Fabriano, cosa vedere: 10 luoghi da scoprire nella città della carta


Cosa vedere a Fabriano, la città della carta: ecco 10 luoghi per scoprire i suoi tesori.

Situata nelle Marche, Fabriano è una città con una storia che affonda le radici in epoca Neolitica come dimostrano i reperti archeologici ritrovati nel sito di Attidium. La caratteristica più conosciuta di Fabriano è la sua antica tradizione nella produzione della carta, la quale le ha conferito il titolo di Città Creativa dell’UNESCO, nella categoria Artigianato, arti e tradizioni popolari, grazie al lavoro artigianale legato alla carta. Fin dal Medioevo infatti, Fabriano è stata un centro di eccellenza nella fabbricazione del materiale, con le sue cartiere che operano fin dal XIII secolo, come dimostra il Museo della carta e della filigrana. Ma oltre a ciò, Fabriano possiede un vasto patrimonio storico e artistico, fatto di palazzi e torri medievali, chiese e oratori. La Cattedrale di San Venanzio con i suoi particolari trecenteschi è uno dei simboli della città. Tra gli edifici più importanti oltre alla Cattedrale, è presente il Palazzo del Podestà, una struttura di epoca medievale posizionata in Piazza del Comune, il centro della città. Fabriano inoltre non è solo storia e arte, ma anche natura; circondata da paesaggi naturali, i visitatori possono godere di passeggiate e attività all’aria aperta. Le Grotte di Frasassi ad esempio, sono tra i più grandi sistemi di grotte e rappresentano una visita di totale immersione nella natura. Noi di Finestre sull’arte abbiamo perciò raccolto i 10 luoghi più importanti per ammirare e comprendere il borgo di Fabriano, eccoli qui.

1. La Piazza del Comune

Piazza del Comune è il fulcro di Fabriano. La piazza si distingue per la sua forma triangolare, unica nel suo genere nella zona. La piazza è dominata da una struttura duecentesca, il Palazzo del Podestà, ancora oggi simbolo della città. Costruito a partire dal 1255 in un punto simbolico, ovvero il luogo in cui confluivano i due nuclei abitati originari e i quattro quartieri principali della città, il palazzo si distingue dagli edifici circostanti per il suo uso di pietra bianca, in contrasto con il rosso dei mattoni degli altri edifici. All’interno della piazza si trova il Palazzo del Comune, costruito intorno al 1350, che fu la residenza dei signori Chiavelli, che governarono la città fino al 1435. Dal cortile del palazzo si accede invece al Teatro Gentile, dedicato a uno dei più celebri pittori dell’arte gotica italiana, Gentile da Fabriano (Fabriano, 1370 – Roma, 1427). Il lato sud della piazza è invece occupato dal Palazzo Vescovile, un tempo sede dei Priori e al suo fianco è presente la Torre Civica di Fabriano.

Piazza del Comune
Piazza del Comune. Foto: Mario Carnevali

2. La Pinacoteca Civica Bruno Molajoli

La Pinacoteca civica di Fabriano fu istituita nel 1862, quando il Comune acquisì un primo nucleo di opere provenienti da beni di enti ecclesiastici. Il primo allestimento espositivo includeva già opere importanti di artisti fabrianesi del XIV e XV secolo, come il Trittico di Allegretto Nuzi (di cui si conservano varie opere nel museo) e la Dormitio Virginis di Antonio da Fabriano. Tra il 1911 e il 1913, la collezione si arricchì significativamente grazie alla decisione del Capitolo della Cattedrale di San Venanzio di trasferirvi un importante gruppo di opere, tra cui una serie di arazzi fiamminghi del XVI e XVII secolo. Ad oggi la Pinacoteca ospita collezioni che coprono diversi periodi artistici, con sezioni dedicate all’arte Romanica, Gotica, Rinascimentale, Manieristica, Barocca e Neoclassica. Tra gli artisti moderni presenti ci sono Alberto Burri con l’opera Bianco, Enrico Castellani con Superficie Bianca, Giacomo Balla con Ritratto di Elica e Arnaldo Pomodoro con Sasso. Tra gli artisti più antichi conservati sono presenti invece Filippo da Verona con Madonna col Bambino, San Nicola da Bari, San Pietro e Franceschino di Francesco con Membri di ordini religiosi che seguono la regola agostiniana. C’è poi anche una scultura lignea raffigurante san Pietro martire, e attribuita a Donatello, e si registra anche la presenza di una Madonna del Rosario di Orazio Gentileschi, che lavorò per sei anni a Fabriano. Dal 1994, la collezione civica ha trovato la sua attuale sede nell’antico Spedale di Santa Maria del Buon Gesù.

