Caravaggio, Rossella Vodret: “ecco perché questo Ecce Homo potrebbe essere suo”


Intervista a Rossella Vodret, grande esperta di Caravaggio, sull'Ecce Homo appena scoperto in Spagna e ritenuto da alcuni specialisti un'opera del grande pittore lombardo.

È una delle scoperte più importanti degli ultimi tempi: l’Ecce Homo che stava per andare in asta a Madrid da Ansorena (qui il racconto) e che è stato bloccato prima della vendita in quanto riconosciuto da diversi studiosi come un possibile autografo di Caravaggio. A pronunciarsi a favore del nome di Michelangelo Merisi (Milano, 1571 - Porto Ercole, 1610) sono stati al momento Massimo Pulini, autore di un saggio già molto discusso e pubblicato all’indomani della diffusione della notizia, e Maria Cristina Terzaghi (solitamente molto cauta e prudente nel formulare attribuzioni). Secondo Terzaghi, la possibilità che si tratti di un’opera di Caravaggio emerge dal confronto con le altre opere autografe di Caravaggio, dalle mani di pilato che palesano lo stesso utilizzo dei gesti presente nella Madonna del Rosario di Vienna, dalla sovrapposizione dei piani (il gioco di prospettiva tra l’invenzione di Pilato che si sporge dal balcone, la figura di Cristo e il soldato che gli mette il mantello sulle spalle), dai riscontri tra la testa di Cristo e le opere napoletane dell’artista lombardo.

Abbiamo raggiunto Rossella Vodret, studiosa tra i massimi esperti di Caravaggio, per avere un parere sulla scoperta, sempre tenendo presente che si tratta soltanto di prime impressioni, che l’opera si presenta in uno stato di conservazione tutt’altro che ottimale, e che occorrerà valutarla meglio dopo almeno una pulitura e dopo gli studi scientifici. Rossella Vodret ha scritto molti saggi scientifici e diversi libri su Caravaggio (tra cui il volume, pubblicato da Silvana Editoriale, con l’opera completa di Caravaggio), oltre ad aver curato mostre sul grande pittore milanese: l’ultima, Dentro Caravaggio, si è tenuta a Palazzo Reale a Milano tra il 2017 e il 2018. L’intervista è a cura di Federico Giannini.

Caravaggio (attr.), Ecce Homo (olio su tela, 111 x 86 cm)
Caravaggio (attr.), Ecce Homo (olio su tela, 111 x 86 cm)

FG. Dottoressa Vodret, che ne pensa di questo dipinto?

RV. Ho visto per la prima volta quest’opera qualche giorno, attraverso una fotografia che mi ha inviato Keith Christiansen. Appena l’ho vista ho fatto un salto sulla sedia, cosa che non mi capita spesso. È vero che l’opera è molto sporca, quindi è difficile dare dei pareri senza vederla ed esaminarla dal vivo, meglio se dopo una pulitura e senza che siano fatte indagini diagnostiche. Però ci sono degli elementi che mi hanno colpito immediatamente, primo fra tutti il volto di Pilato così intenso che si rivolge direttamente a chi guarda, con uno sguardo così penetrante e doloroso che ci coinvolge emotivamente nell’azione che si sta svolgendo (io almeno ho avuto questa sensazione). Lo sguardo di Pilato ha la funzione che normalmente nei quadri di Caravaggio hanno gli oggetti: lui inserisce spesso in primo piano qualche elemento che cerca di invadere lo spazio dello spettatore, proprio per creare il rapporto emotivo con chi guarda e abbattere il muro tra spazio reale e spazio dipinto. In questo caso non ci sono oggetti, ci sono gli occhi di Pilato, che però hanno un effetto coinvolgente anche maggiore. Tra l’altro ho avuto subito la sensazione che la figura di Pilato fosse un autoritratto tardo: vediamo un Caravaggio invecchiato, dimagrito rispetto agli autoritratti giovanili, però secondo me è lui, non ho molti dubbi.

Quali sono, oltre a quelli che ha già menzionato, gli elementi che potrebbero farci pensare a Caravaggio?

