Alla Reggia di Caserta sono stati avviati i lavori, finanziati dal PNRR, presso l’Acquedotto Carolino e le Sorgenti del Fizzo. Con questo intervento, la Reggia raggiunge l’obiettivo di dare concreta attuazione ai quattro grandi progetti sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’Istituto del Ministero della Cultura, Sito UNESCO, figura tra i soggetti attuatori degli interventi previsti dal PNRR per un valore complessivo di 25 milioni di euro. I progetti approvati e finanziati sono quattro e risultano tutti già avviati: il nuovo sistema di irrigazione dei Giardini Reali e la rigenerazione delle praterie del Parco reale; il restauro, recupero e la valorizzazione della Via d’acqua; la tutela del Bosco e delle architetture della Reale Tenuta di San Silvestro; il recupero e la valorizzazione delle Sorgenti del Fizzo e dell’Acquedotto Carolino. Questi interventi si inseriscono in un più ampio programma di attività straordinarie di restauro e adeguamento funzionale che negli ultimi anni ha visto la Reggia di Caserta impegnata nella realizzazione di cantieri complessi, nella ricerca di risorse finanziarie, nella definizione delle progettazioni e nel monitoraggio della loro attuazione.
Nei giorni scorsi è iniziata la fase operativa degli interventi destinati al recupero e alla valorizzazione delle Sorgenti del Fizzo, dell’Acquedotto Carolino e delle aree paesaggistiche storicamente connesse alle fonti.
L’Acquedotto Carolino rappresenta una grande opera di ingegneria idraulica ed è tra le più importanti opere pubbliche realizzate dai Borbone. Progettato per garantire l’approvvigionamento idrico alla città che avrebbe dovuto svilupparsi attorno alla Reggia e per potenziare la distribuzione idrica a Napoli, l’acquedotto era destinato anche all’alimentazione delle residenze reali e delle fontane e dei giochi d’acqua del Parco reale della Reggia di Caserta. Il condotto, lungo circa 38 chilometri, è tutto interrato, fatta eccezione per i tratti che attraversano il ponte Carlo III a Moiano, il ponte di Durazzano e i Ponti della Valle a Valle di Maddaloni. Questa caratteristica rende il condotto invisibile in superficie e in larga parte inaccessibile, complicandone notevolmente le attività di manutenzione ordinaria. Lungo il percorso sono presenti 67 torrini, utilizzati come sfiatatoi e punti di accesso per le ispezioni.
In questo contesto si inserisce il progetto, finalizzato a ottenere un concreto miglioramento delle condizioni di conservazione dell’Acquedotto Carolino e delle Sorgenti del Fizzo, nonché della loro valorizzazione paesaggistica, con ricadute positive sullo sviluppo culturale, scientifico, ambientale, educativo, economico e sociale del territorio. Nel dettaglio, gli interventi prevedono la riqualificazione e la rifunzionalizzazione dell’intera area delle sorgenti; il restauro e la manutenzione delle infrastrutture dei ponti Carlo III e di Durazzano; la manutenzione ordinaria e straordinaria dei torrini non interessati dai lavori già eseguiti dalla Reggia di Caserta due anni fa.
L’avvio dei cantieri è il risultato di un percorso lungo e articolato, caratterizzato da indagini approfondite e da studi tecnici, specialistici e amministrativi. La fase progettuale è stata resa particolarmente impegnativa dalla totale mancanza di precedenti studi scientifici e interventi precedenti. Le indagini condotte hanno inoltre messo in luce il protrarsi, nel corso dei decenni, di abusi, anomalie e illeciti, che negli ultimi anni sono state segnalate alle autorità competenti.
La Reggia di Caserta è chiamata a tutelare il patrimonio storico e culturale che le è affidato e a garantirne la conservazione e la trasmissione alle generazioni future. Un compito particolarmente complesso, considerando l’estensione del Complesso vanvitelliano, la varietà delle funzioni e delle destinazioni d’uso dei beni che lo compongono e le numerose implicazioni gestionali, conservative, giuridiche, amministrative e legate alla fruizione.
“L’Acquedotto Carolino”, afferma Tiziana Maffei, direttrice della Reggia di Caserta, “è stato, fin dall’inizio del mio mandato, uno dei temi prioritari da affrontare. Non solo per il suo straordinario riconosciuto valore storico e paesaggistico, ma anche — e soprattutto — come infrastruttura funzionale strategica, a lungo trascurata sotto il profilo tecnico e amministrativo. È apparso subito evidente il deficit di conoscenza, di monitoraggio e di governo del sistema, in un contesto reso ancora più critico dall’emergere delle problematiche legate alla crisi idrica. Al di là di alcuni interventi puntuali di manutenzione straordinaria effettuati in questi anni grazie a limitate risorse reperite nell’ambito dei finanziamenti UNESCO, questa Direzione ha scelto di assumere la questione in modo strutturale, candidandola ai finanziamenti PNRR. Oggi, grazie a queste risorse, possiamo finalmente trasformare un’esigenza riconosciuta da tempo in un programma organico di indagini, rilievi, progettazione e interventi. È un lavoro complesso e impegnativo, sotto il profilo tecnico e amministrativo, che richiede tempo, competenze e procedure rigorose: i problemi accumulati in decenni non si risolvono con soluzioni estemporanee, ma con studio, verifiche, atti formali e cantieri. Solo attraverso una conoscenza reale e scientificamente fondata è possibile garantire una gestione efficace. L’obiettivo è assicurare tutela e funzionalità durature a questo patrimonio unico e contribuire anche a contrastare in modo più efficace usi impropri e prelievi non autorizzati della risorsa idrica, rafforzando il senso di responsabilità collettiva verso l’ecosistema”.
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