Mattia Preti, la vita e le opere principali del Cavalier Calabrese


Mattia Preti è stato uno dei più importanti artisti del Seicento: soprannominato il Cavalier Calabrese, fu anche un pittore molto prolifico. Ecco perché fu importante.

Nato a Taverna, piccolo borgo dei monti della Sila, Mattia Preti (Taverna, 1613 - La Valletta, 1699) è stato uno dei più grandi artisti del Seicento, e il suo successo gli valse anche la nomina a cavaliere di Malta, tanto da esser soprannominato “il Cavalier Calabrese”: la sua lunga carriera, dagli inizi a Roma insieme al fratello Gregorio e segnati dall’interesse sia per i pittori caravaggeschi che per i pittori bolognesi (con viaggi nell’Italia settentrionale grazie ai quali Mattia Preti entrò in contatto con l’arte veneta), fu un crescendo di successi che lo portò infine a Malta, dove l’artista trascorse l’ultima parte della sua esistenza. Mattia Preti fu un artista molto prolifico e ha lasciato una grande mole di opere, oggi conservate in diversi musei in tutto il mondo.

Preti partì da lontano: Taverna, oggi in provincia di Catanzaro, era un borgo sicuramente lontano dai centri più aggiornati, anche se l’artista poteva ammirare nella sua cittadina natale opere di artisti piuttosto interessanti come Giovanni Bernardo Azzolino (Cefalù, 1598 - Napoli, 1645), pittore siciliano attivo tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, a cui furono richiesti alcuni dipinti per una chiesa locale, e che proponeva un’arte devota e controriformista ma con spiccati accenni naturalistici. Al nome di Azzolino, il più importante, va aggiunto quello di Giovanni Balducci (Firenze, 1560 - Napoli, dopo il 1631), pittore fiorentino di cui si registrava in città la presenza di alcune opere, ma nonostante ciò non c’era nessun pittore di rilievo che fosse effettivamente attivo nella cittadina calabrese, quindi la formazione di Mattia Preti altrove. Il pittore proveniva da una famiglia della piccola nobiltà locale, e questa provenienza lo facilitò nel suo percorso formativo, perché poté permettersi di studiare e viaggiare: lo si trova dunque giovanissimo nel 1630 a Roma, dove aveva raggiunto il fratello Gregorio che era di dieci anni più anziano di lui e anche lui faceva il pittore (leggi la recensione sulla mostra che ha approfondito i rapporti tra Gregorio e Mattia Preti).

Tuttavia, nella Roma del Seicento il principale nome di riferimento era quello di Caravaggio, declinato ovviamente secondo le accezioni dei pittori caravaggeschi, in particolare di Bartolomeo Manfredi: questi furono i primi modelli a cui si ispirò Mattia Preti. Ma la sua formazione non si svolse solo a Roma, perché l’artista calabarese viaggiò anche nell’Italia settentrionale: fu a Venezia dove conobbe Tiziano Vecellio, Paolo Veronese e il Tintoretto, si trattenne in Emilia dove entrò a contatto con l’arte di pittori come i Carracci, il Domenichino e il Guercino, e le fonti parlano anche di un viaggio in Francia avvenuto dopo il 1640: Mattia Preti fu dunque un artista che ebbe un vasto numero di suggestioni che influenzarono la sua arte nel corso del tempo. È ricordato da più parti come uno degli artisti più importanti del Seicento, tra i maggiori del Meridione, per la sua originalità, per la qualità delle sue opere, per il fatto che fu un artista molto prolifico e richiesto, per il fatto che sapeva coniugare influenze diverse tra di loro nei dipinti senza eccessi e con grande abilità, per la sua grande apertura a diverse fonti di ispirazione che resero la sua arte mai costante nel tempo. La sua esperienza fu importante per molti artisti che si ispirarono a lui, come Luca Giordano che non solo diede qualche ispirazione a Mattia Preti ma fu lui stesso ispirato dall’artista: guardarono poi a Mattia Preti artisti come Francesco Solimena, Bernardino Mei, Tommaso Giaquinto, Ferrante Amendola e altri artisti attivi soprattutto al sud.

