Gucci e la prostituzione dell'arte


Una nostra lettrice, Ornella Spada, risponde a Tomaso Montanari sulla vicenda Gucci-Giardino di Boboli-Palazzo Pitti.

Una nostra lettrice, Ornella Spada, ci ha inviato una risposta alleditoriale di Tomaso Montanari pubblicato lo scorso 5 aprile sul suo blog Articolo 9: l’argomento era il progetto “Primavera di Boboli”, il restauro del Giardino reso possibile da una donazione della casa di moda Gucci, che organizzer il 29 maggio una sfilata a Palazzo Pitti. Come redazione di Finestre sull’Arte teniamo a precisare che non condividiamo i contenuti dell’articolo e ce ne dissociamo: tuttavia il nostro sito, nella sua tradizione di accoglienza e di promozione del pluralismo, notoriamente aperto a tutti i contributi di chiunque voglia partecipare alle discussioni attorno allo stato dei beni culturali nel nostro paese. L’autrice del seguente contributo, Ornella Spada, laureata alla Columbia University e ha lavorato al Guggenheim di New York e alla Gagosian Gallery.

Il progetto Primavera di Boboli
Il progetto Primavera di Boboli

Firenze prostituta il titolo con il quale Tomaso Montanari, storico dellarte, ordinario di Storia dellArte Moderna allUniversit di Napoli Federico II ed editorialista, commenta sul blog Articolo 9 di Repubblica laccordo tra Gucci, il Comune di Firenze e le Gallerie degli Uffizi. Lamministratore delegato della celebre casa di moda Marco Bizzarri, insieme con il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Smidt, il sindaco Dario Nardella e il ministro Dario Franceschini, ha annunciato di aver donato 2 milioni di euro al museo per il restauro e la valorizzazione del Giardino di Boboli. In cambio della donazione, Gucci ha ottenuto la concessione della Galleria Palatina di Palazzo Pitti per la sfilata che si terr il 29 maggio.

Tomaso Montanari critica aspramente latteggiamento di apertura delle istituzioni italiane e difende quello tenuto dalla Grecia di fronte alla richiesta, da parte della casa di moda, di utilizzo del Partenone per lo stesso evento. Il Consiglio Archeologico Centrale della Grecia aveva rifiutato in maniera perentoria la concessione dellAcropoli di Atene a Gucci.

Sputtanato anche laggettivo che lo storico dellarte utilizza per Palazzo Pitti, definito il museo pi sputtanato dItalia, tra addii al celibato di milionari, prestiti imposti dalla politica, mostre di stilisti, non si tratta di un progetto culturale, ma di prostituzione qua siamo di fronte a grandi multinazionali che usano i beni comuni come location per vendere meglio i loro prodotti.

La posizione piuttosto romantica e aggressiva del professore non riconosce alcuni aspetti pi realistici che sono sempre appartenuti al mondo dellarte e che lo hanno visto da sempre accostarsi al mondo delleconomia e della finanza. Cercher di smontare il discorso dello storico nei punti pi salienti.

Montanari lo definisce sputtanamento, ma ci che accade alla Galleria Palatina la direzione che tutti i luoghi di cultura nel mondo stanno seguendo, dal Louvre di Parigi al Met di New York. I musei si stanno trasformando in entit liquide dove larte si incrocia con iniziative culturali e commerciali molteplici e variegate. Le ragioni sono diverse, una prima economica: i musei infatti, in altri paesi, non godono di finanziamenti pubblici (non del tutto come in America o sono molto risicati come in alcuni paesi europei) e da anni si sono inventati sistemi di autofinanziamento per evitare di chiudere i bilanci in rosso e promuovere innovazione e cultura. Da qui la promozione di una forte politica di merchandising, di branding e di pubbliche relazioni con la concessione in affitto di spazi appositi per eventi di gala e fundraising. Il fatto che il bilancio di un museo sia positivo e che ci siano dei margini, fa s che ci possano essere investimenti: significa per esempio promozione di giovani artisti, investimenti in tecnologia per una migliore fruizione per esempio delle opere darte con conseguenti benefici educativi per visitatori di tutte le et, dai bambini agli adulti, e soprattutto pi opportunit di lavoro per i giovani. Se il prezzo da pagare per tutto ci una sfilata di Gucci, io credo che il problema stia piuttosto nel non averci pensato prima, e nel non aver cercato di promuovere da tempo unaffiliazione con le case di moda italiane per ottenerli tutti, quei 56 milioni rifiutati ingenuamente dalla Grecia [ndr: cifra poi smentita da Gucci].