Nonostante tutte le riserve, dovute allo stato di conservazione veramente drammatico, ci sono degli elementi che saltano agli occhi, malgrado la patina di sporcizia che offusca il quadro: prima tra tutti la forza di questa composizione, tutta incentrata sulla figura centrale del Cristo in piena luce (e tra l’altro con la geniale invenzione della quinta oscura di Pilato che la fa risaltare ancora ancora di più), la costruzione dei panneggi, la struttura forte delle mani, con un lampo di luce sull’unghia del pollice di Pilato, che attrae lo sguardo e che è un elemento spesso usato da Caravaggio, le pennellate bianche sotto la palpebra inferiore degli occhi di Pilato, la realizzazione degli occhi e della bocca di Cristo, che sono molto simili a quelli del David Borghese. Poi ci sono ulteriori osservazioni relative alla tecnica esecutiva, rese visibili grazie ad una foto in HD che mi è stata inviata. Mi riferisco a una serie di particolarità esecutive specifiche di Caravaggio, come i corposi abbozzi di biacca a zig-zag che l’artista usa soprattutto a partire dal 1605 e che si ritrovano in diverse opere, come il San Girolamo Borghese, il San Girolamo di Montserrat, la Flagellazione di Capodimonte. Sono degli abbozzi molto particolari attraverso i quali il pittore fissa sulla preparazione scura della tela i punti in cui posizionare le zone di massima luce. È una caratteristica che, fino a oggi, non ho trovato in altri pittori. Nell’Ecce Homo ci sono punti gli abbozzi a zig zag sul torace, sulla spalla e sul braccio di Cristo, tutti in piena luce. Sono sue anche le incisioni, anche se ormai sappiamo che le incisioni le fanno un po’ tutti gli artisti del periodo, ma queste sono perfettamente compatibili con quelle che ritroviamo sui quadri autografi di Caravaggio.

Caravaggio, Davide con la testa di Golia (1609-1610; olio su tela, 125 x 100 cm; Roma, Galleria Borghese)
Caravaggio, Davide con la testa di Golia (1609-1610; olio su tela, 125 x 100 cm; Roma, Galleria Borghese)


Caravaggio, San Girolamo penitente (1605-1606; olio su tela, 112 x 157 cm; Roma, Galleria Borghese)
Caravaggio, San Girolamo penitente (1605-1606; olio su tela, 112 x 157 cm; Roma, Galleria Borghese)


Caravaggio, San Girolamo in meditazione (1605; olio su tela, 118 x 81 cm; Montserrat, Museo del Monastero di Santa Maria)
Caravaggio, San Girolamo in meditazione (1605; olio su tela, 118 x 81 cm; Montserrat, Museo del Monastero di Santa Maria)


Caravaggio, Flagellazione di Cristo (1607; olio su tela, 286 x 213 cm; Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte, in deposito dalla chiesa di San Domenico, proprietà del Fondo Edifici di Culto - Ministero dell’Interno)
Caravaggio, Flagellazione di Cristo (1607; olio su tela, 286 x 213 cm; Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte, in deposito dalla chiesa di San Domenico, proprietà del Fondo Edifici di Culto - Ministero dell’Interno)

Ci sono dunque buone possibilità che questa volta si tratti effettivamente di un’opera di Caravaggio?

Posso dire che, francamente, non mi capita spesso di valutare un’opera senza vederla dal vivo e in questo stato di conservazione, e di avere al contempo tutti questi elementi che mi portino a pensare che ci siano buone probabilità che si tratti di un’opera di Caravaggio.

Tra l’altro, nel famoso saggio sull’Ecce Homo di Genova che Roberto Longhi pubblicò nel 1954, veniva presentata un’opera identica a quella di Madrid, sebbene di minor qualità (almeno a giudicare dalle foto). Il fatto che esistano copie avvalorerebbe dunque ulteriormente la possibilità che il dipinto spagnolo sia di Caravaggio?

Indubbiamente. Ci sono moltissime derivazioni da Caravaggio, è chiaro che questo probabilmente era un quadro ben noto: soprattutto in Sicilia ci sono varie derivazioni. Lo stesso quadro di Genova, che chiaramente non è suo, fa supporre che si tratti di una derivazione, con varianti, da questo originale. Anzi, questa diffusione del modello è un elemento che va a confermare che il quadro era ben noto ed era un modello e, allo stesso tempo, la sua possibile autografia.

L'opera pubblicata come derivazione da Caravaggio nel saggio di Longhi del 1954
L’opera pubblicata come derivazione da Caravaggio nel saggio di Longhi del 1954


Caravaggio (?), Ecce Homo (1605-1610 circa; olio su tela, 128 x 103 cm; Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco)
Caravaggio (?), Ecce Homo (1605-1610 circa; olio su tela, 128 x 103 cm; Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco)

Cosa possiamo dire invece sulla provenienza?