Mattia Preti, Autoritratto, dettaglio della Predica del Battista (1684 circa; olio su tela, Taverna, San Domenico)
Mattia Preti, Autoritratto, dettaglio della Predica del Battista (1684 circa; olio su tela, Taverna, San Domenico)

Biografia di Mattia Preti

Mattia Preti nasce il 24 febbraio del 1613 a Taverna, piccolo centro sui monti della Sila oggi in provincia di Catanzaro, da Cesare Preti e Innocenza Schipani, che appartengono alla piccola nobiltà locale. Attorno al 1630, si trasferisce a Roma per studiare assieme al fratello maggiore Gregorio, anch’egli pittore. Rimarrà affascinato dalla pittura dei caravaggeschi (in particolare Bartolomeo Manfredi, che con la sua manfrediana methodus, un genere pittorico che verteva sulla rappresentazione di scene di umile vita quotidiana, ispirerà alcune opere di Mattia) e da quella degli artisti bolognesi. Parallelamente compie viaggi nell’Italia settentrionale, dove oltre ad approfondire la pittura emiliana, entra in contatto con la pittura veneta. Probabilmente compie anche un viaggio in Francia. Intorno allo stesso anno dipinge anche la Fuga di Enea da Troia, una delle sue prime opere. All’incirca nel 1640 fa ritorno a Roma a seguito dei suoi viaggi di studio. Nel 1642 diventa cavaliere di Malta (da cui il soprannome “il Cavalier Calabrese”) e nel 1645 circa è a Genova dove lavora per alcune delle famiglie nobili locali e dipinge capolavori come Clorinda libera Sofronia e Olindo dal rogo e la Resurrezione di Lazzaro, entrambi conservati nella città ligure.

Nel 1650, dopo la scomparsa di Giovanni Lanfranco (Parma, 1582 - Roma, 1647), in occasione del giubileo il cardinale Francesco Peretti commissiona a Mattia gli affreschi del coro della chiesa romana di Sant’Andrea della Valle: Mattia chiederà consigli a Pietro da Cortona (Pietro Berrettini; Cortona, 1596 – Roma, 1669), ma l’opera si rivelerà un insuccesso e a nulla varranno le consolazioni degli amici. È comunque uno dei suoi lavori più interessanti in quanto unico esempio nella sua arte di cortonismo (ovvero di stile vicino a quello di Pietro da Cortona). Nel 1653, l’artista si trasferisce a Napoli, probabilmente, come racconta il suo biografo Bernardo De Dominici, dopo aver ferito un rivale in un duello di scherma (Mattia Preti era anche un eccellente schermitore).

Pochi anni più tardi, nel 1656, l’artista esegue il Ritorno del figliol prodigo oggi conservato al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli. Nello stesso anno inizia a realizzare dipinti votivi sulle porte della città, per scongiurare la peste. Pare che Mattia abbia realizzato gratuitamente gli affreschi, perché fu condannato a morte dopo aver ucciso una guardia che non voleva farlo entrare in città al suo arrivo, ma dato che era un personaggio illustre, la pena gli fu commutata. Nel 1661 l’artista compie un nuovo breve soggiorno a Roma, ma poi si trasferisce a Malta, dove si stabilisce definitivamente, diventando pittore ufficiale dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Nello stesso anno inizia la sua prima impresa maltese, la decorazione della Cattedrale di San Giovanni Battista, terminata nel 1666. All’incirca nel 1672 inizia a realizzare alcuni dipinti per la sua città natale, Taverna: ne realizzerà diversi anche in seguito. Nel 1678 dipinge il San Giorgio per la Basilica di San Giorgio a Gozo. Attorno allo stesso anno realizza opere per chiese di Floriana, mentre nel 1683 esegue alcune opere per l’oratorio della Decollazione alla Valletta (leggi qui un approfondimento su questi dipinti). Continua a lavorare per Malta ma anche per committenze fuori dall’isola (dipingeva a Malta i quadri che poi inviava altrove) fino alla scomparsa, avvenuta il 3 gennaio del 1699 alla Valletta.

