Sorpresa: le gallerie di Miart promuovono la vicinanza alla Design Week. La fiera? OK. I commenti


Impressioni a freddo dopo Miart 2023: abbiamo sondato il parere di oltre 20 gallerie tra quelle che hanno partecipato. Due i temi: i commenti generalmente positivi, e il fatto che la maggioranza delle gallerie promuova la vicinanza di Miart alla Design Week e al Salone del Mobile.

Si è conclusa domenica la ventisettesima edizione di Miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, che quest’anno si è tenuta dal 14 al 16 aprile, come di consueto a Fiera Milano. Il tema dell’edizione 2023 era Crescendo, termine che nel linguaggio musicale indica l’aumento graduale d’intensità del suono: è stato scelto per sottolineare la progressiva crescita di partecipazione e di pubblico e il desiderio di continuare su questa traiettoria oltre il 2023 (già comunicate le date della prossima edizione: l’appuntamento è dal 12 al 14 aprile 2024). La fiera ha registrato conferme, tra vendite, incremento delle presenze di collezionisti nazionali e internazionali oltre a quelle di giornalisti e operatori di settore, e grande affluenza di pubblico e di appassionati, e poi ancora direttori di musei italiani e stranieri, di fondazioni, curatori, consulenti d’arte. Insomma, Miart attira come ogni anno tutto il pubblico dell’arte contemporanea.

Il fine ultimo di una fiera è comunque sempre quello di vendere. Com’è andata allora, al di là dei comunicati e delle note a caldo? I commenti dei galleristi che abbiamo raggiunto per fare un sondaggio post-fiera (più di venti, tra gallerie italiane e internazionali) confermano effettivamente le sensazioni positive, valide per quasi tutte le gallerie che abbiamo sentito.

Miart 2023
Miart 2023
Miart 2023
Miart 2023

Com’è andata: commenti per lo più positivi

Tra i più soddisfatti c’è Mazzoleni (Torino), secondo cui “Miart si conferma come appuntamento imperdibile per i collezionisti e gli appassionati d’arte, in Italia e non solo perché la fiera si è notevolmente espansa con un ventaglio di gallerie e proposte internazionali. Questa nuova edizione della fiera è iniziata subito con grande effervescenza: un pubblico presente, interessato e pronto a scoprire nuove ricerche e pratiche artistiche”. Per Cardelli & Fontana (Sarzana), quella del 2023 è stata “una buona edizione: dopo alcuni anni siamo tornati ad abbinare una proposta di moderno con una di contemporaneo, registrando la consueta attenzione per le nostre proposte di astrattismo geometrico, anche se leggermente minori della scorsa edizione, e grande successo per il contemporaneo”. Anche ABC Arte (Genova) commenta per Finestre sull’Arte la proposta di Miart 2023: “Crediamo che questa edizione della Fiera abbia tenuto un buon livello, selezionando ottime gallerie. Crediamo, inoltre, che il pubblico sia stato numeroso e piuttosto interessato. Siamo felici e speriamo di poter continuare a realizzare progetti espositivi legati alla città di Milano che da poco ospita la nostra seconda sede in Piazza Sant’Eustorgio”. Ottimi i riscontri anche per Galleria Umberto Benappi (Torino): “La fiera è stata sicuramente interessante dal punto di vista di visite, contatti e appuntamenti presi. Abbiamo avuto modo di conoscere nuovi collezionisti, artisti e colleghi”. Una galleria italiana che ci chiede di rimanere anonima conferma che “è stata un’edizione speciale, abbiamo ottenuto il successo mediatico ed economico sperato. Visitatori e collezionisti perlopiù eruditi”. La pensa invece in maniera diametralmente opposta un’altra galleria italiana che vuole commentare rimanendo nell’anonimato: “La fiera in sé non ha un carattere spiccato ed originale, scimmiotta un po’ Art Basel, senza esserlo soprattutto rispetto alla qualità dei pezzi di alcune tra le grosse gallerie, internazionali”. Soddisfatta a metà A Arte Invernizzi (Milano): “Abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico anche se sono mancati i collezionisti stranieri che di solito incontriamo in fiera”.

