Giambattista Tiepolo, vita e opere del grande artista rococò


Giambattista Tiepolo è probabilmente il maggior artista rococò italiano: veneziano, ha profondamente inciso sull'arte del Settecento. Ecco la sua vita e le sue opere.

Giambattista Tiepolo (Venezia, 1696 - Madrid, 1770) è stato probabilmente il più grande artista rococò nell’Italia del Settecento. Veneziano, aperto a tutte le suggestioni che riceveva (dal tenebrismo di Giovanni Battista Piazzetta e Federico Bencovich alle luminose atmosfere di Ludovico Dorigny), Giambattista Tiepolo maturò uno stile chiaro e arioso, nel quale veniva stravolto il significato delle conquiste della pittura barocca: l’illusionismo prospettico, con Giambattista Tiepolo, non è più un mezzo per coinvolgere lo spettatore e renderlo partecipe di una visione, ma è un mezzo per creare una realtà fittizia e quasi astratta in una società in piena decadenza quale era quella della Venezia del XIX secolo. Un’arte fortemente teatrale in cui i personaggi non sono più realistici, ma sembrano quasi attori in una recita, per uno stile che Tiepolo da Venezia diffuse poi in tutta Europa, da Würzburg a Madrid.

Venezia, nel Settecento, diventò un importante polo artistico perché qui si concentrò non soltanto una gran parte del mercato artistico del tempo, ma anche perché attratti dalle bellezze del paesaggio e dalla storia di queste terre giungevano a Venezia artisti da ogni parte d’Europa dando così vita a scambi culturali fecondi e produttivi che resero Venezia un centro d’importanza internazionale, e la stessa Venezia diffuse poi in Europa il proprio modo di vedere e di produrre l’arte. A Venezia, agli inizi del secolo, si diffuse una pittura tardobarocca luminosa e tersa che traeva origine dalla pittura del Cinquecento, in particolare dall’arte di Paolo Veronese, e si arricchiva poi delle esperienze di artisti come i Carracci e Luca Giordano: esponenti di punta di questa tendenza furono Sebastiano Ricci e Giovanni Antonio Pellegrini, che furono anche tra gli artisti veneziani capaci di diffondere in Europa il loro modo di fare arte, dato che entrambi soggiornarono in Inghilterra e Pellegrini si spostò per qualche tempo anche a Parigi, a Düsseldorf e a Vienna. Le esperienze di questi artisti furono alla base della nascita della pittura rococò. La corrente opposta fu invece quella del tenebrismo, che vedeva il suo massimo esponente in Giovan Battista Piazzetta e che traeva origine dalla pittura di Giuseppe Crespi.

Tiepolo cominciò presto il suo apprendistato presso Gregorio Lazzarini, un pittore veneziano molto in auge nel secondo decennio del Settecento, artista di stampo classicista: Tiepolo entrò nel 1710 nella sua bottega. Nella prima fase della sua carriera l’artista dimostra anche di subire l’influsso di Giovanni Battista Piazzetta e di Federico Bencovich, altro pittore tenebrista come Piazzetta: tuttavia Giambattista Tiepolo avrebbe dimostrato sempre un grande eclettismo, capace di portarlo ad assorbire rapidamente tutte le suggestioni che riceveva per elaborare il proprio stile. Questa sua peculiarità è particolarmente evidente nella sua produzione giovanile perché poi più avanti nel tempo il suo stile avrebbe conosciuto un’evoluzione in una precisa direzione.

