Il feroce e scandaloso realismo dell'Origine du Monde di Gustave Courbet


L’Origine du Monde di Gustave Courbet è uno dei quadri che destarono più scandalo nell’Ottocento. Non solo per il suo soggetto, ma anche per altri motivi.

Fra le opere rappresentanti corpi femminili, portatrici di messaggi più o meno erotici, L’Origine du Monde di Gustave Courbet (Ornans, 1819 – La-Tour-de-Peilz, 1877) è quella che più di ogni altra coinvolge con feroce realismo: è un’opera che ci aiuta a comprendere come, nella storia, i canoni estetici e i valori veicolati dal corpo abbiano subito brusche variazioni e inversioni di rotta, fino ad arrivare a una società che per secoli ha scelto di relegare la rappresentazione esplicita della sessualità nell’arte al mero ambito pornografico.

Prima dell’Origine du Monde nessuno aveva mai posto il riguardante così pericolosamente vicino al sesso femminile. Il punto di osservazione è posto tra le cosce della donna dove la gamba destra segue una diagonale insieme al corpo supino, la cui realistica carnosità conduce lentamente lo sguardo alla zona genitale esposta senza alcun velo o inibizione, mentre il resto della figura si allontana, sfuggendo alla curiosità. Courbet non si limita ad accennare come fecero, qualche anno prima, Francisco de Goya con la scandalosissima Maja desnuda o Édouard Manet con la controversa Olympia, una timida peluria. Qui l’irsutismo della donna è chiave dell’erotismo estremamente sfacciato della tela.

Gustave Courbet, L'Origine du Monde (1866; olio su tela, 46 x 55 cm; Parigi, Musée d'Orsay)
Gustave Courbet, L’Origine du Monde (1866; olio su tela, 46,3 x 55,4 cm; Parigi, Musée d’Orsay)
L'Origine du Monde esposta al Musée d'Orsay
L’Origine du Monde esposta al Musée d’Orsay

Il pittore di Ornans era ormai abituato a essere additato come artista scandaloso, perché il suo realismo iniziò a distruggere la tradizione accademica già inserendo in primo piano i volti e le posture, sovente ricurve e ben distanti dai modi dei potenti, della gente comune e dei poveri. Potrebbero sembrare quasi infiniti, infatti, i lavori trasgressivi dell’artista e fra questi verrebbe impossibile non citare Un enterrement à Ornans del 1849 che sconvolge per la rude rappresentazione della sepoltura di uno sconosciuto attorniato da figure ora piangenti, ora indifferenti, ma anche la tela rappresentante una comitiva di ecclesiastici ubriachi che camminano senza meta, Le retour de la conférence del 1863, la quale venne acquistata da un fervente cattolico solamente per poterla distruggere. L’anno dopo, nel 1864, fu la volta di Vénus et Psyché, opera rifiutata dal Salon per indecenza. E ancora, quasi come una burla, nel 1870 l’artista rifiutò la nomina a cavaliere della Legione d’onore e nella sua lettera aperta del 23 giugno indirizzata al Ministro delle belle arti Maurice Richard, Courbet scrisse: “L’onore non è né in un titolo, né in un nastrino; è negli atti e nel movente degli atti. Il rispetto di sé stessi e delle proprie idee ne costituisce la parte fondamentale. Ho cinquant’anni e sono sempre vissuto libero; lasciate che chiuda libero la mia esistenza; quando sarò morto si dovrà dire di me: ecco uno che non è appartenuto a nessuna scuola, a nessuna chiesa, a nessuna istituzione, a nessuna accademia”. Rifiuta gli onori, ma da molti veniva descritto come un uomo borioso ed eccessivamente pieno di sé come, per esempio, da Ludovic Halévy, che nel suo Trois dîner avec Gambetta riferisce che il 28 maggio 1882, durante una cena Léon Gambetta, di fronte all’Origine du monde Courbet esclamò: “Lo trovate bello e avete ragione. Sì, è bello anzi bellissimo. E pensate, Tiziano, Veronese, il loro Raffaello, io stesso, non abbiamo mai fatto nulla di più bello”.

L’Origine du Monde gli venne commissionata, nel 1866, dal diplomatico turco-egiziano Khalil Bey che possedeva una vasta collezione di opere erotiche, tra cui il Bagno turco di Ingres e le Dormienti sempre di Courbet. Pochissime, invece, le informazioni che ci pervengono sui successivi proprietari del quadro, ma sappiamo che prima di fare il suo timido ingresso alle collezioni del Musée d’Orsay nel 1995, il dipinto era annoverato nella raccolta dello psicanalista Jacques Lacan.