“A fiera conclusa”, ci dice invece Sirio Ortolani di Osart Gallery (Milano), “possiamo affermare che il bilancio per la nostra galleria è stato positivo. Abbiamo avuto un ottimo riscontro, sia dal punto di vista culturale che commerciale, da parte di un pubblico competente”. Le fa eco Umberto Di Marino (Napoli): “Possiamo sicuramente ritenerci soddisfatti di come sia andata la fiera. Molto interesse e ottimi feedback per la nostra proposta progettuale”. Ottimi risultati anche per Federica Schiavo (Roma): “la fiera per noi è andata molto bene sia in termini di vendite che di interesse generale. Abbiamo presentato le opere inedite di un artista importante, Patrick Tuttofuoco, insieme a quelle di un’artista giovanissima ed emergente come Stefania Carlotti. Il range quindi era dai 2.800 e i 18.000 e per entrambi abbiamo raccolto un ottimo feedback”. Per Thomas Brambilla (Bergamo), la fiera “è iniziata un po’ lentamente il giovedì dell’opening ma poi è stata un crescendo nei giorni seguenti, con vendite anche la domenica nel tardo pomeriggio”. Secondo Peola Simondi (Torino), “La fiera è stata un momento molto positivo, abbiamo incontrato un pubblico nuovo e internazionale”. Commenti positivi anche da Alessia Calarota di Maggiore G.A.M. (Bologna): “Noi siamo molto felici di questa edizione di MiArt e del lavoro di Nicola Ricciardi che ha animato con grande intelligenza e capacità non solo il programma culturale attorno alla fiera ma ha permesso anche la partecipazione di alcuni collezionisti stranieri, anche americani, che non ci aspettavamo di incontrare. Forse siamo stati premiati anche dalla scelta di proporre per il nostro stand, una selezione molto classica di autori (da Morandi a Carrà, da De Chirico a Severini) accanto a nomi più contemporanei (Calzolari e Biasi, ma anche Claudine Drai, Wim Wenders e Sissi) studiando un allestimento super contemporaneo molto arioso, molto minimale, senza pareti divisorie, senza moquette, quasi come fossimo un ‘white cube’. Il nostro obiettivo è infatti quello di rendere più di appeal lo storico, anche a un pubblico che di solito si dirige su altre tipologie di mercato o semplicemente su altri periodi storici”.

Anche tra le gallerie internazionali che abbiamo sentito i commenti sono positivi. La fiera, ci fanno sapere da Cadogan (Londra), “è stata davvero suggestiva. Ci è sembrata spaziosa e ben pensata. Il calibro delle gallerie internazionali all’edizione di quest’anno è stato particolarmente impressionante. La risposta al nostro stand è stata molto positiva. Abbiamo avuto molti feedback positivi. La stragrande maggioranza dei collezionisti nel giorno dell’inaugurazione sembrava essere italiana, ma c’era anche una buona quantità di altri collezionisti europei e alcuni asiatici. In generale abbiamo avuto un’ottima impressione della fiera”. Buone anche le sensazioni di Kendall Koppe (Glasgow): “Eravamo entusiasti di fare Miart per entrare in contatto con i collezionisti locali contestualizzando al contempo il lavoro di Miguel Cárdenas nel ricco patrimonio o nell’arte, nel design e nell’architettura della città. Con questo in mente Miart ha soddisfatto le nostre aspettative e ci ha fatto raggiungere questi obiettivi in modo eccellente”. Commenti positivi anche da altre due gallerie internazionali che hanno preferito l’anonimato: “Siamo molto soddisfatti”, ci dice la prima, “e abbiamo incontrato molti collezionisti italiani che non vedevamo da tempo”, mentre per la seconda “Miart è andata bene e siamo stati molto contenti di aver partecipato alla fiera”.

Umberto Di Marino. Foto: Sebastiano Luciano
Umberto Di Marino. Foto: Sebastiano Luciano
Peola Simondi
Peola Simondi
Mazzoleni
Mazzoleni
Osart Gallery
Osart Gallery
Cardelli & Fontana
Cardelli & Fontana

La vicinanza al Salone del Mobile e alla Design Week? Promossa da quasi tutte le gallerie

