Così vicini eppure così lontani: le Adorazioni dei Magi di Gentile da Fabriano e Lorenzo Monaco


Gentile da Fabriano e Lorenzo Monaco dipinsero queste due Adorazioni dei Magi a distanza di un anno, nella stessa città: eppure sono due pittori molto distanti.

Se ti chiami Gentile da Fabriano, hai come committente il cittadino più ricco di Firenze, e per eseguire il tuo lavoro hai quindi tutte le risorse che ti servono a tua disposizione, basterà solo metterci il tuo innato talento e il tuo gusto per le finezze decorative, per riuscire a creare un dipinto con un’atmosfera fiabesca e cortese come può essere la celebre Adorazione dei Magi oggi conservata agli Uffizi. Ma se invece ti chiami Lorenzo Monaco è il tuo ideale di vita è un ideale quasi ascetico, che rifugge la mondanità e il lusso, ricreare la stessa atmosfera ti sarà molto più difficile, benché non impossibile.

Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi
Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi; 1423; Firenze, Uffizi

La sala del gotico internazionale degli Uffizi è sempre stata una delle mie preferite, proprio perché permette un confronto unico tra i grandi capolavori dei due massimi esponenti del periodo in Italia: appunto, Gentile da Fabriano e Lorenzo Monaco. Le loro due Adorazioni dei Magi sono su pareti contigue. Basta mettersi in un certo punto della sala per vederle assieme.

I più, nel percorrere la sala, si soffermano soprattutto davanti all’opera di Gentile da Fabriano. Tutti quegli ori, quelle gemme preziose, quei manti riccamente decorati, quel sontuoso corteo giunto per adorare il Bambino... insomma, tutto questo esercita un fascino notevole sui visitatori del museo. Che spesso si dimenticano del dipinto sulla parete a fianco. Beh, io non faccio mistero del fatto che nutro maggior simpatia nei confronti dell’opera di Lorenzo Monaco. Il suo compito era più difficile. Il suo fascino è più intellettuale e metafisico che materiale, come quello dell’opera di Gentile. E la storia dell’Adorazione di Lorenzo, molto meno documentata rispetto a quella del dipinto di Gentile, rende il tutto più interessante in quanto non sappiamo bene chi abbia commissionato l’opera.

Lorenzo Monaco, Adorazione dei Magi
Lorenzo Monaco, Adorazione dei Magi; 1422 circa; Firenze, Uffizi

Nel 1989, lo studioso Marvin Eisenberg pubblicava una monografia su Lorenzo in cui dava conto del fatto di aver trovato dei documenti che attestavano il pagamento di 182 fiorini per una pala d’altare da destinare alla chiesa di Sant’Egidio a Firenze. Una cifra, tuttavia, ritenuta troppo considerevole da altri studiosi per un dipinto come quello che possiamo ammirare oggi agli Uffizi. E rimane quindi ancora il dubbio su chi sia stato il destinatario dell’opera e su chi l’abbia richiesta. Non ci sono dubbi invece per l’opera di Gentile, commissionata nel 1423 per la chiesa di Santa Trinita dal banchiere Palla Strozzi, che nel 1427 risultava essere l’uomo più ricco di Firenze.

Le figure di Lorenzo Monaco, allungate oltre le naturali proporzioni, si muovono sotto panneggi ampi. Le bordature con le scritte in arabo donano un fascino esotico al dipinto. E le stesse bordature descrivono linee serpeggianti e sinuose, di un’eleganza unica. Quello di Lorenzo Monaco è un corteo festoso, ma ci appare più composto rispetto a quello di Gentile da Fabriano. Forse anche più raffinato, ai nostri occhi: l’ostentazione, del resto, oggi è vista come tutt’altro che elegante. E la pala di Gentile da Fabriano è un inno alla ricchezza del committente, che voleva spiccare, dare una dimostrazione tangibile e visiva della propria situazione di prosperità economica. I dipinti, in passato, servivano anche a questo.

