Pisa, a Palazzo Blu i capolavori dei futuristi in una mostra che li rilegge attraverso i loro manifesti


Dall’11 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020, Palazzo Blu a Pisa ospita Futurismo, mostra interamente dedicata al futurismo.

Dall’11 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020, Palazzo Blu a Pisa ospita Futurismo, mostra interamente dedicata al movimento che cambiò l’arte italiana all’inizio del XX secolo. Partendo dalle anticipazioni divisioniste e dalla data fondamentale del 20 febbraio 1909, quando Filippo Tommaso Marinetti pubblicava su Le Figaro a Parigi il Manifesto di fondazione del futurismo, la mostra, curata da Ada Masoero intende ripercorrere i picchi più significativi del futurismo attraverso più di cento opere (tra dipinti, disegni, sculture, oggetti, giocattoli, progetti d’arte). Non solo: la rassegna intende anche provare come i più grandi fra gli artisti futuristi seppero rimanere fedeli alle riflessioni teoriche enunciate nei manifesti, traducendole in immagini dirompenti, innovative e straordinariamente felici sul piano artistico.

Per questa ragione ogni opera è stata scelta per qualità ma anche (e soprattutto) per l’aderenza ai punti teorici fondativi del movimento. E dei numerosi artisti visivi che, nel tempo, si unirono al futurismo, sono stati deliberatamente inseriti i soli firmatari dei manifesti presi in esame. Ci sono due sole eccezioni alla regola: una in apertura, con lo spettacolare ritratto di Marinetti di Rougena Zatková, forse il più fedele al vulcanico temperamento del fondatore, e una in chiusura, con Prima che si apra il paracadute l’opera di Tullio Crali (del 1939) scelta come immagine di copertina del catalogo della grande mostra Italian Futurism 1909-1944. Reconstructing the Universe, curata da Vivien Greene nel 2014 per il Solomon Guggenheim Museum di New York, con cui il museo rendeva omaggio al futurismo, riconoscendogli un ruolo d’eccellenza fra le altre grandi avanguardie europee del primo Novecento. Il percorso è compltato dalle opere dei grandi artisti futuristi: Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini, Fortunato Depero, Gerardo Dottori, Enrico Prampolini e altri.

Il percorso è aperto dagli esordi divisionisti comuni ai cinque “futuri futuristi” (Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini. Scandita in sezioni intitolate ognuna a un manifesto, la mostra attraversa poi trent’anni di arte futurista, muovendo dal 1910, quando uscirono i due manifesti pittorici firmati dai giovani “padri fondatori”. Di Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini sono esposti numerosi capolavori ispirati con evidenza a quei due testi. Immediatamente dopo, si esplorano le trascrizioni visuali del Manifesto della scultura futurista, 1912, steso dal solo Boccioni dopo il viaggio a Parigi di quell’anno. Entrano poi in gioco le “parole in libertà”, i cui principi furono formulati da Filippo Tommaso Marinetti nel 1912, nel Manifesto tecnico della letteratura futurista, e i nuovi modelli architettonici, dettati nel 1914 da Antonio Sant’Elia nel testo L’architettura futurista, illustrato da sue opere magnifiche (e “profetiche”), seguite dalle opere “belliche” a sostegno dell’interventismo futurista nella Grande guerra (manifesto Sintesi futurista della guerra, 1914). Con Ricostruzione futurista dell’universo (1915) di Giacomo Balla e Fortunato Depero, si assiste alla nuova volontà dei due artisti di diffondere i modelli formali del futurismo sull’intera esperienza umana, in una spinta d’innovazione ignota alle altre avanguardie europee. A illustrarla, sono dipinti, sculture, oggetti, bozzetti, giocattoli realizzati dai due autori. Entra poi in scena L’arte meccanica (1922) documento firmato da Enrico Prampolini, Vinicio Paladini, Ivo Pannaggi, che connotò con i suoi modelli geometrici e “industriali” l’arte visiva dell’intero decennio, mentre il congedo è affidato al Manifesto dell’Aeropittura (1931) firmato da Marinetti con Balla, Benedetta (Cappa Marinetti), Depero, Dottori, Fillia, Prampolini, Somenzi, Tato, che per tutti gli anni Trenta ispirò opere suggestive e spettacolari, qui esposte al piano superiore.

