Come Magritte, ma col panorama di Firenze: Jean-Michel Folon al Giardino delle Rose


Il Giardino delle Rose di Firenze è uno splendido roseto che si trova appena sotto piazzale Michelangelo: da alcuni anni, è diventato un parco d'artista, perché ospita diverse sculture del belga Jean-Michel Folon.

Un parco d’ispirazione magrittiana nel capoluogo toscano, proprio sotto Piazzale Michelangelo, la più grande terrazza panoramica da cui si domina tutta Firenze.

Il Giardino delle Rose (così si chiama il parco fiorentino) ha l’aspetto di un vero giardino, su due livelli, con tanto di serra a vetrate e di fontane. Nella parte superiore ce n’è addirittura una che presenta una sorta di ponticello sotto a un folto e fiorito pergolato: la mente è improvvisamente volata alle raffigurazioni di stampo impressionista, dove il verde del fogliame e i colori delle fioriture si accompagnano allo scrosciare dell’acqua in una giornata assolata di piena estate, anche se nella sua totalità il parco non ha nulla a che fare con l’impressionismo. Tutt’al più con il surrealismo, come vedremo. Le rose fanno ovviamente da protagoniste, come suggerito dalla denominazione stessa del giardino: ne sono state piantate dei più vari colori e sfumature, dal bianco al rosa pallido al rosa più acceso, e delle più svariate specie (oltre 350) e dimensioni, ma non sono gli unici fiori qui visibili; altri tipi come il plumbago, dalle sue tipiche tonalità azzurro-violaceo, arricchiscono di colori questo meraviglioso luogo visitato ogni giorno da fiorentini e da turisti, sia italiani che stranieri. La particolarità del parco attira infatti molte persone incuriosite da brani di arte contemporanea letteralmente immersi nel verde e tra le rose. Per godere appieno delle profumate fioriture delle rose, la stagione ottimale per visitare il Giardino è la primavera, specialmente nei mesi di aprile e maggio; se si sceglie di visitarlo in estate è consigliato un ombrellino da sole...

Passeggiando nel parco sono visibili, come detto, sparse in più punti, sculture realizzate dall’artista belga Jean-Michel Folon (Uccle, 1934 – Principato di Monaco, 2005) che testimoniano il suo profondo legame con Firenze. La città aveva celebrato l’arte di Folon con una grande antologica allestita al Forte Belvedere nel 2005 ed era già forte il rapporto con il capoluogo toscano, tanto che nello stesso anno, alla morte dell’artista, la vedova Paola Ghiringhelli donò al Comune di Firenze dieci sculture in bronzo e due gessi, seguendo le volontà del marito, per destinarli al Giardino delle Rose e per rendere visibili a tutti in modo permanente queste opere. Proseguirà così per sempre proprio quella volontà dell’artista di creare, come era già avvenuto nella fortunata rassegna del Forte Belvedere, l’effetto panorama con affaccio sulla città. Situato in uno dei punti più panoramici di Firenze, dal parco si vede e si distingue perfettamente infatti la cupola del Brunelleschi, simbolo fiorentino per eccellenza.

Il Giardino delle Rose
Il Giardino delle Rose


Il Giardino delle Rose
Il Giardino delle Rose


Il Giardino delle Rose
Il Giardino delle Rose


Il Giardino delle Rose
Il Giardino delle Rose

Illustratore, pittore e scultore, Jean-Michel Folon nacque l’1 marzo 1934 a Uccle (Bruxelles). Suo padre era commerciante di carta e probabilmente quest’ambito lo influenzò nella sua professione, soprattutto per quanto riguarda il disegno. Indubbiamente sia l’essere nato e l’essersi formato in Belgio che il trasferimento all’età di vent’anni a Parigi influirono molto sulla sua produzione, poiché a Bruxelles conobbe probabilmente l’arte di René Magritte (Lessines, 1898 – Bruxelles, 1967), tra i massimi artisti del surrealismo in Belgio, mentre a Parigi entrò in contatto con molti esponenti del gruppo surrealista. I suoi dipinti, disegni e sculture sono nettamente d’ispirazione surrealista, soprattutto si individuano immagini e temi comuni a Magritte. Le stesse sculture presenti nel Giardino delle Rose rimandano all’immaginario di quest’ultimo, con temi come il viaggio, la libertà, e immagini ricorrenti quali la valigia, l’uomo con cappello.