La fiaba di Gentile è mondana, terrena: una fiaba che celebra gli agi della ricchezza. Lorenzo Monaco invece compie un tipo di operazione che è diametralmente opposto rispetto a quello compiuto da Gentile. Nell’opera del frate pittore, a conferire i toni da fiaba sono le pose, i movimenti, gli svolazzi delle vesti, i lineamenti dei volti dei personaggi, le espressioni un po’ interrogative di certi protagonisti: come quello con la spada ricurva, che sembra domandare all’uomo accanto a lui quale sia il motivo di tanto omaggio. Il giovane dei Magi, lo vediamo inginocchiato subito dietro al vecchio, ha fattezze così delicate da sembrare una donna. Anche le sue mani sono affusolate come quelle di una donna. Quello di Gentile è invece un principe vestito con un abito sontuosissimo, prezioso. La stessa cosa vale, in Gentile, per il vecchio, inginocchiato ai piedi della Madonna che gli mostra il Bambino. Lo stesso avviene in Lorenzo Monaco, ma il manto del vecchio dei Magi è disadorno, sobrio. È il suo gesto, più raffinato e severo, a farlo apparire elegante quanto quello di Gentile. E cosa dire della Madonna di Lorenzo, con quello splendido manto blu come la notte, e come la notte decorato solo di stelle?

Le Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano e Lorenzo Monaco a confronto
Le Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano e Lorenzo Monaco a confronto

Ma se c’è una cosa che ho sempre ammirato dell’Adorazione di Lorenzo Monaco, si tratta del paesaggio. In Gentile abbiamo uno spazio reale, in cui vediamo l’arrivo del corteo dei Magi. Possiamo proprio seguirlo dallo sbarco (vediamo infatti in lontananza il mare) fino all’arrivo alla capanna. In Lorenzo Monaco manca questo senso della narrazione, ma accade qualcosa di diverso. Il paesaggio si fa surreale. Ci sono rocce dall superficie totalmente liscia. Ci sono i pastori, richiamati dall’angelo, che assumono le stesse tonalità cromatiche delle rocce su cui si trovano, per suggerire all’osservatore che la scena si svolge in notturna (la percezione dei colori, di notte, è infatti diversa). C’è lo stesso angelo, magnifico nella sua veste di luce. E poi c’è quella bizzarra città che appare tra le montagne. Una forma geometrica astratta, più che una città: le torri sono parallelepipedi che si ammassano all’interno della cerchia di mura, quadrata, e a volte si confondono con le mura stesse. Una città che sembra quasi uscire da un dipinto surrealista o metafisico del Novecento. E che appare come se fosse un castello incantato: ecco l’elemento più fiabesco dell’opera di Lorenzo Monaco. E le stesse forme sono richiamate nella stranissima capanna di Gesù: il rosa delle pareti perfettamente lisce è lo stesso della città incantata, la forma dell’edificio è incredibilmente estrosa e assolve più a funzioni evocative che a funzioni narrative.

“Linee sinuose goticizzanti che si lanciano fin nell’astrazione”, scriveva Vincenzo Costantini, negli anni Quaranta del secolo scorso, a proposito dell’Adorazione dei Magi di Lorenzo Monaco. È proprio in questa astrazione, dovuta allo spiritualismo del pittore, che si trova il senso del fantastico in Lorenzo Monaco. Pensiamo al fatto che Gentile dipinse la sua opera appena un anno dopo quella di Lorenzo, se prendiamo per buona la datazione, attorno al 1422, proposta per l’Adorazione di Lorenzo: i due artisti erano dunque vicinissimi. Due pittori che, quindi, condivisero l’appartenenza al periodo storico, la temperie artistica e culturale, la stessa città, probabilmente anche gli stessi luoghi in cui si recavano per le attività quotidiane. Comperare i colori, cercare gli aiutanti, mangiare qualcosa. Ma la loro interpretazione del gusto cortese e fiabesco del gotico internazionale non poteva essere così distante. La metafisica e la mondanità. Il mondo divino e quello terreno. Figure riccamente e sontuosamente abbigliate e figure sinuose e sfuggenti. E ancora oggi, a sei secoli di distanza, su due pareti congiunte, Gentile da Fabriano e Lorenzo Monaco continuano a presentarsi così agli occhi di chi osserva le loro opere: due artisti così vicini, eppure così lontani.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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