Gregorio e Mattia Preti, Concerto con scena di buona ventura (1630-1635; olio su tela, 195 x 285 cm; Torino, Pinacoteca dell’Accademia Albertina)
Gregorio e Mattia Preti, Concerto con scena di buona ventura (1630-1635; olio su tela, 195 x 285 cm; Torino, Pinacoteca dell’Accademia Albertina)


Mattia Preti, Gioco della dama (1630-1640 circa; olio su tela, 109 x 144 cm; Oxford, Ashmolean Museum)
Mattia Preti, Gioco della dama (1630-1640 circa; olio su tela, 109 x 144 cm; Oxford, Ashmolean Museum)


Mattia Preti, Clorinda libera Olindo e Sofronia dal rogo (1646 circa; olio su tela, 248 x 245 cm; Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Rosso)
Mattia Preti, Clorinda libera Olindo e Sofronia dal rogo (1646 circa; olio su tela, 248 x 245 cm; Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Rosso)

Lo stile e le opere principali di Mattia Preti

Mattia Preti ebbe modo di riflettere sulla pittura di Caravaggio attraverso i pittori caravaggeschi, in particolare tramite Bartolomeo Manfredi, tanto che molti dei primi dipinti di Mattia Preti riflettono da vicino la cosiddetta “manfrediana methodus”, ovvero la maniera tipica di Bartolomeo Manfredi, che proponeva un caravaggismo molto vicino Michelangelo Merisi (soggetti umili, atmosfere cupe, vivissimo naturalismo), ma con toni molto meno drammatici, prediligendo scene di genere che non avevano alcun fine allegorico o devozionale. Con Bartolomeo Manfredi, la luce di Caravaggio si spogliava della sua carica simbolica, e questo modo di dipingere ottenne un grande successo all’epoca, così che furono molti i pittori che seguirono la manfrediana methodus. Nella prima parte della produzione di Mattia Preti troviamo quindi spesso scene di genere, caratterizzate da grande naturalismo, come si osserva anche nelle opere realizzate assieme al fratello.

Opere successive, come Clorinda libera Sofronia e Olindo dal drago e la Resurrezione di Lazzaro entrambe conservate a Palazzo Rosso a Genova, fanno invece registare nuove tendenze nell’arte di Mattia Preti: si riscontrano dunque atmosfere neovenete che si riconoscono soprattutto nel cromatismo e nel modo in cui viene dipinto il cielo, una riflessione sul classicismo bolognese dell’epoca evidente se si osservano i personaggi “positivi”, che si distinguono per la loro bellezza quasi eterea, mentre gli aguzzini, i soldati, lo stesso re Aladino, sono tutti fortemente caratterizzati, dipinti in modo naturalistico, caravaggesco. A questi elementi, se si osserva in particolare la Resurrezione di Lazzaro si può anche constatare un avvicinamento ai modi di Luca Cambiaso, soprattutto per quel che riguarda l’uso della luce: il corpo di Lazzaro è infatti completamente illuminato, anche se non sembrano esserci fonti di luce provenire da quell’area del dipinto (sembra anzi che sia lo stesso Gesù a illuminarlo: quindi, come in Luca Cambiaso, si nota una luce più intellettuale e mistica che reale, come accadeva invece nei dipinti di Caravaggio). Il corpo di Lazzaro ha ancora vivi accenni naturalistici e caravaggeschi e si contrappone a quello di Gesù che è invece molto classico: si tratta quindi di composizioni molto originali e intense nelle quali Mattia Preti sintetizza con gran maestria tutte le istanze più aggiornate della pittura del suo tempo.