Molti hanno collegato questo quadro alla committenza Massimo del 1605 (il presunto concorso che secondo me, in realtà, non c’è mai stato: si tratta di una costruzione a posteriori del nipote di Cigoli, l’artista risultato vincitore). Tuttavia io sono convinta che l’opera non abbia una provenienza Massimo, anche se Bellori cita un Ecce Homo della collezione Massimo che sarebbe stato portato in Spagna. Ma il quadro Massimo è citato negli inventari, senza il nome dell’autore, come un “quadro grande”, quindi non credo che sia possibile identificarlo con la tela di Madrid, che di certo grande non è. Ed è un “quadro grande” anche quello che è stato richiamato in queste ore, l’Ecce Homo della collezione Lezcano citato nel 1631: quello di Madrid misura in altezza solo 111 cm, dunque oggettivamente non si può dire “grande”. Invece mi sembra più giusta una provenienza proposta dalla raccolta di García de Avellaneda y Haro, conte di Castrillo, che fu viceré di Napoli tra il 1653 e il 1659. Sappiamo da un inventario della sua collezione del 1657 che possedeva due quadri originali di Caravaggio: una Salomè (quella del Palazzo Reale di Madrid), e un Ecce Homo con soldato e Pilato che misurava cinque palmi, una misura molto vicina alle dimensioni di questo dipinto. Quadri che, concluso il suo incarico, il vicerè portò in Spagna. D’altronde (è una cosa che sto studiando proprio in questi giorni e quindi mi fa piacere citarla) i quadri di Caravaggio che si trovavano a Napoli dopo la sua morte dovevano essere parecchi, perché leggendo bene i documenti e soprattutto le lettere di Diodato Gentile [vescovo di Caserta tra il 1604 e il 1616 e nunzio apostolico a Napoli tra il 1611 e il 1616, ndr] a Scipione Borghese pubblicate da Vincenzo Pacelli, si capisce chiaramente che Caravaggio, partendo con la feluca per tornare a Roma, aveva portato molti quadri con lui: erano il suo lasciapassare per tornare a Roma e ringraziare tutti coloro, a cominciare da Scipione, che avevano contribuito a fargli avere la grazia. Diodato Gentile, in una lettera del 29 luglio 1610, pochi giorni dopo la morte di Caravaggio, si lamenta dicendo che quando la feluca era tornata a Napoli aveva riportato solamente tre quadri. Da questa affermazione risulta evidente che i quadri dovevano essere molti di più. Inoltre, sempre nel luglio del 1610, il viceré di Napoli scrive al presidio spagnolo della Toscana chiedendo indietro tutti gli effetti che Caravaggio aveva lasciato lì [Porto Ercole all’epoca faceva parte dello Stato dei Presidi, ndr] e in particolare i quadri. Quindi è chiaro che questi quadri esistevano: per capire dove siano finiti occorrerà studiare ancora. L’Ecce Homo poteva essere uno di questi dipinti perduti...

Per concludere: a questo punto, nel caso in cui il dipinto spagnolo fosse effettivamente di Caravaggio, si aprirebbe un problema sull’Ecce Homo di Palazzo Bianco a Genova.

In realtà io non ho mai creduto che l’Ecce Homo di Genova potesse essere un’opera di Caravaggio. Ho anche partecipato ad un convegno a Genova dove ho avuto modo di studiarlo in maniera approfondita: non c’era nessuna possibilità, a mio avviso, che questa tela possa essere un’opera di Caravaggio [ndr: qui le perplessità di Rossella Vodret emerse dal convegno].


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Roberta Purgatori in data 13/04/2021, 16:55:23

