La vita di una donna straordinaria: Matilde di Canossa, i suoi castelli, i suoi luoghi


Nei monti di Reggio Emilia c'è una zona nota come “Terre di Canossa”: è il territorio dove si trovano i castelli nei quali si dipanò la vita di Matilde di Canossa, una delle donne più straordinarie e influenti di tutta la storia. Ripercorriamo la sua storia attraverso arte e monumenti.

È il 28 gennaio 1077 quando l’imperatore Enrico IV e il papa Gregorio VII si incontrano a Canossa alla presenza di Matilde di Canossa (Mantova, 1046 – Bondeno di Roncore, 1115): un episodio rimasto nella storia come il più grande pentimento pubblico di tutti i tempi, a cui si deve ancora oggi il modo di dire “andare a Canossa”, a significare un atto di totale sottomissione per implorare perdono. Enrico IV era stato scomunicato da Gregorio VII in seguito alla cosiddetta “lotta per le investiture”, in cui il potere temporale si dichiarava superiore a quello spirituale; al contrario, Gregorio VII sosteneva il suo potere papale superiore a qualsiasi altro, come espresso nel suo Dictatus papae nel 1075. Fulcro della lotta fu il sinodo di Worms, durante il quale Enrico IV e i vescovi tedeschi suoi alleati arrivarono a dichiarare deposto il papa, e quest’ultimo reagì scomunicandolo, liberando tutti i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà e desacralizzando il suo impero. Di fronte a ciò, i principi tedeschi lo obbligarono a riconciliarsi con il papa e fissarono un incontro per il 2 febbraio 1077 da tenersi ad Augusta, in occasione del quale questi e papa Gregorio VII avrebbero dovuto assolvere Enrico IV o eleggere un nuovo imperatore. Nel dicembre 1076 il papa partì da Roma diretto ad Augusta e fu ospite di Matilde nel Castello di Canossa, sotto protezione, quando Enrico, partito alla volta dell’Italia appena saputo del viaggio intrapreso dal pontefice, giunse proprio davanti al portone di quel castello. Matilde ebbe ruolo di mediatrice tra i due: già da tempo infatti lei, seconda cugina dell’imperatore ma devota alla Chiesa, insieme all’abate Ugo di Cluny, stava organizzando la riconciliazione. Enrico giunse qui il 25 gennaio 1077, ma dovette attendere tre giorni e tre notti in abito da penitente, a piedi nudi, sotto una bufera di neve, fuori dal castello di Canossa prima di essere ricevuto dal papa, grazie all’intercessione di Matilde e dell’abate di Cluny, suo padrino. Una celebrazione solenne seguita da un banchetto sancirono la riconciliazione.

L’episodio è raffigurato in una splendida pala marmorea realizzata Carmela Adani (1899 - 1965), tra le scultrici del Novecento, all’interno della chiesa di Regina Pacis a Reggio Emilia. La monumentale opera del 1956 è collocata in uno dei pochi altari dedicati a papa Gregorio VII e raffigura proprio l’assoluzione di Enrico IV, che si vede inginocchiato a piedi nudi, da parte del pontefice, al centro in trono, in un dettaglio dorato. Attorno si riconoscono Matilde di Canossa, l’abate di Cluny, insieme ad altri due pesonaggi. Un’opera sculturea di grande raffinatezza come si evince dai dettagli degli accessori e degli abiti.

Tra le personalità più influenti e potenti del Medioevo, la contessa Matilde di Canossa fu in grado di appianare (anche se solo per breve tempo) uno dei conflitti più significativi tra potere laico e potere religioso; è tuttora ricordata come uno dei personaggi femminili che hanno fatto la storia, signora di vasti territori e protagonista di importanti vicende attorno a cui ruotano sovrani e papi.

Nata a Mantova nel 1046 da Bonifacio Canossa e da Beatrice dei Duchi di Lorena, Matilde si trovò erede solo nel 1055 di tutti i territori feudali del padre, in seguito prima alla morte di quest’ultimo, ucciso durante una battuta di caccia, e poi alla prematura morte della sorella Beatrice e del fratello Federico. Un vasto territorio, conosciuto come le Terre di Canossa, che si estendeva da parte della Lombardia fino a Viterbo, comprendendo Reggio Emilia, Modena, Parma, Ferrara, la Toscana, i ducati di Spoleto e di Camerino, ricco di castelli appartenenti alla famiglia degli Attonidi, da cui lei discendeva (era infatti anche l’ultima esponente degli Attonidi). La madre, dopo la morte del marito, si era risposata con Goffredo il Barbuto della Bassa Lorena e Matilde era stata promessa al figlio di quest’ultimo, Goffredo il Gobbo: le nozze tra le due famiglie avrebbero dato vita a un territorio vastissimo e potente che preoccupò l’imperatore Enrico III. Per questo motivo egli condusse in Germania, imprigionandole, Beatrice e Matilde, mentre il Barbuto riuscì a fuggire. Liberate madre e figlia, che riuscirono a tornare in Italia, ebbe inizio nell’Italia settentrionale la lotta contro il clero simoniaco.