Molto interessanti anche le opere del periodo napoletano (come il Ritorno del figliol prodigo del Museo Nazionale di Capodimonte) dove torna preponderante il caravaggismo (lo si nota nel modo in cui sono raffigurati i volti, i corpi, le espressioni dei personaggi, nell’elevato grado di naturalismo della composizione, nell’atmosfera) ma dove permangono ancora importanti influssi guercineschi che si ravvisano nell’utilizzo dei colori, nella composizione ampia e nella teatralità delle composizioni (nell’opera di Capodimonte la teatralità è suggerita non solo dall’ampiezza della composizione e dalla disposizione dei personaggi ma anche dai gesti, come quelli dei protagonisti che stanno rivestendo il figliol prodigo appena tornato dopo le sue vicissitudini). A Napoli, Mattia Preti era tornato a una pittura di stampo caravaggesco proprio perché i maggiori pittori napoletani del tempo (come Massimo Stanzione, Bernardo Cavallino e José de Ribera) si rifacevano direttamente a Caravaggio. Di conseguenza, nell’arte di Mattia Preti entra un caravaggismo teatrale e monumentale, che si può notare anche dalla Resurrezione di Lazzaro che si trova alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma, risalente a un periodo compreso tra il 1656 e il 1660. Ci sono forti accenni di naturalismo, c’è una luce spiovente che proviene dall’angolo in alto a destra anche se non è possibile identificare la fonte e non sembra neanche una luce naturale, e torna la teatralità tipica di questo periodo.

Uno dei capitoli più ampi della vicenda di Mattia Preti è quello legato a Malta: l’artista giunse sull’isola nel 1661 probabilmente attratto dalla possibilità di ottenere commissioni dall’Ordine dei Cavalieri di Malta (Mattia Preti aveva già ottenuto il cavalierato nel 1642). E in effetti, la sua attività a Malta fu molto fervente, tanto da indurlo a rinere sull’isola per tutto il resto della sua vita, ovvero per quasi quarant’anni, anche se comunque non mancarono brevi soggiorni in Italia. Una delle prime commissioni che ottenne a Malta fu la decorazione della Concattedrale di San Giovanni Battista alla Valletta, dove eseguì alcuni magnifici dipinti, anche se non utilizzò la tecnica dell’affresco, bensì applicò sui muri una preparazione a base di olio: si ricorda in particolar modo la realizzazione dei dipinti che decorano la volta, nel complesso dell’impresa che Mattia Preti iniziò nel 1661 e finì nel 1666. La volta è decorata con le storie di san Giovanni Battista: è una grande volta a botte divisa in sei sezioni scandite da arcate, e ogni sezione ha tre episodi per un totale di diciotto storie. Qui, Mattia Preti sembra aver riflettuto sui suoi affreschi di Sant’Andrea della Valle, perché la grande luminosità e il colorito terso che questi dipinti maltesi emanano richiama quello della sua precedente opera di decorazione, ma questa volta le proporzioni delle figure sono meglio calibrate e vanno più incontro al classicismo bolognese, di matrice carraccesca ma che guarda anche al Domenichino, che faceva parte del bagaglio culturale di Mattia Preti. L’artista qui propone una pittura molto ariosa dove prevalgono i toni dell’oro e dell’azzurro, in linea con il gusto barocco del tempo, probabilmente anche alla luce di una riflessione sull’astro nascente di Luca Giordano che di lì a poco sarebbe diventato uno dei principali punti di riferimento della grande decorazione barocca. Curiosamente, Mattia Preti per queste sue realizzazioni ricevette un compenso che si potrebbe ritenere inadeguato, in quanto di molto inferiore rispetto a un compenso che per una stessa opera si poteva guadagnare a Roma o a Napoli, ma il pittore non era particolarmente attratto dal denaro (anzi, pare avesse donato in beneficenza gran parte dei suoi guadagni). Mattia Preti dipinse centinaia di opere a Malta, quindi non è facile sceglierne uno rappresentativo: i dipinti della Cattedrale della Valletta rappresentano la prima fase della sua attività maltese, con l’artista che fa sua la luminosità e l’ariosità della pittura barocca, ma nella fase più avanzata la sua tavolozza si farà più ristretta e le atmosfere torneranno a essere più cupe. Un esempio in questo caso è il San Giorgio che si trova nella Basilica di San Giorgio di Gozo (1678). Il santo è in posa classica, così come classica è la sua armatura, vicino al suo cavallo, e poggia il piede sul terribile drago che da sempre accompagna le raffigurazioni del santo, mentre sulla sinistra osserviamo una giovane, raffigurata nell’atto di pregare (un’allegoria della fede, vestita con l’abito tradizionale dei contadini dell’isola di Gozo). È un dipinto dal valore simbolico, che rappresenta il bene che trionfa sul male, un dipinto solenne, celebrativo ed esemplificativo dell’ultima parte della carriera di Mattia Preti.

