I Preraffaeliti come non si erano mai visti. Com'è la mostra di Forlì, la più grande di sempre in Italia


Recensione della mostra “Preraffaeliti. Rinascimento moderno”, a cura di Elizabeth Prettejohn, Peter Trippi, Cristina Acidini e Francesco Parisi (a Forlì, Musei San Domenico, dal 24 febbraio al 30 giugno 2024).

Sono passati quasi cinque anni dall’ultima mostra in Italia dedicata ai Preraffaelliti: nel 2019 giunsero infatti a Milano, a Palazzo Reale, per l’occasione circa ottanta opere dalla Tate Britain di Londra, tra cui capolavori come l’Ofelia di John Everett Millais, la Lady of Shalott di John William Waterhouse e alcune delle sensuali figure femminili di Dante Gabriel Rossetti, come Aurelia, Monna Vanna e Monna Pomona, per raccontare i principali temi del movimento britannico, una vera Confraternita che nacque intorno al 1848 a seguito della ribellione di sette studenti verso la Royal Academy. Non ha tuttavia paragoni, senza offesa per la mostra milanese, il grande progetto espositivo Preraffaelliti. Rinascimento moderno ora in corso a Forlì, ai Musei San Domenico, fino al 30 giugno 2024: oltre trecento opere esposte tra dipinti, disegni, sculture, arazzi, stampe, fotografie, opere di arte decorativa, mobili, medaglie, libri e gioielli, provenienti da musei e collezioni italiani e internazionali, compresa la Royal Collection, che sono state collocate in tutti gli spazi destinati alle esposizioni temporanee del complesso museale, compresi i corridoi; quattro i curatori (Elizabeth Prettejohn, Peter Trippi, Cristina Acidini e Francesco Parisi) con la consulenza di altri cinque esperti; un confronto diretto mai presentato con questa quantità e qualità con i grandi maestri dell’arte italiana del passato, dal Trecento al Cinquecento. Una mostra immensa che comprende gli anticipatori, gli esponenti delle tre generazioni e gli eredi del movimento, e a cui si deve tener conto di dedicare (con merito) circa mezza giornata per visitarla. Ciò non deve spaventare perché la varietà, la qualità e la straordinaria occasione di poter ammirare così tanti capolavori provenienti da numerose istituzioni anche lontane tutti riuniti farà trascorrere il tempo di permanenza senza accorgersene. Con la soddisfazione, una volta usciti, di aver visitato la più grande mostra dedicata in Italia ai Preraffaelliti e di aver compreso come gli antichi maestri dell’arte italiana abbiano fortemente influenzato l’arte britannica dalla metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento.

Tra le opere esposte spiccano sicuramente i capolavori dei grandi maestri dell’arte italiana, per fare qualche esempio la Madonna in trono col Bambino e due angeli di Cimabue, il Compianto sul Cristo morto di Beato Angelico, Pallade e il centauro di Botticelli, la Sacra famiglia con una santa di Andrea Mantegna, la Madonna col Bambino di Filippo Lippi, la Cortigiana di Jacopo Palma il Vecchio, la Madonna Trivulzio di Giovanni Bellini, Giuditta e Oloferne del Veronese, il Ritratto di balestriere di Lorenzo Lotto, l’Arianna di Guido Reni, il Cristo risorto appare alla madre di Tiziano, ma anche gli arazzi del Santo Graal prodotti dalla Morris & CO., Sidonia von Bork e la serie Briar Rose di Edward Burne-Jones, la Vedova romana e la Donna alla finestra di Dante Gabriel Rossetti, le Danaidi di John William Waterhouse e Le vergini savie e le vergini stolte di Giulio Aristide Sartorio. Ma è comunque difficile fare una selezione delle opere più pregevoli tra le oltre trecento esposte.

Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi
Allestimenti della mostra Preraffaeliti. Rinascimento moderno. Foto: Emanuele Rambaldi

La mostra parte come di consueto nella Chiesa di San Giacomo, dove i visitatori vengono posti immediatamente di fronte a uno degli intenti principali della grande rassegna, ovvero far comprendere quanto i Preraffaelliti sognassero l’arte degli Antichi Maestri, i grandi del Tre e del Quattrocento italiano, soprattutto toscano e tra questi Botticelli e quanto “l’amore per il Rinascimento italiano”, come afferma Elizabeth Prettejohn nel suo saggio, “abbia ispirato gli artisti britannici a dare vita a creazioni innovative. In questo processo, gli artisti guardarono all’arte italiana del passato con occhi nuovi e nuove intuizioni”. È con questo obiettivo, una sorta di dichiarazione della volontà di tutta la mostra, che la sezione iniziale comprende opere del Due, Tre, Quattrocento (da Cimabue a Botticelli), Ottocento (Frederic Leighton) e persino Novecento (Frederick Cayley Robinson). Particolarmente significativo e dichiarativo è lo schizzo a colori per Cimabue’s celebrated Madonna is carried in procession through the streets of Florence di Leighton, all’interno del quale l’artista che esordì alla Royal Academy di Londra nel 1855 unisce la trionfale processione dei fiorentini che portano la pala d’altare di Cimabue (oggi sappiamo che in realtà la Maestà è di Duccio e non di Cimabue: si tratta della Madonna Rucellai oggi agli Uffizi) alla chiesa di Santa Maria Novella e la visita del re Carlo d’Angiò, a cavallo sulla destra. Alla processione fa partecipare anche lo stesso Cimabue che tiene per mano l’allievo Giotto circondato da altri artisti quali Nicola Pisano, Buffalmacco, Gaddo Gaddi, per celebrare l’arte italiana, e nell’angolo all’estrema destra della composizione inserisce anche Dante Alighieri che osserva con distacco la scena (Dante e la sua Commedia svolsero un ruolo molto importante nell’immaginario preraffaellita, in particolare per Dante Gabriel Rossetti a cui deve anche il suo stesso nome). Come già menzionato, di Cimabue è qui esposta la Madonna in trono col Bambino e due angeli, in compagnia di un trittico di Bernardo Daddi, una pala di Taddeo di Bartolo, e poi Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Cosimo Rosselli, Andrea della Robbia, Filippo Lippi, Andrea del Verrocchio con Lorenzo di Credi, Luca Signorelli, e Botticelli con Pallade e il centauro (per la Botticelli-mania in Gran Bretagna svolse un ruolo fondamentale John Ruskin, profondo conoscitore e amante dell’Italia, nonché mentore e portavoce del movimento preraffaellita: presentò la sua opera a una genezione di studenti a Oxford e a un pubblico più vasto attraverso i suoi scritti). Vengono presentati inoltre in questa prima sezione quattro monumentali dipinti murali novecenteschi di Frederick Cayley Robinson, considerato un seguace del Preraffaellismo, influenzato soprattutto da Burne-Jones; la sua arte e il suo stile risentirono molto del suo lungo soggiorno in Italia, dal 1898 al 1902, avendo occasione di studiare le tecniche della pittura a tempera e dell’affresco nelle opere di artisti come Giotto, Mantegna e Piero della Francesca. Tutte le quattro scene divise a coppie (Orphans e The Doctor) si ispirano agli affreschi rinascimentali, ma si ritrovano anche rimandi al Preraffaellismo, come le Golden Stairs di Burne-Jones nelle orfane che scendono sulla sinistra una scala a chiocciola o Spring di Millais nella donna che versa del latte in una ciotola. Nell’abside sono invece stati collocati gli stupefacenti arazzi in lana e seta che narrano la leggenda del Sacro Graal su disegno di Burne-Jones e intessuti dalla manifattura Morris and CO., frutto della duratura collaborazione tra Burne-Jones e William Morris che culminò nella rielaborazione visiva della più grande leggenda arturiana.

