Pompei@Madre: a Napoli il mito di Pompei dal Settecento ai giorni nostri


Al MADRE di Napoli prende il via la mostra Pompei@Madre che rivisita il mito di Pompei dal Settecento a oggi, con opere moderne e contemporanee, e reperti pompeiani.

Via al museo MADRE di Napoli, dal 19 novembre 2017 al 30 aprile 2018, alla mostra Pompei@Madre, un progetto espositivo che intende presentare al pubblico le relazioni tra il patrimonio archeologico proveniente da Pompei e le ricerche artistiche: la mostra, curata da Massimo Osanna (direttore generale del Parco Archeologico di Pompei) e da Andrea Viliani (direttore generale del MADRE), prevede infatti un inedito dialogo tra straordinari reperti archeologici in arrivo da Pompei, alcuni dei quali raramente esposti, e opere d’arte moderna e contemporanea. La mostra rappresenta anche l’occasione di una collaborazione, anch’essa nuova e mai sperimentata prima, tra il Parco Archeologico di Pompei e il MADRE di Napoli.

Sono due le sezioni in cui si divide la mostra: Pompei@Madre. Materia Archeologica e Pompei@Madre. Materia Archeologica: Le Collezioni. La prima, leggiamo nella presentazione dell’esposizione, “è concepito e strutturato come una passeggiata circolare fra opere, manufatti, documenti e strumenti connessi alla storia delle varie campagne di scavo a Pompei – materiali che documentano la vita quotidiana della città antica e il ruolo che in essa rivestivano le arti e le scienze – messi a confronto con opere e documenti moderni e contemporanei”, che provengono da diversi istituti italiani e stranieri, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli alla Casa di Goethe di Roma, dal Museo Nazionale di Capodimonte all’École Supérieure des Beaux-Arts di Parigi.

Il percorso intende documentare la “riscoperta” del mito di Pompei a partire dal XVII secolo (in mostra le opere partono proprio dal Settecento e arrivano ai giorni nostri), con dipinti, sculture e installazioni di artisti come Andy Warhol, Friedrich OVerbeck, Robert Rauschenberg, Roberto Cuoghi, Luigi Ghirri, Le Corbusier, Fausto Melotti, Pierre-Jacques VOlaire, Betty Woodman, Mark Dion, Nan Goldin e documenti sull’attività di studiosi, letterati e critici come Ranuccio Bianchi Bandinelli, Johann Joachim Winckelmann, Johann Wolfgang Goethe, Madame de Staël. Sono in tutto novanta gli artisti e intellettuali moderni e contemporanei che fanno parte del progetto. La seconda sezione intende invece accostare manufatti e oggetti provenienti da Pompei alle collezioni storiche del MADRE, il museo d’arte contemporanea di Napoli. Le opere di Daniel Buren, Domenico Bianchi, Francesco Clemente, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Sol LeWitt, Jeff Koons, Richard Serra, Rebecca Horn e altri dialogheranno dunque con i reperti archeologici pompeiani.

Il progetto, che prevede anche interventi site-specific di artisti internazionali, vedrà nel 2018 l’avvio di un protocollo d’intesa tra MADRE e Parco Archeologico di Pompei per la definizione di un metodo di lavoro comune tra il Parco di Pompei e i maggiori musei d’arte contemporanea del mondo.

La mostra è visitabile negli orari d’apertura del museo: dal lunedì al sabato (tranne il martedì, giorno di chiusura) dalle 10 alle 19:30, la domenica dalle 10 alle 20 (la biglietteria chiude un’ora prima). Ingresso: 8 euro l’intero, 4 il ridotto. Il museo è visitabile anche con la Campania ArteCard, ma non solo: è possibile acquistare la nuova card Pompei@Madre, appositamente pensata per la mostra, che ha durata di due giorni dall’attivazione e include visita al MADRE, visita al Parco di Pompei, possibilità di usufruire dei trasporti regionali per entrambi i giorni di validità, nonché tutti i vantaggi di Campania ArteCard (costa 22 euro intera, 14 ridotta per giovani tra 18 e 25 anni). Catalogo edito da Mondadori Electa (che è anche sponsor tecnico dell’evento). Tutte le informazioni su www.madrenapoli.it.

Immagine: Andy Warhol, Vesuvius (1985; acrilico su tela, 230 x 300 cm; Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte; Foto © Luciano Romano)

Pompei@Madre: a Napoli il mito di Pompei dal Settecento ai giorni nostri
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