Il British Museum ha annunciato di aver raccolto i 3,5 milioni di sterline (circa 4,1 milioni di euro) necessari per acquisire il Cuore Tudor o Tudor Heart e garantirne l’ingresso nella collezione permanente dell’istituzione. L’operazione consente di assicurare al pubblico, anche per il futuro, uno dei rarissimi manufatti superstiti legati al regno di Enrico VIII e al suo matrimonio con Caterina d’Aragona. La campagna di raccolta fondi era stata avviata nell’ottobre dello scorso anno (ne abbiamo parlato qui) con l’obiettivo di raggiungere la cifra necessaria entro aprile 2026, così da evitare che il pendente, un gioiello in oro massiccio a 24 carati, uscisse dal circuito delle collezioni pubbliche. Il traguardo è stato raggiunto con anticipo, in coincidenza con la settimana di San Valentino, grazie in particolare a un contributo di 1,75 milioni di sterline da parte del National Heritage Memorial Fund.
Il sostegno del fondo, che nel 2025 celebra il quarantacinquesimo anniversario dalla sua istituzione come strumento di ultima istanza per la tutela del patrimonio culturale più rilevante del Regno Unito, si è affiancato a una risposta vasta e articolata da parte di enti culturali, fondazioni private e singoli donatori. Secondo quanto comunicato dal museo, la combinazione di finanziamenti istituzionali e donazioni individuali ha consentito di raggiungere l’intero importo richiesto prima della scadenza prevista. Un ruolo rilevante è stato svolto anche dalla partecipazione del pubblico. Oltre 45.000 persone hanno contribuito alla campagna con donazioni individuali che, nel complesso, hanno superato le 380.000 sterline, pari a più del 10% dell’intera somma raccolta. A queste si sono aggiunti contributi di maggiore entità provenienti da soggetti già attivi nel sostegno al patrimonio culturale britannico e internazionale. Tra i principali finanziatori figurano il Julia Rausing Trust, con una donazione di 500.000 sterline, Art Fund, che ha contribuito con 400.000 sterline anche attraverso il Rought Fund, e gli American Friends of the British Museum, che hanno sostenuto l’operazione con 300.000 sterline. La campagna è stata sostenuta pubblicamente anche dall’attore Damian Lewis e ha fatto leva, nella comunicazione rivolta al pubblico, sulla storia legata al pendente, presentato come testimonianza materiale del rapporto tra Enrico VIII e la sua prima moglie, Caterina d’Aragona. Secondo il British Museum, la partecipazione alla raccolta fondi riflette una percezione diffusa del ruolo dei musei come custodi naturali del patrimonio culturale e della necessità che oggetti di particolare rilevanza storica restino accessibili alla collettività.
Parallelamente all’acquisizione, il museo sta già lavorando a un progetto di esposizione che prevede un futuro programma di esposizioni su scala nazionale del Cuore Tudor. L’obiettivo dichiarato è consentire al pubblico di vedere il gioiello, includendo anche una presentazione in Warwickshire, l’area in cui il pendente è stato rinvenuto. Il manufatto era infatti emerso nel 2019 grazie a un operatore di metal detector e, sin dalla scoperta, è stato considerato un oggetto di eccezionale interesse storico. Il British Museum collaborerà inoltre con il Dipartimento per il Digitale, la Cultura, i Media e lo Sport (DCMS) per il pagamento della ricompensa dovuta al ritrovatore e al proprietario del terreno, con l’obiettivo di formalizzare l’ingresso del Cuore Tudor nella collezione entro la fine dell’anno. Il pendente rimarrà in esposizione permanente nella sala 2: Collecting the World. Per celebrare l’acquisizione, il British Museum Press pubblicherà nel maggio 2026 un’introduzione accessibile al gioiello, intitolata Object in Focus: The Tudor Heart, a cura di Rachel King. La pubblicazione sarà disponibile in versione tascabile al prezzo di 8 sterline, ISBN 9780714123547.