Si snodano poi da qui, all’interno del convento, le successive quindici sezioni della mostra, partendo dall’influenza che ebbero gli artisti considerati gli anticipatori dei Preraffaelliti, ovvero i Nazareni, pittori di lingua tedesca provenienti dall’Accademia di Vienna e attivi a Roma che proponevano di imitare i predecessori di Raffaello guardando quindi a un passato “primitivo” e che si caratterizzavano per l’utilizzo di colori lucenti, per una resa patinata della superficie, per i riferimenti naturali e per lo studio dei particolari, su soprattutto due artisti: William Dyce e John Rogers Herbert. Di entrambi sono in mostra diversi dipinti nei quali si riconosce un notevole legame con l’arte italiana degli antichi maestri: ne sono esempi il Compianto sul Cristo morto, la Vergine col Bambino di William Dyce (suo anche il dipinto che ritrae Tiziano da bambino mentre contempla una statua raffigurante la Madonna circondato da piante e fiori da cui trarrà una varietà di colori naturali), mentre nel Re Lear e Cordelia di John Rogers Herbert, dipinto dell’affresco che l’artista realizzò per il nuovo palazzo di Westminster, è notevole l’influsso nazareno nella monumentalità del re, la cui posa ricorda le Sibille sistine, nella patina pittorica e nella precisione del disegno. Dopo una sezione dedicata al cosiddetto Gothic Revival che caratterizzò tutta l’epoca vittoriana, il periodo del lungo regno della regina Vittoria (raffigurata qui in mostra con il principe Alberto in un dipinto di Edwin Landseer) nel corso del quale nacque e si sviluppò il movimento Preraffaellita, e una sezione che omaggia il già citato John Ruskin con i suoi disegni e acquerelli di architetture, monumenti e opere che lui stesso aveva avuto occasione di vedere in Italia, si passa alle piccole sezioni focus che presentano la nascita della Confraternita dei Preraffaelliti e i suoi primi protagonisti: Ford Madox Brown, Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais, William Holman Hunt. La Confraternita venne fondata nel 1848 da sette studenti della Royal Academy che, scontenti dell’insegnamento troppo accademico impartito dall’istituzione, si ritrovano per parlare e approfondire l’arte degli Antichi Maestri dell’arte italiana, ovvero quelli che precedettero Raffaello, di cui criticavano il troppo virtuosismo, la pomposità fuori luogo dei personaggi raffigurati e la mancanza di adesione alla verità di natura, tratti che l’Urbinate aveva riunito in modo esemplare nella sua Trasfigurazione. La pittura preraffaellita voleva dunque rispondere al bisogno di tornare all’antica onestà, ovvero al cosiddetto primitivismo. Fu per merito di Ford Madox Brown se i Preraffaelliti conobbero e vennero influenzati dall’impronta della pittura dei già citati Nazareni, mentre l’interesse per la cultura primitiva si condensa attorno alle incisioni degli affreschi medievali del Camposanto di Pisa pubblicate da Carlo Lasinio nel 1812. L’idea di creare una vera Confraternita si deve invece a Rossetti, figlio di un esiliato carbonaro italiano, e anche la fondazione della rivista The Germ che esplicitava l’aspetto letterario del movimento. Dei primi protagonisti sono esposti qui in mostra disegni e dipinti, come Paolo e Francesca e Dante in meditazione di Rossetti, a cui si affiancano anche disegni di Elisabeth Siddal, sua musa e moglie, oltre che artista e poetessa, Lorenzo e Isabella di Millais, Claudio e Isabella di Hunt, per citarne alcuni. Si continua con pittori come Walter Howell Deverell, Charles Allston Collins, Joseph Noel Paton che aderirono al clima culturale e alla forma preraffaellita anche se non direttamente coinvolti nella Confraternita.

