Lo spettacolo del Battistero di Padova: gli affreschi di Giusto de' Menabuoi


Chi entra nel Battistero di Padova, specialmente se è la prima volta, prova sempre un forte stupore: merito degli spettacolari affreschi di Giusto de’ Menabuoi, che tra il 1375 e il 1376 coprì tutte le pareti di magnifiche pitture.

All’interno del Battistero di Padova si conserva uno dei capolavori della pittura padovana della seconda metà del Trecento. La realizzazione della decorazione pittorica dell’edificio sacro fu affidata al pittore fiorentino Giusto de’ Menabuoi, che arrivò nella città veneta intorno al 1370. Egli si formò a Firenze nell’ambiente di Maso di Banco, ma verso la metà del secolo iniziò a lavorare nella Milano viscontea, entrando così in contatto anche con il lavoro dei pittori giotteschi lombardi, influenzati da Giovanni da Milano. La commissione gli venne affidata da Fina Buzzaccarina, moglie di Francesco da Carrara il Vecchio, signore di Padova dal 1350 al 1380 e figura di grande importanza per la cultura a Padova: era infatti amico di Petrarca, presente in città per la prima volta nel 1349, e fu proprio lui a donare al poeta il terreno su cui venne edificata la casa in cui si ritirò ad Arquà. Questa fu l’amicizia culturale più importante di Francesco il Vecchio, ma intrattenne rapporti con tutti i principali uomini di cultura della Padova del tempo. Fina Buzzaccarina viene ricordata come una donna colta e raffinata e la commissione per il Battistero di Padova ci permette di capire anche che era una donna ben consapevole della sua posizione e del suo prestigio sociale.

La famiglia Da Carrara ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo culturale e artistico della città veneta. Per quest’edificio sacro, che insieme alla Cattedrale si affaccia sull’attuale Piazza del Duomo, Fina aveva in mente di trasformarlo in un luogo di potere della famiglia, commissionando, oltre alla decorazione pittorica, anche la realizzazione di una tomba per sé e per suo marito, che venne scolpita da Andriolo de’ Santi in prossimità dell’ingresso dell’epoca, così che chiunque dovesse transitarvi sotto per accedere allo spazio sacro.

Attualmente si entra nel Battistero tramite un portico, costruito in un momento successivo alla realizzazione degli affreschi. Con la presenza di queste sepolture, oltre alla sua tradizionale funzione liturgica, il battistero si avvalse anche di quella di mausoleo per la famiglia carrarese. Considerando che la morte di Fina Buzzaccarina avvenne nel 1378, la realizzazione di questi affreschi viene indicata tra il 1375 e il 1376 in quanto terminata entro la scomparsa della moglie del signore di Padova. Nel suo testamento, infatti, Fina diede attenta descrizione dei suoi beni e precise disposizioni sugli arredi del Battistero, ma non vi si trova nessun accenno a questioni riguardanti la decorazione pittorica. È possibile dunque ipotizzare che il cantiere di Giusto fosse già terminato entro la data della morte di Fina.

Il Battistero di Padova. Foto: Wikimedia/Filippof
Il Battistero di Padova. Foto: Wikimedia/Filippof
Gli affreschi di Giusto de' Menabuoi (1375-1376)
Gli affreschi di Giusto de’ Menabuoi (1375-1376). Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Gli affreschi di Giusto de' Menabuoi (1375-1376)
Gli affreschi di Giusto de’ Menabuoi (1375-1376). Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
La parete nord
La parete nord. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Il Paradiso
Il Paradiso. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso

Gli affreschi del Battistero padovano sono uno dei capolavori della seconda metà del Trecento italiano. Se non si è a conoscenza in precedenza di quello che si troverà all’interno del Battistero, una volta entrati si viene pervasi da un senso di stupore e anche quando si è già consapevoli del ciclo pittorico custodito da quell’architettura, è grande la meraviglia che suscita. La superficie interna è completamente affrescata. Sulle pareti vengono raffigurate Storie di Maria, di Cristo e di San Giovanni Battista. Sulla parete est si apre un piccolo presbiterio, interamente decorato da quarantatré episodi dell’Apocalisse: è da notare che le scene sono inserite entro riquadri numerati in progressione così da poter individuare più facilmente l’ordine corretto di lettura. Quella dell’Apocalisse è una serie davvero ampia, che non trova riscontri in altre pitture murali del periodo medievale. Nei quattro pennacchi vengono raffigurati i Quattro Evangelisti con ai piedi i rispettivi simboli, insieme allo stemma di Francesco il Vecchio; a lato degli evangelisti si trovano due profeti entro due stemmi carraresi. Nel tamburo si dispiegano trentatré episodi del Libro della Genesi: in questo caso l’iconografia viene rafforzata da diciassette passi biblici in latino. Queste scene trovano un fecondo confronto con il ciclo veterotestamentario della Basilica di San Marco a Venezia.