Giambattista Tiepolo, Apoteosi della famiglia Pisani (1761-1762; affresco, 2350 x 1350 cm; Stra, Villa Pisani)
Giambattista Tiepolo, Apoteosi della famiglia Pisani (1761-1762; affresco, 2350 x 1350 cm; Stra, Villa Pisani)

La vita di Giambattista Tiepolo

Giambattista Tiepolo nasce il 5 marzo 1696 da Domenico, piccolo armatore, e Orsetta Marangon, in una famiglia benestante ma di nessuna tradizione artistica. Nel 1770 l’artista risulta già attivo presso la bottega di Gregorio Lazzarini. Importanti per la sua formazione saranno anche i tenebristi come Giovanni Battista Piazzetta e Federico Bencovich. Nel 1715 lavora a una delle sue primissime opere, i soprarchi della chiesa dell’Ospedaletto a Venezia, con le figure di cinque apostoli e il sacrificio di Isacco. Giambattista per la prima volta compare nella Fraglia dei pittori veneziani nel 1707. Nel 1719 inizia a lavorare agli affreschi della villa di Giovanni Battista Baglioni a Massanzago, tra Venezia e Padova: saranno terminati l’anno successivo. Per la prima volta Giambattista si avvale dell’aiuto di Girolamo Mengozzi detto il Colonna, quadraturista (ovvero pittore addetto alla realizzazione delle quinte architettoniche dipinte) che accompagnerà il pittore per quasi tutta la carriera. Nello stesso anno sposa Cecilia Guardi, sorella del grande pittore vedutista Francesco Guardi. Da Cecilia, Giambattista avrà nove figli.

Nel 1721 la chiesa di Sant’Aponal gli commissiona la Madonna del Carmelo, terminata nel 1727 e oggi conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano. L’anno seguente, l’artista dipinge il Martirio di san Bartolomeo per la chiesa di San Stae a Venezia: è uno dei suoi massimi capolavori. Nel 1724, Tiepolo esegue la decorazione ad affresco della cappella di santa Teresa nella chiesa degli Scalzi a Venezia, terminata l’anno seguente. Il patriarca di Aquileia, Dionisio Dolfin, gli commissiona nel 1726 alcuni affreschi per il Palazzo Patriarcale (o Vescovile) di Udine, capolavoro dell’artista, che saranno conclusi nel 1729. Nel 1727 nasce il figlio Giandomenico che diventerà un artista di notevole spessore. Giambattista si trasferisce in seguito, nel 1731, a Milano, dove rimane per qualche tempo ed esegue lavori per alcune famiglie locali. Nel 1732 è a Bergamo dove dipinge gli affreschi della cappella Colleoni nel Duomo con le scene della vita di san Giovanni Battista. Nel 1736 inizia a lavorare agli affreschi della chiesa dei Gesuati a Venezia, terminati nel 1739.

L’artista dipinge nel 1737 il Martirio di sant’Agata per la Basilica di Sant’Antonio a Padova, mentre nel 1740 è di nuovo a Milano, dove gli viene affidata la decorazione ad affresco degli ambienti di Palazzo Clerici, dimora della nobile famiglia omonima. Nel 1743, Tiepolo conosce il letterato e collezionista d’arte Francesco Algarotti, per il quale esegue alcuni dipinti a soggetto storico e mitologico. A Venezia, nel 1747, inizia a lavorare alla decorazione ad affresco di Palazzo Labia con le storie di Marcantonio e Cleopatra, terminate nel 1750. L’anno seguente, nel 1751, il principe-vescovo di Würzburg, Carl Philipp von Greiffenklau, lo chiama a decorare ad affresco alcune sale della celebre Residenza di Würzburg. Nel 1753 Giambattista fa ritorno a Venezia dalla Germania e quattro anni più tardi esegue gli affreschi di Villa Valmarana ai Nani di Vicenza. Nel 1761 inizia a dipingere l’Apoteosi della famiglia Pisani, capolavoro della fase matura che si trova nella villa Pisani a Stra, vicino a Venezia. L’opera verrà conclusa l’anno seguente e si tratta dell’ultima opera del pittore eseguita sul suolo italiano. Nel 1762, Carlo III di Spagna lo chiama a Madrid dove diventa pittore di corte succedendo nell’incarico a un altro artista veneziano, Jacopo Amigoni. Il pittore si stabilisce definitivamente in Spagna dove esegue numerosi lavori per la corte, tra cui le sette pale per il convento di Aranjuez e diverse decorazioni ad affresco per il Palazzo Reale di Madrid, tra le quali gli affreschi della sala del trono. L’artista scompare a Madrid in data 27 gennaio 1770. Viene sepolto nella chiesa di San Martín, ma la tomba dell’artista è andata perduta.