Frederic Leighton, Bozzetto per La famosa ‘Madonna di Cimabue’ portata in processione per le strade di Firenze’ (1854; olio su tela, 28 x 63 cm; Londra, The Royal Borough of Kensington Chelsea and Leighton House)
Frederic Leighton, Bozzetto per La famosa ‘Madonna di Cimabue’ portata in processione per le strade di Firenze (1854; olio su tela, 28 x 63 cm; Londra, The Royal Borough of Kensington Chelsea and Leighton House)
Cimabue, Madonna in trono con il Bambino e due Angeli (1280-1285; tempera su tavola, 218 x 118 cm; Bologna, Basilica di Santa Maria dei Servi - patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno)
Cimabue, Madonna in trono con il Bambino e due Angeli (1280-1285; tempera su tavola, 218 x 118 cm; Bologna, Basilica di Santa Maria dei Servi - patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno)
Sandro Botticelli, Pallade e il Centauro (1482-1483 circa; olio su tela, 207 x 148 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi)
Sandro Botticelli, Pallade e il Centauro (1482-1483 circa; olio su tela, 207 x 148 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi)
Frederick Cayley Robinson, Il dottore (1916; olio su tela, 199 x 338,6 cm; Londra, Wellcome Collection)
Frederick Cayley Robinson, Il dottore (1916; olio su tela, 199 x 338,6 cm; Londra, Wellcome Collection)
Edward Burne-Jones, William Morris, John Henry Dearle (disegnato da), Morris & Co. (prodotto da), Robert Ellis, John Keich, John Martin, George Merritt (tessuto da), Arazzi del Santo Graal. I cavalieri si armano (progettato nel 1890, tessuto nel 1898-1899; arazzo in lana e seta; 238,76 x 441,96 cm; collezione privata)
Edward Burne-Jones, William Morris, John Henry Dearle (disegnato da), Morris & Co. (prodotto da), Robert Ellis, John Keich, John Martin, George Merritt (tessuto da), Arazzi del Santo Graal. I cavalieri si armano (progettato nel 1890, tessuto nel 1898-1899; arazzo in lana e seta; 238,76 x 441,96 cm; collezione privata)
William Dyce, Compianto sul Cristo morto (1835; olio su tela, 210 x 165 cm; Aberdeen City Council (Aberdeen Archives, Gallery & Museums)
William Dyce, Compianto sul Cristo morto (1835; olio su tela, 210 x 165 cm; Aberdeen City Council (Aberdeen Archives, Gallery & Museums)
William Dyce, Vergine con il bambino (1845 circa; olio su gesso, 78,7 x 60,3 cm; Nottingham, Nottingham City Museums & Galleries)
William Dyce, Vergine con il bambino (1845 circa; olio su gesso, 78,7 x 60,3 cm; Nottingham, Nottingham City Museums & Galleries)
John Rogers Herbert, Lear e Cordelia (1849; olio su tela, 244,2 x 170,5 cm; Nottingham, Nottingham City Museums & Galleries. Prestito a lungo termine di Miss Herbert)
John Rogers Herbert, Lear e Cordelia (1849; olio su tela, 244,2 x 170,5 cm; Nottingham, Nottingham City Museums & Galleries. Prestito a lungo termine di Miss Herbert)
Dante Gabriel Rossetti, Dante in meditazione con in mano un melograno (1852 circa; penna e inchiostro nero e grafite su carta, 22,9 x 20 cm; New Haven, Yale Center for British Art Paul Mellon Fund)
Dante Gabriel Rossetti, Dante in meditazione con in mano un melograno (1852 circa; penna e inchiostro nero e grafite su carta, 22,9 x 20 cm; New Haven, Yale Center for British Art Paul Mellon Fund)
Elizabeth Siddal, La triste vittoria (1860; penna e matita su carta, 60,7 x 45,7 cm; Bedford, The Higgins Bedford Art Gallery & Museum)
Elizabeth Siddal, La triste vittoria (1860; penna e matita su carta, 60,7 x 45,7 cm; Bedford, The Higgins Bedford Art Gallery & Museum)