La mostra, organizzata da Fondazione Palazzo Blu insieme con MondoMostre e patrocinata dalla Regione Toscana e dal Comune di Pisa, è stata resa possibile dalla qualità e quantità dei prestatori, ben 29, tra i quali figurano la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, con nove opere; il Museo del Novecento e la GAM di Milano con 16 opere; il Castello Sforzesco di Milano (Civico Gabinetto dei Disegni e Collezione stampe “Achille Bertarelli” con dieci opere); il Mart di Rovereto con ben 21 opere, il Museo Caproni di Trento, con due opere, e altre importanti collezioni pubbliche e private.

“Di mostre sul futurismo ne sono state fatte parecchie, a cominciare da quella del centenario tenutasi a Milano nel 2009, e si trattava dunque di cercare di trovare un percorso che non fosse troppo usurato”, spiega la curatrice Ada Masoero. “Ho quindi pensato di dare voce agli artisti stessi, ricorrendo ai loro testi, perché il futurismo fu anche l’unica grande avanguardia europea, in un’età in cui fiorirono molte avanguardie, che ebbe l’accortezza, grazie alla presenza costante di Marinetti, di porre le basi teoriche a cui attenersi nel momento nella creazione artistica. E questo non solo per le arti visive, ma anche per la letteratura, il teatro, la danza, le arti decorative. I futuristi scrivevano le loro basi in manifesti che venivano distribuiti in tirature altissime (fino a 300.000 copie) nelle città: il sogno dei futuristi era quello di connettere strettamente l’arte e la vita, di coinvolgere tutti, la folla (e non solo pochi raffinati esteti), e di ridisegnare l’orizzonte quotidiano con i principi del futurismo. Il futurismo era un sistema di pensiero molto vasto e molto articolato e trovò il modo di esprimersi con opere di altissimo livello. Tenevo dunque a dar voce agli artisti e a questa specificità del futurismo: i manifesti sono dunque diventati il filo rosso che cuce la mostra”.

“Dopo quasi un decennio dedicato alle grandi personalità della pittura del 900”, dichiara Cosimo Bracci Torsi, presidente di Fondazione Palazzo Blu, “con Futurismo Palazzo Blu continua il ciclo dedicato ai movimenti di avanguardia, iniziato lo scorso anno con il Surrealismo. I prestiti della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, del Museo del 900, del GAM e del Castello Sforzesco di Milano, del Mart di Rovereto, del Museo Caproni di Trento e di numerosi collezionisti privati hanno permesso di raccogliere documenti e opere fondamentali dei grandi protagonisti del movimento come, fra gli altri, Marinetti, Balla, Boccioni, Carrà, Depero, Severini e Sant’Elia. Con oltre cento opere, Ada Masoero ha costruito uno straordinario percorso che illustra l’ampiezza dei campi nei quali il Futurismo ha operato, dalla pittura, la scultura e l’architettura all’arte applicata degli oggetti d’uso e la pubblicità, e la sua ambizione di costruire una vero sistema di pensiero”.

“Una mostra che in qualche modo è legata alla città”, sottolinea il sindaco di Pisa, Michele Conti, “perché alcuni dei futuristi ebbero in quegli anni dei contatti importanti con Pisa: Marinetti stesso ebbe un passaggio al Teatro Rossi, dove ci fu una serata dedicata al futurismo e che finì con un lancio di ortaggi, ragion per cui secondo Marinetti la serata fu perfettamente riuscita. Allora erano considerati dei rivoluzionari stravaganti, ma i futuristi hanno dato vita a un periodo importante della storia del Novecento. Le mostre di Palazzo Blu sono un volano economico importante per Pisa, perché consentono di attirare un turismo intelligente e di riscoprire una parte della città, quella dei lungarni, che fino a qualche anno fa era un po’ dimenticata. La presenza di mostre di alto livello come questa sicuramente aiuta molto tutto il meccanismo turistico della città”.

“Inauguriamo una mostra straordinaria e concepita in modo ineccepibile”, commenta Thomas Salomon, direttore scientifico di MondoMostre: “il futurismo è particolarmente interessante è perché un movimento d’avanguardia italiano ed è importante rivolgere l’attenzione non soltanto all’estero, com’è stato fatto l’anno scorso con la mostra sul surrealismo, ma anche ai movimenti che si svilupparono nel nostro paese. In mostra sono presenti oltre cento opere da trenta prestatori diversi, e la qualità è tipica di una mostra di livello nazionale, se non addirittura internazionale”.