Giambattista Tiepolo, Martirio di San Bartolomeo (1722; olio su tela, 167 x 139 cm; Venezia, San Stae)
Giambattista Tiepolo, Martirio di san Bartolomeo (1722; olio su tela, 167 x 139 cm; Venezia, San Stae)


Giambattista Tiepolo, Rachele nasconde gli idoli (1726-1729; affresco, 500 x 400 cm; Udine, Palazzo Patriarcale)
Giambattista Tiepolo, Rachele nasconde gli idoli (1726-1729; affresco, 500 x 400 cm; Udine, Palazzo Patriarcale)


Giambattista Tiepolo, Caduta degli angeli ribelli (1726-1729; affresco, 200 x 250 cm; Udine, Palazzo Patriarcale)
Giambattista Tiepolo, Caduta degli angeli ribelli (1726-1729; affresco, 200 x 250 cm; Udine, Palazzo Patriarcale)

Lo stile e le opere principali di Giambattista Tiepolo

Le prime opere note del nostro artista sono gli apostoli eseguiti tra il 1715 e il 1716 per la chiesa dell’Ospedaletto di Venezia: l’artista non aveva ancora vent’anni ma già eseguiva opere in modo indipendente e soprattutto dimostrava grande sicurezza dato che fin da questi dipinti l’artista si affranca dallo stile del suo maestro Lazzarini, da cui comunque Giambattista Tiepolo apprese diversi fondamentali dell’arte, come disegno e prospettiva, per avvicinarsi a Piazzetta e Bencovich con figure caratterizzate da cromatismi cupi, da una pittura rapida dipinta quasi con macchie che ricordano vagamente il Guercino e, in questa fase, da grande potenza, anche drammatica, riflesso dell’arte tenebrista della Venezia del tempo. Il capolavoro di questa fase però è probabilmente il Martirio di San Bartolomeo, opera del 1722 che l’artista esegue per la chiesa di San Stae a Venezia come parte di un ciclo sulle vite degli apostoli a cui parteciparono tutti i più grandi artisti della Venezia del tempo, tra i quali lo stesso Giovan Battista Piazzetta, Giovanni Antonio Pellegrini e Sebastiano Ricci. È forse l’opera più drammatica dell’intera produzione dell’artista: il santo è incatenato, un aguzzino sta iniziando a scuoiare il santo, e un altro sgherro invece lo sta tenendo fermo. Si noti la posa estremamente teatrale del santo che si slancia malgrado le catene contengano il suo impeto, così come la tecnica dell’artista che tende a costruire le sue figure con il colore steso in modo rapido, quasi a macchia, e con la luce che colpisce le figure aumentando la teatralità dell’insieme. Proprio la componente teatrale dell’arte tiepolesca tende appunto a far sembrare l’episodio una messinscena: una tendenza piuttosto comune nell’arte rococò, e qui peraltro accentuata, oltre che dall’impiego della luce, anche dalla scelta dell’artista di impostare la composizione sulle linee diagonali.