Si giunge poi nella sala degli affreschi, interamente dedicata a Edward Burne-Jones e al suo legame con l’Italia. L’artista si recò per la prima volta nel Bel Paese nel 1859 in compagnia dell’amico pittore Valentine Cameron Prinsep, e qui ebbe occasione di vedere tanta arte italiana, soprattutto a Firenze, con incursioni anche nell’arte veneta, ma in Italia ritornò poi altre varie volte, anche con Ruskin. Rimase affascinato da Botticelli, da Mantegna, da Michelangelo. Di quest’ultimo, durante uno dei suoi viaggi in Italia, ebbe occasione di ammirare gli affreschi della Cappella Sistina, che studiò realizzando copie fedelissime. È per questa ragione se in questa sala, oltre ai capolavori di Burne-Jones, si trovano anche disegni dello stesso Michelangelo e del Pontormo, la Sacra famiglia con una santa di Andrea Mantegna dal Museo di Castelvecchio e opere di Filippino Lippi, Cosimo Rosselli, Giovanni Bellini. Tra i capolavori dell’artista britannico spiccano Sidonia von Bork per il cui vestito Burne-Jones si ispira al Ritratto di Margherita Paleologo di Giulio Romano conservato alla Royal Collection Trust di Londra, The Temple of Love e The Fall of Lucifer, Lancelot at the Chapel of the Holy Grail che richiama una delle scene degli arazzi sul Santo Graal esposti nella prima sezione della mostra, The Baleful Head, Love among the ruins che come scrive Elizabeth Prettejohn nel suo saggio è una summa delle influenze raccolte da Burne-Jones nel corso dei suoi incontri con il Rinascimento italiano (dal mantello blu intenso delle Madonne rinascimentali, l’architettura di Mantegna, Crivelli o Piero della Francesca, il fregio con i putti giocosi che richiama alla mente Donatello). E soprattutto la serie Briar Rose proveniente dal Museo de Arte de Ponce ispirata alla fiaba della Bella Addormentata. Uscendo dalla sala degli affreschi si nota il bel piano dipinto da Burne-Jones commissionato dall’amico Wlliam Graham come regalo di compleanno per la figlia e si percorre tutto il corridoio in direzione dello scalone monumentale che conduce al piano superiore: il corridoio è dedicato alle arti applicate legate alla ditta londinese Morris & CO., che prese il via nel 1861 con l’intento di riformare le arti applicate integrandole con la “qualità ornamentale che gli uomini adottano per aggiungerla agli oggetti utilitari”, ovvero di superare quella frattura tra arti pure e arti applicate. Sono qui esposti quindi sedie, vasi, coppe, tessuti, piatti, piastrelle legate alla ditta manifatturiera.

Il piano superiore riparte con una sezione dedicata alla fascinazione per Botticelli, la cui pittura venne riscoperta nell’Inghilterra vittoriana grazie a John Ruskin, che lo definì il più grande pittore tra i fiorentini, ma anche grazie ad esposizioni, ad acquisizioni in Italia da parte dei musei londinesi, e diversi artisti in età vittoriana si ispirarono alla pittura di Botticelli. Ne sono esempi, come si può notare in questa sezione che conta anche la Madonna col Bambino dal Museo Stibbert, Simeon Solomon con la sua Love in Autumn, opera probabilmente dipinta durante un soggiorno dell’artista a Firenze nel 1866 compiuto per studiare le opere di artisti rinascimentali e in cui risulta chiara la visione mistica e idealizzante della sua arte, o Walter Crane con Diana e Endimione che rimanda a Botticelli in particolare nei drappi. Notevolmente significative tuttavia per questa Botticelli-mania sono le opere qui esposte di Evelyn De Morgan (presente con uno studio dalla Nascita di Venere) e Christiana Jane Herringham (presente con Testa di Maria Maddalena tratta dalla Pala di Sant’Ambrogio degli Uffizi): le due pittrici copiarono e studiarono molte opere del pittore fiorentino contribuendo così in modo significativo alla riscoperta dell’artista italiano e alla diffusione dei caratteristici tratti botticelliani.