Il professore continua dicendo: una sorta di autoglorificazione del presente, che si arrampica sulle spalle del passato: autopromozione a buon mercato, attraverso un falso storico. E se a Pitti troviamo gli stessi abiti che popolano le vetrine delle strade che abbiamo percorso per raggiungere il museo, che cosa abbiamo fatto? In gioco non c la dignit dellarte, ma la nostra capacit di cambiare il mondo. Il patrimonio culturale una finestra attraverso la quale possiamo capire che esistito un passato diverso, e che dunque sar possibile anche un futuro diverso. Ma se lo trasformiamo nellennesimo specchio in cui far riflettere il nostro presente ridotto a ununica dimensione, quella economica, abbiamo fatto ammalare la medicina, abbiamo avvelenato lantidoto. E quale dialogo ci potr mai essere tra i vestiti di Gucci e le pale d’altare di Andrea del Sarto, o le Madonne di Raffaello?

Il connubio moda e musei che suona cos oltraggioso agli occhi del professore prassi nei pi grandi musei del mondo. Si ripete ogni stagione tra Parigi e New York, basti citare la sfilata di Proenza Schouler al Whitney Museum nel febbraio del 2016 o quella di Louis Vuitton al Louvre di Parigi lo scorso marzo, giusto per fare due esempi. Nella capitale francese il Palais Galliera diventer nel 2019 il primo museo di moda permanente del paese grazie al prezioso supporto della Maison Chanel. Non solo la moda una delle fonti pi lucrative per il sostentamento delle istituzioni culturali da sempre (i pi famosi designer sono collezionisti e filantropi: basti pensare a Miuccia Prada, Yves Saint Laurent e Dries Van Noten) ma anche oggetto di progetti curatoriali tra i pi celebrati nellarte contemporanea, basti pensare ad Azzedine Alaa: Couture/Sculpture alla Galleria Borghese a Roma, o a quello in onore dello stilista Alexander McQueen, Savage Beauty, tenutosi prima al Met di New York e poi trasferitosi al Victoria and Albert Museum di Londra. Nella capitale britannica lo show ha venduto oltre 480 mila biglietti stato tra i pi popolari nella storia del museo, costretto a lavorare ventiquattro ore su ventiquattro per soddisfare lalta domanda del pubblico.

Questa sorta di contaminazione che Montanari chiama sputtanamento sostenuta e promossa dalle pi illustri tesi curatoriali moderniste e contemporanee. Alexander Dorner, Hans Ulrich Obrist e Okwui Enwezor sono alcuni dei molti curatori a sostenere la teoria secondo cui la tecnologia e globalizzazione hanno annullato le distanze tra i diversi campi del sapere, e il fatto che larte non si possa distinguere da altre espressioni creative come il design, la moda, larchitettura e il cinema, la video arte, daltronde, una conferma di ci. Lidea del professore del museo come luogo polveroso dove si consacra larte come verit assoluta per capire un passato e futuro diverso piuttosto inesatta. Prima di tutto perch larte non sarebbe arte se non riflettesse ci che siamo: infatti lalto valore dellespressione artistica sta nella rappresentazione della condizione umana nella sua essenza (sia bassa che alta). In secondo luogo, larte ha da sempre avuto una dimensione economica. Le pi grandi opere d arte non sarebbero mai esistite se non ci fosse stato il mecenatismo a promuovere talenti artistici e finanziare la realizzazione delle opere darte. Un esempio su tutti Michelangelo e la combattuta committenza e censura esercitata dalla Chiesa contro le sue opere. Non basterebbe questo articolo per elencare i casi in cui larte si affiancata a personalit delleconomia e finanza e a donne ricche e muse della moda. Cosa sarebbe stato dellespressionismo astratto se non ci fosse stata per esempio Peggy Guggenheim? Leconomia globale di oggi ha cambiato solo la forma e non la sostanza delle cose: i grandi capitali influenzano il valore delle opera darte e trasformano gli artisti in star milionarie. Larte infatti considerata dagli esperti di finanza uno degli asset pi sicuri, il cui valore aumenta col passare del tempo, non a caso i pi grandi collezionisti darte sono uomini daffari come Steve Cohen, cliente affezionato e amico di Larry Gagosian.

Negare tutto ci il falso storico che il professore commette: inquadrare larte come entit immobile e fissa come negare la sua intrinseca capacit di riflessione della natura umana. un po come negare levidenza del fatto che nelle vetrine del centro delle citt non sono solo esposti articoli di abbigliamento ma anche opere darte. Il riconoscimento di queste realt storiche, culturali ed economiche fondamentale per vedere la connessione tra i vestiti di Gucci e le Pale daltare di Andrea del Sarto o le Madonne del Raffaello che il professore nega ma che invece sempre esistita.

Ornella Spada


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