Il rapporto tra fotografia e corpi, luoghi, superfici e nature morte in una grande mostra tra Jesi e Senigallia


Oltre cento immagini indagano il rapporto del medium fotografico con corpi, luoghi, superfici e nature morte nella mostra “Flat Time Is the Right Time”, nella doppia sede di Palazzo Bisaccioni a Jesi e del Palazzo del Duca a Senigallia.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e il Comune di Senigallia presentano fino al 2 giugno 2026 la mostra fotografica Flat Time Is the Right Time, nella doppia sede di Palazzo Bisaccioni a Jesi e del Palazzo del Duca a Senigallia. Sono riunite per l’occasione oltre cento immagini che indagano il rapporto del medium fotografico con corpi, luoghi, superfici e nature morte, temi centrali nella storia dell’arte e della fotografia, sia storica sia contemporanea. I curatori Roberto Maggiori e Luca Panaro hanno selezionato, dall’ampia Collezione di Pier Luigi Gibelli, le opere di 67 autori internazionali che rappresentano in modo significativo questi grandi ambiti tematici. Ogni sezione del percorso è introdotta da una riflessione critica che accompagna il visitatore nella lettura delle immagini e orienta l’esperienza visiva.

L’esposizione si sviluppa, come già sottolineato, in due sedi: a Palazzo Bisaccioni di Jesi è allestita la sezione dedicata al corpo, mentre Palazzo del Duca a Senigallia ospita le fotografie incentrate su luoghi, nature morte e still life. Nel suo insieme, la mostra intende proporre una riflessione sul valore della collezione come strumento di interpretazione dell’evoluzione del linguaggio artistico, attraverso una serie di scelte personali capaci di restituire uno sguardo articolato sulla fotografia, mettendo in evidenza tanto le spinte innovative quanto le ricorrenze stilistiche legate all’uso del mezzo. La raccolta appartiene a Pier Luigi Gibelli, chirurgo plastico-estetico che ha iniziato a collezionare fotografia nei primi anni Novanta, scoprendosi collezionista per passione.

In molte delle opere presentate si privilegia la ripresa ravvicinata: spesso il fotografo sembra voler osservare la realtà da un punto di vista alternativo, non sempre accessibile allo sguardo umano, proprio per questo capace di aprire nuove prospettive di ricerca. Superata l’idea di una fotografia come mera adesione al reale, il colore diventa veicolo di una percezione mediata delle cose, più vicina all’immaginario contemporaneo che all’esperienza diretta. Il, fotografo è sempre meno interessato alla semplice documentazione di un luogo e sempre più coinvolto nella messa in scena di un’azione che egli stesso provoca all’interno del paesaggio, seguendo unicamente le regole interne della propria poetica. La mostra vuole mettere così in luce, a tratti, alcune fratture all’interno dell’apparente linearità della storia della fotografia, attribuibili ad artisti difficilmente riconducibili a movimenti o correnti definite, spesso portatori di una ricerca solitaria ma capaci di incidere in modo profondo e duraturo sui processi di trasformazione artistica tuttora in corso.

Mario Giacomelli, Presa di coscienza sulla natura (1976-1980). Su concessione di Archivio Mario Giacomelli
Mario Giacomelli, Presa di coscienza sulla natura (1976-1980). Su concessione di Archivio Mario Giacomelli
Giulia Parlato, Lizard (2019; digital print). Su concessione dell'artista
Giulia Parlato, Lizard (2019; digital print). Su concessione dell’artista

Le fotografie in mostra sono di Berenice Abbot, Charlotte Abramow, Giulia Agostini, Nobuyoshi Araki, Evgenia Arbugaeva, Jessica Backhaus, Roger Ballen, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Hans Bellmer, Jacopo Benassi, Gianni Berengo Gardin, Karl Blossfeldt, Andrea Botto, Piergiorgio Branzi, Brassaï, Sophie Calle, Silvia Camporesi, Giovanni Chiaramonte, Federico Clavarino, Mario Cresci, Gregory Crewdson, Paola Di Bello, Robert Doisneau, Elliott Erwitt, Walker Evans, Joan Fontcuberta, Vittore Fossati, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Paolo Gioli, Robert Gligorov, Guido Guidi, Florence Henri, Todd Hido, Kenro Izu, Ogawa Kazumasa, Taisuke Koyama, Uliano Lucas, Urs Luthi, Esko Männikkö, Allegra Martin, Nino Migliori, Arno Rafael Minkkinen, Walter Niedermayr, Erwin Olaf, Giulia Parlato, Regine Petersen, Paola Pivi, Barbara Probst, Jan Saudek, Ferdinando Scianna, Andres Serrano, Malick Sidibé, William Eugene Smith, Kiki Smith, Alec Soth, Alessandra Spranzi, Tilo & Toni, Franco Vaccari, Paolo Ventura, Weegee, William Wegman, Edward Weston, Joel Peter Witkin, George Woodman, Masao Yamamoto.

La mostra è accompagnata dal catalogo a cura di Roberto Maggiori e Luca Panaro, con testi di Mauro Carbone, Antonello Frongia, Roberto Maggiori, Luca Panaro. Graphic Design di Emiliano Biondelli. Editrice Quinlan, 2025.

Orari: Palazzo Bisaccioni, tutti i giorni dalle 9.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30. Palazzo del Duca, da giovedì a domenica dalle 15 alle 20.

Silvia Camporesi, Casa del sale (Cervia) (2017; inkjet print). Su concessione dell'artista
Silvia Camporesi, Casa del sale (Cervia) (2017; inkjet print). Su concessione dell’artista
Paola Pivi, Untitled (zebras) (2003). Photography by Hugo Glendinning
Paola Pivi, Untitled (zebras) (2003). Photography by Hugo Glendinning

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