John Everett Millais, Lorenzo and Isabella (1849 circa; acquerello su carta, 38 x 50,8 cm; Londra, Guildhall Art Gallery, City of London Corporation)
John Everett Millais, Lorenzo and Isabella (1849 circa; acquerello su carta, 38 x 50,8 cm; Londra, Guildhall Art Gallery, City of London Corporation)
William Holman Hunt, Claudio and Isabella (1850-1852; olio su tavola, 19,7 x 12,4 cm; The Makins collection)
William Holman Hunt, Claudio and Isabella (1850-1852; olio su tavola, 19,7 x 12,4 cm; The Makins collection)
Edward Burne-Jones, Sidonia von Bork (1860; acquerello e gouache su carta, 33,3 x 17,1 cm; Londra, Tate)
Edward Burne-Jones, Sidonia von Bork (1860; acquerello e gouache su carta, 33,3 x 17,1 cm; Londra, Tate)
Edward Burne-Jones, Il tempio di Amore (1872 circa; olio su tela, 213,4 x 92,7 cm; Londra, Tate)
Edward Burne-Jones, Il tempio di Amore (1872 circa; olio su tela, 213,4 x 92,7 cm; Londra, Tate)
Edward Burne-Jones, La caduta di Lucifero (1894 acquerello e tempera lumeggiati con oro su due fogli di carta uniti, 245 x 118 cm Collezione private)
Edward Burne-Jones, La caduta di Lucifero (1894 acquerello e tempera lumeggiati con oro su due fogli di carta uniti, 245 x 118 cm Collezione private)
Edward Burne-Jones, Lancelot at the Chapel of the Holy Grail (1896; olio su tela, 138,5 x 169 cm; Southampton, Southampton City Art Gallery)
Edward Burne-Jones, Lancelot at the Chapel of the Holy Grail (1896; olio su tela, 138,5 x 169 cm; Southampton, Southampton City Art Gallery)
Edward Burne-Jones, La testa funesta (1885; tecnica mista su carta, 153,7 x 129 cm; Southampton, Southampton City Art Gallery)
Edward Burne-Jones, La testa funesta (1885; tecnica mista su carta, 153,7 x 129 cm; Southampton, Southampton City Art Gallery)
Edward Burne-Jones, Amore tra le rovine (1894; olio su tela, 159 x 214 cm; National Trust Collections, Wightwick Manor, The Bearsted Collection)
Edward Burne-Jones, Amore tra le rovine (1894; olio su tela, 159 x 214 cm; National Trust Collections, Wightwick Manor, The Bearsted Collection)
Edward Burne-Jones, Il principe entra nella foresta, dalla piccola serie di Rosaspina (1871-1873; olio su tela, 61,3 x 129,9 cm; Ponce, Museo de Arte de Ponce. The Luis A. Ferré Foundation, Inc.)
Edward Burne-Jones, Il principe entra nella foresta, dalla piccola serie di Rosaspina (1871-1873; olio su tela, 61,3 x 129,9 cm; Ponce, Museo de Arte de Ponce. The Luis A. Ferré Foundation, Inc.)

