La storia del patrimonio artistico europeo è costellata di dispersioni che, per decenni, hanno lasciato vuoti incolmabili all’interno di complessi monumentali e collezioni storiche. Tuttavia, le tecnologie contemporanee stanno offrendo strumenti inediti per ricomporre questi puzzle secolari, come dimostra lo straordinario ritrovamento annunciato ieri dalla Fondazione ZamorArte di Zamora (Spagna): una ricerca approfondita e multidisciplinare ha permesso di identificare con certezza una tavola dipinta intorno alla metà del quindicesimo secolo da Nicolás Francés (notizie dal 1424 – 1468), pittore spagnolo ma di origini borgognone, e figura di spicco del gotico internazionale. L’opera in questione faceva parte originariamente del retablo della chiesa di San Miguel di Villalpando, e costituiva uno dei quattro elementi pittorici che integravano l’importante struttura lignea della parrocchia.
Fino a questo momento, la comunità scientifica e gli appassionati di storia dell’arte avevano potuto mappare con precisione solo tre delle quattro tavole che componevano l’insieme decorativo. Queste preziose testimonianze del Quattrocento spagnolo sono oggi custodite in prestigiose istituzioni museali di respiro globale: il Cincinnati Art Museum negli Stati Uniti, il Museo Nazionale d’Arte della Catalogna a Barcellona e il Museo di Montserrat, sempre in Catalogna. La quarta tavola, invece, era data per dispersa dal 1957, anno in cui la pittura aveva abbandonato definitivamente la località di Villalpando per intraprendere un viaggio tortuoso nel mercato antiquario internazionale.
La svolta decisiva nella localizzazione del dipinto è giunta grazie all’implementazione di una metodologia investigativa messa a punto da Jaime Gallego, storico tecnico della fondazione ZamorArte. Il lavoro di indagine, protrattosi per diversi mesi con estremo rigore scientifico, ha portato inizialmente alla scoperta di un reperto documentale fondamentale presso l’Institut Amatller. Si tratta di un negativo fotografico datato 1960, proveniente dal fondo archivistico dello storico e mercante d’arte José Gudiol Ricart. Questo documento fotografico ha rappresentato la prima prova tangibile del passaggio dell’opera attraverso i canali del collezionismo privato e ha fornito agli investigatori la traccia visiva necessaria per avviare le fasi successive della ricerca.
Seguendo questa pista, l’indagine si è spostata sull’analisi della corrispondenza storica intercorsa tra la rinomata Schaeffer Gallery di New York e il Cincinnati Art Museum. Dallo studio di questi scambi epistolari è emerso chiaramente l’interesse dell’istituzione di Cincinnati per l’acquisto della tavola, sebbene la trattativa non si fosse poi concretizzata in una transazione definitiva. Proprio a questo punto della ricerca, dove i documenti cartacei non offrivano ulteriori sbocchi, è intervenuta la tecnologia digitale. Per determinare l’attuale ubicazione dell’opera è stata compiuta un’operazione piuttosto semplice: utilizzare l’intelligenza artificiale e in particolare Google Lens applicando il tutto all’immagine storica rinvenuta nell’archivio Gudiol.
Il software di analisi visiva ha prodotto risultati sorprendenti, individuando due corrispondenze esatte tra la tavola di Nicolás Francés e alcune fotografie recenti scattate da semplici visitatori all’interno di un museo statunitense. L’incrocio dei dati e l’analisi dei metadati contenuti in queste immagini amatoriali hanno indirizzato i ricercatori verso gli archivi digitali del Michele and Donald D’Amour Museum of Fine Arts, una realtà museale situata a Springfield, nello stato del Massachusetts. Una volta contattata, l’istituzione americana ha confermato ufficialmente di custodire il dipinto, attualmente esposto nella sua galleria dedicata all’arte medievale con il titolo di Processione al Monte Gargano.
Il museo statunitense ha dimostrato una notevole disponibilità collaborando strettamente con la fondazione ZamorArte per ricostruire meticolosamente il percorso della tavola fino al suo ingresso nelle collezioni permanenti, fornendo inoltre tutta la documentazione necessaria e materiale fotografico ad alta risoluzione. Nonostante il successo della ricerca, Jaime Gallego ha espresso sentimenti contrastanti riguardo al ritrovamento. Sebbene l’emozione di aver rintracciato un’opera di tale valore sia immensa, rimane l’amarezza di vederla collocata geograficamente così lontano dal suo contesto d’origine. Gallego ha sottolineato con rammarico che molte pitture provenienti da Villalpando sono state svendute in passato, situazione che oggi peraltro impedisce legalmente di esigere la restituzione formale di questi beni: l’opera che si trova a Springfield è infatti uscita legalmente dalla Spagna.
Tuttavia, il ricercatore ha voluto rimarcare come questo ritrovamento debba servire da stimolo per una maggiore consapevolezza collettiva sul valore del patrimonio che ancora si conserva in loco. La chiesa di San Miguel, luogo dal quale sono state rimosse le tavole nel secolo scorso, versa attualmente in uno stato di grave deterioramento architettonico, e il caso della tavola di Springfield dovrebbe fungere da monito per una cura più attenta dei tesori superstiti. Le quattro tavole di Nicolás Francés sono state definite da Gallego come le migliori ambasciatrici della storia e dell’arte della cittadina castigliana nel mondo. Proprio per questo motivo, è stato espresso l’auspicio che in futuro si possa organizzare una mostra temporanea capace di riunire tutti i frammenti del retablo originario presso il progettato Museo della chiesa di San Pedro di Villalpando.
I dettagli tecnici e le scoperte emerse durante questa lunga indagine sulle pitture gotiche di San Miguel non rimarranno confinati agli archivi della fondazione. I risultati completi saranno presentati ufficialmente durante il Congresso Internazionale “Memoria de la Ausencia”, una manifestazione scientifica di rilievo che si terrà prossimamente nella città di Burgos. In quell’occasione, precisamente il 23 gennaio, Jaime Gallego terrà una conferenza interamente dedicata al viaggio di questi capolavori dell’arte medievale. L’intervento promette di svelare informazioni inedite e dati mai pubblicati prima d’ora sul patrimonio artistico di Villalpando che è stato oggetto di alienazioni e spoliazioni durante tutto il corso del ventesimo secolo, gettando nuova luce su un capitolo buio della conservazione dei beni culturali spagnoli.
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