Cinque luoghi in Toscana dove vedere in due giorni opere meno note di Michelangelo


In questa nuova puntata del format “Cinque luoghi in due giorni”, scopriamo cinque siti in Toscana dove poter ammirare alcuni capolavori meno conosciuti del grande Michelangelo Buonarroti.

Continua il nostro nuovo format di viaggi Cinque luoghi in due giorni: dopo essere andati a Mantova sulle tracce di Giulio Romano e a Parmigianino-cinque-luoghi-in-due-giorni-a-parma-e-dintorni' target='_blank'>Parma e dintorni per scoprire le opere del Parmigianino, il viaggio di oggi è in Toscana per andare alla scoperta di cinque luoghi dove vedere alcune opere meno note di Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 - Roma, 1564). Solitamente, infatti, il tour “michelangiolesco” di Firenze prevede tre tappe fisse, ovvero la Galleria degli Uffizi per ammirare il Tondo Doni (qui un approfondimento), la Galleria dell’Accademia per il David e i Prigioni e il Museo del Bargello per vedere capolavori come il Tondo Pitti o il Bacco. A questi siti di capitale importanza solitamente s’aggiunge anche la Sagrestia Nuova per vedere le tombe dei Medici. Ma in città e in regione ci sono anche luoghi meno battuti dal turismo di massa dove vedere capolavori meno conosciuti: certo, per chi non è mai stato a Firenze è praticamente un obbligo cominciare dalle opere maggiori, ma per chi ci è già stato e vuole approfondire la conoscenza di Michelangelo, o per chi ha più tempo per fermarsi in Toscana, ci sono alcune sorprese che il grande scultore può riservare. Vediamo quali sono.

1. Firenze, Casa Buonarroti
L’edificio di via Ghibellina è il luogo della celebrazione del genio michelangiolesco. Nella casa soggiornò per qualche tempo anche Michelangelo e la dimora fu a lungo posseduta dai suoi discendenti, tra i quali Michelangelo Buonarroti il giovane, al quale si deve l’elaborazione del complesso programma iconografico della straordinaria Galleria, l’ambiente più sontuoso della casa, decorato con opere dei più grandi artisti del Seicento (da Artemisia Gentileschi a Matteo Rosselli, da Jacopo Chimenti a Francesco Furini). A Casa Buonarroti si conserva la raccolta più grande al mondo di disegni di Michelangelo (i fogli vengono esposti in un’apposita sala, a rotazione), e qui sono anche custoditi i due capolavori giovanili, le prime opere realizzate da un Michelangelo all’incirca quindicenne: si tratta della Madonna della Scala e della Battaglia dei centauri, che risalgono all’epoca in cui il giovanissimo scultore frequentava il Giardino di San Marco, la corte dove Lorenzo de’ Medici accoglieva i giovani artisti mettendo a loro disposizione una parte della raccolta di statue antiche della famiglia. A queste due opere abbiamo dedicato un lungo approfondimento su Finestre sull’Arte. Per visitare Casa Buonarroti, dài un’occhiata al sito ufficiale.

Michelangelo, Battaglia dei centauri (1490-1492 circa; marmo, 80,5 x 88 cm; Firenze, Casa Buonarroti, inv. 194)
Michelangelo, Battaglia dei centauri (1490-1492 circa; marmo, 80,5 x 88 cm; Firenze, Casa Buonarroti, inv. 194)

2. Firenze, Basilica di Santo Spirito
Dopo la caduta dei Medici e del suo mecenate Lorenzo il Magnifico, Michelangelo si trasferì per alcuni mesi nel convento di Santo Spirito, nel quartiere di Oltrarno a Firenze: qui, il grande artista approfondì i suoi studi di anatomia esaminando i corpi dei pazienti deceduti dell’ospedale del convento. Al termine del suo soggiorno, Michelangelo regalò al priore, Niccolò di Lapo Bichiellini, un crocifisso di legno, passato poi alla storia dell’arte come il “Crocifisso di Santo Spirito”, scolpito dall’artista tra il 1493 e il 1494. Restaurato di recente, il Crocifisso è stato posizionato da pochi anni in una nuova collocazione, al centro della sagrestia del Sangallo, con un’illuminazione rinnovata. Il Crocifisso inaugura una nuova stagione nell’arte di Michelangelo: l’artista diviene più consapevole dei propri mezzi creando un’opera dalle anatomie impeccabili. L’opera fu riscoperta nel 1962: il Crocifisso ligneo, al centro di un dibattito sulla sua autografia, fu a lungo esposto a Casa Buonarroti, e dal 2000 è tornato nella basilica di Santo Spirito, anche se non più nella sua collocazione originaria, ristrutturata nel Seicento. Per saperne di più visita il sito della Basilica di Santo Spirito.

Michelangelo, Crocifisso di Santo Spirito (1493-1494; legno policromato, 139 x 135 cm; Firenze, Santo Spirito). Foto di Abino Todeschini.
Michelangelo, Crocifisso di Santo Spirito (1493-1494; legno policromato, 139 x 135 cm; Firenze, Santo Spirito). Foto di Abino Todeschini.