Si prosegue con una sezione dedicata alle figure femminili rappresentate da Dante Gabriel Rossetti, attraverso le quali sperimenta, come in Louisa Ruth Herbert, la lezione sullo studio dei pittori veneziani, o esplora le possibilità espressive in un gioco di assonanze letterarie, come in Bocca baciata, facendo riferimento a una novella del Decameron del Boccaccio, esplicitando così le sue due grandi passioni, ovvero la pittura e la letteratura; le donne raffigurate da Rossetti sono anche un concentrato di sensualità, come la sua Vedova romana, come sensuali erano le donne raffigurate da maestri italiani del passato quali Palma il Vecchio. pittore di ambito veneto. L’amicizia con Jane Morris, qui ritratta dallo stesso Rossetti, diventò poi fonte d’ispirazione per opere tarde come La Donna della finestra, tratta dalla Vita Nuova di Dante, ma che possiede anche un significato autobiografico: Jane guarda con pietà il pittore affranto per la morte di Elizabeth Siddal proprio come la donna dantesca volse il suo sguardo consolatore a Dante dopo la morte di Beatrice.

Seguono poi due sezioni dedicate a Frederic Leighton e a George Frederic Watts: forte della sua formazione nell’Europa continentale e della sua conoscenza dell’arte italiana, il primo ebbe un ruolo importante nel diffondere la cultura italiana in Gran Bretagna (le sue opere sono qui poste a confronto con Guido Reni, Lorenzo Lotto, il Veronese); la sua speciale fascinazione per Michelangelo si nota in Michael Angelo nursing his dying servant e in Jonathan’s token to David. Il secondo ebbe modo di trascorrere quattro anni formativi in Italia, dove rimase affascinato non solo da Michelangelo e Raffaello, ma soprattutto dai pittori della Venezia del Cinquecento, su tutti Tiziano (è qui esposto il Cristo risorto appare alla Madre) e Veronese.

Si passa successivamente a presentare gli artisti che esposero alla Grosvenor Gallery, fondata nel 1877 a Londra come alternativa alla Royal Academy; la galleria diventò luogo alla moda frequentato dall’aristocrazia e dall’alta borghesia, dove le opere erano collocate singolarmente per facilitarne la contemplazione, e luogo espositivo che incoraggiava la presenza delle artiste che vi esponevano con regolarità: tra queste vi era Evelyn De Morgan, pittrice recentemente rivalutata tra le donne della Confraternita Preraffaellita, che trasse da Botticelli motivi ben riconoscibili come in Flora e che permeò alcune sue opere con lo spiritualismo di cui l’artista era cultrice.

Simeon Solomon, Amore in autunno (1866; olio su tela, 84 x 66 cm; Collezione privata)
Simeon Solomon, Amore in autunno (1866; olio su tela, 84 x 66 cm; Collezione privata)
Dante Gabriel Rossetti, Louisa Ruth Herbert (1858 - 1859; olio su tavola, 45,1 x 35,6 cm; Bristol, Bristol Museum Art Gallery)
Dante Gabriel Rossetti, Louisa Ruth Herbert (1858 - 1859; olio su tavola, 45,1 x 35,6 cm; Bristol, Bristol Museum Art Gallery)
Dante Gabriel Rossetti, La vedova romana (1874; olio su tela, 105,4 x 92,7 cm ; Ponce, Museo de Arte de Ponce, The Luis A. Ferré Foundation, Inc.)
Dante Gabriel Rossetti, La vedova romana (1874; olio su tela, 105,4 x 92,7 cm ; Ponce, Museo de Arte de Ponce, The Luis A. Ferré Foundation, Inc.)
Dante Gabriel Rossetti, La Donna della Finestra (1870; gessetti colorati su carta, 84,8 x 72,1 cm; Bradford, Bradford District Museums and Galleries)
Dante Gabriel Rossetti, La Donna della Finestra (1870; gessetti colorati su carta, 84,8 x 72,1 cm; Bradford, Bradford District Museums and Galleries)
Tiziano, Cristo Risorto appare alla Madre (terzo quarto del XVI secolo; olio su tela, 276 x 198 cm; Mantova, Parrocchia di Medole)
Tiziano, Cristo Risorto appare alla Madre (terzo quarto del XVI secolo; olio su tela, 276 x 198 cm; Mantova, Parrocchia di Medole)
Evelyn De Morgan, Flora (1894; olio su tela, 199 x 88 cm; Trustees of the De Morgan Foundation)
Evelyn De Morgan, Flora (1894; olio su tela, 199 x 88 cm; Trustees of the De Morgan Foundation)