Negli anni Sessanta partì per l’America: a varie riviste di New York aveva inviato i suoi primi disegni e magazines come Fortune o Atlantic Monthly continuarono a pubblicarli; il Time gli pubblicò quattro copertine negli anni successivi. Viaggiò spesso in Italia, dove ebbe occasione di incontrare lo scrittore Giorgio Soavi, per il quale Folon illustrò il suo primo libro Le message con disegni a colori in nero e blu. Grazie alla sua collaborazione, l’artista illustrò libri di Franz Kafka e di Ray Bradbury per la Olivetti. Era già nel destino il suo legame con l’Italia.

Nel 1970 partecipò alla XXXV Biennale di Venezia nel Padiglione del Belgio e nello stesso anno espose per la prima volta in Italia, a Milano. Le sue mostre toccarono importanti città del mondo: oltre a Parigi e a Bruxelles, espose a Milano, a Chicago, in Giappone, a Londra, a Rotterdam, a Liegi e tra i suoi disegni si contano le illustrazioni a libri di Apollinaire, di Boris Vian, di Guy de Maupassant, nonché l’opera completa di Jacques Prévert. Si occupò anche di scenografia, ad esempio per opere di Giacomo Puccini o delle immagini proiettate per l’opera da camera di Igor Stravinskij, Storia del soldato, e girò cortometraggi a New York, Los Angeles e New Orleans.

Per la riapertura del Teatro Olimpico di Vicenza disegnò il manifesto e offrì al museo della città una serie di cento manifesti. Illustrò addirittura nel 1988 la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, edita in sei lingue ufficiali dell’ONU. Tornò in Italia due anni dopo in occasione di una mostra di suoi acquerelli al Museo Marino Marini di Firenze. Fu tuttavia nel 1993 che si consacrò alla scultura, quando presentò per la prima volta le sue opere a La Pedrera di Barcellona. Negli ultimi anni della sua vita, realizzò pitture, sculture e decorò vetrate per la Cappella dei Penitenti Bianchi a Saint Paul de Vence, e nel 2005, anno della sua scomparsa, a Firenze si tenne una grande retrospettiva, dal titolo Folon Firenze, in cui vennero presentate oltre trecento sue opere tra la Sala d’Armi di Palazzo Vecchio e il Forte Belvedere. Un grande artista in ambito internazionale che seppe coniugare nella sua produzione le più diverse tecniche.

Temi ricorrenti nella sua poetica sono il viaggio e la libertà che si ritrovano anche nelle sculture del Giardino delle Rose. Camminare nel parco significa perdersi nel mondo di Folon: un mondo che ispira la fantasia e che libera la mente, invitando il visitatore a viaggiare sulle ali dell’immaginazione e del pensiero. Partir, la grande valigia che come un quadro incornicia il panorama sulla città, è l’emblema di tutto ciò, e ci si può sedere sulla panchina a fianco all’uomo di Je me souviens per godere della splendida vista e per far andare la mente via libera insieme a quella dell’uomo di Folon. Lo stesso titolo Je me souviens rimanda al viaggio nel ricordo e nel tempo.

Jean Michel Folon, Partir (2002; bronzo, 248 x 298 x 78 cm; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, Partir (2002; bronzo, 248 x 298 x 78 cm; Firenze, Giardino delle Rose)


Jean Michel Folon, Je me souviens (2003; bronzo, 150 x 200 x 100 cm; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, Je me souviens (2003; bronzo, 150 x 200 x 100 cm; Firenze, Giardino delle Rose)


Jean Michel Folon, 25ème Pensée (1999; bronzo, 168 x 40 x 35 cm; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, 25ème Pensée (1999; bronzo, 168 x 40 x 35 cm; Firenze, Giardino delle Rose)


Jean Michel Folon, L'Envol (2002; bronzo, 205 x 89 x 78 cm; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, L’Envol (2002; bronzo, 205 x 89 x 78 cm; Firenze, Giardino delle Rose)

Altre due figure umane sono rappresentate qui in scultura: L’envol e 25ème Pensée; la prima raffigura un uomo con cappello che, tra le rose, sembra spiccare il volo verso il cielo: lo sguardo è rivolto verso l’alto e i piedi stanno ormai lasciando il suolo, solo le punte hanno ancora un contatto con la terra; nella seconda il volto di un uomo è rappresentato da un vaso con pianta. Un’immagine che rimanda agli insoliti volti degli uomini di Magritte, come ne Il figlio dell’uomo dove la faccia è nascosta da una mela o ne L’uomo con la bombetta, dove a coprire il viso è una colomba con le ali aperte in volo. Entrambe le sculture di Folon ricordano inoltre uno dei tratti tipici delle figure di Magritte, l’uomo con cappello, creando un trait d’union tra i due. Anche i due modelli in gesso custoditi all’interno della serra, Pluie e Quelqu’un, ritraggono figure umane.