Per tutte le informazioni sulla mostra è possibile visitare il sito di Palazzo Blu. Di seguito alcune immagini di opere in mostra.

Giacomo Balla, Automobile + velocità + luce (1913 - 1914; acquerello e seppia su carta, 67 x 88,5 cm; Milano, Museo del Novecento) © Giacomo Balla, by SIAE 2019
Giacomo Balla, Automobile + velocità + luce (1913 - 1914; acquerello e seppia su carta, 67 x 88,5 cm; Milano, Museo del Novecento) © Giacomo Balla, by SIAE 2019



Giacomo Balla, Complesso plastico colorato di frastuono + Velocità (1914 circa; legno, cartone e lamine di stagno colorate ad olio su legno, 52 x 60 x 7 cm; Collezione privata). Courtesy Futur-ism, Roma, Italia © Giacomo Balla, by SIAE 2019
Giacomo Balla, Complesso plastico colorato di frastuono + Velocità (1914 circa; legno, cartone e lamine di stagno colorate ad olio su legno, 52 x 60 x 7 cm; Collezione privata). Courtesy Futur-ism, Roma, Italia © Giacomo Balla, by SIAE 2019



Giacomo Balla, Pessimismo e Ottimismo (1923; olio su tela, 115 x 176 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea) © Giacomo Balla, by SIAE 2019
Giacomo Balla, Pessimismo e Ottimismo (1923; olio su tela, 115 x 176 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea) © Giacomo Balla, by SIAE 2019



Umberto Boccioni, Carica dei lancieri (1915; tempera e collage su carta incollata su tela, 33,4 x 50,3 cm; Milano, Museo del Novecento) © Umberto Boccioni, by SIAE 2019
Umberto Boccioni, Carica dei lancieri (1915; tempera e collage su carta incollata su tela, 33,4 x 50,3 cm; Milano, Museo del Novecento) © Umberto Boccioni, by SIAE 2019



Umberto Boccioni, Corpo umano (Dinamismo) (1913; olio su tela, 80 x 65 cm; Milano, Museo del Novecento) © Umberto Boccioni, by SIAE 2019
Umberto Boccioni, Corpo umano (Dinamismo) (1913; olio su tela, 80 x 65 cm; Milano, Museo del Novecento) © Umberto Boccioni, by SIAE 2019



Fortunato Depero, Al teatro dei piccoli / Balli plastici (1918; tempera su tela, 99,5 x 73,5 cm; Collezione privata). courtesy Futur-ism, Roma, Italia © Fortunato Depero, by SIAE 2019
Fortunato Depero, Al teatro dei piccoli / Balli plastici (1918; tempera su tela, 99,5 x 73,5 cm; Collezione privata). courtesy Futur-ism, Roma, Italia © Fortunato Depero, by SIAE 2019



Gino Severini, L'autobus (1913; olio su tela, 57 x 73 cm; Milano, Museo del Novecento) © Gino Severini, by SIAE 2019
Gino Severini, L’autobus (1913; olio su tela, 57 x 73 cm; Milano, Museo del Novecento) © Gino Severini, by SIAE 2019



Enrico Prampolini, L'automa quotidiano (1930; olio e collage su tavola, 100 x 80 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Enrico Prampolini, L’automa quotidiano (1930; olio e collage su tavola, 100 x 80 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)



Giacomo Balla, Celeste metallico aeroplano (Balbo e Trasvolatori italiani) (1931; olio su compensato, 280 x 150 cm; Roma, Aeronautica Militare, Museo Storico) © Giacomo Balla, by SIAE 2019
Giacomo Balla, Celeste metallico aeroplano (Balbo e Trasvolatori italiani) (1931; olio su compensato, 280 x 150 cm; Roma, Aeronautica Militare, Museo Storico) © Giacomo Balla, by SIAE 2019



Umberto Boccioni, Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912; bronzo, 38 x 59 x 32 cm; Milano, Museo del Novecento) © Umberto Boccioni, by SIAE 2019
Umberto Boccioni, Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912; bronzo, 38 x 59 x 32 cm; Milano, Museo del Novecento) © Umberto Boccioni, by SIAE 2019

Pisa, a Palazzo Blu i capolavori dei futuristi in una mostra che li rilegge attraverso i loro manifesti
Pisa, a Palazzo Blu i capolavori dei futuristi in una mostra che li rilegge attraverso i loro manifesti


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