Ci si avvia verso la conclusione con l’ultima generazione dei Preraffaelliti, quelli che alcuni critici dell’epoca definirono come Neo-Preraffaelliti, poiché mantennero la passione per la pittura del Rinascimento italiano che adottarono quale fonte d’ispirazione per rifondare l’arte moderna del Novecento sui principi della tradizione. Tra i nomi di questa terza generazione figurano Charles Ricketts, Charles Shannon, Thomas Cooper Gotch, John William Waterhouse. Il percorso espositivo si conclude infine con opere di Giovanni Costa, Lemmo Rossi-Scotti, Filadelfo Simi, Giulio Bargellini, Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis, pittori che sentirono alla fine dell’Ottocento un certo interesse per la pittura preraffaellita e che, sul modello di quanto avvenuto in Inghilterra, costituirono o si avvicinarono alla società In Arte Libertas, gruppo nato attorno all’idea di un rinnovamento dell’arte. Fondamentale per i rapporti e gli scambi con l’ambiente preraffaellita, come spiega Francesco Parisi nel suo saggio in catalogo, fu Giovanni Costa, che intraprese diversi viaggi in Inghilterra, instaurando quindi rapporti con l’ambiente artistico londinese e in particolare con Frederic Leighton. A sua volta Costa svolse un ruolo di collegamento con gli artisti italiani che iniziavano a guardare alle lezioni del passato attraverso il metro d’oltremanica. Giuseppe Cellini, presente in mostra con Fantasia, presentata all’annuale rassegna della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, rivestì un ruolo di primaria importanza all’interno di In Arte Libertas, modellandola su quell’ut pictura poësis già ampiamente professato in area preraffaellita. Giulio Aristide Sartorio, che non fu tra i membri fondatori della società, ne divenne però presto il segretario, tenendo a precisare la paternità dell’idea di costituire un gruppo improntato alla ribellione contro i modelli dell’arte ufficiale e accademica e contro uno stile lezioso che si era imposto a Roma con Mariano Fortuny. Fu il conte Giuseppe Primoli a commissionargli Le vergini savie e le vergini stolte, capolavoro che è possibile ammirare in mostra, con cui lo spinse ad approfondire la cultura preraffaellita: la scelta del trittico su tavola e la cornice gotica intagliata sono elementi che si riferiscono alla tradizione primitiva del Tre e del Quattrocento italiano, ma le figure femminili e l’atmosfera rappresentata richiamano nettamente lo stile preraffaellita. Alla fine del secolo Adolfo De Carolis, che entrò a far parte dell’associazione nel 1896, rinnovò l’interesse del movimento verso un’estetica preraffaellita: ne sono un esempio le sue Castalidi, anch’esse qui esposte, interpretate come simbolo della capacità trasfigurante dell’arte e dell’eterno rinnovarsi dell’ispirazione poetica. Si conclude perciò con questi artisti che portarono un ulteriore rinnovamento all’arte italiana rifacendosi al modello preraffaellita la grande mostra forlivese sul movimento britannico che nato in età vittoriana arrivò a influenzare anche i primi anni del Novecento.

Anche il catalogo che accompagna l’esposizione si presenta come un grande volume che raccoglie tutte le opere che si trovano in mostra, complete di schede, e che illustra con una decina saggi dei curatori e degli esperti tutti gli aspetti del Preraffaellismo, dalla sua nascita ai suoi temi, ai suoi legami con l’Italia e con le arti grafiche. Una mostra dunque che sarà sicuramente considerata anche negli anni successivi una tappa fondamentale nella diffusione della conoscenza di tutto il movimento dei Preraffaelliti.


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, è co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. È nata a Carrara nel 1987 e si è laureata a Pisa. È responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.




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