Il fondo di Corrado Ricci alla Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte di Roma


Uno dei fondi più importanti della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma è quello lasciato da uno dei più importanti archeologi e storici dell’arte del primo Novecento, Corrado Ricci. Fu lui a voler riportare alla luce i mercati di Traiano.

Un fondo composto da circa tremila oggetti, tra libri, stampe, fotografie e materiale vario: è questa la consistenza del Fondo Corrado Ricci della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (BiASA) di Roma, oggi parte dell’istituto Vittoriano e Palazzo Venezia. Si tratta di materiale appartenuto a un grande studioso del primo Novecento, Corrado Ricci (Ravenna, 1858 - Roma, 1934), che fu insigne archeologo e storico dell’arte, nonché quattro volte senatore tra le fila del Partito Nazionale Fascista: l’adesione al fascismo, convinta perché Ricci riteneva che fosse utile per la realizzazione dei suoi progetti, ha tuttavia pesato sulla sua immagine, nonostante avesse comunque mantenuto una certa indipendenza dalla politica, dichiarandosi peraltro nel 1925 un “animale apolitico” (sebbene fosse tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti), e rivolgendo la sua attenzione esclusivamente al patrimonio.

Ricci cominciò la propria carriera a Bologna, dove fu assistente bibliotecario dal 1882 al 1892, dopodiché, nel 1893, all’età di trentacinque anni, riuscì ad avviare il proprio percorso professionale tra i musei: lavorò dapprima alla Pinacoteca di Parma (l’attuale Galleria Nazionale), di cui fu anche direttore occupandosi dei nuovi allestimenti, poi dal 1894 al 1898 diresse la Galleria Estense di Modena, mentre nel 1897 passò alla Soprintendenza di Ravenna e ancora, tra il 1898 e il 1903 fu direttore della Pinacoteca di Brera prima di trasferirsi a Firenze per guidare i musei cittadini (in particolare si adoperò per rinnovare gli Uffizi e incrementarne l’archivio fotografico). Il suo lavoro gli consentì di diventare, nel 1906, direttore generale del Ministero della Pubblica Istruzione, che all’epoca si occupava di quelli che oggi chiamiamo “beni culturali”. Molti i risultati che ottenne col suo lavoro al ministero: un nuovo catalogo generale dei beni dello Stato; l’avvio, nel 1907, della rivista Bollettino d’Arte che viene tuttora pubblicata; l’assunzione del personale esclusivamente per concorso; e soprattutto la legge 364 del 1909, che per la prima volta nella storia d’Italia garantì un assetto, all’interno del ministero, del patrimonio culturale italiano (una legge che peraltro, stabilendo anche norme sul commercio di beni culturali, limitò fortemente una piaga del tempo, ovvero l’esportazione illecita di beni italiani). Il suo incarico al ministero terminò nel 1919: si dimise per dissapori con il governo Nitti e passò al neonato Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte, fondato nel 1918 e di cui diventò presidente proprio nel 1919.

Ritratto di Corrado Ricci in un dipinto del pittore Tito Ettore del 1913
Ritratto di Corrado Ricci in un dipinto del pittore Tito Ettore del 1913

Da parlamentare, si spese soprattutto per la cura e la preservazione del patrimonio (per esempio fu lui a gestire il recupero delle navi di Nemi), ed ebbe un ruolo importante nell’assetto che, negli anni Trenta, fu dato ai Fori Imperiali (ancora oggi il largo di fronte al Colosseo è a lui intitolato): fu tuttavia proprio questa sua ultima impresa a pesare sulla sua memoria: “il suo restauro dei Fori, all’epoca osannato”, spiega la studiosa Clotilde Bertoni nella voce del Dizionario Biografico degli Italiani a lui dedicata, “è stato in seguito criticato a profusione, in particolare per la scarsa attenzione al contesto urbano, la mancata esplorazione delle rovine e la gestione approssimativa dei reperti (rimasto noto soprattutto per le sue imprese archeologiche, lo studioso non aveva vere competenze di archeologo)”.

Il Fondo conservato alla BiASA non è l’unica raccolta libraria dedicata a Corrado Ricci: se ne trova un altro alla Biblioteca Classense di Ravenna, che conserva cataloghi, libri, riviste, opuscoli, un archivio di carteggi oggi esposto in tre sale dell’istituto ravennate. Il Fondo Ricci della BiASA entrò a far parte dell’istituto nel 1934, dopo la scomparsa dello studioso: fu per sua volontà testamentaria che il suo lascito venne diviso tra la biblioteca di Ravenna e quella di Roma. “I libri e la carte di argomento romagnolo ed emiliano”, scrisse nel suo testamento, “vanno a Ravenna alla Classense. Questa potrà cedere i duplicati alla Biblioteca del R. Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma. Dei rimanenti libri ed opuscoli il detto Istituto tratterrà quelli che gli mancano. Fra questi non vanno messi gli estratti da riviste, perché basta che li abbia in un qualsiasi modo. Tutto, insomma, il resto che costituisce la somma principale va a Ravenna”.