Il Cuore Tudor è un pendente a forma di cuore realizzato in oro a 24 carati ed è ritenuto un esemplare unico nel suo genere per il periodo del matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona. Sul fronte è raffigurata la rosa Tudor affiancata dal melograno, simbolo personale di Caterina, mentre nella parte inferiore compare una fascia con l’iscrizione “tousiors”, termine dell’antico francese che significa “sempre”, elemento iconografico che è stato interpretato come una dichiarazione di legame duraturo. Il matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona, celebrato nel 1509, fu infatti il più lungo della vita del sovrano, con una durata di ventiquattro anni. In quel periodo Caterina svolse un ruolo centrale nella corte dei primi Tudor, arrivando anche ad assumere la funzione di reggente durante le assenze del marito. In questo contesto, il pendente viene considerato dagli studiosi come una dimostrazione materiale della fase iniziale del regno di Enrico VIII, caratterizzata da un’immagine di stabilità dinastica e da una forte attenzione alla rappresentazione simbolica del potere.
Secondo il British Museum, sono pochissimi gli oggetti giunti fino a oggi che celebrino esplicitamente la relazione tra Enrico e Caterina. Molti manufatti legati a quella fase della corte Tudor sono andati perduti nel corso dei secoli, anche a causa delle trasformazioni politiche e religiose che segnarono il regno del sovrano, culminate nell’annullamento del matrimonio nel 1533. Il Cuore Tudor consente dunque di documentare sia il lusso della prima parte del regno di Enrico VIII sia la centralità di un’unione che avrebbe avuto conseguenze profonde sulla storia inglese. Le ricerche condotte dal British Museum suggeriscono inoltre che il pendente possa essere stato realizzato in occasione di un torneo svoltosi nell’ottobre del 1518 per celebrare il fidanzamento della figlia di Enrico e Caterina, la principessa Maria, con l’erede al trono di Francia. In quegli anni, il sovrano era solito commissionare a orafi londinesi gioielli destinati a essere indossati durante eventi ufficiali e celebrazioni di corte. Si trattava spesso di ornamenti concepiti per un uso temporaneo, indossati da membri della corte per amplificare l’impressione di ricchezza e magnificenza durante cerimonie e occasioni diplomatiche.
“Voglio dire un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno sostenuto la nostra campagna e al National Heritage Memorial Fund per aver assegnato così generosamente 1,75 milioni di sterline”, dichiara Nicholas Cullinan OBE, direttore del British Museum. “Il successo della campagna mostra il potere della storia di stimolare l’immaginazione e perché oggetti come il Cuore Tudor dovrebbero essere in un museo. Questo bellissimo sopravvissuto ci parla di un pezzo di storia inglese che pochi di noi conoscevano, ma che ora possiamo tutti condividere. Non vedo l’ora di dire di più presto sui nostri piani per il tour del Regno Unito in futuro”.
“È stato un enorme privilegio condividere la storia del Cuore Tudor e la sua scoperta con il mondo”, afferma Rachel King, curatrice di Renaissance Europe e Waddesdon Bequest. “Sono stato enormemente toccato dalla risposta positiva alla campagna del Museo. Grazie alla generosità spettacolare di molti, le persone avranno l’opportunità di godersi l’oggetto per sempre e, spero, svelare i misteri di chi lo indossava e perché e come è stato sepolto”.
“Il Cuore Tudor è una straordinaria visione della cultura della corte di Enrico VIII, e sono lieto che il sostegno del Memorial Fund gli consentirà di andare in mostra in pubblico, dove le persone possono goderlo e imparare cosa ci dice di questo affascinante periodo della nostra storia”, sostiene Simon Thurley, presidente del National Heritage Memorial Fund. “Il Memorial Fund esiste per salvare il patrimonio più eccezionale del Regno Unito e renderlo accessibile al pubblico, in memoria di coloro che hanno dato la vita per il Regno Unito. Dal 1980 abbiamo sostenuto quasi 1.500 acquisizioni e siamo lieti di contare il Cuore Tudor come parte della crescente e senza tempo collezione del patrimonio britannico che appartiene a tutti noi per sempre”.
“Il successo della campagna Cuore Tudor è un potente promemoria di ciò che può essere ottenuto quando la generosità pubblica e il sostegno filantropico si uniscono”, dice Jenny Waldman, direttore dell’Art Fund. “Art Fund è orgogliosa di aver sostenuto il British Museum con una grande sovvenzione di 400.000 sterline, grazie ai nostri membri del National Art Pass. Questo straordinario oggetto, così ricco di storia e significato, può ora ispirare meraviglia per le generazioni a venire grazie agli sforzi collettivi di così tanti che credono nell’importanza di mantenere il nostro patrimonio condiviso accessibile a tutti”.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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