Nella cupola, Giusto dipinge il Paradiso. Al centro, inscritto entro l’iride celeste, viene raffigurato Cristo Pantocratore circondato da Serafini. La figura di Cristo si espande nello spazio a disposizione con la sua salda volumetria, occupandone la maggior parte: con la mano destra compie il gesto benedicente, mentre con la sinistra regge il libro delle Sacre Scritture recante un passo tratto dall’ultimo libro dell’Apocalisse. All’esterno si susseguono cinque cerchi concentrici: i primi due sono costituiti dai cori angelici, mentre i successivi tre sono formati da sante e santi, identificabili o attraverso i loro attributi o da un cartiglio tra le loro mani. La schiera più esterna di angeli è caratterizzata da un vasto repertorio di strumenti musicali dell’epoca. A interrompere la serie di angeli e santi, posizionata sotto il busto del Figlio, vi è la figura della Vergine racchiusa entro la mandorla dorata. La Vergine indossa la corona e viene raffigurata recuperando la posa tardoantica dell’Orante. Il fulcro di questo ciclo iconografico è la Storia della Salvezza, evidenziato dalla scelta di allineare il Cristo Pantocratore, la Vergine, la Creazione, la Crocifissione, l’Ascensione, l’altare e l’Apocalisse. Quella del Paradiso di Giusto è un’immagine ipnotica, in cui il pittore coniuga una raffigurazione legata alla ieraticità delle immagini orientali a un colorismo moderno e sorprendente. L’uso del colore è uno degli aspetti più affascinanti di questo pittore, che predilige impiegare tinte tenui che vengono accentuate in prossimità delle zone da chiaroscurare. È soprattutto grazie al suo utilizzo della luce in maniera graduale che riesce ad ottenere questi esiti coloristici di grande luminosità.

Abramo e i tre angeli
Abramo e i tre angeli. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Abramo e i tre angeli
Abramo e i tre angeli. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Giovanni Battista affida Fina Buzzaccarini, committente degli affreschi, alla Madonna
Giovanni Battista affida Fina Buzzaccarini, committente degli affreschi, alla Madonna. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso

Osservare questa volta dipinta è come tuffarsi in un caleidoscopio. Non bisogna farsi ingannare dalla ieraticità delle pose del Cristo e della Vergine, perché anche in questa raffigurazione è presente uno degli aspetti peculiari della pittura di Giusto, ovvero la rappresentazione secondo la perspectiva naturalis. Da Giotto in poi è uno dei campi di maggiore confronto della pittura trecentesca e Giusto riesce in questa circostanza a raggiungere esiti d’eccellenza. Uno dei brani in cui si riesce meglio apprezzare questa capacità è nelle storie veterotestamentarie riguardanti Isacco. Nelle due scene ambientate all’interno della stanza di Abramo, viene raffigurato un armadietto: nella prima le ante sono chiuse, mentre nella seconda sono socchiuse, permettendo di vedere che sugli scaffali all’interno sono stati riposti un bicchiere e una bottiglia dopo il pasto, con un effetto di trompe-l’œil. Questo brano appare come un esercizio stilistico del pittore, che dimostra la volontà di riprendere i coretti prospettici raffigurati da Giotto nella Cappella degli Scrovegni e successivamente da Taddeo Gaddi nella Cappella Baroncelli nella Basilica di Santa Croce a Firenze.

Inoltre, Giusto compie un ulteriore passo: è con la rappresentazione di questa suppellettile che viene stabilito il punto di vista della scena. Proprio in virtù della perspectiva naturalis, la dimensione dei santi e degli angeli della volta decresce, seguendo la profondità della cupola. Anche gli spazi in cui vengono proposti gli Evangelisti sono scorciati dal basso verso l’alto. In alcune scene, come ad esempio nell’Annunciazione, Giusto dimostra generosamente lo studio che compie sulle proporzioni delle figure, che possiedono una salda volumetria e sono distribuite all’interno dello spazio secondo una coscienza prospettica, trovando efficace sintesi tra forma e colore. A volte le figure di questo pittore possono sembrare quasi semplificate nella loro rappresentazione, ma la qualità della sua pittura è sempre molto elevata. Ad esempio, nella Nascita di San Giovanni Battista Giusto rappresenta Fina e le sue figlie, caratterizzandole con vesti e copricapi di grande eleganza. Non è l’unica immagine della signora carrarese presente in questo spazio sacro: viene raffigurata anche nella lunetta dell’arcosolio dove era collocata la sua tomba. Fina viene inserita nella rappresentazione della Vergine in trono con santi. Anche in altri episodi della storia è stata riscontrata la presenza di Fina e delle sue figlie, ma non solo: le capacità ritrattistiche di Giusto hanno impresso sulla superficie del Battistero l’immagine di Petrarca.