Sono invece animali la figura alta e slanciata che tende verso l’alto, quasi in volo, dal titolo Oiseau, la figura seduta Chat – oiseau e il Chat, il gatto addormentato sull’erba. Ed infine, le figure dalla cui bocca zampilla l’acqua delle fontane, Vivre e Mediterranée.

Gli uccelli sono gli animali che ricorrono più spesso nelle immagini e nelle forme di Folon, poiché simboleggiano il volo, la libertà, la pace, ma anche la leggerezza, l’opposizione tra cielo e terra, il viaggio. Sono simbolo di un uomo che sogna di viaggiare, di evadere per trovare la libertà.

L’uomo con cappello, anche quest’ultimo molto ricorrente, rappresenta invece l’uomo universale, che nessuno può identificare; spesso è raffigurato solo, seduto davanti al mare o in dialogo con un’opera d’arte (come nel caso di Je me souviens) o in piedi con lo sguardo rivolto verso il cielo. Rappresenta l’umanità intera. Le figure di Folon sono inoltre immerse nel silenzio che diviene elemento implicito e insito delle sue composizioni.

Jean Michel Folon, Mediterranée (2001; bronzo, 167 x 57 cm; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, Mediterranée (2001; bronzo, 167 x 57 cm; Firenze, Giardino delle Rose)


Jean Michel Folon, Chat-oiseau (1994; bronzo; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, Chat-oiseau (1994; bronzo; Firenze, Giardino delle Rose)


Jean Michel Folon, Un oiseau (1993; bronzo; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, Un oiseau (1993; bronzo; Firenze, Giardino delle Rose)


Jean Michel Folon, Chat (1996; bronzo; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, Chat (1996; bronzo; Firenze, Giardino delle Rose)


Jean Michel Folon, Vivre (bronzo; Firenze, Giardino delle Rose)
Jean Michel Folon, Vivre (bronzo; Firenze, Giardino delle Rose)

L’attenzione si focalizza spesso sul legame tra il pensiero e orizzonti lontani, evocando il viaggio e la libertà e rendendo tangibile la sensazione di evasione e della grandezza dell’infinito. Un viaggio che non intende essere solo fisico, ma soprattutto interiore e spirituale verso i propri ricordi e i propri sogni. Ed elemento che riunisce viaggio e libertà è la valigia, tra gli oggetti più rappresentati in Folon. Con grande suggestione, spesso racchiude come in un quadro orizzonti che si perdono all’infinito. Ogni opera dell’artista è un invito alla libertà individuale, alla libertà di pensiero e alla libertà fisica.

Attraverso la sua arte, Folon rende espliciti temi etici: le sue opere sono ricche di poesia. Diceva che “se l’uomo passasse più tempo ad ammirare la bellezza del mondo, di un’opera d’arte, non arriverebbe mai a consacrare la guerra e la violenza, spesso gratuita”. Credeva nell’uguaglianza e nell’universalità e per questo introduceva nelle sue opere tratti universali e comprensibili a tutti: ne è un esempio l’uomo col cappello, come si è visto.

Temi e immagini che complessivamente intendono trasmettere con semplicità principi fondamentali per l’umanità e questioni care a tutti.

Oltre alle opere di Folon, il Giardino delle Rose accoglie un giardino giapponese che la città gemellata di Kyoto ha voluto lasciare a Firenze in segno di amicizia e di pace, per ribadire ancora una volta la dimensione egualitaria, etica e universale che pervade l’intero parco.

Un luogo di sogno e di suggestione dedicato a un artista legato all’Italia e a Firenze che qui ha lasciato per sempre testimonianza della sua grande creatività e dei suoi principali valori, primo su tutti la libertà.


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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