Tra i temi più dibattuti durante e dopo la fiera, la vicinanza di Miart al Salone del Mobile e alla Design Week. Fa bene o fa male alle vendite? A giudicare dai commenti, sembra sia stata un’opportunità, più che uno svantaggio: organizzare Miart la settimana prima del Salone del Mobile ha comportato molto lavoro aggiuntivo per tanti, e secondo alcuni rischia di togliere attenzione all’arte, ma questo accavallamento potrebbe in realtà essere un ottimo espediente per richiamare una clientela interessata. Per Osart, “la vicinanza di Miart alla Design Week e al Salone del Mobile è stata molto utile in quanto ha fatto si che in città fosse presente un pubblico internazionale ed interessato all’arte, permettendo dunque alla fiera, soprattutto durante il weekend, di diversificare il suo bacino d’utenza”. Considerazioni simili per Francesca Minini: “La vicinanza con la Design Week è sicuramente interessante, l’affluenza soprattutto nel fine settimana era grande. Nonostante il pubblico della design week sia un po’ diverso da quello di miart abbiamo avuto visitatori legati al mondo del design. Avendo partecipato a vari allestimenti per il Salone e il Fuori salone è stato sicuramente impegnativo in termini di energie gestire entrambe le manifestazioni ma siamo contenti della risultato finale”. Vicinanza alla Design Week promossa anche da A Arte Invernizzi: “Credo che la vicinanza alla Design Week sia stata positiva in quanto ha coinvolto anche un pubblico non specifico dell’arte, ma che permette di avvicinarsi ad essa”. Secondo ABC Arte, “per quanto riguarda un pubblico generico - soprattutto estero -, crediamo che la vicinanza con la Design Week possa essere stata un punto a favore, in quanto abbiano avuto la possibilità di trattenersi / anticipare la permanenza milanese e cogliere l’occasione di presenziare a entrambe le Week. Questo però, a nostro avviso, non ha influenzato la partecipazione o la non-partecipazione dei Collezionisti assidui e dei compratori effettivi”. Positiva anche Alessia Calarota di Maggiore G.A.M.: “trovo una scelta intelligente la precedenza al Salone visto il grande richiamo di visitatori stranieri in città”. Per Ncontemporary (Milano), la vicinanza ha consentito di incontrare “molti collezionisti e appassionati provenienti da tutto il mondo”.

Umberto Benappi ritiene che “per quanto riguarda la vicinanza con le altre manifestazioni, potrebbe avere senso inserire a calendario i vari eventi nella stessa settimana, come succede in altre città, per permettere un maggior flusso di visitatori”. La vicinanza comporta luci e ombre per Federica Schiavo: “la Design Week quest’anno non era solo vicina ma si è praticamente accavallata al MiArt con un maggiore coinvolgimento di interventi di artisti nelle proposte design/architettura. È un’ottima strategia ma per ora purtroppo mette in luce la debolezza del sistema arte della città (istituzioni pubbliche e private) rispetto a quanto invece la città (anche la politica) investe e riesce a far sistema nel caso del Design. Purtroppo”. Giudizio sospeso per Cardelli & Fontana (“Non sappiamo quanto la vicinanza del Salone del Mobile possa influenzare l’andamento della fiera, così come le vacanze di Pasqua, il 25 aprile ecc... Quello che non si può non notare è una mancanza di sinergia tra città e fiera, da Milano ci si aspetterebbe molta più attenzione all’evento”), mentre per Thomas Brambilla che Miart sia vicino o meno al Salone del Mobile non ha importanza: “Non credo che la vicinanza della Design Week e del Salone del Mobile siano un problema o un vantaggio, in quanto secondo noi, il pubblico è molto diverso”.

Anche diverse gallerie internazionali che abbiamo sentito hanno salutato positivamente la vicinanza degli eventi. “Pensiamo che la prossimità al Salone non possa che essere una buona cosa. Porta tanto buon pubblico a Milano”, ci dice Cadogan. Un’altra galleria internazionale, che preferisce l’anonimato, ci dice che “la vicinanza con il salone è utile, perché diverse persone per la design week erano già in città dalla settimana prima, creando un buon movimento”. Altre due gallerie che hanno scelto di rimanere anonime hanno commentato: per la prima, “è una cosa buona la vicinanza di eventi importanti nello stesso periodo e nella stessa città”, mentre la seconda si è limitata a dire che il Salone del Mobile “non ha avuto forte impatto”. Kendall Koppe trova invece difficile rispondere perché “nessuna delle connessioni che abbiamo stabilito a Miart si devono alla vicinanza al Salone o alla Settimana del Design. Penso che dei collegamenti più forti potrebbero essere utili ma è comunque difficile giudicare”. Insomma, l’auspicio della galleria scozzese è un dialogo più serrato tra le due realtà.