Il pittore pone grande attenzione al rapporto tra architettura reale e spazio dipinto, affrontando la questione in maniera sistematica: il risultato è la creazione di un rapporto organico tra i due aspetti. Le cornici delle scene vengono modulate dalla luce a seconda dell’effetto che il pittore desidera conferirli in base alle zone di concavità del muro, alternando zone luminose e di chiaroscuro.

Visitazione
Visitazione. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Annunciazione
Annunciazione. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Natività
Natività. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Adorazione dei Magi
Adorazione dei Magi. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Nozze di Cana (dettaglio)
Nozze di Cana (dettaglio). Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Pesca miracolosa
Pesca miracolosa. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Battesimo di Cristo
Battesimo di Cristo. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso
Dettaglio degli affreschi
Dettaglio degli affreschi. Foto: Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso

L’attenzione a questi aspetti ottici e spaziali può essere stata sostenuta dall’ambiente culturale in cui Giusto si trova a lavorare: in quel periodo, infatti, sono molte le conquiste scientifiche che coinvolgono lo Studio Padovano. Anche se successivo all’intervento di Giusto nel Battistero, è significativo segnalare che tra il 1382 e il 1385 insegnò a Padova Biagio Pelacani da Parma, i cui insegnamenti sarebbero stati di rilievo anche per Filippo Brunelleschi. Per questo spazio sacro Giusto realizzò anche un polittico raffigurante la Vergine con il Bambino con Storie della vita di San Giovanni Battista, Storie della vita di Cristo, santi e dottori della Chiesa.

In generale, lo stato di conservazione di questi affreschi è buono, anche se le infiltrazioni d’acqua hanno creato diversi problemi nel tempo, danneggiando la pittura. Il primo intervento di restauro risale al 1806, quando Antonio Ranieri Buzzaccarini chiese a Luca Brida recuperare una situazione abbastanza compromessa, in quanto erano presenti spaccature nella muratura che avevano consentito all’acqua di infiltrarsi per lungo tempo, provocando sollevamenti e cadute della superficie pittorica. Il suo intervento consistette in pesanti ridipinture e uso della cera per ricompattare il colore. Alla fine del XIX secolo venne sostenuta la necessità di un nuovo intervento, ma non venne eseguito nell’immediato. Dopo la Prima Guerra Mondiale furono staccati gli affreschi maggiormente rovinati e il loro riposizionamento avvenne nel 1933. Durante il secondo conflitto mondiale, precisamente il 22 marzo 1944, il duomo padovano venne bombardato e anche il Battistero venne danneggiato.

Nel 1947 venne affidato a Mauro Pelliccioli un nuovo intervento di restauro per ripristinare i danni. Inoltre, in quell’occasione venne confermato che il motivo principale di degrado erano le infiltrazioni di umidità. Si cercarono soluzioni per risanare il problema dell’umidità: nel 1963 venne inserita una lastra di piombo nella parete per contrastare la risalita capillare. Con un intervento di Tintori, Rosa e Del Serra vennero staccati alcuni affreschi. Dal 1973 al 1984 il Battistero fu oggetto di una importante campagna di restauro: tra i vari interventi, vennero rimosse le pesanti ridipinture di inizio Ottocento e staccati gli affreschi raffiguranti l’Ultima Cena e Cristo tra i Dottori. Una nuova campagna diagnostica nel 2013 ha permesso di monitorare lo stato di conservazione del ciclo pittorico. Il restauro del 2022 ha rinnovato lo splendore di questi affreschi, che dal 2021 fanno parte del sito Unesco Padova Urbs Picta-Giotto, la Cappella Scrovegni e i cicli pittorici del Trecento.


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Francesca Interguglielmi

L'autrice di questo articolo: Francesca Interguglielmi

Storica dell'arte, laureata in Arte Medievale presso l'Università degli Studi di Siena. Attualmente si sta formando in didattica museale presso l'Università degli Studi Roma Tre.



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