Quali erano le abitudini dei nobili del Sette-Ottocento: a Mantova esposti i preziosissimi argenti di Palazzo d'Arco


Dal 30 marzo al 30 novembre 2019, Palazzo d’Arco a Mantova ospita la mostra ’Lo spirito delle cose. Argenti e preziosi dei conti d’Arco’

Dal 30 marzo al 30 novembre 2019 il Museo di Palazzo d’Arco a Mantova ospita la mostra Lo spirito delle cose. Argenti e preziosi dei conti d’Arco, che espone l’argenteria di famiglia, custodita gelosamente come un tesoro di famiglia da trasmettere in eredità di generazione in generazione, che restituisce i ricordi del vivace passato e rivela tra i suoi riflessi, appunto, lo “spirito delle cose”. Curata da Francesca Rapposelli, la rassegna espone una ricca e varia raccolta di posaterie, servizi, ricercati accessori maschili e femminili, che ricostruiscono le consuetudini nobiliari tra il Sette e l’Ottocento all’insegna dell’eleganza e dello stile.

Si tratta di oggetti mai esposti al pubblico: la raccolta risale prevalentemente al Settecento e all’Ottocento, quando le arti decorative avevano un ruolo predominante e gli oggetti preziosi di cui si circondava l’aristocrazia interagivano con gli ambienti. Per ricostruire il passato di queste opere sono stati ricomposti servizi, individuati gli stemmi e i monogrammi e analizzati i punzoni impressi sugli argenti, effettuando uno studio su tutti gli esemplari. Sono emersi nuclei di argenti tedeschi, inglesi e francesi, che conferiscono un carattere internazionale alla raccolta e fra le manifatture nazionali si è distinto uno straordinario gruppo di opere milanesi che trasmettono memorie di importanti eventi storici. Il ricco corredo di argenteria diviene la testimonianza eloquente di un universo scintillante che dalla tavola imbandita si riversava in tutti gli ambienti domestici. Oggetti che a quel tempo associavano un compito di rappresentanza a quello funzionale di oggetti d’uso, riflettendo le mutevoli necessità della committenza. Argenti, quindi, presenti nella vita aristocratica di ogni giorno, scandita da ricevimenti mondani che si alternavano ai momenti più intimi dei leziosi salotti femminili o accompagnavano l’amore per la scrittura nelle mura domestiche. Preziosi, al contempo, che caratterizzarono i passatempi tipicamente maschili nei fumoir, o i più informali pasti al ritorno dalla caccia, offrendo un’illuminante dimostrazione delle consuetudini nobiliari.

Durante la mostra, i servizi prenderanno dimora sulle tavole e nei salotti, facendo rivivere quegli oggetti uniformandoli al contesto originale come solo una casa museo può ancora offrire. La natura evocativa del museo ha aperto la strada a molteplici racconti del vivere quotidiano della famiglia sulla base di una solida ricerca scientifica condotta negli archivi della dimora. Le proposte contemporanee inglesi del living museum trovano dunque a Palazzo d’Arco pieno compimento coniugando le finalità di educazione e diletto.

Le differenti tipologie degli antichi arredi del Palazzo hanno articolato il percorso della mostra in cinque sezioni: la prima è dedicata ai servizi da tavola di Emanuele Caber e Giuseppe Brusa, un nucleo di argenti da tavola rappresentativo della produzione milanese del secondo decennio dell’Ottocento. Le opere di Emanuele Caber e Giuseppe Brusa, gli argentieri milanesi più in vista della città, saranno esposte nella Sala degli Antenati, dove la ricchezza e le antiche origini della famiglia documentate dai dipinti dinastici giustificavano l’esibizione delle argenterie di casa durante le cerimonie ufficiali.

La seconda sezione, intitolata Gli oggetti dei vezzosi rituali femminili, ci riporta al tempo delle padrone di casa d’Arco del Sette e dell’Ottocento, ovvero Matilde di Canossa (1744 - ?), omonima della celebre figura storica, che nel 1762 andò in sposa al conte Gianbattista Gherardo, Amalia Sanvitale (1770 - 1846), signora del conte Francesco Alberto, e Giovanna de’ Capitani d’Arzago (1813 - 1870) consorte del conte Luigi. Tutte furono donne dalla forte personalità e non solo nell’ambito domestico. I preziosi argenti della collezione d’Arco legati alla toeletta e all’intimo salotto femminile sono riconducibili a queste nobili figure oltre che all’ultima discendente d’Arco, la contessa Giovanna marchesa Guidi di Bagno. Secondo le consuetudini del tempo, l’ambiente della toeletta femminile doveva seguire una ben precisa disposizione dell’arredo in cui risultava di fondamentale importanza il ripiano su cui trovavano posto gli accessori necessari ai rituali di bellezza. A partire dal XVIII secolo il momento della toeletta era diventato anche quello della prima colazione. In questo contesto è presente il nucleo di argenteria mantovana con opere di Giovanni Bellavite e Francesco Rizzardi accostati alle manifatture francesi di Francois Diosne, Luis Bruneau e Charles Murat.