Buona sera Dott.Federico Giannini,
sono una studiosa di opere di Caravaggio e ne stò per pubblicare un libro, che attraverso la tecnica della anamorfosi, ci da una nuova visione e lettura delle opere d'arte di alcuni artisti "illuminati".
Ho concluso brevemente il mio lavoro in merito all'opera di Caravaggio in questione, "Ecce Homo".
Sono una restauratrice ed abituata a studiare la materia dell'opera d'arte e ad osservare i particolari costruttivi e stilistici dell'opera, ho potuto rilevare quanto Le allego qui di seguito.
“ECCE HOMO” (L'Albero Oracolare di Sant'Isidoro) di Michelangelo Merisi da Caravaggio:
Prima di ogni altro elemento, vorrei cogliere, quelli anamorfici, che ci sveleranno il vero significato dell'opera, lasciato dall'artista, Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Figura 1 - Anamorfosi dal volto dell'uomo raffigurato a sinistra - Il Capro
Il Caprone (Fig.1), appare nei quadri di altri artisti, in cui operano alchimisti ed è considerato il simbolo
del diavolo, del male, il peccato. Caravaggio interpreta questa figura in anamorfosi anche nella
“Chiamata di San Matteo” realizzato per la Chiesa di San Luigi de Francesi. In quel caso la testa di
San Matteo, il vecchio gabelliere intento ad osservare i denari sul tavolo, e raffigurato in piedi
Figura 2 - Anamorfosi del corpo di Cristo – Un Pesce
“Le lettere della parola greca che significava “pesce”, costituivano le iniziali dell'espressione “Gesu/Cristo/di Dio/il Figlio/Salvatore” in greco. Con il tempo, il simbolo del pesce, venne a rappresentare anche lo stesso Cristo, infatti si trova sopra sigilli, lampade rinvenuti nelle catacombe e sui sarcofaghi.
Il pesce e simbolo dell'elemento acqua ed e simbolo di vita e di fecondita in virtu della sua prodigiosa facolta di riproduzione e del numero infinito delle sue uova, Simbolo che puo trasferirsi sul piano spirituale. Il pesce vive nell'acqua e quindi, talvolta allude simbolicamente al Battesimo: nato nell'acqua battesimale, il cristiano e paragonabile ad un pesciolino ad immagine del Cristo (Tertulliano, Trattato del Battesimo.) In astrologia, il segno dei Pesci, (19 febbraio-20 marzo), si colloca prima dell'Equinozio di Primavera.” In questo periodo potrebbe essere stato rappresentato il dipinto o comunque nel periodo dell'Equinozio di Primavera e che la forma del solido regolare che inscrive questo simbolo e l'icosaedro, composto da 20 facce e tutte triangoli equilateri. Quindi la luce sara quella corrispondente al momento cosmologico del segno dei pesci. Quella e la giusta inclinazione della luce per far apparire l'anamorfosi.
In ogni caso il Pesce, anamorficamente, divora Cristo (Fig.2). E' la vita che sta per andarsene, rappresenta il sacrificio che si sta preparando.
Figura 3 - Anamorfosi dal volto dell'uomo raffigurato a destra – Il Babuino
La scimmia o Babuino (Fig.3) e simbolo degli ugonotti, quindi della Francia, ma anche delle pulsioni umane che vengono tenute a bada, della Resurrezione e della rinascita, oltre che simbolo di ricchezza, infatti nelle corti del tempo, era facile avere una scimmia per divertirsi, insieme a cani come i levrieri. Caravaggio ha inserito la scimmia e potrebbe aver realizzato il dipinto per lo stesso committente realizzato in onore della Francia.
Ma per quale motivo Caravaggio racconta con questi elementi il dipinto relativo alla Crocefissione di Cristo?
Guardiamo la scena del dipinto. Tre uomini guardano lo spettatore e sembrano parlare, raccontare, ma attraverso la gestualita e la posizione degli oggetti, possiamo gia cogliere un elemento fondamentale che apparentemente sembra non apparire nella rappresentazione, mentre vedremo che e presente e ci dara un significato completo di quanto sta avvenendo.
Il panneggio rosso teso dietro Gesu dal primo personaggio a sinistra della figura, si incrocia con il bastone che l'altro personaggio sembra porgere in primo piano, quasi volesse donarlo uscendo dalla scena stessa.
Questi due elementi, queste due linee, si intersecano, formando il simbolo della “Y”, la Croce.
Ho pensato quindi di analizzare il dipinto secondo la decodifica che ho potuto comprendere precedentemente e che ci consentira di avere una lettura completa dell'opera, oltre che alcuni degli elementi tecnici e pittorici, che ci permetteranno di avere la certezza dell'attribuzione all'artista Caravaggio.
Figura 4 - Simbologia e scritte nel dipinto
