Milano, il Museo del Novecento raddoppia i suoi spazi: diventerà un grande polo delle arti


Il Comune di Milano ha approvato le linee guida per il concorso internazionale di ampliamento del Museo del Novecento: l’istituto di piazza del Duomo raddoppia i suoi spazi.

Il Museo del Novecento di Milano diventerà il più grande museo cittadino di arte contemporanea: la giunta del Comune di Milano ha infatti approvato martedì le linee guida per il concorso internazionale di progettazione per l’ampliamento del Museo del Novecento al secondo Arengario in piazza Duomo. Il progetto NovecentoPiùCento (questo il titolo dato all’ampliamento) si pone l’obiettivo di raddoppiare gli spazi del museo per farlo diventare un grande polo riservato alle arti moderne e contemporanee, che ospiterà collezioni, spazi, servizi, un laboratorio di conservazione, una caffetteria, un bookshop. Un obiettivo che l’amministrazione milanese ha annunciato in occasione del decimo anniversario dell’inaugurazione del museo, avvenuta il 5 dicembre del 2010: da allora, sono stati oltre 4 milioni i visitatori che hanno percorso le sue sale, contribuendo a farlo diventare uno dei simboli della cultura cittadina.

Nato con l’obiettivo di diffondere la conoscenza dell’arte del XX secolo dopo un percorso di diversi anni cominciato sotto la giunta di Gabriele Albertini (l’idea originaria spetta all’assessore alla cultura di quell’amministrazione, Salvatore Carrubba), oggi il Museo del Novecento, che ha sede nel Palazzo dell’Arengario in piazza del Duomo, custodisce le collezioni che la città ha ereditato e acquisito nel tempo (si tratta di circa seimila opere) e ne espone al pubblico oltre quattrocento. Dal Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, opera-simbolo del museo, alle Forme uniche di continuità nello spazio di Umberto Boccioni, e poi i capolavori di Amedeo Modigliani, Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Georges Braque, Pablo Picasso, i futuristi, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi, Marino marini, Arturo Martini, fino ad arrivare alla grande arte del dopoguerra con Alberto Burri, Piero Manzoni, Lucio Fontana, gli artisti di Azimuth come Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, e poi i maestri dell’arte povera da Jannis Kounellis a Gilberto Zorio e Luciano Fabro, l’arte cinetica, l’arte programmata, la pop art.

Ora, la riconversione del Secondo Arengario (un progetto di cui si parla da tempo: c’era inizialmente l’intenzione di avviarla in occasione di Expo 2015, poi il progetto è stato rinviato) porterà all’incremento degli spazi del Museo di oltre mille metri quadrati, che consentiranno l’esposizione di oltre cento nuove opere e di rileggere tutto il percorso museale che attualmente si sviluppa nel Primo Arengario, spaziando dalle Avanguardie storiche agli anni Ottanta, per raggiungere così gli anni Duemila, a ridosso della contemporaneità. Il Secondo Arengario, che oggi è sede degli Uffici dell’Assessorato allo Sport e Tempo Libero e del Municipio 1, era stato progettato insieme all’edificio gemello negli anni Trenta dagli architetti Griffini, Magistretti, Muzio e Portaluppi, poi decorata dai bassorilievi in facciata di Arturo Martini e in seguito ristrutturato da Italo Rota, come ingresso monumentale a piazza Duomo. La sua riconversione consentirà, nelle intenzioni dell’amministrazione di Milano, una valorizzazione dell’intero complesso dell’Arengario, che potrà così ritrovare la sua completezza e un nuovo equilibrio.

La progettazione, fa sapere il Comune di Milano, dovrà avere cura di tutte le implicazioni storiche, ambientali, turistiche e architettoniche di questa trasformazione, trattandosi di un edificio storico che affaccia su piazza del Duomo, cuore della città non solo per i milanesi, ma anche per i turisti provenienti da tutto il mondo. Per la sede del Municipio 1, l’amministrazione ha già promesso il massimo impegno per trovare una nuova collocazione, adeguata al valore simbolico e all’importanza funzionale dell’istituzione. Il raddoppio del museo affronterà tuttavia un’importante incognita, almeno secondo il Corriere della Sera: gli alti costi dell’operazione. Il quotidiano rammenta infatti che i soli lavori di ristrutturazione della prima torre dell’Arengario costarono 28 milioni di euro per una superficie di 8.200 metri quadri, di cui 4.000 di spazi espositivi: trovare i fondi in periodo di pandemia, ipotizza il Corriere, non sarà facile, anche se il giornale riporta anche un’indiscrezione secondo la quale ci sarebbero già alcuni donatori disposti a mettere sulla bilancia una cifra che oscilla nel complesso tra i tre e i quattro milioni di euro.

“A dieci anni dalla sua inaugurazione”, dichiara il sindaco Beppe Sala, “il Museo del Novecento non solo cresce, ma raddoppia. Il percorso espositivo dedicato all’arte del XX secolo avrà a disposizione anche gli spazi del Secondo Arengario per completare il proprio racconto, fino a raggiungere gli anni Duemila. Il progetto NovecentoPiùCento garantirà oltre mille metri quadrati in più, grazie alla riconversione del Secondo Arengario (oggi sede di uffici dell’Assessorato allo Sport e Tempo Libero e del Municipio 1), e permetterà di esporre nuove opere. Oggi, in Giunta, abbiamo fissato le linee guida per il concorso internazionale di progettazione che permetterà, con questo ampliamento, di fare del Museo del Novecento un unico grande complesso espositivo dedicato alle arti moderne e contemporanee, in grado di collocarsi tra le principali realtà museali italiane e straniere”.

Milano, il Museo del Novecento raddoppia i suoi spazi: diventerà un grande polo delle arti
Milano, il Museo del Novecento raddoppia i suoi spazi: diventerà un grande polo delle arti


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Novecento     Cinquecento     Ottocento     Quattrocento     Firenze     Barocco     Toscana     Roma