Musica black e senso di comunità. Ecco com'è il Padiglione Britannico vincitore del Leone d'Oro


Recensione di “Feeling Her Way”, mostra di Sonia Boyce per il Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, vincitore del Leone d'Oro per la miglior partecipazione nazionale (dal 23 aprile al 27 novembre 2022).

Il Padiglione della Gran Bretagna è certamente uno dei più visitati ai Giardini della Biennale di Venezia, insieme forse alla vicina Francia: la lunga coda che solitamente bisogna affrontare non vi deve spaventare e soprattutto non deve farvi desistere abbandonando l’impresa, perché secondo chi scrive ne vale veramente la pena. Man mano che ci si avvicina alla scalinata fiancheggiata da due grandi alberi attraverso cui si accede al padiglione britannico, ancora fuori dunque, si sentono alti vocalizzi femminili che vi faranno domandare cosa vi aspetti all’interno, curiosi di scoprirlo. Una volta dentro, nella prima sala, si è catapultati in un ambiente che definirei moderno e pop: la sensazione è quella di essere spettatori di una sala di registrazione musicale; piccoli cubi riflettenti sono collocati come sedute di fronte a un grande wall colorato e geometrico che occupa praticamente tutto l’ambiente, invitando i visitatori ad accomodarsi per vedere e ascoltare su quattro schermi affiancati i video di altrettante cantanti impegnate proprio a registrare le loro voci (quelle che si sentivano all’esterno del padiglione) in uno studio di registrazione. Lo spettatore assiste dunque a una scena corale: le voci individuali delle cantanti si intersecano tra loro e improvvisando a cappella danno vita a un evento collettivo e di interazione. Quello allestito diviene inoltre, a mio parere, uno spazio di condivisione e di incontro anche per il pubblico, in quanto il visitatore/spettatore è invitato a fermarsi e a sedersi per godere di quest’esperienza corale insieme alle altre persone e magari a commentare con chi siede vicino. “Ho voluto portare in un unico spazio le due diverse comunità, il pubblico e le cantanti, perché è attraverso il pubblico che i musicisti vengono conosciuti”, ha dichiarato Boyce.

Vincitore del Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale, il padiglione della Gran Bretagna è una commistione tra arte visiva e musica e probabilmente sta proprio in questa unione parte della sua forza. Oggi forse, per quanto riguarda l’arte contemporanea, lo spettatore ama sentirsi spettatore a 360 gradi, in un’esperienza di visita che include oltre alla vista anche altri sensi, come l’udito o il tatto, e il padiglione britannico va pienamente verso questa tendenza. Nella motivazione dell’importante riconoscimento si legge: “Sonia Boyce propone un’altra lettura delle storie attraverso il suono. Lavorando in collaborazione con altre donne nere, svela una moltitudine di storie rimaste inascoltate. Boyce propone un linguaggio molto contemporaneo nelle forme frammentate che lo spettatore ricostruisce attraverso la sua esperienza nel padiglione. Vengono poste importanti questioni di prova in opposizione alla perfetta sintonia, così come le relazioni tra le voci in forma di coro, a distanza e in diversi punti della mostra”; il suono, la cooperazione, la sintonia, la libertà, la contemporaneità: elementi infatti che emergono in maniera chiara e potente dal percorso espositivo commissionato dal British Council e curato da Emma Ridgway a cui è stato dato il titolo di Feeling Her Way.

Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 1
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 1. Foto di Cristiano Corte
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 3
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 3. Foto di Cristiano Corte
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 4
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 4. Foto di Cristiano Corte
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 5
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 5. Foto di Cristiano Corte
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 6
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 6. Foto di Cristiano Corte

La curatrice ha scelto un’unica artista a rappresentare la Gran Bretagna, Sonia Boyce (Londra, 1962), la quale tuttavia si è avvalsa della collaborazione di cinque musiciste nere per affrontare il tema della musica black femminile, o meglio come le musiciste nere britanniche abbiano contribuito alla nostra vita emozionale e alla cultura transnazionale. Il titolo, Feeling Her Way, come racconta la curatrice nel suo saggio nel catalogo della mostra, mette in primo piano il processo creativo dell’artista: “trovare la propria strada istintivamente, lasciandosi alle spalle le aspettative e i cambiamenti, lavorare con gli altri, in fasi iterative, per creare una nuova opera”. L’opera di Boyce è incentrata sulle dinamiche interpersonali e sull’improvvisazione; secondo l’artista è attraverso il modo performativo che viene fuori la propria identità, esibendosi verso un pubblico. Attraverso questa installazione, Boyce intende portare le persone a scoprire nuove forme di espressione, sempre mediante giocose interazioni e conversazioni.

