Milano, alla Fondazione Prada il progetto site-specific di Mona Hatoum sull'instabilità e fragilità dell'esistenza


A Milano, alla Fondazione Prada, nello spazio della Cisterna, il progetto site-specific ideato dall’artista Mona Hatoum che intende proporre una riflessione sull’instabilità che caratterizza il presente e sulla fragilità della condizione umana.

Dal 29 gennaio al 9 novembre 2026, nella sede milanese di Fondazione Prada, nello spazio della Cisterna, è visitabile Over, under and in between, il progetto site-specific ideato dall’artista Mona Hatoum che intende proporre una riflessione sull’instabilità che caratterizza il presente e sulla fragilità della condizione umana.

Le tre installazioni che compongono il progetto indagano alcuni elementi ricorrenti e identitari del linguaggio artistico di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. La loro presenza riattiva e ridefinisce lo spazio dell’edificio Cisterna, un tempo destinato a ospitare i silos e i serbatoi della ex distilleria di alcolici del complesso di Fondazione Prada. Le opere, indipendenti l’una dall’altra ma concettualmente connesse, evocano concetti d’instabilità, pericolo e vulnerabilità, instaurando un dialogo diretto con lo spazio e, soprattutto, con l’esperienza fisica del visitatore.

Nella sala d’ingresso della Cisterna, una vasta trama sospesa di sfere di vetro trasparente soffiato a mano, unite da fili, si estende sopra lo spazio percorribile dal pubblico, assumendo la forma di una ragnatela. Negli ultimi decenni, Hatoum ha frequentemente impiegato questo motivo per affrontare temi quali l’intrappolamento, l’abbandono, la trascuratezza, i legami familiari e le relazioni. Come afferma l’artista, “una ragnatela può essere vista come una rete minacciosa che suggerisce un senso opprimente di intrappolamento, ma che allo stesso tempo offre una casa o un luogo sicuro. Per me, la grande ragnatela sospesa sopra di noi ha anche un significato poetico, quasi cosmico. Le sfere di vetro, bellissime e delicate, sono un riferimento diretto alle gocce di rugiada e ne evocano la fragilità e luminosità. Possono anche assomigliare a una costellazione celeste. Mi piace vederla come un’allusione all’interconnessione di tutte le cose”.

Foto: Roberto Marossi. Su concessione di Fondazione Prada
Foto: Roberto Marossi. Su concessione di Fondazione Prada

La sala centrale della Cisterna presenta invece un pavimento in cemento completamente coperto da sfere di vetro rosso traslucido, disposte a delineare una mappa del mondo in cui sono tracciati esclusivamente i profili dei continenti, senza riferimento a confini politici o geografici. Le oltre trentamila sfere, non fissate al pavimento, danno vita a una configurazione instabile che l’artista definisce come “un territorio aperto e indefinito”, esposto a possibili forze destabilizzanti esterne. Come osserva l’architetto e teorico austriaco Theo Deutinger, “un mappamondo non è una mappa. Non è appiattito e pertanto non può essere piegato o arrotolato e messo in tasca. E il mappamondo non ci permette di vedere il pianeta Terra nella sua interezza. Una mappa è come la pelle della Terra, staccata e appiattita”. La rappresentazione cartografica del mondo non è mai neutrale, poiché storicamente riflette rapporti di potere e sistemi di dominio. Per questo motivo Hatoum ha scelto di adottare la proiezione di Gall-Peters, in alternativa alla più diffusa proiezione di Mercatore, correggendo le distorsioni che riducono visivamente l’estensione dei territori del Sud globale, come Africa, il Sud America e il Sud-est asiatico, più piccole della loro reale estensione rispetto al Nord globale.

La terza sala della Cisterna ospita all of a quiver, un’installazione cinetica composta da una struttura metallica a griglia formata da nove livelli sovrapposti di cubi aperti. Sospesa al soffitto, l’opera si muove lentamente, oscillando tra una tensione verso il collasso e la ricomposizione. Scricchiolii e tintinnii accompagnano il movimento di ciascuna fila di cubi, mentre la struttura procede con un’andatura ondulata e a zig-zag verso il basso, come un corpo sul punto di cedere alla gravità e alla distruzione. L’opera testimonia l’interesse di Hatoum per l’estetica minimalista e la sua capacità di trasformare forme modulari essenziali come griglie e cubi in presenze vive, profondamente connesse all’esperienza corporea e capaci di evocare sensazioni di disagio, claustrofobia e impotenza. Attraverso il suo moto ciclico, all of a quiver incarna una condizione di precarietà permanente, una sospensione continua tra opposti quali costruzione e rovina, levitazione e crollo, resistenza e fragilità. Come scrive l’architetta libanese Lina Ghotmeh nel Quaderno pubblicato in occasione della mostra, “l’opera di Hatoum ci insegna che restare in piedi non significa conquistare l’instabilità, ma abitarla. Dimostrando un’apertura al cambiamento invece che il bisogno di controllarlo, l’oscillazione di all of a quiver è una lezione di umiltà”.

Foto: Roberto Marossi. Su concessione di Fondazione Prada
Foto: Roberto Marossi. Su concessione di Fondazione Prada
Foto: Roberto Marossi. Su concessione di Fondazione Prada
Foto: Roberto Marossi. Su concessione di Fondazione Prada

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraOver, under and in between
CittàMilano
SedeFondazione Prada
DateDal 29/01/2026 al 09/11/2026
ArtistiMona Hatoum
TemiMilano, Arte contemporanea



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