Pinacoteca Civica Bruno Molajoli
Pinacoteca Civica Bruno Molajoli

3. La Cattedrale di San Venanzio

Le prime testimonianze della Cattedrale di San Venazio risalgono al 1160, ma fu solo nel 1253, che divenne la chiesa madre di Fabriano; attualmente dell’antica struttura trecentesca rimangono pochi elementi architettonici, come la linea esterna dell’abside e alcune vestigia di antiche cappelle. Alla destra degli stalli del coro si trova la Cappella di San Lorenzo, con un ciclo di affreschi trecenteschi realizzati dall’artista fabrianese Allegretto Nuzi, raffiguranti scene della vita del santo. La cappella della Santa Croce e di San Giovanni Evangelista, sono invece affrescate da Giovanni di Corraduccio e dal Maestro di San Verecondo. L’interno della chiesa è costituito da un’unica navata con sei cappelle su ogni lato, ciascuna ornata da pregevoli stucchi, fregi dorati e opere dei più celebri pittori dell’epoca, tra cui Orazio Gentileschi, che si occupò del ciclo decorativo della Cappella Vallemani, nota anche come Cappella del Crocifisso, uno dei più importanti della regione, eseguito tra il 1613 e il 1616: gli affreschi sono sul tema della Passione di Cristo e le scene raffigurano l’Orazione nell’orto (parete destra) e il Bacio di Giuda (parete sinistra), mentre la parete di fondo è ornata con una tela, sempre di Gentileschi, che raffigura la Crocifissione. Sono di Gentileschi anche gli affreschi della volta raffiguranti il Cristo coronato di spine, il Padre Eterno in gloria e Cristo flagellato. Presenti anche opere di Simone Cantarini, Salvator Rosa, Claudio Veronese, Giovanni Francesco Guerrieri e altri.

Cattedrale di San Venanzio
Cattedrale di San Venanzio. Foto: Guido Calamosca

4. Museo della carta e della filigrana

Ospitato nel complesso dell’ex Convento dei Domenicani, recentemente restaurato, il Museo della Carta e della Filigrana racconta settecento anni di tradizione cartaria della città. Il museo è suddiviso in sezioni che illustrano l’intero ciclo produttivo della carta: dalla fabbricazione a mano all’utilizzo del prodotto finito, includendo l’esposizione delle filigrane e le tecniche per realizzarle. Il museo offre inoltre una panoramica storica del viaggio della carta, il suo sviluppo a Fabriano, i processi di lavorazione e la tecnologia connessa, presentati attraverso documenti e schede tematiche. Il materiale documentario relativo ai secoli XII, XIII e XIV, conservato presso l’Archivio Storico Comunale di Fabriano, permette oltre a ciò una ricostruzione parziale e frammentaria degli inizi e dell’evoluzione della lavorazione della carta in questo importante centro delle Marche.

Museo della carta e della filigrana
Museo della carta e della filigrana

5. Il Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci

Il Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci colpisce per il suo arredo in legno in stile neogotico. La farmacia di Fabriano era un punto di incontro per circoli laici e intellettuali che operavano attorno alla figura versatile di Ermogaste Mazzolini, attratti dalle sculture di Adolfo Ricci che hanno trasformato il luogo in un piccolo tempio dedicato al progresso scientifico. Dopo un recente restauro, la farmacia ha riaperto al pubblico con il nuovo nome 1896 Scienza e Natura, in onore dell’anno della sua fondazione. Oggi, l’aroma del legno accoglie i visitatori e si mescola con quello delle piante aromatiche e officinali, protagoniste dei preparati erboristici e cosmetici naturali esposti.

Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci
Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci. Foto: Turismo Marche

6. L’Oratorio della Carità

L’Oratorio della Carità fu iniziato nel 1587 e ospita la Confraternita della Carità. Ha pianta rettangolare e soffitto a capriate, l’interno è decorato da un ciclo di affreschi che rappresentano le sette Opere di Misericordia Spirituali e Corporali, un tema molto diffuso durante la Controriforma. Gli affreschi, realizzati alla fine del XVI secolo da Filippo Bellini di Urbino, sono disposti in quattordici riquadri alternati da paraste e arricchiti con stucchi e dorature. In passato, l’oratorio fu utilizzato come deposito della Biblioteca comunale.