Dettaglio degli affreschi di Sant'Andrea della Valle
Dettaglio degli affreschi di Sant’Andrea della Valle


Mattia Preti, Resurrezione di Lazzaro (1650-1659; olio su tela, 202 x 260 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini)
Mattia Preti, Resurrezione di Lazzaro (1650-1659; olio su tela, 202 x 260 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini)


Mattia Preti, Trionfo dell'ordine di San Giovanni (1662; olio su parete; La Valletta, Concattedrale di San Giovanni)
Mattia Preti, Trionfo dell’ordine di San Giovanni (1662; olio su parete; La Valletta, Concattedrale di San Giovanni)


Mattia Preti, San Giorgio e il drago (1678; olio su tela; Victoria, San Giorgio)
Mattia Preti, San Giorgio e il drago (1678; olio su tela; Victoria, San Giorgio)


Mattia Preti, Cristo coronato di spine (1679-1689; olio su tela, 227 x 350 cm; La Valletta, Oratorio di San Giovanni Decollato)
Mattia Preti, Cristo coronato di spine (1679-1689; olio su tela, 227 x 350 cm; La Valletta, Oratorio di San Giovanni Decollato)

Dove vedere le opere di Mattia Preti

Mattia Preti fu un artista molto prolifico pertanto le sue opere si trovano in diversi musei, chiese e palazzi storici in tutto il mondo. Anche la sua cittadina natale, Taverna, conserva sue opere (leggi qui un approfondimento): si trovano suoi dipinti al Museo Civico di Taverna, nella chiesa di San Domenico (che conserva un suo importante ciclo) e in quella di Santa Barbara. Capolavori di Mattia Preti si trovano a Roma, soprattutto alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini che conserva diversi suoi dipinti importanti, ma è imprescindibile anche una visita alla chiesa di Sant’Andrea della Valle per vedere i suoi affreschi. Opere di Mattia Preti si trovano anche al Museo di Palazzo Rosso a Genova (vi si ammirano in particolare Clorinda libera Sofronia e Olindo dal rogo e la Resurrezione di Lazzaro, due dei suoi maggiori capolavori) e sempre a Genova, alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola. Altra città dove Mattia Preti è molto presente è Napoli: diverse sue opere sono conservate al Museo Nazionale di Capodimonte (la Giuditta e Oloferne, il San Giovanni Battista, l’Immacolata Concezione e diverse altre), e altre sue opere si possono vedere alla basilica di San Lorenzo Maggiore, nella chiesa di San Pietro a Majella, a Palazzo Reale, al Museo Civico di Castel Nuovo.

E poi ancora, gli Uffizi a Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo, il Museo Regionale di Messina, il Museo Nazionale dell’Abruzzo all’Aquila, il Museo Civico di Carpi. All’estero, molti dei maggiori musei stranieri che conservano opere d’arte antica solitamente hanno anche opere di Mattia Preti: basterà menzionare l’Hermitage di San Pietroburgo, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Prado, la National Gallery di Londra, il Getty di Los Angeles, il Metropolitan Museum di New York, il Museo de Bellas Artes di Siviglia, il Ringling Art Museum di Sarasota in Florida. Ma se si vuole vedere le opere di Mattia Preti inserite nei loro contesti è opportuno recarsi a Malta per vedere le chiese, i palazzi e i musei in tutte le località dell’isola: la capitale La Valletta (in particolare la Concattedrale di San Giovanni) e città come Sliema, Floriana, Rabat, Mdina, Zurrieq, Vittoriosa, Lija, Luqa.


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