A Siena arrivano dagli Uffizi due importanti vedute di Piazza del Campo nel '500


Importante prestito dagli Uffizi a Siena: arrivano al Santa Maria della Scala due vedute cinquecentesche di Piazza del Campo, opere di Vincenzo Rustici. Rimarranno a Siena in un deposito a lungo termine, con l’obiettivo di valorizzarle e farle vedere a tutti.

Dagli Uffizi arrivano a Siena due opere profondamente legate alla città: si tratta di due vedute di piazza del Campo dipinte nel 1585 da Vincenzo Rustici (Siena, 1556 - 1632), una Piazza del Campo con la sfilata delle contrade e Piazza del Campo con la caccia ai tori. Saranno esposte al complesso museale di Santa Maria della Scala. La formula studiata da Museo, Comune e Fondazione Santa Maria della Scala sarà quella di un deposito a lungo termine, che permetta al museo senese di valorizzare le opere di proprietà degli Uffizi. In una logica, più volte enunciata dal museo fiorentino, che punta a connotare la Galleria come un polo diffuso sul territorio di arte e cultura.

L’intesa tra gli Uffizi e il Comune di Siena è stata stretta ieri dal sindaco di Siena, Luigi De Mossi, e dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, durante una visita del direttore del museo fiorentino nella città del Palio. I due dipinti erano da alcuni decenni in deposito esterno dagli Uffizi, in custodia presso la Banca Monte dei Paschi di Siena, ordinariamente non visibili al pubblico: adesso, con il trasferimento al Santa Maria della Scala, potranno essere ammirati da tutti ogni giorno.

Vincenzo Rustici, Piazza del Campo con la sfilata delle contrade (1585; olio su tela, 192 x 126 cm; Firenze, Uffizi)
Vincenzo Rustici, Piazza del Campo con la sfilata delle contrade (1585; olio su tela, 192 x 126 cm; Firenze, Uffizi)
Vincenzo Rustici, Piazza del Campo con la caccia ai tori (1585; olio su tela, 192 x 126 cm; Firenze, Uffizi)
Vincenzo Rustici, Piazza del Campo con la caccia ai tori (1585; olio su tela, 192 x 126 cm; Firenze, Uffizi)

Schmidt ha anche visitato in Palazzo Pubblico il cantiere dell’affresco capolavoro di Ambrogio Lorenzetti, l’Allegoria e gli effetti del Buono e del Cattivo Governo. L’importante iniziativa di ricognizione diagnostica dell’opera, recentemente intrapresa, sta permettendo di mapparne lo stato di conservazione e programmare ulteriori interventi, e si sta rivelando una miniera di informazioni preziose per gli esperti che fanno parte del gruppo di lavoro formato con la Soprintendenza. Il direttore Schmidt ha potuto ammirare da vicino, nella posizione sopraelevata del ponteggio, lo straordinario ciclo di Lorenzetti.

“Due opere identitarie, profondamente legate all’anima della nostra città, d’ora in poi saranno visibili a chiunque”, commenta il sindaco De Mossi al trasferimento dei dipinti di Rustici al Santa Maria della Scala. “Le valorizzeremo finalmente in un museo pubblico, nel contesto prestigiosissimo del Santa Maria della Scala che per la sua storia e le sue caratteristiche è un po’ il grande ’libro’ della storia di Siena. Si tratta di una concessione importante e che ci onora, per la quale ringrazio il direttore Schmidt. Una scelta che ci rafforza nel percorso che stiamo facendo per valorizzare al meglio gli straordinari tesori del nostro territorio”.

“La coppia di quadri cinquecenteschi di Vincenzo Rustici, raffiguranti non solo il cuore di Siena ma due momenti splendidi dei costumi caratteristici della città - la sfilata delle contrade e la caccia ai tori - ora sarà visibile tutti i giorni ai senesi e ai forestieri”, sottolinea Eike Schmidt. “Questi capolavori ribadiscono quanto i senesi possano a ragioni sentirsi orgogliosi non soltanto del loro straordinario patrimonio urbanistico, ma in particolar modo anche delle tradizioni cittadine plurisecolari che trovano nel Palio il loro simbolo vivente più glorioso”.

Vincenzo Rustici è stato un pittore italiano della Scuola senese, attivo tra il XVI ed il XVII secolo. Fece parte di una famiglia di pittori: il padre Lorenzo era detto il Rustico e il figlio Francesco veniva chiamato il Rustichino, e fu tra i maggiori pittori del Seicento senese. Fu allievo e collaboratore di Alessandro Casolani (di cui era cognato: nel 1582 la sorella Aurelia sposò Casolani), e alla sua morte ne completò la Resurrezione di Lazzaro, posta poi all’interno della Basilica di San Francesco a Siena.


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