Oratorio della Carità
Oratorio della Carità. Foto: Turismo Marche

7. L’Oratorio di Santa Maria Annunziata del Gonfalone

La costruzione dell’Oratorio del Gonfalone di Fabriano iniziò nel 1610, voluta dall’omonima confraternita mariana. L’Oratorio è famoso per il suo soffitto a cassettoni, composto da 15 riquadri intagliati e decorati in oro zecchino e argento, opera dello scultore francese Leonard Chailleau, noto in Italia come Leonardo Scaglia, esperto in scultura e decorazione del legno, che lo completò nel 1643. Le pareti dell’Oratorio sono invece arricchite da un ciclo di tele dedicate alla vita della Vergine, dipinte da Francesco Bastari all’inizio del XVII secolo mentre la pala d’altare di Antonio Viviani, detto il Sordo, raffigura l’Annunciazione della Vergine. La Confraternita, che nel 1808 cambiò nome in Compagnia del SS. Sacramento di San Benedetto di Fabriano, cessò infine la sua attività intorno al 1970.

Oratorio di Santa Maria Annunziata del Gonfalone
Oratorio di Santa Maria Annunziata del Gonfalone. Foto: Turismo Marche

8. L’Area archeologica di Attidium

Il centro romano di Attidium era situato nell’attuale frazione di Attiggio, poco distante da Fabriano. I resti archeologici più antichi risalgono al tardo Neolitico. Una campagna di scavo del 1959, ha rivelato un deposito che ha mostrato la presenza di diversi insediamenti successivi: un livello del tardo Neolitico con buche di palo e un focolare, uno strato dell’età del rame, buche di palo del Bronzo Medio, un insediamento piceno del V secolo a.C. e alcuni reperti funerari di epoca romana. Ancora prima della romanizzazione, nell’area dell’alta valle dell’Esino, erano presenti comunità picene, celtiche e probabilmente anche umbre. In particolare, legato ad Attiggio, si ipotizza l’esistenza del collegio sacerdotale dei Fratres Atiedii, menzionato nelle Tavole Iguvine, il testo sacrale umbro redatto tra il III e il I secolo a.C., attualmente conservato nel Museo Civico di Palazzo dei Consoli a Gubbio.

Area archeologica di Attidium
Area archeologica di Attidium. Foto: FAI Fondo Ambiente Italiano

9. L’Abbazia di San Vittore delle Chiuse

L’Abbazia romanica di San Vittore delle Chiuse fu costruita dai Longobardi verso la fine del X secolo, situata all’inizio della Gola di Frasassi e circondata da un anfiteatro di montagne, da cui prende il nome “delle Chiuse” per la sua posizione nascosta e anche protetta. Il complesso attuale risale al XIV-XV secolo, mentre la chiesa è datata XI secolo. L’interno, privo di decorazioni è caratterizzato da archi a tutto sesto. L’architettura a oriente invece presenta una planimetria a croce greca iscritta in un quadrato con cinque absidi e una torre di facciata. Un particolare curioso è il simbolo dell’infinito rovesciato vicino alla porta sinistra dell’altare, che attira l’attenzione di studiosi e si crede sia stato lasciato dai Templari.

Abbazia di San Vittore delle Chiuse
Abbazia di San Vittore delle Chiuse. Foto: Massimo Roselli

10. Le grotte di Frasassi

Le Grotte di Frasassi, sono un complesso di grotte carsiche sotterranee che fanno parte del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi. Il sistema di cavità comprende vari ambienti, tra cui l’Abisso Ancona, facilmente accessibile ai visitatori che ancora oggi possono ammirare la bellezza delle grotte sotterranee. La scoperta della Grotta Grande del Vento, parte integrante delle Grotte di Frasassi, avvenne il 25 settembre 1971 grazie a Rolando Silvestri del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona, che trovò l’ingresso durante una spedizione guidata da Giancarlo Cappanera. L’illuminazione invece, curata da Cesarini di Senigallia, permise di rendere accessibile ai turisti una delle parti più affascinanti della grotta, inaugurata il 1° settembre 1974.

Le grotte di Frasassi
Le grotte di Frasassi. Foto: Federica Cidale

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