Cinque parchi archeologici sommersi da scoprire in Italia


Le regioni del Sud Italia celano tesori sommersi: ecco cinque parchi archeologici sommersi per scoprire città, porti in rovina e percorsi trasformati in scenari surreali.

Le regioni della Campania, Puglia e Calabria sono ricche di storia e bellezza: queste terre che in passato erano antichi regni sono state sommerse dalle acque, porti hanno subito il declino, mentre percorsi una volta vitali si sono trasformati in scenari che evocano un’atmosfera surreale, da scoprire attraverso parchi archeologici sommersi. È imperativo quindi tutelare e valorizzare il ricco patrimonio archeologico subacqueo italiano, custodito come un autentico tesoro all’interno di veri e propri musei sottomarini. Nasce con questo obiettivo il progetto Musas, la rete dei Musei di Archeologia Subacquea promossa dal Ministero della Cultura, finanziata dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale 2014-2020. Questa iniziativa coinvolge le regioni della Campania, Puglia e Calabria.

Uno degli aspetti più intriganti dell’archeologia subacquea è la possibilità di scoprire e studiare contesti storici unici che sono rimasti conservati sotto l’acqua, offrendo l’opportunità straordinaria di comprendere la storia umana e la cultura legata alle zone costiere. I visitatori hanno l’opportunità di esplorare questi siti attraverso immersioni subacquee o snorkeling, permettendo loro di avventurarsi in un mondo sommerso ricco di storia e cultura. Questi luoghi consentono al pubblico di entrare direttamente in contatto con reperti archeologici sommersi e strutture antiche. Visitare le nostre antiche rovine sommerse è come visitare un museo alternativo, ed immergersi in un ambiente affascinante e alieno, dove la vita marina e i resti storici si fondono in un’esperienza totalmente differente da uno spazio espositivo a terra. Ecco quindi una lista dei cinque siti e parchi archeologici sommersi che offrono un’opportunità straordinaria per comprendere la nostra storia attraverso l’archeologia subacquea:

1. Parco sommerso di Baia - Bacoli, Campania

Il Parco Sommerso di Baia rappresenta un tesoro archeologico di straordinario valore, custodito sul fondale marino nell’area marina protetta localizzata sulle coste della città metropolitana di Napoli a nord del Golfo di Napoli. Il mare che ha contribuito allo splendore dei Campi Flegrei, si mescola con l’archeologia, rivelando mosaici sotto sottili strati di sabbia e animando i resti di muri e statue con la vita marina. Ciò che è stato sommerso dal mare è una vasta porzione di antica costa, da immaginare in connessione con le strutture terrestri del Parco Archeologico delle Terme, affacciandosi su un’insenatura nota in passato come Baianus lacus, raggiungibile tramite un canale artificiale. Già in epoca repubblicana, questa insenatura ospitava ville marittime. Tra gli edifici sommersi più rilevanti c’è il Ninfeo di epoca Claudia, situato a 7 metri di profondità marina di fronte a Punta Epitaffio, Ad est del ninfeo si trova una villa presumibilmente appartenuta alla famiglia dei Pisoni, riconosciuta dai sigilli su una conduttura idrica in piombo. Numerose altre ville e terme occupavano l’area circostante il lacus oggi sommerso, tra cui la villa nota per i suoi rinomati pavimenti a mosaico, una delle attrazioni più apprezzate dai subacquei e dagli appassionati di snorkeling.

Parco sommerso di Baia - Bacoli, Campania
Parco sommerso di Baia - Bacoli, Campania. Foto: Pasquale Vassallo

2. Parco sommerso di Gaiola, Golfo di Napoli

La panoramica del litorale di Posillipo, a Napoli, continua ad affascinare i visitatori, come ha sempre fatto con i popoli che hanno abitato questa zona nel corso dei secoli. Grazie alla sua bellezza naturale e alla vicinanza ai porti commerciali di Baia e militare di Miseno, questa costa fu popolata sin dal I secolo a.C., come dimostrano i numerosi resti romani visibili sia sulla terraferma che sotto il mare, nel Parco sommerso di Gaiola. Il nome stesso della collina deriva dalla villa d’otium di Pausilypon, costruita da Publio Vedio Pollione nel I secolo a.C., che in seguito divenne parte dei possedimenti imperiali sotto Ottaviano Augusto. Sui fondali, a pochi metri di profondità, si possono osservare resti di approdi, ninfei, camminamenti e vasche per l’allevamento del pesce, utilizzate dall’aristocrazia romana tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. Queste vasche, tristemente famose per l’aneddoto riportato da Seneca e Plinio, raccontano di come Pollione avesse l’abitudine di dare in pasto alle murene gli schiavi distratti. Lungo la costa, verso il borgo di Marechiaro, emergono invece le vestigia di una villa marittima conosciuta come Casa degli Spiriti. All’occhio distratto appare come una costruzione erosa dal trascorrere del tempo e dall’azione del mare. In realtà, la Villa degli Spiriti, che continua a emergere dall’acqua è un prezioso patrimonio culturale che affascina pescatori e i frequentatori delle spiagge circostanti.

