Galleria Nazionale delle Marche: aperte nuove sale al secondo piano. E ambienti finora non visitabili


Completata la musealizzazione del secondo piano della Galleria Nazionale delle Marche: otto nuove sale con quasi cento opere in più di prima e visitabili ambienti finora non accessibili al pubblico. 

Il 14 luglio 2022 sarà inaugurata l’ala occidentale del secondo piano della Galleria Nazionale delle Marche che ha sede nel Palazzo Ducale di Urbino: saranno quindi accessibili otto nuove sale dedicate alla pittura dal Cinquecento al Settecento, al paesaggio, al ritratto, al pontificato Albani e alla Collezione Volponi. Questa apertura conclude la musealizzazione del piano superiore dello storico edificio urbinate, e saranno visibili quasi cento opere in più rispetto a prima. Saranno inoltre accessibili ambienti finora non visibili al pubblico, come il torricino sud, la loggia e la terrazza del Gallo.

La musealizzazione degli spazi al secondo piano si è resa necessaria in seguito all’incremento delle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche e, in particolare, al deposito della ricca collezione della Cassa di Risparmio di Pesaro. Quest’ultima comprende circa duecento dipinti, che vanno dal Quattrocento all’età contemporanea, tutti di ambito marchigiano, e circa duecento ceramiche la cui produzione, a partire dal Quattrocento, rappresenta un’eccellenza del territorio. Le opere del Seicento e del Settecento di ambito marchigiano provenienti dalla collezione della Cassa di Risparmi di Pesaro integrano la narrazione dell’arte marchigiana ben rappresentata per i secoli XV e XVI dalla collezione permanente della Galleria Nazionale delle Marche.

“Con l’apertura delle nuove sale del secondo piano, spazi prima mai musealizzati”, ha dichiarato il direttore Luigi Gallo, “si porta a compimento quel processo di riconversione dell’intero edificio a scopo culturale, iniziato proprio con l’istituzione della Galleria Nazionale delle Marche, nel 1912, sotto la direzione di un giovanissimo Lionello Venturi. Oltre ad aumentare gli spazi espositivi e, di conseguenza, la quantità delle opere esposte, l’operazione include nel percorso spazi di grande valenza prima non visibili al pubblico, come il torricino sud, la loggia e la terrazza del Gallo”.

Il recupero di questi spazi ha reso necessario un ripensamento dell’assetto museografico dell’intera Galleria Nazionale delle Marche. Aumentando gli spazi a disposizione si ha modo innanzitutto di dare più spazio alle opere esposte al primo piano: resta tutta l’esposizione delle opere dal Trecento alla metà del Cinquecento, che culmina con i capolavori di età federiciana che si trovano inseriti in prossimità degli spazi caratteristici dell’epoca, quali lo Studiolo, il Salone del Trono, la Sala degli Angeli. Il secondo piano ospiterà, invece, le opere dalla metà del Cinquecento al Settecento. Qui il percorso parte dalle sale dedicate al Barocci e ai suoi seguaci. Il nucleo delle sue opere si è ulteriormente arricchito recentemente grazie all’iniziativa del Ministero della Cultura 100 opere tornano a casa. Nell’ambito di questo progetto sono entrati infatti (e vi resteranno per dieci anni) nelle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche altre due opere di Federico Barocci provenienti dalla Pinacoteca di Brera. La stessa iniziativa ha arricchito questa sezione del museo di altre tre opere, due di Simone Cantarini e una del Pomarancio.
Nelle sale del secondo piano troveranno spazio anche le opere di altri artisti attivi nelle Marche, come Orazio Gentileschi, o di origine marchigiana, come Francesco Guerrieri e Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato. Seguono alcune opere degli Zuccari, parte di proprietà della Galleria Nazionale delle Marche e parte provenienti dal deposito della Cassa di Risparmio di Pesaro, e di Federico Barocci, di cui la Galleria Nazionale delle Marche custodisce un ricco nucleo di dipinti e disegni; compresi tra le opere del Cinquecento anche dipinti di Tintoretto, Boscoli, Maso da San Friano, Naldini e altri artisti. Nelle nuove sale del secondo piano sarà inoltre ricollocata la Donazione Volponi, la collezione dello scrittore Paolo Volponi donata alla Galleria Nazionale da parte degli eredi. Tranne per un piccolissimo nucleo di opere del Trecento e Quattrocento a fondo oro, la collezione è costituita prevalentemente da opere del Seicento romano con capolavori di Guido Reni, Giovanni Lanfranco, Guercino, Mattia Preti, oltre a opere di Jusepe de Ribera, Orazio Gentileschi, Battistello Caracciolo e Salvator Rosa. La sezione sul Settecento sarà incentrata sul pontificato di Clemente XI, al secolo Giovanni Francesco Albani, nativo di Urbino.
L’allestimento del secondo piano prevede anche due sezioni tematiche: una dedicata al paesaggio e una al ritratto. Altre sezioni specifiche che hanno già trovato posto nelle nuove sale sono il Gabinetto dei Disegni, che offre l’occasione di esporre, oltre a due monumentali cartoni di Domenichino e di Carracci, anche una selezione della raccolta grafica della Galleria Nazionale delle Marche che vedrà alternarsi, tra gli altri, numerosi disegni dello stesso Barocci. La Galleria del Pasquino e la sala attigua consentono di ammirare una ricca rassegna di ceramiche di cui il Montefeltro fu una terra di eccellente produzione. Questa rassegna è formata parte dalle raccolte della stessa Galleria e da alcuni depositi provenienti da collezioni private, oltre ad un ricco nucleo di pezzi della Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro. L’allestimento delle sale del secondo piano è caratterizzato da diverse declinazioni a seconda della caratterizzazione architettonica degli ambienti e dei materiali che devono essere esposti. Un intervento minimalista caratterizza le sale roveresche del braccio orientale, che, caratterizzate da raffinati camini, portali e finestre incorniciate, vedono protagonista il sistema di illuminazione che valorizza questi elementi e le opere esposte, garantendone la migliore visibilità. La cura del sistema di illuminazione, omogeneo su tutto il piano, caratterizza anche le sale del braccio occidentale: le otto nuove sale di questo lato, prive degli elementi architettonici delle precedenti, erano “disturbate” da un sistema impiantistico precedente che necessitava di essere nascosto. Si è quindi proceduto a una pannellatura che nascondesse alcuni elementi di questi impianti e supportasse le opere, distribuiti sui tre lati di ogni singolo ambiente, avendo cura di lasciare sempre libera la parete finestrata che affaccia verso l’esterno. Interventi ad hoc sono stati richiesti dal Gabinetto dei Disegni, con un sistema di illuminazione calibrato per garantire la conservazione delle delicate opere grafiche. Qui sono stati anche realizzati tavoli espositivi che permettono la facile sostituzione dei disegni che verranno così esposti a rotazione ogni quattro mesi, tanto per esigenze conservative che per permettere la successiva visione dei vari pezzi in possesso della Galleria Nazionale delle Marche. La sezione dedicata alle ceramiche ha il suo punto di forza nella Galleria del Pasquino che si affaccia sull’omonimo giardino. Nelle ultime campate della loggia sono riaffiorate inoltre le decorazioni a grottesche risalenti alla metà del Cinquecento e volute da Guidobaldo II della Rovere: prossimamente verranno sottoposte a un importante intervento di restauro, ma l’illuminazione è già stata studiata in modo da valorizzarle. Gli interventi hanno permesso il recupero di alcuni elementi architettonici: il corridoio che conduce all’ingresso del Torricino presentava ad esempio capitelli poco leggibili sotto i numerosi strati di tinteggiatura. La loro ripulitura ha permesso di riconoscerli come opera di Federico Brandani, celebre plastificatore urbinate autore delle decorazioni dell’Appartamento Roveresco, del Camerino Dorato e della Cappella di Guidobaldo II. Il percorso del secondo piano si conclude con la sala dedicata al pontificato Albani: qui, un affaccio permette di vedere l’estradosso della volta della sottostante Sala del Trono, costruita in muratura con catene lignee.