Nella foto (Fig.4), tratta dalla posizione anamorfica dei simboli che si trovano accanto all'orecchio del personaggio ritratto a sinistra della figura di Cristo, possiamo leggere “G+SYO”.
La croce e quella decussata di Sant'Andrea, e la Y ribaltata, in greco e Lambda, ma rappresenta un simbolo che determina l'impostazione dell'opera e delle Anamorfosi contenute nella stessa e ci conferma che Caravaggio utilizzava le sue conoscenze misteriche ed esoteriche per la realizzazione delle sue opere.
Abbiamo visto la lettura anamorfica dell'opera, vi e un cristo divorato da un Pesce, posto in posizione verticale, proprio come nel simbolo qui rilevato, la Y quando e rovesciata.
La figura di Cristo rappresenta il Salvatore, la parola di Dio sulla terra, l'unione tra cielo e terra, egli e simbolo di vita, di rinascita.
Il messaggio positivo dell'opera qui rappresentata, ci viene dal messaggio, che promette la Salvezza e la Rinascita.
Il braccio di sinistra della Y, qui e rappresentato da un Ariete, simbolo del male, così come nel significato esoterico della posizione del braccio sinistro nella Y che leggiamo di seguito.
La figura di destra invece, rappresenta un Babuino, una scimmia anamorficamente, dunque nel braccio destro della Y e la raffigurazione della Salvezza, la Resurrezione, la Rinascita di Cristo.
Vediamo i significati dei due simboli qui rappresentati.
La Croce di Sant'Andrea
Andrea fu un Apostolo di Gesu Cristo, venerato come santo della Chiesa Cattolica ed Ortodossa.
Egli per primo riconobbe la figura di Gesu il Messia. Fu crocifisso a Patrasso in Grecia su una croce decussata a forma di X, denominata poi croce di Sant'Andrea, per sua stessa volonta, per non eguagliare il suo Maestro nel Martirio sulla croce.
“Il nome di questa croce nei testi antichi e decussata, sia perché somiglia ad una croce greca invertita, sia dalla sua rassomiglianza con il decussis X, segno per il numero 10 in latino. Il X simbolizza la luce, la luminosita, l’illuminazione, l’irradiamento (dalla sua grafica); Inoltre puo vedersi come la giunzione di un V (discesa celeste) e di una Λ (elevazione terrestre), da cui forse la sua presenza discreta in alcune chiese o sulle loro pareti. Ancora come congiunzione, “Coniunctio”, l’unione ierogamica tra Re e Regina e quindi la sua “Moltiplicazione”.
“La croce di sant’Andrea e il grande simbolo della luce manifestata, che si indica dalla lettera greca x (khi), iniziale di parole greche come Cono, Crusos e Cronos, ossia il crogiolo, l’oro ed il tempo, triplice incognita della Grande Opera. Questa croce, che ha la forma del nostro X , e il geroglifico, ridotto alla sua semplice espressione, delle radiazioni luminose e divergenti emanate da un focolare unico. Appare dunque come il grafico della scintilla. Queste linee intersecate danno quindi lo schema dell’ondeggiamento delle stelle, della dispersione radiante di tutto cio che splende, illumina irradia. Quindi ne fa il sigillo, il segno dell’illuminazione e, per estensione, della rivelazione spirituale. Il X greco rappresenta la scrittura della luce con la luce stessa, la traccia del suo passaggio, la manifestazione del suo movimento, la dichiarazione della sua realta. È la sua vera firma. Fino al dodicesimo secolo, non ci si fungeva da altro segno per autenticare le vecchie carte; a partire dal cinquecento, la croce divento la firma degli illetterati. A Roma, si firmavano i giorni fausti con una croce bianca ed i nefasti con una croce nera. È il numero completo dell’Opera, poiché l’unita, le due nature, i tre principi ed i quattro elementi danno la doppia quintessenza, i due V, legati nel numero romano X, del numero dieci.
In alchimia, la croce greca e la croce di Sant’Andrea hanno alcuni significati che l’artista deve conoscere.
Questi simboli grafici, riprodotti su un grande numero di manoscritti, e che sono, in alcuni stampati, oggetto di una nomenclatura speciale, rappresentano, per i Greci ed i loro successori del medioevo, il crogiolo di fusione, che i vasai segnavano sempre con una piccola croce (crucibulum), indice di buona fabbricazione e di solidita provata.
“Il X traduce anche il sale ammoniacale dei saggi, o sale di Ammon, cioe dell’ariete, che si scriveva precedentemente con piu verita armoniac, perché realizza l’armonia, l’accordo dell’acqua e del fuoco, che e il mediatore per eccellenza tra il cielo e la terra, lo spirito ed il corpo, il volatile e il fisso.