Durante la realizzazione di Feeling Her Way erano ancora in vigore tutte le restrizioni dovute alla pandemia, in particolare la distanza sociale, e i cantanti non potevano esibirsi live davanti al pubblico. Su invito di Sonia Boyce, le cantanti protagoniste dei video della prima sala, tutte pluripremiate e di generazioni diverse, si sono incontrate per la prima volta agli Abbey Road Studios di Londra (quelli dei Beatles, per intenderci) per un’improvvisazione a cappella per dimostrare, attraverso le loro bellissime voci influenzate dal jazz e dal soul, le grandi possibilità dell’improvvisazione giocosa, dell’interazione e della cooperazione, come strumento di creazione di un qualcosa di nuovo. L’improvvisazione rimanda alla sensazione di sentirsi liberi di dare il proprio contributo nel modo a noi più consono, rivelando così la nostra identità. Intento di Boyce è invitare il pubblico a riflettere su quanto la nostra voce rivela la nostra identità e a celebrare il processo liberatorio della performance e della musica. L’artista utilizza la musica per ridurre la distanza tra le persone, poiché sa che crea un senso di comunità tra gli individui. Nell’installazione Boyce ha voluto utilizzare, come esperimento, la musica senza parole, composta solo di vocalizzi, per sovvertire così l’effetto rassicurante della prevedibilità per il pubblico. Cantando in questo modo, giocosamente, senza un senso, si sovvertono inoltre le dinamiche interpersonali.

Tutto questo si basa sul principio secondo cui la nostra voce racconta chi siamo; è il suono della voce che rivela la nostra soggettività, il linguaggio, gli accenti, i ritmi, i toni e i sentimenti.

Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 1
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 1. Foto di Cristiano Corte
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 4
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 4. Foto di Cristiano Corte
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 6
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022, Sala 6. Foto di Cristiano Corte
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022
Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia 2022. Foto di Cristiano Corte
Sonia Boyce all'ingresso del Padiglione della Gran Bretagna. Foto di Cristiano Corte
Sonia Boyce all’ingresso del Padiglione della Gran Bretagna. Foto di Cristiano Corte

Dopo la prima sala, il pubblico attraversa altre cinque sale che negli allestimenti riprendono quelli dell’ambiente iniziale, anche per la presenza di wallpaper colorati e geometrici e di video che mostrano singole cantanti, talvolta attraverso uno schermo talvolta attraverso due affiancati (nella terza sala i due schermi sono sormontati anche da una struttura dorata simile a una nuvola). Si differenzia invece totalmente da questo generale allestimento (non vi sono infatti schermi) la quarta sala che riunisce numerosi cimeli provenienti dalla Devotional Collection, tra cui CD, vinili, copertine di album, poster, scatti fotografici legati alla musica black femminile per celebrare il contributo culturale delle donne nere britanniche nella musica che è stata a lungo parte della vita pubblica. Cantanti di diverse generazioni e di diversi generi musicali, da Dame Shirley Bassey al gruppo ska-pop Amazulu, da Tamsin Archer a Shingai del gruppo indie rock Noisettes. I memorabilia sono sostenuti inoltre da supporti che richiamano la pirite conosciuta anche come “oro degli sciocchi” perché crea superfici riflettenti simili all’oro; Boyce utilizza il riferimento a questo materiale per riflettere sul giudizio sociale e sul consenso in termini di valore. Di fronte a questa parete il visitatore è invitato a contemplare i cimeli presenti e a notare riflessa la sua figura nelle strutture dorate, come parte di un non-identificabile pubblico di ascoltatori. L’artista intende lamentare con questo stratagemma il fatto che le voci delle donne black britanniche fanno parte della colonna sonora della vita di milioni di persone, ma spesso queste donne e la loro identità vengono dimenticate.

Caratteristica principale dell’attività creativa di Boyce è il collage che anche in Feeling Her Way adopera: immagini e video di cantanti nere si uniscono a wallpaper eccentrici dalle forme geometriche e quasi a tasselli disegnati dall’artista. Ogni cantante è poi differenziata dalle altre attraverso il filtro di colore dello schermo: Poppy Ajudha (1995) in blu, Jacqui Dankworth (1963) in viola, Sofia Jernberg (1963) in arancione, Tanita Tikaram (1969) in rosso e la compositrice Errollyn Wallen (1958) in giallo-verde; l’artista enfatizza il colore in ogni elemento della sua installazione al fine di rifiutare i pregiudizi occidentali sull’“altro” e concentrarsi invece sulla voce. Per questo uso del colore è stata influenzata dal libro d’artista di Adrian Piper (New York, 1948), Coloured People, in cui ogni pagina che contiene una fotografia in bianco e nero di un collaboratore è stata colorata da Piper di un unico colore. Il motivo geometrico rimanda invece all’affinità di Boyce con l’artista brasiliana Lygia Clark (Belo Horizonte, 1920 – Rio de Janeiro, 1988), co-fondatrice del Grupo Frente, movimento brasiliano che attraverso l’astrattismo geometrico esprimeva ottimismo verso un futuro di uguaglianza sociale. Fotografie a colori poste sui wallpaper mostrano inoltre frammenti dell’incontro tra le cantanti in occasione delle registrazioni proiettate nei video, nonché strumenti di produzione, come aste da microfono, cavi e luci.

Perché il padiglione britannico della 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia merita dunque di essere visitato? Attraverso l’installazione di Sonia Boyce si affrontano temi universali come l’inclusione, l’interazione, la libertà di espressione, la socialità, la lotta ai pregiudizi verso l’altro, l’uguaglianza sociale, la memoria, l’espressione della propria identità, in un modo all’apparenza giocoso, colorato, pop e divertente ma in realtà di grande attualità. La commistione di suono e di arte visiva porta inoltre alla riflessione sulla tendenza verso cui probabilmente sta andando l’arte di oggi, proponendo un’immersione a 360° che coinvolge più sensi accompagnato da un linguaggio universale per eccellenza, la musica.


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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