La prima opera che si stacca da tutte le esperienze precedenti sono gli affreschi del Palazzo Patriarcale di Udine, eseguiti tra il 1726 e il 1729, su commissione del patriarca di Aquileia, <Dionisio Dolfin: l’artista decorò la volta dello Scalone d’Onore con la Caduta degli Angeli Ribelli, la Galleria degli ospiti con storie tratte dal Vecchio Testamento e infine la volta della Sala Rossa con il Giudizio di Salomone. Nel primo affresco si nota subito la leggiadra figura dell’arcangelo che appare su una nuvola dai colori molto chiari, una figura contrapposta a quella degli angeli ribelli che stanno già assumendo le sembianze di diavoli e stanno precipitando dal cielo tentando di aggrapparsi alle nuvole. Nonostante i loro corpi vigorosi, che si contrappongono comunque all’arcangelo Michele che sembra quasi un adolescente, espediente che rende ancora più surreale la scena, l’impressione che si ricava da questo affresco non è quella di potenza, ma è una sensazione di leggerezza, perché la caduta sembra quasi una danza, una recita (come appariva il Martirio di San Bartolomeo). Ogni personaggio riveste una posizione ben precisa e per quanto complessi possano essere gli schemi, ogni personaggio risponde sempre a canoni di equilibrio che nel loro insieme regolano tutto il dipinto: in questo caso si può vedere, per esempio, che l’opera è nettamente divisa in due parti uguali, quella a sinistra con l’angelo buono e quella a destra con gli angeli cattivi, perché una delle caratteristiche tipiche dell’arte rococò era anche quella di cercare una sorta di equilibrio in schemi compositivi molto complessi. La leggerezza tiepolesca qui appare anche nelle scene che decorano la Galleria degli Ospiti, per esempio quello che raffigura l’apparizione degli angeli ad Abramo dove il patriarca è inginocchiato in preghiera, e gli angeli, come in un sogno, appaiono sulle nuvole abbracciati. Questo senso di leggerezza è accresciuto dall’uso dei cromatismi molto tersi e delicati e dai particolari del paesaggio dipinti in modo lieve e con pennellate rapide (si guardi per esempio il tronco messo in diagonale che riempie la parte sinistra della composizione che senza quell’elemento probabilmente sarebbe apparsa più sbilanciata).

Tra i risultati più interessanti della maturità è possibile menzionare gli affreschi di Villa Valmarana ai Nani di Vicenza: l’impresa fu condotta dal Giambattista insieme al figlio Giandomenico e all’inseparabile Girolamo Mengozzi, che come sempre si occupava delle quadrature. Gli affreschi sono a tema letterario (le cinque stanze in cui Giambattista Tiepolo lavorò furono decorate con episodi tratti da altrettante opere letterarie (l’Ifigenia in Aulide, l’Iliade, l’Eneide, l’Orlando Furioso e la Gerusalemme Liberata), e questo diede modo all’artista di sperimentare una grande varietà di repertori che si traducevano nella possibilità di declinare la sua arte nei modi più diversi. Se ne ha un esempio nel grandioso affresco dove è rappresentato il sacrificio di Ifigenia. Il dipinto è interessante perché è un racconto di emozioni: gli astanti che assistono al sacrificio appaiono meravigliati per l’apparizione miracolosa della cerva condotta dai due amorini affinché venga sacrificata al posto di Ifigenia, e tra di essi lo stesso Calcante, il vecchio con la barba, che ha già il coltello in mano per uccidere una Ifigenia seminuda e visibilmente sconvolta. Una delle figure più intense è quella di Agamennone, padre di Ifigenia, che vediamo all’estrema destra mentre si copre il volto con un mantello per non assistere all’uccisione della figlia. Il tutto si svolge sotto un possente tempio dalle composte architetture classiche, con colonne ioniche, scorciato a prospettiva centrale, per un illusionismo di grandissimo effetto che arricchisce notevolmente il pathos della situazione. Si può trovare un altro capolavoro di illusionismo prospettico nella sala dedicata all’Iliade, in particolare nell’affresco con Teti che consola Achille, che si è ritirato dalla guerra di Troia disperato per la perdita di Patroclo: una finestra dipinta si apre su di un paesaggio marino con gabbiani in volo e dove si vede Teti arrivare. Achille è seduto naturalisticamente a cavalcioni del davanzale della finestra, rivolto verso il punto di vista dell’osservatore, per un notevole brano di illusionismo, tra i migliori della pittura del Settecento.