Non mancano comunque le voci critiche, secondo cui la vicinanza alla settimana del Design potrebbe non essere così vantaggiosa. “La vicinanza con la Milano Design Week, e al Salone del Mobile”, commenta Umberto Di Marino, “ha sicuramente portato un alto quantitativo di visitatori già presenti in città. Questo tuttavia ha prodotto risultati non sempre utili e soddisfacenti per diversi motivi, fra cui sicuramente il sovraccarico di visitatori presenti in fiera, molti dei quali non realmente interessati al mondo dell’arte e delle gallerie, ma puramente attratti dall’evento e dal brand ‘città di Milano’. Inoltre, la quantità di persone già presenti sul territorio ha prodotto un’estrema difficoltà nel reperire alloggi dignitosi a cifre umane. Questo può produrre, e crediamo abbia prodotto, come risultato, una riluttanza da parte di chi invece avrebbe avuto davvero piacere a visitare MiArt ma non interessato alla Design Week e di conseguenza poco propenso a ‘sopportare’ il sovraccarico verificatosi”. Riserve simili anche da parte di Giampaolo Abbondio (Milano-Todi): “Dissi subito che portare il MiArt a date contigue al Salone era controproducente, toglie focus all’arte che non ha la potenza economica nella comunicazione dell’industria del design, oltre a caricare di costi extra chi viene da fuori, visto che l’ospitalità alberghiera triplica i prezzi per l’occasione”. Peola Simondi ritiene che “la vicinanza di questi eventi non sia così vantaggiosa per miart, sarebbe preferibile avere uno spazio temporale maggiore tra le tre manifestazioni”.

Bocciature secche giungono invece da due gallerie italiane che vogliono rimanere anonime: per la prima, “Pessima la vicinanza con un evento di fama mondiale che ha come palcoscenico l’intera città e che attrae addetti al lavoro da tutto il mondo, forse l’evento più partecipato e internazionale che abbiamo in Italia dopo la Biennale. Il calendario dovrebbe essere ripensato, anche se forse non è possibile dato l’immenso numero di fiere”. Per la seconda, la vicinanza è “svantaggiosa a causa dell’eccesso di eventi che diluisce al posto di valorizzare”. Infine, secondo un’altra galleria anonima, “la vicinanza di miart e MilanArt Week alla Design Week e al Salone del Mobile in ogni caso aumenta il flusso di persone e quindi dà maggior visibilità alla galleria, in città. Per quanto riguarda i collezionisti, invece, che sono spesso collegati anche al Salone e quindi concentrati sulla preparazione all’evento, non hanno possibilità di dedicare il loro tempo alla fiera miart. Forse sarebbe utile distanziare gli eventi”.

Thomas Brambilla
Thomas Brambilla
Maggiore G.A.M.
Maggiore G.A.M.
A Arte Invernizzi
A Arte Invernizzi
Cadogan
Cadogan
Kendall Koppe
Kendall Koppe