È ancora il segno, senza altra qualificazione, il sigillo che rivela all’uomo, con alcuni lineamenti superficiali, le virtu intrinseche della prima sostanza filosofale.
Infine, X e il geroglifico greco del vetro, materia pura tra tutte, ci garantiscono i Maestri dell’arte, e quella che si avvicina piu alla perfezione.
Il segno della croce, monogramma di Cristo di cui X di San’Andrea e la chiave di San Pietro sono due controparti di valore uguale esoterico, e questo segno capace di garantire la vittoria con l’identificazione certa dell’unica sostanza esclusivamente destinata alla fatica filosofale”. (Fulcanelli. Le Dimore Filosofali, Vol. I).
La Croce di Sant’Andrea e nel simbolsimo, l’equivalente del cardellino, rappresenta la vita, il sangue, l’immortalità.
Il simbolo, adottato dai Templari che rappresentano un cavaliere allungato tirando la spada dal fodero con la mano destra, quest’ultimo mantenuto dalla mano sinistra ed avendo le due gambe incrociate in X, rievoca la croce di Sant’Andrea.
Rappresenta anche il ventinovesimo grado del rito massonico, cavaliere dell’ordine del cardo, grande scozzese del San Andrew della Scozia. La stessa bandiera della Scozia, di cui il Santo e patrono, e rappresentata con la croce a X su sfondo blu. (C.F.)”(1)
Il significato simbologico della lettera Y
“L’uso della Y risale agli alfabeti” greci, nei quali ha assunto il valore della u con la dieresi ed e riapparsa in latino nel l° sec. A.C. per indicare la u dei grecismi, suono che era estraneo alla lingua latina.
In matematica la y rappresenta un’incognita, una variabile, una coordinata, mentre nell’esoterismo assume un significato di grande importanza, specialmente secondo la Kabbalah scuola di pensiero filosofico e teosofico ebraica e sistema pratico talismatico e rituale.
Essa studia il significato delle lettere e dei numeri attraverso i suoi tre aspetti detti: gematria notarikon e temurah. La gematria in ebraico, consiste nell’uso delle lettere come numeri e del vasto sistema interpretativo della numerologia che ne deriva; notarikon e la tecnica per creare nuove parole o frasi partendo dalle prime o dalle ultime lettere di un nome o di una frase, mentre temurah e un metodo per nascondere nomi sacri o testi, codificandoli o crittografandoli.
Come molte altre lingue, l’ebraico usa le lettere per indicare i numeri.
I nomi con cui vengono chiamate le lettere hanno a loro volta un significato preciso, così si stabilisce immediatamente un sistema di corrispondenza tra i numeri e le cose, che vengono indicate con lo stesso termine che designa anche il numero.
Le corrispondenze lettera-numero dell’alfabeto ebraico, secondo gli studi di John King, descritti nel suo libro “Kabbalah e Gematria, linguaggio segreto dei numeri”, edizioni Piemme, sono state riassunte in una serie di tabelle e i significati letterali di ciascuna parola sono meno importanti dei significati esoterici. Riporto i riferimenti riguardanti la lettera “Y”:
Nella Tabella di Gematria(trasposizione con le quali una parola puo trasformarsi in numero e un numero in parola) inversa dell’alfabeto inglese, sempre secondo il metodo di J.King, i n.12 e uguale alla j e alla y (come in yellow, “giallo”). Il 12, e alla base del sistema di calcolo ancora in uso per misurare il tempo: 12 mesi in un anno; 12 tribu di Israele nell’ Antico Testamento, 12 Apostoli nel Nuovo Testamento; l’inizio della terna pitagorica 11-60-61; il Mago dei Tarocchi; la quercia. Inoltre, a 12 anni dalla puberta, Gesu inizio a predicare nel Tempio d Gerusalemme.
Secondo il Liber Trigrammaton di Crowley, la Kabbalah inglese abbina alla Y il numero 7, in ebraico corrispondente alla lettera Zayin, scritto anche zain, che significa spada, bastone, piu genericamente arma. In senso figurato rappresenta la difesa e cio che viene difeso. Così come accade con tutti i tipi di mazze e bastoni, significa anche autorita, ivi compresa l’autorita religiosa. 117 e il numero dell’archetipo dell’eroe o del semidio nell’antica mitologia celtica.
La traduzione sanscrito-inglese da alla Y il valore di 1 (nell’ebraico l’l corrisponde invece alla lettera aleph), con il significato di corona, ricchezza;
in celtico rappresenta la nascita, mentre nella serie di Fibonacci rappresenta il roveto ardente visto da Mose, l’uovo della creazione, la pietra filosofale ed ancora: creativita, androginia ed ermafroditismo (unione degli opposti o, per meglio dire, dei complementari), autorita, comando, isolamento.