3. Firenze, Accademia delle Arti del Disegno
Tutti coloro che nel 2017 hanno visitato la grande mostra sul Cinquecento fiorentino a Palazzo Strozzi venivano accolti da una scultura poco conosciuta di Michelangelo, oggi conservata all’Accademia delle Arti del Disegno: si tratta del Dio fluviale, un modello in argilla, terra, sabbia, fibre vegetali e animali, realizzato su anima di fil di ferro. Michelangelo lo eseguì tra il 1526 e il 1527 come modello per le sculture che ornano le tombe medicee nella Sagrestia Nuova. Si tratta dell’unico modello preparatorio di grandi dimensioni per una scultura che doveva essere posizionata, appunto, nella Sagrestia. Il Dio fluviale, rimasto per diversi anni in deposito a Casa Buonarroti, è stato restaurato (l’intervento è finito nell’estate del 2017) e fa parte della cospicua raccolta dell’accademia fiorentina, fondata nel 1563 (lo statuto fu approvato il 13 gennaio di quell’anno da Cosimo I de’ Medici) e quindi di fatto l’accademia di belle arti più antica del mondo. Il Palazzo dell’Arte dei Beccai, sede dell’Accademia, non è solitamente aperto al pubblico ma si può contattare l’Accademia ai riferimenti pubblicati sul sito per conoscere le modalità di visita.

Michelangelo Buonarroti, Dio fluviale (1526-1527 circa; Modello in argilla, terra, sabbia, fibre vegetali e animali, caseina, su anima di filo di ferro; interventi successivi: gesso, rete in ferro; 65 × 140 × 70 cm; Firenze, Accademia delle Arti del Disegno)
Michelangelo Buonarroti, Dio fluviale (1526-1527 circa; Modello in argilla, terra, sabbia, fibre vegetali e animali, caseina, su anima di filo di ferro; interventi successivi: gesso, rete in ferro; 65 × 140 × 70 cm; Firenze, Accademia delle Arti del Disegno)

4. Firenze, Palazzo Vecchio
Anche il museo che ha sede nel municipio di Firenze, nell’antica sede del potere amministrativo della città, ovvero Palazzo Vecchio, conserva un’opera di Michelangelo. Si tratta del Genio della vittoria, opera del 1531-1534 circa (non conosciamo la data esatta), riferibile comunque al progetto del monumento funebre di papa Giulio II, una delle più grandi e lunghe imprese della carriera di Michelangelo. È una statua incompiuta, che rimase nello studio di Firenze dopo che Michelangelo lasciò definitivamente la città nel 1534. Il nipote dell’artista, Leonardo Buonarroti, provò prima a venderla, poi a farla collocare sulla tomba dello zio e infine, dietro suggerimento di Giorgio Vasari, la regalò a Cosimo I de’ Medici, e da allora il Genio, tolta una breve parentesi tra il 1868 e il 1921 (quando fu trasferito al Museo del Bargello), è sempre rimasto a Palazzo Vecchio, per la stragrande maggioranza del tempo nel Salone dei Cinquecento, dove si trova tutt’oggi. Per informazioni su Palazzo Vecchio visita il sito dei Musei Civici Fiorentini.

Michelangelo Buonarroti, Genio della Vittoria (1531-1534 circa; marmo, altezza 261 cm; Firenze, Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento). Ph. Credit Yair Haklai
Michelangelo Buonarroti, Genio della Vittoria (1531-1534 circa; marmo, altezza 261 cm; Firenze, Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento). Ph. Credit Yair Haklai

5. Siena, Duomo
Non tutti sanno che anche a Siena è possibile ammirare alcuni capolavori di Michelangelo. Si trovano nel Duomo di Siena, per l’esattezza nella Cappella Piccolomini, opera incompiuta dove, oltre a Michelangelo, lavorarono altri due importanti scultori, ovvero Andrea Bregno (a cui si deve il grande altare marmoreo) e Pietro Torrigiani, che si succedettero nell’arco di circa venticinque anni (Michelangelo vi lavorò all’incirca tra il 1501 e il 1504). La cappella fu commissionata da Francesco Todeschini Piccolomini (diventato poi papa Pio III, in uno dei pontificati più brevi della storia: dal 22 settembre al 18 ottobre del 1503) che intendeva innalzare l’altare alla memoria di suo zio, Enea Silvio Piccolomini, ovvero papa Pio II. Michelangelo realizzò quattro statue per le nicchie: un San Pietro, un Sant’Agostino, un San Paolo e un San Gregorio. Per visitare il Duomo di Siena, consulta il sito dell’Opera della Metropolitana di Siena.

Michelangelo Buonarroti, San Paolo (1501-1504 circa; marmo, altezza 127 cm; Siena, Duomo, Cappella Piccolomini). Ph. Credit Francesco Bini
Michelangelo Buonarroti, San Paolo (1501-1504 circa; marmo, altezza 127 cm; Siena, Duomo, Cappella Piccolomini). Ph. Credit Francesco Bini


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