La terza sezione è dedicata al fumoir di casa d’Arco. La diffusione dei fumoir nell’Italia ottocentesca è da ricondurre ad una più ampia osservanza delle regole di sociabilità aristocratiche, che vedevano nel salon francese il modello di riferimento. In un contesto di rigida separazione sociale, vennero così distinguendosi i salotti da conversazione femminili, in cui la padrona di casa aveva un ruolo centrale, e i momenti di aggregazione esclusivamente maschili, come i circoli, i caffè o, appunto, i fumoir. Il tabacco crea un modello di costume e il suo uso genera una produzione illimitata di oggetti da fumo: pipe, tabacchiere, portasigari e portasigarette, un repertorio d’artigianato spesso di gran gusto e raffinatezza che legittima e contribuisce, a sua volta, alla diffusione e al consumo del tabacco stesso. Tabacchiere in argento che avevano non solo funzione pratica, ma soprattutto estetica ed autocelebrativa, inserendosi in un contesto ben più ampio di etichetta, di savoir faire: donate come pegno d’amore o come omaggio diplomatico, utilizzate in veri e propri rituali sociali, divennero il riflesso delle mode e dei gusti nei diversi secoli. Proprio in questo mercato sconfinato ed eclettico si collocano gli argenti inglesi di W.T. Wright e F. Davies, francesi e tedeschi esposti nella Sala Rossa di Palazzo d’Arco e un interessante nucleo di manifatture Hanau.

Ancora, la quarta sezione, Il Bon Ton allo scrittoio, si focalizza sul servizio per scrivere, che diventa un segno di distinzione per chi lo produce e per chi lo utilizza; ed è attraverso le lettere che rivivono le pagine più belle ed intense della storia. Gli scrittoi di Giovanna d’Arco e del padre Francesco Antonio custodiscono gelosamente molti fogli, ancora vergini, insieme a tutti quegli oggetti per scrivere, così carichi di segni, che per i romantici si traducono in un universo di sensazioni: i bagliori dell’argento e la purezza della madreperla, la macchia indelebile del bistro e del nero di seppia, il blu cobalto della polvere e l’odore della cera sciolta, quella preziosa, che fusa sulle buste, preservava i segreti dai pettegoli, e quella di sevo, che gocciolava sulle bugie. Nell’antica Biblioteca del Palazzo, saranno esposti i servizi e gli arredi da scrittoio della famiglia.

Infine, la sezione Victorian Brunch, che prende posto nella Sala delle Carte da Parati del 1823, farà sì che i tavoli del salotto saranno arredati con l’argenteria necessaria al perfetto brunch inglese. L’alba del brunch è da ricercare nelle cosiddette Hunt Breakfast, le tradizionali colazioni di caccia: momento conviviale che prevedeva un pasto generoso e ristoratore per i gentiluomini che si radunavano dopo la pratica dell’arte venatoria. Una passione quella per la caccia e i purosangue che certo non manca in casa d’Arco e soprattutto nella figura del Conte Francesco Antonio (1848-1917). L’antica biblioteca del palazzo accoglie una ricchissima raccolta di ippologia che vede presenti più di duecento volumi, alcune preziose cinquecentine e riviste specializzate. Il Conte d’Arco fu attento collezionista e committente di raffinati argenti da tavola inglesi di J. Grinsell, Oreste Franzi, T&J Creswick e francesi, come testimonia il pregevole servizio da caffè e cioccolata prodotto dalla società Christofle.

La mostra è accompagnata da un catalogo con testi e immagini d’autore, oltre a diversi contributi scientifici e schede tecniche delle opere. Orari d’apertura: il lunedì dalle 9:30 alle 13, il martedì dalle 14:30 alle 18, dal mercoledì alla domenica dalle 9:30 alle 13 e dalle 14:30 alle 18. La biglietteria chiude un’ora prima, le visite sono solo accompagnate o guidate. Biglietti: intero 8 euro, ridotto 2 euro (per scuole e bambini fino a 11 anni), ridotto speciale 5 euro (ragazzi dai 12 ai 18 anni, soci FAI e TCI, gruppi di almeno 10 e massimo 25 persone, visitatori con biglietto d’ingresso al Parco delle Bertone visitato nello stesso giorno). Gratis per diversamente abili e accompagnatori, e per due insegnanti per classe. Il servizio di visita guidata è compreso nel biglietto. Info e prenotazioni (obbligatorie per gruppi) allo 0376 322242 o a info@museodarcomantova.it, oppure sul sito di Palazzo d’Arco.

Nella foto: servizio da colazione femminile.

Quali erano le abitudini dei nobili del Sette-Ottocento: a Mantova esposti i preziosissimi argenti di Palazzo d'Arco
Quali erano le abitudini dei nobili del Sette-Ottocento: a Mantova esposti i preziosissimi argenti di Palazzo d'Arco


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Barocco     Genova     Roma    

NEWSLETTER