La traduzione greco-inglese attribuisce alla Y (psi) il numero 700, creando in questo caso una connessione con la lettera Tau a cui e attribuito il valore di 701. Tau ha una forma fisica simile a quella delle croci usate per le crocefissioni, probabilmente anche quella di Gesu, che ritroviamo come emblema dei Cavalieri del Tau e di San Francesco.
Infine, al n. 10 corrisponde la jota greca e l’ebraico yod (Y), che significa la mano di Dio
Esotericamente e il numero della perfezione.
Nella sua opera: “Mysterium Coniunctionis- Gli opposti psichici nell’alchimia”, 1971, per l’Italia edito da Boringhieri nel 1990, Cari Gustav Jung attribuisce alla “Y” il significato di Unione degli Opposti: maschile e femminile.
Secondo le varie scuole esoteriche, inoltre, La Y rappresenta:
1°: un grado o livello di iniziazione;
2°: l’uomo che elevandosi verso l’alto, attraverso la conoscenza, deve superare la visione dualistica (il cui simbolo e la Y) e acquisire il giusto distacco per capire qual’e la strada da seguire;
3°: nel Cristianesimo è il simbolo di resurrezione; l’uomo attraverso la scintilla divina che è in lui supera i limiti della morte fisica.(2)
E' ciò che accade a Gesù, dunque nella parola scritta qui e rilevata anamorficamente, abbiamo anche una premonizione, un accenno al destino di Gesù.
Secondo l'Alfabeto ebraico, la “Y” corrisponde alla lettera “Ayn”
e composta da una Yod a destra alla quale si appoggia una Zayn a sinistra, collegate nella base. Queste due braccia hanno un valore pari a 17 (10+7) numero attribuito a “tov” il bene.
Ayn rappresenta la personalita; e il passaggio nel dominio al limite del visibile e mostra delle apparenze che, in alcuni casi, possono essere ingannevoli.
Ayn e un simbolo di:visione, percezione, punto di vista, rivelazione, teoria, riflessione dell'anima, passaggio dall'invisibile al visibile (4)
Questo elemento, o meglio i significati nella lingua ebraica, ci rivelano che nel dipinto e inserito qualcosa che va oltre il visibile o meglio, qualcosa che appare dall'invisibile?
“L'Albero oracolare di Sant'Isidoro”
Ecco che in questa immagine vediamo ben rappresentata l'impostazione dell'Opera del Merisi da Caravaggio e la posizione dei personaggi secondo il significato del simbolo qui riportato.
Anamorficamente corrispondono le figure simbologiche rilevate, quindi al centro il Pesce che divora Cristo, a sinistra l'Ariete, a destra La Scimmia o Babuino.
Il Messaggio Misterico Escatologico di Elia – Il Simbolo della “Y”
L'Ermeneutica, fornisce una documentazione molto antica come segno esoterico della Vita che permane oltre la morte, ancor prima che i Greci con Pitagora e i pitagorici la considerassero una lettera sacra.
Quindi i Greci consideravano la Y una lettera sacra, ma sopratutto una delle lettere mistiche a doppio significato.
La Y è la prima delle lettere della vita umana
La Y fu segno astratto familiare presso i primitivi che, protesi verso un cielo popolato di forze superiori generatrici del Cosmo, vi significavano quel tanto di ancestrale e misterioso, vivo oltre le apparenze, tanto da giungere ad adorare la “Y” come “Albero del Cosmo”, a cui riconobbero Vita eterna anteriore alla Terra.
Lo chiamarono anche “l'Albero della Vita” , “l'Asse del Mondo”
Entrato nell'uso e nella tradizione mesopotamica e mediterranea, lo fece proprio la teologia ebraico- cristiana e la mistica-cabalistica, caricandola di altri significati.
I giudei-cristiani vi significavano le due vie dell'uomo (bivias), delle tenebre e della luce, i due angeli (Psychopompoi) Raffaele e Michele.
In Occidente la “Y” fu l'emblema della speranza di entrare nel Regno di Dio, all'ingresso del quale sta, secondo la tradizione cristiana, lo “psicopompos” Michele con la Bilancia.
La teologia mistica ebraica ha raffigurato nella “Y” piu precisamente l'”Albero di Jesse”, padre di David capostipite della stirpe d'Israele secondo il passo di Isaia: “egredietur virga de radice Iesse”.
Ma conservo anche il significato dell'”Albero della Vita” , piantato in mezzo al Paradiso, di contro
all'”Albero della Conoscenza”.
Sant'Isidoro a tal proposito scrive testualmente: “Y...Bivium Autem, quod superest adolescentia incipit; cuius destera pars ardua est, sed ad beatam vitam tendens; sinistra facilir, sed ad laben, interitumque deducens”