Il recupero del secondo piano non ha riguardato tuttavia solo gli ambienti su questo piano, ma una serie di interventi volti all’ottimizzazione funzionale dell’intera struttura e, in particolare, al netto miglioramento dell’accessibilità e all’adeguamento dei sistemi di sicurezza. È stato realizzato un nuovo ascensore: in questo contesto doveva essere valutata la realizzazione del nuovo ascensore che collega il primo piano al secondo. Ne esisteva già uno, ma la sua collocazione non permetteva di prolungarne la corsa fino al secondo piano. In un punto vicino al precedente, ne è stato realizzato un altro, di dimensioni più ridotte. La collocazione ha reso ridottissimo l’impatto sull’antica struttura del quattrocentesco Palazzo Ducale: minime demolizioni e manomissioni della struttura originale, servizio sufficiente per gli utenti che necessitano dell’uso di un dispositivo di salita diverso dallo scalone, posizione defilata e discreta a bassissimo impatto estetico. Questo dispositivo ha permesso anche di risolvere uno snodo particolare del palazzo, dove è stato possibile ripristinare l’accesso a uno degli affacci della loggia dei Melaranci (prima non accessibile al pubblico) e ricavare un servizio igienico al primo piano che, antecedentemente ai lavori, ne era privo. Oltre il miglioramento dell’accessibilità, si è ottenuto un migliore livello di servizi all’utenza e il recupero di uno spazio storico suggestivo che incide in maniera estremamente favorevole sulla valorizzazione del complesso architettonico del palazzo ducale.

Il Torricino sud. Il recupero di un elemento architettonico di forte valenza iconica ha permesso anche un miglioramento a livello di sicurezza e un arricchimento dei percorsi. Alterato e degradato da un uso improprio e da interventi inadeguati sovrapposti negli anni, il torricino sud ha subito un restauro che, oltre a recuperarne l’uso, ne ha ripristinato i valori spaziali e architettonici originari. Si è intervenuti sulla muratura eliminandone degli interventi incongrui fatti con malte improprie e con cemento, si è proceduto alla pulizia e al restauro degli elementi lapidei con la parziale integrazione del caratteristico corrimano in pietra laddove era perduto. Si è intervenuti anche sulla ringhiera metallica, integrandola e rendendola rispondente alle norme di sicurezza: quest’ultima è stata anche sfruttata per alloggiare un impianto di illuminazione che non impattasse sulla visione dell’ambiente. Il torricino funziona anche come un’ulteriore via di fuga permettendo di raggiungere uno spazio aperto definibile come “luogo sicuro”. La terrazza del Gallo, suggestivo spazio architettonicamente definito da un’elegante loggia rinascimentale che, sempre grazie al torricino, sarà accessibile al pubblico. Quest’ultima, come la terrazza sottostante, non erano accessibili dal pubblico per via dell’accesso diretto che hanno dalle sale espositive. Il torricino sud sarà percorribile anche verso l’alto fino ad affacciarsi dal caratteristico balcone che si avvolge alla base della cuspide.

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