Il Tiepolo tardo può invece essere ben rappresentato dall’Apoteosi della famiglia Pisani, affresco che decora il salone da ballo di Villa Pisani a Stra, vicino a Venezia. L’affresco risale agli anni 1761-1762 e celebra una delle grandi famiglie del patriziato veneziano, rappresentando una sorta di summa di tutta l’arte tiepolesca: la composizione è divisa in più parti, che si completano tra di loro in modo armonico e secondo uno scorcio prospettico dal basso, con il centro che è occupato esclusivamente da un cielo di un azzurro chiarissimo, sul quale iniziano ad addensarsi le leggere nuvole che arrivano dai lati del dipinto e annunciano l’apoteosi della famiglia. Tra le nuvole compare la Vergine, che benedice la famiglia Pisani, che occupa uno dei lati del dipinto, mentre sul lato opposto si notano le personificazioni dell’Asia e dell’America che alludono ai luoghi dove la famiglia aveva iniziato a intrattenere rapporti commerciali, e tutto intorno allegorie e suonatori per celebrare i Pisani. Questo cielo azzurro dilata anche lo spazio verso l’infinito, secondo un modo di dipingere che traeva origine dall’arte barocca, e questo con i toni sempre surreali dell’arte tiepolesca, il cui compito non è quello di creare una narrazione credibile, ma di creare una narrazione immaginaria, con le figure che tornano a porre tra arte e pubblico quella barriera che l’arte del Seicento aveva tentato di abbattere avvicinando i personaggi dipinti alla realtà degli osservatori. L’artista ne è pienamente consapevole, così come è consapevole di vivere in una società decadente: non a caso, Tiepolo fu anche un fervido caricaturista.

Giambattista Tiepolo, Eliodoro saccheggia il tempio (1724-1726; olio su tela, 195 x 231 cm; Verona, Museo di Castelvecchio)
Giambattista Tiepolo, Eliodoro saccheggia il tempio (1724-1726; olio su tela, 195 x 231 cm; Verona, Museo di Castelvecchio)


Giambattista Tiepolo, L'investitura di Aroldo (1752-1753; affresco, 400 x 500 cm; Würzburg, Residenza)
Giambattista Tiepolo, L’investitura di Aroldo (1752-1753; affresco, 400 x 500 cm; Würzburg, Residenza)


Giambattista Tiepolo, Sacrificio di Ifigenia (1757; affresco, 350 x 700 cm; Vicenza, Villa Valmarana ai Nani)
Giambattista Tiepolo, Sacrificio di Ifigenia (1757; affresco, 350 x 700 cm; Vicenza, Villa Valmarana ai Nani)

Dove vedere le opere di Giambattista Tiepolo

Un’immersione nell’arte di Giambattista Tiepolo può cominciare da Venezia e dintorni: visitando la chiesa di San Stae (il Martirio di San Bartolomeo), la Scuola Grande di San Rocco, le Gallerie dell’Accademia, la chiesa di Sant’Alvise e il Museo del Settecento Veneziano di Ca’ Rezzonico si può avere già un’idea della sua arte, da completare con una visita alla Villa Pisani di Stra, dove si ammira il capolavoro tardo di Tiepolo, l’Apoteosi della famiglia Pisani. Fuori dal Veneto, i maggiori capolavori sono gli affreschi del Palazzo Patriarcale di Udine, quelli giovanili di Villa Baglioni a Massanzago (presso Padova), quelli di Villa Valmarana ai Nani a Vicenza e quelli della Galleria degli Arazzi di Palazzo Clerici a Milano. Si trovano inoltre sue opere nella Cappella Colleoni di Bergamo (gli affreschi con le storie del Battista), nella chiesa di Tutti i Santi di Rovetta, vicino Bergamo (che conserva la Pala di Ognissanti), ai Musei Civici di Padova, alla Galleria Nazionale di Parma, al Museo di Castelvecchio di Verona, e a Udine presso la Cattedrale e nei Musei Civici della città friulana.

Fuori dai confini nazionali i maggiori capolavori di Tiepolo sono le decorazioni della Residenza di Würzburg e quelli del Palazzo Reale di Madrid. Sue opere si trovano inoltre al Prado e al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, al Louvre, alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, agli Staatliche Museen di Berlino, al Kunsthistorisches Museum di Vienna, alla National Gallery di Londra, al Museo di Belle Arti di Budapest, al Metropolitan Museum di New York, al Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona, alla National Gallery of Scotland di Edimburgo, all’Art Institute di Chicago.


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