro richiamo a Venezia e prima rappresentazione moderna della laguna veneziana nella pittura. L’integrazione tra scena sacra e ambiente naturale è dinamica ed emotivamente coinvolgente. Luce, colore e prospettiva atmosferica creano profondità spaziale e tridimensionalità, esercitando un’influenza decisiva sulla pittura europea dei secoli successivi. L’opera possiede anche una forte valenza politica: esalta Venezia, celebrando nel 1520 la ripresa del suo dominio sull’Adriatico, con il venir meno delle misure restrittive imposte dieci anni prima da papa Giulio II, e dunque il ritorno dei dazi nei confronti di Ancona in cambio della sua sicurezza.

Il “triangolo figurale” Ancona/Venezia/Ragusa, come lo definisce nel suo saggio in catalogo Augusto Gentili, rappresentato dalle figure di san Francesco, santo della chiesa anconetana cui era destinata l’opera, della Madonna simbolo della Serenissima (posta al vertice del triangolo in corrispondenza della “veduta” del bacino di San Marco) e da san Biagio patrono di Ragusa, testimonierebbe questo evento e la posizione sussidiaria delle due città adriatiche nei confronti di Venezia. D’ altra parte, come suggeriscono con un’innovativa interpretazione i curatori della mostra Aikema e Dalla Costa, la luce e le cromie giallo-arancioni che inondano la veduta di Venezia, così centrale nella composizione, non starebbero ad indicare un tramonto come finora suggerito dalla critica forse sulla base di un topos ottocentesco, ma il crepuscolo mattutino: l’alba come segno di rinascita (rappresentata anche dal ramo di fico che simboleggia la nuova vita), di apertura a un nuovo giorno, di riscatto dalle dure conseguenze dalla disfatta di Cambrai.

Alla minaccia che incombeva su Venezia all’inizio del Cinquecento rimanda invece la xilografia della Sommersione del Faraone. Qui il vasto paesaggio marino occupa gran parte della scena e diventa protagonista, con un’atmosfera cupa e tempestosa che preannuncia tempi difficili per la città raffigurata, in contrapposizione all’immagine luminosa della Pala Gozzi. Anche in questo caso il paesaggio è carico di valore simbolico e politico: non una semplice ambientazione, ma un paesaggio dalla forte valenza emotiva e dal significato politico, con la veduta cittadina interpretata dalla critica ora come un ideale richiamo a Gerusalemme in quanto “nuova Venezia”, quindi sotto la diretta protezione divina, ora come immagine dell’Egitto quale “città del diavolo” visti i tratti “nordici” con cui è raffigurata e il suo posizionamento sul lato a sinistra della xilografia (lato simbolicamente negativo) in contrapposizione a Mosè e al suo popolo.

Anonimo incisore (da Tiziano) per Domenico dalle Greche, Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso (1515; xilografia; Bassano del Grappa, Museo Civico)
Anonimo incisore (da Tiziano) per Domenico dalle Greche, Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso (1515; xilografia; Bassano del Grappa, Museo Civico)

La mostra si inserisce in un più ampio progetto di collaborazione istituzionale. In concomitanza con il prestito della Pala Gozzi a Pieve di Cadore, la Pinacoteca Civica di Ancona ospiterà l’Annunciazione Malchiostro di Tiziano, proveniente dalla Cattedrale di Treviso.

Il progetto Tiziano e il paesaggio proseguirà con una seconda esposizione estiva (luglio–settembre 2026), che analizzerà non solo l’opera del maestro, ma anche la sua influenza sugli artisti successivi, determinante per l’affermazione del paesaggio come genere autonomo nel Seicento e oltre. Il percorso si concluderà con un convegno internazionale nel 2027, dedicato anche all’evoluzione della percezione del paesaggio dal XVI secolo a oggi e ai temi della tutela contemporanea.




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