Teoria del complotto e caos burocratico: i motivi della lotta sui Giganti di Mont'e Prama


Polizia schierata davanti al museo per non farci entrare la soprintendenza, manifestazione per non far uscire statue a cui serve un restauro... cosa succede in Sardegna attorno ai Giganti di Mont'e Prama? Ecco come si è arrivati fino a questo punto.

A chi non segue l’attualità sarda è arrivata come un fulmine a ciel sereno l’agenzia del 10 febbraio: il Comune di Cabras chiude il museo cittadino e schiera la polizia davanti ai cancelli per impedire alla Soprintendenza locale, con sede a Cagliari, di compiere un sopralluogo. Sopralluogo finalizzato al trasferimento di quattro statue provenienti dal santuario di Mont’e Prama (due “giganti” e due modelli di nuraghe) nei laboratori cagliaritani per un restauro.

L’azione arriva in realtà al termine di una settimana a dir poco concitata, in cui il sindaco Andrea Abis aveva fin da subito posto il suo fermo “no” a un restauro che avvenisse fuori dal Comune di Cabras, nell’oristanese. Ma, per la legislazione italiana, un’amministrazione comunale non ha potere di decidere quando e dove attuare i restauri di routine, di competenza del Ministero dei Beni Culturali. Ed ecco quindi prima una rivolta della popolazione, descritta dai giornali locali come opposizione a un “atto di forza” o “scippo” da parte della Soprintendenza Regionale, poi una presa di posizione della Direzione Generale centrale, che andava a sottolineare come al termine dei restauri tutte le statue in questione sarebbero tornate a Cabras, fino alla chiusura unilaterale del museo, con schieramento di forze dell’ordine: uno scontro istituzionale in piena regola, tra poteri statali e comunali. Ma com’è possibile che tutto ciò sia accaduto per un restauro, come ne avvengono centinaia ogni giorno in tutta Italia, che prevedeva solo un trasferimento temporaneo in un laboratorio? Facciamo un passo indietro.

La polizia davanti al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras il 10 febbraio. Ph. Monte Prama Novas
La polizia davanti al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras il 10 febbraio. Ph. Monte Prama Novas


13 febbraio, manifestazione per far rimanere i Giganti a Cabras. Ph. Credit Mizio Cambas
13 febbraio, manifestazione per far rimanere i Giganti a Cabras. Ph. Credit Mizio Cambas


I Giganti di Mont'e Prama al Museo di Cabras
I Giganti di Mont’e Prama al Museo di Cabras

La teoria del complotto

I cosiddetti “Giganti” di Mont’e Prama sono riproduzioni di guerrieri, arcieri, nuraghi, senza eguali nel Mediterraneo occidentale della prima Età del Ferro (le statue sono datate tra IX e VIII secolo a.C.) che adornavano una necropoli monumentale scoperta nel 1974-75 nella località di Mont’e Prama, nel territorio del Comune di Cabras (Oristano). Da ormai una ventina d’anni la necropoli, e in particolare l’eccezionale statuaria, è diventata teatro di uno scontro politico-ideologico di proporzioni enormi, scontro che prende il via da una diffusa teoria del complotto che si basa, sostanzialmente, sull’idea che lo Stato italiano, attraverso la Soprintendenza locale, punti a negare la grandezza della passata Storia sarda (potete trovarne i punti fondamentali qui). La teoria, che si regge sull’idea che la grandezza del passato sardo sia “osteggiata dai poteri forti”, ha in realtà da sempre avuto grande appoggio sia nella stampa locale sia nelle TV nazionali, a partire da RAI3 che con Mario Tozzi periodicamente offre nuova linfa a queste tesi prive di fondamento (una puntata di Gaia, andata in onda nel 2003, dava la prima e fondamentale visibilità), fino al più recente sostegno di Corriere della Sera e Le Monde datato settembre 2019.

Nel mezzo di questo enorme scontro si è trovato il piccolo Comune di Cabras (9 mila abitanti) a cui, nel 2017, è stato sottoposto un accordo riguardo la creazione della “Fondazione Monte Prama” che, a dispetto del nome, non si dovrebbe occupare solo di Mont’e Prama, ma anche dell’area archeologica di Tharros, dell’ipogeo di San Salvatore, del Museo di Cabras e dell’intero patrimonio culturale e museale locale: siti che registravano, prima del lockdown, circa 150 mila visitatori l’anno. La Fondazione doveva essere partecipata da Ministero, Comune e Regione, nonostante Mont’e Prama non sia un sito statale: il terreno è di proprietà della curia che lo gestisce insieme al Comune di Cabras con un accordo. Comune e Regione, dopo aver letto accuratamente lo Statuto (mai reso pubblico dal MiBACT), che prevedeva tra le altre cose che tutti i profitti della gestione andassero alla fondazione e il presidente fosse nominato dal Ministero, rifiutarono la partecipazione. Da allora si sono esposti, per indurre il Comune all’accordo, Ministro, sottosegretari e buona parte della stampa regionale (soprattutto La Nuova Sardegna, del gruppo Espresso).