Nell’Origine du monde l’artista abbandona completamente il suo pennello a un’audacia mai vista prima che conferisce all’opera uno strano, ma estremamente affascinante, potere seduttivo. Al centro di una tela di circa 40 per 50 centimetri, Courbet rappresenta l’organo genitale femminile creando non solo un’opera scandalosa, ma anche enormemente rivoluzionaria per composizione e realismo, tanto da essere ritenuta simbolo di disordine politico e di oscenità, rappresentante il punto più estremo della conquista realista. Courbet, tramite poche pennellate che posizionano efficacemente l’orientamento delle pieghe e le sovrapposizioni del tessuto, il cui trattamento rapido e vibrante contrasta con la delicatezza dell’incarnato, rapisce lo sguardo dello spettatore forzandolo violentemente. Sappiamo inoltre, e ormai con assoluta certezza, che per i suoi lavori non utilizzava solamente la più classica copia dal vero, ma preferiva aiutarsi con immagini vendute sottobanco da fotografi famosi come Auguste Belloc.

Francisco Goya, Maja desnuda (1790-1800; olio su tela, 95 x 190 cm; Madrid, Museo del Prado)
Francisco Goya, Maja desnuda (1790-1800; olio su tela, 95 x 190 cm; Madrid, Museo del Prado)
Édouard Manet, Olympia (1863-65; olio su tela, 130,5 x 190 cm; Parigi, Musée d’Orsay)
Édouard Manet, Olympia (1863-65; olio su tela, 130,5 x 190 cm; Parigi, Musée d’Orsay)
Gustave Courbet, Un enterrement à Ornans (1849-1850; olio su tela, 315,45 x 668 cm; Parigi, Musée d’Orsay)
Gustave Courbet, Un enterrement à Ornans (1849-1850; olio su tela, 315,45 x 668 cm; Parigi, Musée d’Orsay)
Gustave Courbet, Le retour de la conférence (1863; olio su tela, 73 x 92 cm; Basilea, Kunstmuseum)
Gustave Courbet, Le retour de la conférence (1863; olio su tela, 73 x 92 cm; Basilea, Kunstmuseum)

Erano moltissime le fotografie che rappresentavano solamente organi di genitali femminili e non risulta difficile immaginare quale potesse essere l’ispirazione per la sua origine del mondo, ma purtroppo questa era una pratica vista quasi alla stregua di una piaga sociale, tanto che nel 1855 la Prefettura di polizia di Parigi perquisì lo studio di Auguste Belloc trovando circa 4000 scatti e redasse un rapporto sulla produzione di fotografie pornografiche.

L’ipotesi dell’utilizzo di fotografie da parte dell’artista venne formulata dalla curatrice generale del Musée du Louvre, Dominique de Font-Réaulx, e risulta confermata dagli studi effettuati sul fermissimo disegno e dalla quasi totale assenza di pentimento sul dipinto. Nonostante questa ricerca, però, non sarebbe vero affermare che non appena ci si ritrova dinanzi alla piccola, ma ingombrante tela, non si faccia spazio nella nostra mente il bisogno, quasi morboso, di scoprire l’entità della modella così da poterle restituire un volto, forse nel mero tentativo di umanizzarla o semplicemente associarla a qualcuno di distante a noi.

Inizialmente gli esperti dell’opera di Courbet ipotizzarono che il ventre appartenesse a una delle amanti del committente Khalil Bey proprio per via della sua fama di grandissimo seduttore, mentre lo storico Gérard Desanges, nel 2011, avanzò l’idea che potesse essere una donna nota per il suo salotto letterario a Parigi, tale Jeanne de Tourbey. Oggi, però, la grande maggioranza degli storici, tra cui l’esperto di Courbet Jean-Jacques Fernier, risulta concorde sull’identità di Joanna “Jo” Hiffernan, moglie del pittore James Whistler e poi di Courbet. Il gruppo del Centro di ricerca e restauro dei musei di Francia ha avuto l’opportunità di studiare ben due volte lo scandaloso dipinto di Courbet e, a partire dal febbraio 2007, i suoi ricercatori effettuarono un esame completo dell’opera che svelò dei segreti e smentì anche varie ipotesi.

Inizialmente si pensava che L’Origine du monde non fosse altro che un frammento di tela di una composizione più ampia. Tale idea venne presentata al pubblico il 7 febbraio 2013 dal settimanale Paris-Match che dedicò all’argomento un lunghissimo articolo intitolato “Le secret de la femme caché” (“Il segreto della donna nascosta”), dove raccontava di come un appassionato d’arte trovò, da un rigattiere, una testa di donna dipinta su una tela recante il timbro di un mercante dell’epoca, dove in laboratorio dimostrarono che si trattava di un frammento di una composizione i cui elementi combaciavano fortemente con l’origine del mondo. Secondo questa teoria, Courbet dipinse un grande nudo femminile che venne successivamente tagliato in due pezzi dallo stesso artista, ricavandone due opere distinte. Gli esami effettuati nel 2013 hanno dimostrato, però, che il dipinto ha sempre conservato il suo formato originale e non venne mai tagliato.