Bollettino d'Arte
Bollettino d’Arte (1917)
La difesa del patrimonio artistico italiano contro i pericoli di guerra (1915-1917) di Corrado Ricci, estratto dal Bollettino d'Arte del Ministero della P. Istruzione, anno XI, edito nel 1917
La difesa del patrimonio artistico italiano contro i pericoli di guerra (1915-1917) di Corrado Ricci, estratto dal Bollettino d’Arte del Ministero della P. Istruzione, anno XI, edito nel 1917
Progetto del 1911 per lo scoprimento dei Fori Imperiali, da Il mercato di Traiano di Corrado Ricci edito nel 1929
Progetto del 1911 per lo scoprimento dei Fori Imperiali, da Il mercato di Traiano di Corrado Ricci edito nel 1929

Scorrendo l’elenco delle pubblicazioni del Fondo Ricci è possibile farsi un’idea dell’orientamento culturale dell’archeologo e storico dell’arte ravennate, un orientamento invero decisamente preciso: “del Ricci”, ha scritto Maria Grazia Malatesta Pasqualitti, “la raccolta mostra, come riflesso in uno specchio, il profilo biografico e culturale”. Oltre ai libri d’arte, ai cataloghi d’asta, ai libri dedicati a Dante Alighieri nei confronti del quale, sintomo della sua epoca, nutriva quasi una venerazione (Ricci possedeva anche una edizione monumentale della Divina Commedia illustrata da Amos Nattini), la sua biblioteca era ricca di volumi dedicati all’antica Roma, attraverso i quali è possibile leggere soprattutto, spiega Pasqualitti, “il senso della romanità che per tanti anni aveva spinto il Ricci, archeologo non improvvisato, al ripristino dei Fori Imperiali, allo studio della topografia dei Mercati Traianei e del Foro di Cesare, alla ricostruzione del Tempio di Venere Genitrice, all’opera grandiosa di scavo che portò alla luce nei suoi anni le vestigia dei maggiori templi di Roma antica”. Ricci del resto è ricordato anche per il recupero del Mercato di Traiano, progetto da lui ideato e che si concretizzò tra il 1926 e il 1934, quando le modifiche che nei secoli furono apportate al complesso vennero eliminate e l’antica struttura romana riportata alla luce.

Tra le opere più importanti che, secondo lo studioso Amedeo Benedetti, meglio testimoniano gli interessi archeologici di Corrado Ricci, figurano il libro Textes et monuments figurés relatifs aux mystères de Mythra di Franz Cumont, pubblicato nel 1899 a Bruxelles, e poi ancora dello stesso autore gli Études Syriennes del 1917, oppure gli Studi e ricerche archeologiche nella Anatolia Meridionale di Roberto Paribeni e Pietro Romanelli, e ancora il libro Monumenti antichi pubblicati per cura dell’Accademia Nazionale dei Lincei, il volume Sculptures antiques en Libye di Rodolfo Micacchi, e la Aquileja romana di Aristide Calderini: volumi che figuravano tra gli studi più aggiornati e innovativi del loro tempo. La raccolta di Ricci comprendeva anche stampe e disegni, tra cui anche un album con i disegni originali di Ferdinando Bibiena, che fu tra i maggiori architetti attivi in Italia tra Sei e Settecento. Un fondo prezioso, dunque, per comprendere le scelte di una figura che, sebbene controversa per diversi aspetti, è stata tra le più eminenti nel settore della tutela nel primo Novecento.

La Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma

Le origini della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (BiASA) risalgono al 1922, anno di fondazione dell’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte, dovuta all’iniziativa di Corrado Ricci. In quella occasione venne infatti trasferita nella sede di Palazzo Venezia la Biblioteca della Direzione delle Antichità e Belle Arti, che tra il 1915 e il 1916 era stata integrata, per volere dello stesso Ricci, con fondi provenienti da raccolte private. Il nucleo costitutivo della biblioteca comprendeva nel complesso circa 30.000 volumi, e dal 1922 fu quindi incrementato progressivamente con donazioni e lasciti, tra cui quello dello stesso Corrado Ricci, oltre che con acquisti mirati. Nel 1989, data la mole delle nuove acquisizioni, fu aperta anche una sezione distaccata presso la Crociera del Collegio Romano. Nel frattempo la Biblioteca cominciava a sviluppare una propria autonomia rispetto all’Istituto: così, nel 1967, la BiASA si staccava dall’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte per entrare a far parte del novero delle biblioteche statali. Un allontanamento definitivamente sancito nel 1995 con il cambio di denominazione: da “Biblioteca dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte” a “Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte”.

Oggi, la BiASA è la più importante biblioteca italiana specializzata in archeologia e storia dell’arte, ed è riconosciuta in Italia e all’estero come istituto fondamentale per lo studio e la ricerca nell’archeologia, nella storia dell’arte e nell’arte contemporanea, nell’architettura, nelle arti decorative, nel collezionismo e nel restauro. Il patrimonio documentario attualmente consiste in circa 370.000 volumi, 3.900 testate di periodici, più di 20.000 unità di materiale grafico, manoscritti e fondi archivistici, incunaboli, cinquecentine e seicentine, manifesti teatrali e cd-rom.

La Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte di Roma
La Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma

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