Che cosa hanno venduto le gallerie

L’edizione 2023 di Miart è stata buona anche per le vendite. “Siamo molto contenti”, ci dice Thomas Brambilla, “perché abbiamo venduto diversi artisti della nostra galleria; da John Giorno a Simon Linke, da Erik Saglia a Marco Cingolani fino a John Torreano e Maggi Hambling. Quindi siamo molto soddisfatti della fiera e di come stanno procedendo le fiere italiane”. Allo stand di Mazzoleni, “numerose le vendite, tra cui due opere storiche di Giuseppe Capogrossi e Carla Accardi e alcune opere dei contemporanei Andrea Francolino, Rebecca Moccia e Marinella Senatore. Quest’ultima presente con neon, dipinti, collages della sua produzione più recente e una scultura di luce che riprende in scala ridotta le forme di quella che da una settimana è esposta presso Galleria Cracco, all’interno della galleria Vittorio Emanuele II. Grande interesse, infine, per un legno combusto di Nunzio esposto accanto a un teatrino di Lucio Fontana”. Maggiore G.A.M. ci riferisce di aver venduto “una Natura Morta di Giorgio Morandi, De Chirico e Claudine Drai”. “Durante la prima giornata, dedicata ai collezionisti”, ci dice ABC Arte, “abbiamo venduto diverse opere: Tavola dei segni di Arnaldo Pomodoro, due opere di piccolo formato di Jerry Zeniuk e una terza di formato più importante, Casa dell’angelo di Nanni Valentini. Molte le trattative aperte durante le giornate successive, che hanno visto concretizzarsi altre vendite su Jerry Zeniuk e Nanni Valentini. Siamo in dialogo con un importante collezionista per l’opera Continuum X di Armando Pomodoro del 2010 (80x198x35cm) presente nel nostro stand . Possiamo ritenerci soddisfatti, in quanto tre collezionisti sono stati nuovi contatti provenienti dalla Fiera”. Così commenta Osart Gallery: “durante questa edizione di Miart abbiamo presentato un solo-show dedicato all’artista africano Dan Halter e abbiamo realizzato diverse vendite. Possiamo dunque ritenerci soddisfatti anche da un punto di vista economico”. Commento positivo da Umberto Di Marino: “Abbiamo venduto opere di Carlos Amorales, Eugenio Tibaldi, Peter Böhnisch, Sergio Vega, Francesco Jodice e Pedro Neves Marques, con range di prezzi che vanno dai 6.000 ai 20.000 euro. Possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti”. Francesca Minini ha venduto opere di giovani artisti ma anche opere dei grandi mastri: “Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti nonostante ci sia una differenza rispetto alla fiera nel periodo pre covid”. Risultati positivi anche per Cardelli & Fontana: “Abbiamo venduto opere di entrambi i nostri artisti contemporanei esposti, Beatrice Meoni e Fabrizio Prevedello. Di Prevedello segnaliamo le vendite a due collezionisti stranieri. Per il settore moderno bene Atanasio Soldati, Mauro Reggiani, Mario Radice e Carla Badiali”.

Ecco invece i risultati di Ncontemporary: “Abbiamo proposto opere di tre artisti emergenti: Ruth Beraha, Ruben Brulat e Alix Mari. Abbiamo venduto opere di tutti e tre gli artisti con una attenzione particolare verso le nuove opere presentate dall’artista italiana Ruth Beraha di cui abbiamo venduto due pezzi a collezionisti italiani”. Durante Miart, ci dice invece Umberto Benappi, “sono state vendute 2 opere, e abbiamo alcune trattative aperte. Tuttavia abbiamo notato un pubblico ‘riflessivo’ e poco propenso all’acquisto”. Da Peola Simondi si ritengono “abbastanza soddisfatti dei risultati economici della fiera. Sono state molto apprezzate le opere degli artisti rappresentati ed esposti nello stand. In particolare Chiara Baima Poma, Paolo Bini, Fatma Bucak, Emily Jacir e Victoria Stoian”. Anche due delle gallerie che hanno scelto l’anonimato riferiscono di buoni risultati: “Abbiamo venduto soprattutto delle sculture di medie dimensioni. È un buon risultato, visto la scelta della galleria di presentare esclusivamente gli artisti giovani internazionali”, dice la prima. La seconda commenta: “Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti in termini economici, abbiamo venduto dei disegni e delle sculture”.

Quasi tutte soddisfatte le gallerie straniere. Per Cadogan, “la fiera è stata un successo. Abbiamo venduto quattro dipinti grandi a collezionisti italiani, tedeschi e francesi, e un pezzo piccolo a un collezionista americano, online, con prezzi tra i 7.500 e i 25.000 euro”. Kendal Koppe ci dice di aver “venduto opere di Miguel Cárdenas a collezioni private italiane e svizzere”, con prezzi tra i 3.500 e i 10.000 euro. Due gallerie anonime, infine: una che commenta in modo positivo, una meno. La prima ci dice: “Siamo soddisfatti. Le opera vendute sono andate in collezioni importanti italiane”. Mentre per la seconda “in termini economici e per quanto riguarda le vendite, le cose potevano andare meglio. È la nostra prima partecipazione alla fiera ma vogliamo allargare la nostra presenza a Milano e in Italia”.

ABC Arte
ABC Arte
Ncontemporary
Ncontemporary
Francesca Minini
Francesca Minini
Giampaolo Abbondio
Giampaolo Abbondio
Umberto Benappi
Umberto Benappi

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