Miniatore del XII secolo, Ugo di Cluny, Enrico IV e Matilde di Canossa, dalla Vita Mathildis di Donizone di Canossa (1111-1116; miniatura; Città del Vaticano, Biblioteca Vaticana, Cod. Vat. Lat. 4922, fol. 49r)
Miniatore del XII secolo, Ugo di Cluny, Enrico IV e Matilde di Canossa, dalla Vita Mathildis di Donizone di Canossa (1111-1116; miniatura; Città del Vaticano, Biblioteca Vaticana, Cod. Vat. Lat. 4922, fol. 49r)


Miniatore del XII secolo, Matilde di Canossa in trono, dalla Vita Mathildis di Donizone di Canossa (1111-1116; miniatura; Città del Vaticano, Biblioteca Vaticana, Cod. Vat. Lat. 4922, fol. 7v)
Miniatore del XII secolo, Matilde di Canossa in trono, dalla Vita Mathildis di Donizone di Canossa (1111-1116; miniatura; Città del Vaticano, Biblioteca Vaticana, Cod. Vat. Lat. 4922, fol. 7v)


Carmela Adani, Pala di Canossa (1956; pietra; Reggio Emilia, Regina Pacis)
Carmela Adani, Pala di Canossa (1956; pietra; Reggio Emilia, Regina Pacis)

Dal 1069 Matilde si trasferì in Lorena, dove si sposò con Goffredo il Gobbo, ma il matrimonio finì dopo soli due anni; in reazione all’abbandono da parte della moglie, il Gobbo fece scrivere contro Matilde dall’imperatore Enrico IV un documento, che poi sottoscrisse, accusandola di avere rapporti amorosi con il papa Gregorio VII, al secolo Ildebrando di Soana. Tornata in Italia, Matilde è presente all’elezione a papa di Gregorio VII, e hanno inizio da questo periodo i vari eventi che condussero alla già citata umiliazione di Enrico IV a Canossa. Intanto Goffredo il Gobbo venne assassinato, e sospettata come mandante dell’uccisione fu la stessa Matilde. Tra il 1079 e il 1080 la contessa donò tutti i suoi beni alla Chiesa e quindi al papa: Enrico IV la bandì dall’impero, depose Gregorio VII e nominò l’antipapa Clemente III. Matilde ebbe la sua prima vera sconfitta a Volta Mantovana, accorsa con le sue truppe per affrontare l’esercito imperiale. Dopo essere stata messa al bando a Lucca, rea di lesa maestà imperiale, la contessa ebbe la sua rivincita a Sorbara e riconsolidò il suo potere. Nel 1088 Matilde sposò, come consigliato da papa Urbano II, Guelfo V di Baviera, nemico di Enrico IV, e l’unione durò sette anni. Tra Bianello e la rocca canusina le truppe matildiche sconfissero l’imperatore. Nel 1111 Matilde venne incoronata viceregina dei Liguri e dei Lombardi e nominata vicaria dell’impero dal successore di Enrico IV, Enrico V. Quattro anni dopo, la contessa morì a Bondeno di Roncore e venne sepolta nel monastero di San Benedetto di Polirone e nel 1632 il suo corpo venne trasferito a Roma, in Vaticano, per volontà di Urbano VIII. Un grande monumento nella Basilica di San Pietro, progettato e realizzato da Gian Lorenzo Bernini, la celebra ancora oggi.