La persona puo scegliere tra due strade. Puo scegliere la piu difficile, quella della virtu, rappresentata dalla ramificazione di destra per chi osserva la lettera sacra agli Dei. Oppure la piu facile, rappresentata dal ramo sinistro osservando il simbolo.
La strada della virtu, pur essendola piu ardua, sapra infine ricompensare l'individuo accogliendolo in una quieta sede excipiuntur o sede di pace. Quella sinistra del vizio, condurra la persona alla sciagura. La scelta e fra la conoscenza e l'ignoranza, il controllo cosciente di se stesso o l'incosciente eccesso. Vita contemplativa o Vita Activa(3).
La “Y” indica al Pastore la corretta “VIA” per ritrovare la “pecorella smarrita” che altro non è che “la sua Anima”.
Nel 1608, periodo in cui Caravaggio probabilmente realizza questo dipinto, a Malta, egli stava cercando la salvezza e il dualismo contenuto in questo simbolo, ci fa pensare ad una riflessione necessaria dell'artista per poter salvare la sua vita e la sua anima. Forse questa potrebbe essere la riflessione che ha ispiratoato l'impostazione simbologica del dipinto. Del resto Gesu qui sta per essere giustiziato.
Figura 5 – Simboli dell'alfabeto ebraico da decodificare
Analizzando con attenzione il dipinto in anamorfosi, vediamo ancora molti simboli (Fig.5), presenti anche nell'alfabeto ebraico.
Tentando di individuarne i segni, vi potrebbero essere rappresentate le seguenti lettere AYN, BET, SAMEK, ALEF, SHIN...
Dunque, Caravaggio conosceva molto bene i simboli pitagorici, i simboli qabalistici, così come la simbologia misterica, esoterica, massonica.
Caravaggio era un illuminato e capace di trasmettere messaggi subliminali, che con il sistema cosmologico si trasformano in ologrammi, che vedremo fuoriuscire da una pittura apparentemente
bidimensionale, attraverso l'uso della tecnica dell'Anamorfosi.
Il dipinto potrebbe collocarsi nel 1608, pensavo e secondo il clima riformistico, che teneva al rilancio della fede attraverso la figura di San Francesco, probabilmente egli approfondì il linguaggio adottando qui l'impostazione della “Y” o dell'”Albero oracolare di Isidoro”, simbolo misterico escatologico ritrovato in piu parti della Basilica dedicata a San Francesco d'Assisi.
La presenza della X di Sant'Andrea o simbolo dei Templari, ci ricorda la fuga di Caravaggio da Roma, verso Malta, aiutato dal Gran Maestro dell'Ordine de Cavalieri di San Gerolamo, Alof de Wignacourt.
Osservando il dipinto “San Gerolamo scrivente” realizzato da Caravaggio a malta nel 1608, in un periodo di grande fioritura per l'Ordine, possiamo vedere che il panneggio in cui e avvolto San Gerolamo e lo stesso utilizzato per il dipinto “Ecce Homo”, vi si leggono alcune scritte, come la “C” (che sta per Caravaggio?) che si legge sul panno, nell'angolo a sinistra tra la spalla di Gesu e la testa dell'uomo.
Dopo di questo, Caravaggio, attentando alla vita di un Cavaliere, fu cacciato dall'Ordine e fuggì da Malta. Dunque non avrebbe certo rappresentato simboli esoterici come la croce di Sant'Andrea per rappresentare la parola “Gesu” in seguito, né prima di questo viaggio.
Probabilmente il dipinto restoò a Malta dopo la sua dipartita, presso l'Ordine o presso la Concattedrale di San Giovanni alla Valletta, come gli altri e poi trasportato in Spagna al decadere dell'Ordine, nel XVIII secolo.
Cio che ancora qui vorrei sottolineare e come questa simbologia celata, ci consenta di riconoscere, nella tipologia di scrittura, nell'uso della tecnica dell'Anamorfosi, nella tipologia di raffigurazione simbologica scelta per raffigurare le immagini anamorfiche la mano propria ed il carattere di ogni artista, rappresentandone un nuovo DNA o una nuova firma, cosa che ho potuto esplicitare e spiegare ampiamente nel libro “le Anamorfosi di Tiziano - Veritas filia Temporis, svela i segreti celati di Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Caravaggio, Goya e Modigliani”.
Roma 09/04/2021 Roberta Purgatori

Qualora fosse di Suo interesse avere le foto allegate, inviandomi una Sua mail potrei fargliele pervenire.
Cordiali saluti
Roberta Purgatori
Cell.3494620941
Mail: robertapurgatori@yahoo.com



2. Antonello Dott. Ferrero in data 13/04/2021, 17:16:23

Bisognerebbe accostare l'opera in questione al "cristo deriso" dello Spagnoletto, per un onesto confronto e altra ipotesi.Prof.Antonello Ferrero







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