Dettaglio della statua del pugilatore
Dettaglio della statua del pugilatore


I Giganti di Mont'e Prama al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari nel 2017
I Giganti di Mont’e Prama al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari nel 2017


I Giganti di Mont'e Prama al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari nel 2017
I Giganti di Mont’e Prama al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari nel 2017

Il caos burocratico dopo la riforma Franceschini

Questo è uno degli elementi che può spiegare il sospetto del sindaco: anche la nota della Direzione Generale Archeologia del 9 febbraio, che pur rassicura il sindaco sul prossimo ritorno delle statue a Cabras, conclude lapidaria che il Ministero si è impegnato con un accordo “che dovrà portare alla nascita di una fondazione deputata alla gestione del Museo”. Il sindaco, che ha partecipato a una serie di riunioni chiuse al pubblico, teme che lo Stato possa tenere in “ostaggio” a Cagliari le statue fino alla firma dell’accordo? Nulla del genere è mai stato dichiarato esplicitamente nelle tante interviste rilasciate, eppure le parole del sindaco (“Come si fa ad accordare un intervento di questo tipo senza garanzie?”) sembrano indicare che ci sia una paura che va ben al di là del restauro in questione: peraltro la Soprintendenza locale, dopo la riforma Franceschini del 2014, non ha neppure spazi né modi di esporre nulla. Ma esiste nella mente dei cabraresi il precedente dei Giganti esposti al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari dal 2014 in una mostra “temporanea” che secondo un accordo datato 2011 avrebbe dovuto concludersi da un pezzo con il ritorno di quasi tutte (tranne una per tipologia) le statue al Museo di Cabras: ma la riforma Franceschini, il passaggio di competenze dalla Soprintendenza al neonato Polo Museale (oggi Museo Autonomo) e l’accordo proposto nel 2017 e non ancora attuato hanno di fatto bloccato il rientro. La Soprintendenza di Cagliari in questa intera vicenda non c’entrava nulla, né con il mancato rientro né con la nascitura fondazione, ma è chiaro che a chi non è tecnico alcuni passaggi del caos franceschiniano sono sfuggiti, e la nota della DG Archeologia, romana, di pochi giorni fa non aiuta a dirimere i dubbi.

Sullo sfondo, il dibattito sulla regionalizzazione delle Soprintendenze e della gestione del patrimonio culturale, in corso all’assemblea regionale (lo statuto sardo permette di spostare alcune competenze da Stato a Regione). La maggioranza in dicembre ha presentato una proposta di legge per trasferire alla regione le competenze statali sui beni culturali, e i relativi istituti (Soprintendenze, Musei, Biblioteche e Archivi di Stato). Inutile dire che l’area politica che spinge per la regionalizzazione attinge a piene mani allo scontro istituzionale cabrarese per portare acqua al mulino: l’11 febbraio l’ex direttore dell’ Unione Sarda Anthony Muroni, esponente di spicco del sardismo, scriveva su Facebook che “ il tempo è maturo per aprire un confronto con lo Stato su poteri e ruoli delle Soprintendenze. Il Presidente della Regione, il Consiglio regionale, il sistema delle autonomie e degli enti locali, il mondo della cultura e la società civile devono fare fronte unico e porre la questione sul tavolo, con assoluta urgenza”. Anche se, in realtà, il restauro è voluto dalla Soprintendenza di Cagliari, e non da Roma, quindi il problema specifico con una soprintendenza regionale non cambierebbe. Ma il problema, è chiaro, va ben oltre il caso contingente: i Giganti di Mont’e Prama sono piccoli piccoli, in questo scontro.


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Leonardo Bison

L'autore di questo articolo: Leonardo Bison

Archeologo e dottorando all'Università di Bristol (Regno Unito), attivista di Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali.


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1. Sel in data 13/02/2021, 18:08:03

Ma privi di fondamento saranno le vostre convinzioni! Ma per favore, tacete se non conoscete i fatti storici...



2. Maria Teresa Filieri in data 14/02/2021, 12:54:55

Ottimo articolo che rimarca la confusione che c'è nel campo dei Beni culturali ( esistono ancora? o si deve parlare solo di 'cultura'?) e della tutela. Un gran pasticcio!



3. Alba in data 15/02/2021, 15:15:21

È utile ricordare che il primo nucleo di sculture ( ora esposte a Cabras e a Cagliari) furono restaurate nel Centro di Restauro della soprintendenza di sassari e nuoro ( attrezzature, spazi e sicurezza più che adeguate !)
La questione del restauro in loco è, come detto nell’articolo, una foglia di fico che nasconde ben altro. Resta da dire che non si può pensare di attuare un restauro scientifico e con tutte le necessarie garanzie tecniche e di salubrità/sicurezza in laboratori improvvisati, in sgabuzzini o cortili all’aperto.... e chi conosce la storia recente del secondo gruppo di reperti rinvenuto negli scavi recenti sa di cosa parlo...
Il restauro non è dare una passata di acqua con la la pompa in cortile, nemmeno attaccare “ quattro frammenti” come alcuni pensano: il restauro è un lavoro per specialisti e ad alto livello scientifico e tecnico. ....come diceva una famosa canzone “ il resto è noia”



4. Gianluigi in data 28/02/2021, 11:01:56

Tutto molto bello ma hai dimenticato di dire che le statue sono rimaste buttate in un magazzino per 40 anni, perché nessuno aveva l’interesse di contestualizzarle storicamente, altro che teoria del complotto, la tua narrazione è monca e parziale. Magari chi amministra quel comune ha capito che le statue sono una risorsa e punta a tutelare gli interessi della sua comunità senza troppi mezzi termini, visto i precedenti, e magari fa pure bene a farlo







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