Grazie alla Vita Mathildis di Donizone, monaco e successivamente abate del monastero di Sant’Apollonio di Canossa, nonché confidente spirituale negli ultimi anni dell’esistenza di Matilde, sono giunti fino a noi descrizioni e racconti della vita della contessa. Obiettivo del poema miniato, oggi conservato alla Biblioteca Vaticana, era convincerla a scegliere il monastero di Sant’Apollonio come ultima sua dimora: lei invece preferì il monastero di San Benedetto di Polirone. Donizone avrebbe voluto donare il suo poema a Matilde, proprio come raffigurato nella miniatura del codice con Matilde in trono, ma la morte la colse prima che il volume fosse rilegato. Un’altra celebre miniatura la rappresenta nell’episodio dell’umiliazione di Enrico IV, dove quest’ultimo appare inginocchiato al cospetto della contessa e dell’abate di Cluny per ottenere l’assoluzione dalla scomunica. Il monaco la descrive così all’inizio del secondo libro: “Ell’è luminosa quanto è fulgido l’astro di Diana: / la fede l’illumina, la speranza l’avvolge in modo mirabil, / ed abita in lei il dono maggiore, la carità. / Ella adora il Verbo supremo, per cui tutto è stato creato; / ama e loda i suoi ministri, quando li trova modesti; / li ubbidisce con riverenza e li onora. / Odia i vizi, sa esaltar la virtù; […] Non l’esalta la buona fortuna, né la turbano le avversità: / in ogni cosa ella mostra discernimento; / la sua fama s’espande perenne per tutti i regni./ Portan le vele oltre i mari l’eco delle sue imprese”. Da questa citazione si colgono già gli aspetti caratterizzanti la sua celebre figura: l’aver dedicato tutta la sua vita alla politica dei suoi territori, in particolare prendendo parte attivamente ai contrasti tra papato e impero, e la sua devozione, schierandosi sempre dalla parte della Chiesa e donando addirittura tutti i suoi beni alla Santa Sede. Nei territori matildici la contessa fece costruire, si dice, centopievi, spesso associate a castelli: la religiosità e la struttura difensiva erano infatti i tratti dominanti di quel vastissimo territorio, di cui ancora oggi si ha testimonianza, anche se spesso modificata da successive ricostruzioni, in particolare nel caso delle pievi. I castelli più noti legati a Matilde sono quelli di Bianello, Canossa, Rossena e Carpineti, tutti in provincia di Reggio Emilia.

Il Castello di Bianello. Ph. Credit Claudio Reverberi
Il Castello di Bianello. Ph. Credit Claudio Reverberi - Progetto Regionale Castelli Emilia-Romagna


Il Castello di Canossa. Ph. Credit Progetto Regionale Castelli Emilia-Romagna
Il Castello di Canossa. Ph. Credit Progetto Regionale Castelli Emilia-Romagna


Il Castello di Rossena. Ph. Credit Progetto Regionale Castelli Emilia-Romagna
Il Castello di Rossena. Ph. Credit Progetto Regionale Castelli Emilia-Romagna


Il Castello di Carpineti. Ph. Credit Castello di Carpineti
Il Castello di Carpineti. Ph. Credit Castello di Carpineti


Una camera del Castello di Bianello. Ph. Credit IBC Emilia-Romagna
Una camera del Castello di Bianello. Ph. Credit IBC Emilia-Romagna


Una sala del Castello di Bianello. Ph. Credit IBC Emilia-Romagna
Una sala del Castello di Bianello. Ph. Credit IBC Emilia-Romagna


Una sala del Castello di Rossena. Ph. Credit Emanuela Rabotti - Progetto Regionale Castelli Emilia-Romagna
Una sala del Castello di Rossena. Ph. Credit Emanuela Rabotti - Progetto Regionale Castelli Emilia-Romagna

Il castello di Bianello, ancora oggi conservatosi integro, sorge sul colle di Bianello sull’Appennino reggiano, in località Quattro Castella. A pianta poligonale, l’antica fortezza presenta una torre collocata sul lato occidentale articolata su cinque livelli, che probabilmente esisteva già dalla prima metà del X secolo come punto di avvistamento destinato alla difesa, ma si hanno testimonianze certe dal 1044; successivamente il castello subì ampliamenti e sviluppi partendo dal nucleo originario. Al suo interno, da uno scalone neobarocco, si giunge al piano nobile con ambienti affrescati, sale da ballo e ricevimento, e in una delle stanze è visibile un ritratto della contessa in abito rosso che tiene nella mano destra il fiore del melograno, simbolo di saggezza, virtù e di potere. Il quadro è copia di un antico affresco ed è stato realizzato dall’artista reggiano Giuseppe Ugolini nell’Ottocento. La contessa risiedeva spesso nel castello: ospitò qui Enrico IV penitente prima del celebre episodio dell’umiliazione, ricevette Enrico V e qui fu incoronata dall’imperatore Vicaria imperiale in Italia nel 1111.

