Palazzo Ducale di Mantova acquista e restaura copia dei Trionfi di Cesare: sarà esposta in anteprima


Dal 3 ottobre Palazzo Ducale di Mantova esporrà in anteprima una copia dei  Trionfi di Cesare, acquistata e restaurata dal museo.

In occasione della giornata della Federazione Italiana degli Amici dei Musei, da domenica 3 ottobre sarà visibile al pubblico in anteprima, all’interno del consueto percorso di visita e con il biglietto intero di Palazzo Ducale di Mantova, una copia dei Trionfi di Cesare acquistata e restaurata dal museo. L’opera sarà provvisoriamente esposta al piano nobile del Castello di San Giorgio. 

“A Palazzo Ducale circa un anno fa”, afferma il direttore di Palazzo Ducale di Mantova Stefano L’Occaso, "abbiamo ricevuto segnalazione che presso l’Ufficio Esportazioni stava transitando una copia dei Trionfi. Fortunatamente siamo riusciti a trattenerla, facendola pervenire a Mantova. È stata una trattativa diretta con la proprietà, rappresentata da Simonetta Frascione. Dopo l’acquisto, il dipinto è stato oggetto di un immediato intervento di restauro, diretto da Daniela Marzia Mazzaglia e realizzato da Nicoletta Garattini (Brescia). Ringrazio entrambe per il prezioso lavoro e sono molto felice di poter arricchire le collezioni del palazzo con questo ulteriore importante tassello. Se anche la qualità della copia non è eccelsa, essa costituisce un documento storico e artistico di straordinaria importanza, perché riferibile a un momento drammatico e cruciale delle vicende dei Gonzaga".

Nel 1492 Francesco II Gonzaga riteneva fossero tre i massimi capolavori di Andrea Mantegna, pittore di corte presso i Gonzaga: la cappella realizzata nel Castello di San Giorgio, oggi non più esistente, e, al pari della Camera degli Sposi, i Trionfi di Cesare: nove tele di grandi dimensioni che, poste in sequenza, costituivano una straordinaria parata di immagini, celebrazione delle virtù militari di Giulio Cesare e dunque un’allegoria degli stessi Gonzaga. Questo ciclo lasciò Mantova per Venezia nella primavera del 1628 e da lì giunse a Londra. Noto e celebrati in tutto il mondo, questi capolavori elevarono la reggia di Carlo I d’Inghilterra al rango delle corti di Parigi e Madrid per ricchezza e qualità di tesori d’arte.

In una lettera del 1629 il mercante Daniel Nijs, mediatore e artefice della vendita, affermò di aver concluso l’operazione “per 68 mille scudi” e ribadì che ciò avvenne “con gran stupor di tutta l’Italia et disgusto estremo delli habitatori della città di Mantova”. Nonostante le ristrettezze economiche, inizialmente i Gonzaga non vollero vendere i Trionfi di Cesare, ma furono costretti dalle circostanze a inserirli in un secondo lotto, la cui cessione fu definita nel 1628, un anno dopo la prima vendita della pinacoteca.

Prima di spedire via nave gli originali in Inghilterra (tuttora si conservano nella Orangerie di Hampton Court), Nijs ne fece trarre copie in scala 1:1, destinate a riempire il vuoto lasciato nel Palazzo Ducale di Mantova. Di queste copie non si hanno avuto notizie per secoli, mentre si è a conoscenza di altre dipinte, disegnate o incise di più piccole dimensioni. Nel 1900, in occasione di una vendita all’asta della collezione Cernazai, avvenuta a Udine, si scoprì l’esistenza di due copie della stessa grandezza degli originali. Il celebre studioso Andrew Martindale suppose si trattasse delle copie fatte realizzare da Daniel Nijs al momento della vendita a Carlo I Stuart. Nel 2005 sono state invece rese note ben quattro tele delle dimensioni degli originali, che si conservano nella Alte Galerie di Graz. Rispetto a queste quattro, le due tele Cernazai risultano iconograficamente complementari: è possibile dunque che facessero tutte parte della serie fatta realizzare da Nys nel 1628-1629.

Nell’immagine, la copia dei Trionfi di Cesare prima del restauro (a sinistra) e dopo il restauro (a destra).

Palazzo Ducale di Mantova acquista e restaura copia dei Trionfi di Cesare: sarà esposta in anteprima
Palazzo Ducale di Mantova acquista e restaura copia dei Trionfi di Cesare: sarà esposta in anteprima


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