Il Museo del Prado, in collaborazione con la Fundación BBVA, presenta dal 25 novembre 2025 al 1º marzo 2026 una grande esposizione dedicata ad Anton Raphael Mengs (Aussig, 1728 – Roma, 1779), tra i protagonisti del Neoclassicismo e tra i più influenti artisti del Settecento. La mostra Anton Raphael Mengs (1728-1779), curata da Andrés Úbeda de los Cobos, responsabile della collezione di pittura del XVIII secolo e di Goya del Museo del Prado, e da Javier Jordán de Urríes y de la Colina, conservatore della pittura settecentesca presso Patrimonio Nacional, e organizzata dal Museo Nacional del Prado con il patrocinio esclusivo della Fundación BBV, propone un approfondimento dettagliato sulla sua produzione, sul suo pensiero teorico e sulla sua eredità, in relazione con i grandi maestri del passato.
Il progetto espositivo riunisce 159 opere, tra cui 64 dipinti, 14 esempi di arti decorative e 81 disegni, stampe e studi su carta, che permettono al pubblico di osservare non solo l’attività di Mengs come pittore di corte, ma anche la sua dimensione intellettuale. Le opere arrivano da venticinque istituzioni internazionali, nove istituzioni spagnole e dieci collezioni private, a testimonianza della diffusione europea dell’influenza di Mengs e del valore della sua eredità.
Articolata in dieci nuclei tematici, la mostra ricostruisce il percorso dell’artista, dalla formazione a Dresda e a Roma fino al riconoscimento come pittore ufficiale di Carlo III. Vengono messi in luce i suoi rapporti con figure come Raffaello, Correggio e Winckelmann, nonché il ruolo che ricoprì nella ridefinizione del gusto artistico europeo. Tra i prestiti più significativi figurano il Compianto sul Cristo morto dalla Galería de las Colecciones Reales di Madrid, Giove e Ganimede da Palazzo Barberini a Roma, e Ottaviano e Cleopatra proveniente dalle collezioni del National Trust nel Regno Unito.
Il progetto intende offrire un quadro completo della figura di Mengs, della sua opera e del suo pensiero artistico, combinando un percorso biografico che racconta la vita movimentata di un artista cosmopolita, con sezioni che approfondiscono aspetti specifici della sua produzione e del suo pensiero. I visitatori potranno conoscere la rigorosa formazione ricevuta a Dresda e Roma sotto la guida del padre, Ismail Mengs, pittore di corte, e comprendere come l’ammirazione per Raffaello e Correggio abbia segnato profondamente il suo stile e le sue aspirazioni.
Tra i nuclei tematici spicca La sfida costante a Raffaello, dedicata all’emulazione consapevole di Mengs nei confronti del maestro urbinate, evidente nel Compianto sul Cristo morto, presentato in dialogo con Lo Spasimo di Sicilia di Raffaello. Le sezioni romane, Roma, caput mundi e Roma: il fascino dell’antico, illustrano l’impatto della città eterna sulla sua arte, sia come centro spirituale sia come custode della tradizione classica, attraverso ritratti, come quelli di papa Clemente XIII e del cardinale Zelada, e copie di sculture antiche che alimentarono il suo ideale di bellezza.
Un altro momento chiave è la sezione dedicata al complesso rapporto con l’archeologo Johann Joachim Winckelmann, La fine del rapporto di Mengs con Winckelmann, che ricostruisce l’amicizia incrinata dalla falsificazione dell’affresco Giove e Ganimede. In Mengs, pittore-filosofo si analizza invece la sua attività teorica, che lo rese una figura di riferimento per l’arte illuminista, insieme alla ricezione critica della sua produzione dopo la morte.
Il sostegno di Carlo III è celebrato in sezioni come Pittore di Sua Maestà Cattolica e della corte di Madrid, che riunisce ritratti della famiglia reale e di protagonisti della Spagna dell’Illuminismo, e Mengs, pittore di affreschi, incentrata sulla sua abilità nella decorazione di grandi superfici, tra cui gli affreschi del Palazzo Reale di Madrid. La sezione Mengs come esponente della nuova devozione illuminista pone invece in risalto il suo contributo alla pittura religiosa, influenzato da Raffaello, Correggio, Guido Reni e Velázquez.
Il percorso si conclude con L’eredità di Mengs, che indaga il suo impatto sulle generazioni successive di artisti, come Antonio Canova e Francisco de Goya.
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