Il castello di Canossa, di cui oggi rimangono solo resti sopra una rupe di arenaria bianca, è stato come già detto protagonista dell’incontro del 28 gennaio 1077 tra papa Gregorio VII e lo scomunicato e penitente imperatore Enrico IV. Venne eretto da Atto Adalberto nel 940 circa e fu destinato a principale centro politico e di potere delle terre matildiche. Associato al castello di Rossena, le fortificazioni erano strettamente legate nel sistema difensivo: Canossa era centro del potere, mentre Rossena era principalmente destinato a centro dei compiti militari, quindi fulcro difensivo dei possessi canossiani. Quest’ultimo è perfettamente conservato: costruito da Atto Adalberto nel 960, è stato oggetto di un complesso intervento di restauro nel 1999. Il castello di Rossena è costituito dal nucleo centrale della torre interna e da ventun stanze disposte su più livelli; sono presenti affreschi che risalgono al Sei e Settecento, ed è possibile anche pernottare poiché al suo interno ha sede un ostello, per vivere l’esperienza unica di dormire dentro un castello.

Il ritratto di Matilde di Canossa nel Castello di Bianello
Il ritratto di Matilde di Canossa nel Castello di Bianello


Il Famedio di Matilde di Canossa come fu composto nel Cinquecento (San Benedetto Po, Monastero di Polirone)
Il Famedio di Matilde di Canossa come fu composto nel Cinquecento (San Benedetto Po, Monastero di Polirone)


Dettaglio della statua di Matilde di Canossa nel monumento realizzato da Gian Lorenzo Bernini in San Pietro al Vaticano
Dettaglio della statua di Matilde di Canossa nel monumento realizzato da Gian Lorenzo Bernini in San Pietro al Vaticano

Nel castello di Carpineti, infine, la contessa ospitò papi, imperatori e personalità politicamente potenti: nel 1077 vi accolse Gregorio VII, dopo l’episodio di Canossa, e nel 1092 ebbe qui luogo un’assemblea di vescovi che intendevano continuare la lotta contro Enrico IV. Oggi è ancora visibile parte delle strutture originali di quel castello-recinto: il mastio è quasi integro e spicca su uno degli speroni del crinale del monte Antognano; del castello restano ruderi con la torre quadrangolare quasi integra, ad eccezione della sommità. Un piccolo ambiente absidato era destinato all’accesso alla fortificazione; scavi archeologici hanno rivelato la pianta di una chiesetta interna, mentre all’esterno è situata la chiesa di Sant’Andrea, consacrata nel 1117, in stile romanico.

È nei castelli delle terre di Canossa che si ripercorre perlopiù l’intera esistenza di una delle donne più influenti della storia, perché qui hanno avuto luogo gli episodi salienti della sua vita, gli incontri con gli imperatori e con i pontefici dell’epoca; è qui che ha curato i suoi rapporti con le personalità del tempo e ha riflettuto sulle sue azioni che l’hanno eletta, ancora a distanza di secoli, a figura mitica del passato. Alla sua morte volle tuttavia essere sepolta nel monastero di modello cluniacense tra il Po e il Lirone, a cui la contessa era molto legata e a cui fece numerose donazioni, sottolineando ulteriormente la sua devozione: le è stato qui dedicato un grande monumento (oggi vuoto), risistemato nel Cinquecento da Giulio Romano, su cui la contessa spicca fiera in un ritratto a cavallo con il mano il suo simbolo, il melograno.

Bibliografia essenziale

  • Paolo Golinelli, Matilde di Canossa, Jaca Book, 2015

  • Donizone, Vita di Matilde di Canossa, Paolo Golinelli (a cura di), Jaca Book, 2008


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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1. Georg Duhr in data 18/01/2021, 08:50:05

Complimenti per il bel ritratto. Matilde, in effetti, è una figura di respiro europeo.
Magari conveniva menzionare il piccolo, ma squisito museo all' interno della rocca di Canossa (il fonte battesimale è della stessa epoca della contessa), il fatto che la rocca subì gravi danni ad opera di un assedio dei Farnesi che ne accelerarono il degrado, il fatto che la rocca di Rossena è proprietà del vescovado di Reggio, nonché la chiesetta di S. Maria risalente al tempo di Matilde poi inglobata nella chiesa di S. Benedetto.
Ma particolari integrativi del genere non intaccano la qualità dell' articolo per il quale c'è, appunto, da complimentarsi !







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