Parco sommerso di Gaiola, Golfo di Napoli
Parco sommerso di Gaiola, Golfo di Napoli. Foto: Guido Villani

3. Relitto Punta Scifo D, isola di Capo Rizzuto, Calabria

Nella località di Punta delle Castella, situata nella frazione di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, si trova un percorso archeologico subacqueo che si estende a sud del castello aragonese. Il percorso, posizionato a circa 200 metri dalla costa e a una profondità di 5 metri offre quindici punti di interesse, tra cui resti di una scalinata, due magazzini e varie lavorazioni di cava. Nella baia di Scifo giace un relitto di un’antica nave commerciale che affondò nella prima metà del III sec. d.C. trasportando un carico di marmi dall’Asia Minore. Questo carico, ancora intatto e composto da 54 manufatti grezzi, rappresenta una testimonianza significativa del trasporto transmarino del marmo durante l’età imperiale. Il relitto, scoperto nel 1986 dal sub crotonese Luigi Cantafora, appartiene alla categoria delle naves lapidariae, robuste imbarcazioni romane. Per consentire la visita al sito archeologico sommerso, sono stati creati due percorsi: uno per i subacquei con autorespiratore e l’altro per gli appassionati di apnea o snorkeling.

Relitto Punta Scifo D, isola di Capo Rizzuto, Calabria
Relitto Punta Scifo D, isola di Capo Rizzuto, Calabria. Foto: Gruppo Archeologico Krotoniate

4. Parco sommerso di Kaulonia, Monasterace Marina

Nel territorio del comune di Monasterace Marina, lungo la costa del basso Jonio nella provincia di Reggio Calabria, si trova l’area archeologica dell’antica Kaulon o Kaulonia. Comprende il parco Archeologico e un’area sommersa nel mare antistante, dove è possibile esplorare il sito Archeologico subacqueo di Kaulon. Le recenti ricerche subacquee, favorite dall’erosione costiera causata dal bradisismo, hanno riportato alla luce il sito sommerso, caratterizzato da elementi architettonici come rocchi di colonne decorate provenienti da templi di stile dorico. Quest’area, attualmente situata tra i 7,5 e i 5 metri di profondità, presenta numerosi elementi architettonici lavorati e semilavorati, tra cui colonne ioniche scanalate, blocchi di varie dimensioni, e bitte di ormeggio. Questo importante giacimento subacqueo, con oltre 200 reperti, potrebbe essere stato un’area di lavorazione o un tempio in fase di costruzione, non completato per ragioni non ancora chiare. Le colonne, databili tra il 480 e il 470 a.C. mediante confronti stilistici, aggiungono un’altra dimensione storica e artistica a questo sito archeologico affascinante.

Parco sommerso di Kaulonia
Parco sommerso di Kaulonia. Foto: Progetto Musas

5. Parco sommerso di Egnazia, Fasano

L’antica città messapica e poi romana di Egnazia si trova poco a nord del piccolo centro di Savelletri, nei pressi di Fasano, esattamente al confine tra l’antica Peucezia e la Messapia, l’attuale Salento. È uno dei siti archeologici più affascinanti della Puglia per la sua estensione e i contesti storici che ha rivelato. La città preromana è strettamente associata alla cultura messapica, come dimostra la sua importante classe ceramica datata al IV-III secolo a.C. Lungo una costa frastagliata, nei pressi del porticciolo moderno di Savelletri, si trovano i resti sommersi dell’antico porto di Egnatia, oggi a una profondità massima di 6 metri. Il porto era parte della città romana attraversata dalla via Traiana, costruita su di un insediamento preesistente al confine tra la Messapia e la Peucezia. Le strutture sommerse includono due lunghi moli in cementizio, costruiti secondo i principi descritti da Vitruvio e presenti in altri siti marittimi del Mediterraneo. Le grandi pilae messe in opera con casseforme sono un’attrazione sia per gli studiosi che desiderano approfondire la conoscenza di tali impianti, sia per i visitatori e i turisti subacquei che possono esplorare il sito con immersioni guidate.

Parco archeologico di Egnazia. Foto: Ministero della Cultura
Parco archeologico di Egnazia. Foto: Ministero della Cultura

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Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.




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