Pittore iconoclasta e geniale, Courbet era abituato e amava fortemente provocare, sconvolgere e soprattutto destabilizzare e per questo, molto spesso, modificava il formato delle sue composizioni mentre lavorava, divertendosi a ridurle o addirittura ingrandirle. Ne è un significativo esempio l’Autoritratto del Musée des Beaux-Arts di Besançon che proviene da una composizione più grande, mentre sembrerebbe che la genesi e la particolarità de L’Origine du Monde niente avrebbero a che fare con la semplice, e quasi scontata, mutilazione di un quadro di grande formato. Sarebbe stato fin troppo semplice, e fortunatamente Courbet si rivela essere un pittore sottile e audace, che riesce a sublimare i temi più difficili elevando a soggetto del dipinto nient’altro che la rappresentazione del sesso, creando un capolavoro dove molti altri artisti non avrebbero creato altro che banalità.

Gli studi citati poc’anzi hanno dimostrato come la composizione fosse concepita esattamente nel formato che vediamo oggi senza mai essere stata tagliata successivamente, ma semplicemente l’artista ottenne da un mercante una tela già tesa su telaio, preparata e applicata mentre la tela era ancora sul rotolo. Fu questo il motivo per cui deborda leggermente ed è per questo che si pensava fosse stata tagliata.

Una fotografia di Auguste Belloc (1860 circa)
Una fotografia di Auguste Belloc (1860 circa)
Una fotografia di Auguste Belloc (1860 circa)
Una fotografia di Auguste Belloc (1860 circa)
Una fotografia di Auguste Belloc (1860 circa)
Una fotografia di Auguste Belloc (1860 circa)
Gustave Courbet, Jo, la belle irlandaise (ritratto di Joanna Hiffernan) (1865-1866; olio su tela, 55,9 x 66 cm; New York, Metropolitan Museum of Art)
Gustave Courbet, Jo, la belle irlandaise (ritratto di Joanna Hiffernan) (1865-1866; olio su tela, 55,9 x 66 cm; New York, Metropolitan Museum of Art)
La piccola tela con la testa presunto frammento dell'Origine du Monde
La piccola tela con la testa presunto frammento dell’Origine du Monde
L'articolo di Paris Match
L’articolo di Paris Match
Gustave Courbet, Autoritratto (1850; olio su carta applicata su tela, 50 x 40 cm; Besançon, Musée des Beaux-Arts)
Gustave Courbet, Autoritratto (1850; olio su carta applicata su tela, 50 x 40 cm; Besançon, Musée des Beaux-Arts)
Gustave Courbet, L'Origine du Monde, dettaglio
Gustave Courbet, L’Origine du Monde, dettaglio
Gustave Courbet, L'Origine du Monde, dettaglio
Gustave Courbet, L’Origine du Monde, dettaglio
Gustave Courbet, L'Origine du Monde, dettaglio
Gustave Courbet, L’Origine du Monde, dettaglio

La radiografia dimostrò anche come la materia fosse leggerissima e impalpabile, scoprendo che il pittore lavorò dolcemente e senza fretta in piccole aree, evitando stesure piatte e punteggiando pazientemente la superficie con piccoli tocchi luminosi che miravano a suggerire tutte quelle sottili imperfezioni della pelle donando, così, corpo, spessore e vita alla carne, rendendola talmente vera da poterla quasi percepire al tatto. Un’altra fotografia infrarossa in falsi colori mise poi in evidenza alcuni piccoli incidenti di percorso, come una linea verticale situata sopra la coscia destra che assume una tonalità rosa e indica un vecchio strappo, mentre un altro strappo si trova sotto al seno sinistro. L’opera, a differenza di quasi tutte le altre di Courbet, non è firmata, ma la sua attribuzione è senza alcun dubbio da dare al francese proprio perché la tecnica utilizzata poteva essere solamente la sua e soprattutto perché l’opera venne citata più volte dai biografi del tempo e comparì, inoltre, coperta da una foglia di vite, su una delle caricature del pittore.

Ci risulta impossibile sapere con certezza il motivo dell’anonimato nella tela che lo stesso Courbet definì più bella delle opere di Tiziano e Raffaello, ma ciò che sappiamo è che l’artista non avrebbe mai smesso di rivisitare e studiare il nudo femminile, che sotto le sue precisissime pennellate non risulta mai essere pornografico o libidinoso, ma semplicemente veicolo di un realismo crudo e audace. L’Origine du Monde è una descrizione quasi anatomica di un organo genitale femminile tutt’altro che edulcorata, che grida a pieni polmoni di essere guardato senza malizia o voyeurismo poiché, nonostante la schiettezza, attinge violentemente dalla tradizione guardando a Tiziano, al Veronese, al Correggio e alla pittura carnale e lirica.

Questa sconvolgente opera ha visto vergogna e imbarazzo negli occhi degli osservatori, ha conosciuto censure, anche recenti, ma soprattutto una fama inimmaginabile. Tutti la conoscevano, anche se pochissimi ebbero il privilegio di vederla al tempo dell’artista. Courbet, con questa contenutissima tela, ricorda all’osservatore che non esiste niente di più sovversivo e ribelle della pura realtà, creando un pericoloso corto circuito fra presente e passato.


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