A Pietrasanta è polemica per i numeri della cultura diffusi dal Comune e su cui il direttore di Finestre sull’Arte, Federico Giannini, ha sollevato delle riserve con un suo editoriale pubblicato domenica scorsa. L’altro ieri è arrivata una risposta dal quotidiano La Nazione, firmata dal giornalista Daniele Masseglia, che titola: “‘Guerra’ sui numeri delle mostre. Rivista d’arte stronca la città’”. E nel catenaccio: “Il direttore Giannini ritiene che i dati non siano dimostrabili. Ma le tabelle confermano il trend in crescita”. “Dopo il polverone per il mancato titolo di capitale dell’arte contemporanrea, con un piccato botta e risposta tra il presidente delle gallerie e il sindaco”, scrive Masseglia, “la cultura torna ad essere terreno di una polemica a distanza. Con un ‘avversario’, per la Piccola Atene, tutt’altro che nuovo: la rivista ‘Finestre sull’arte’, già in passato protagonista di attacchi sui contenuti delle offerte culturali della città. Il fondatore e direttore della rivista, Federico Giannini, stavolta ha preso di mira il recente bilancio delle presenze alle mostre promosse nel 2025, ‘bocciando’ Pietrasanta in matematica. A suo parere infatti i numeri snocciolati dal Comune, a partire dalle oltre 204mila presenze, sono discutibili per un paio di ragioni: la mancanza di un contapersone e la discrepanza con i numeri del 2024, secondo Giannini superiori al 2025 ma definiti ‘inferiori’ dal Comune”.
Masseglia attribuisce poi a Giannini un virgolettato che non trova riscontro sul suo editoriale (“A parte che il report non trova riscontri sul sito dell’ente, essendo introvabili gli allegati – scrive – si mescolano i dati dei musei e della biblioteca e non si capisce come venga conteggiato chi visita il centro ’Luigi Russo’ e il Museo dei bozzetti, essendo entrambi al Sant’Agostino. Com’è possibile poi che nel 2025 siano stati registrati 10.600 visitatori in più se nel 2024 quelli complessivi erano stati 241mila? Un report confuso e approssimativo”), afferma che la presunta “bocciatura” di Giannini “in città ha sorpreso un po’ tutti perché “alle sedi principali del centro ‘Luigi Russo’ e al museo archeologico ‘Antonucci’ in realtà c’è il personale degli istituti culturali che attraverso un sistema di contapersone registra gli ingressi. Il secondo motivo è il fatto che i conteggi tengono conto delle grandi mostre al ‘Luigi Russo’”. E chiude l’articolo diffondendo ulteriori dati: nel 2024, in particolare, 105.141 visitatori alle mostre, 55.268 al Museo dei Bozzetti, 15.440 al Museo Archeologico, 456 al Museo Barsanti, 734 a Casa Carducci e 16.875 utenti in biblioteca. Quanto al 2025, 111.080 visitatori alle mostre, 64.849 al Museo dei Bozzetti, 9.825 al Museo Archeologico, 539 al Museo Barsanti, 771 a Casa Carducci e 17.538 utenti alla biblioteca.
Proprio lo stesso giorno, Giannini ha deciso di rispondere all’articolo de La Nazione con un post pubblicato su Enchiridion, il suo blog personale sulla piattaforma Substack, poi riportato anche sul suo profilo Facebook. Il direttore di Finestre sull’Arte parte con durezza, invitando a “non scrivere cazzate”: il riferimento alla cornice narrativa con cui Masseglia ha inquadrato la polemica, rifiutata con sdegno da Giannini. “Farci passare come ‘avversario’, sia pure tra virgolette, di Pietrasanta, è quanto di più lontano dal vero”, scrive. “Il summenzionato giornalista dimentica infatti, oppure non conosce, i numerosi articoli positivi che abbiamo dedicato negli anni alle mostre che si sono tenute a Pietrasanta. E allora lo aggiorniamo: la mostra dei fratelli Chapman, quella di Bertozzi e Casoni, la mostra ‘Africa Tunes’, quella di Vladimir Kartashov alla Ex Marmi, quella del designer Stefano Russo. Alcune ritenute talmente valide (Chapman, Bertozzi & Casoni, Russo) da averci portato a intervistare gli artisti”.
Giannini critica poi Masseglia per aver riportato un virgolettato non corrispondente all’originale: “Il virgolettato riportato dal giornalista”, sottolinea, “è inventato di sana pianta, e che i virgolettati si riportano identici all’originale è cosa che insegnano alla prima settimana di corso delle scuole di giornalismo, tanto più se storpiando l’originale si finisce col trasmettere informazioni errate. E siccome l’articolo di Masseglia banalizza brutalmente quello che ho scritto, cercherò di essere adesso il più chiaro possibile affinché la svagatezza altrui non diventi pretesto per ulteriori attacchi strumentali”. Il direttore ha poi articolato la sua risposta in cinque punti. Sul primo, Giannini chiarisce l’obiettivo della sua critica: “Non ho mai detto che il motivo per cui non si capisce come vengono conteggiati i visitatori di mostre e Museo dei Bozzetti è che hanno entrambi sede al Sant’Agostino. Ho detto che non si capisce come vengono conteggiati i visitatori perché il comunicato stampa del Comune non lo spiega”.
Sul secondo punto, il direttore interviene su di una attribuzione del giornalista de La Nazione: “Non ho scritto da nessuna parte che manca un contapersone nei musei di Pietrasanta: questa è un’informazione completamente inventata da Masseglia che per qualche ragione ha ritenuto di presentare una mia ipotesi come un’asserzione (roba da matita blu). Ho detto che il comunicato del Comune non specifica il metodo con cui i visitatori vengono contati. Mi sembra una cosa un po’ diversa”.
Ancora, Giannini se la prende pure col catenaccio dell’articolo del quotidiano locale, in cui al direttore di Finestre sull’Arte viene attribuita un’affermazione secondo cui i dati non sarebbero dimostrabili: “Non ho scritto da nessuna parte che i dati non sono dimostrabili in senso assoluto. Ho scritto che i dati contenuti in quel comunicato sono poveri di significato perché imprecisi e non chiari: questo perché non vengono spiegati i metodi di conteggio (cosa di non trascurabile importanza in quei musei in cui manca una biglietteria), perché non sappiamo se i visitatori del Sant’Agostino vengono contati due volte (essendo il Sant’Agostino sede di Museo dei Bozzetti e centro Luigi Russo), perché si mescolano musei e biblioteche, perché alcuni numeri sono riportati in modo preciso e altri con formule del tipo ‘oltre X visitatori’, ‘più di Y presenze’, perché si usano termini ambigui (‘presenze’ invece di ‘visitatori’)”.
Infine, Giannini dichiara di non aver mai negato le tendenze dei dati, e rileva ulteriori imprecisioni: “Non ho negato i trend di crescita, ho solo detto che tra un anno e l’altro il Comune ha evidentemente cambiato i metodi con cui somma i dati, dicendo che l’anno scorso con tutta probabilità ha fatto rientrare nel totale anche quelli che hanno partecipato alle conferenze nel Salone dell’Annunziata, e quest’anno no. Tra l’altro, sarebbe interessante che Masseglia ci spieghi perché nel suo articolo parla di 105.141 visitatori alle mostre nel 2024, quando il comunicato del Comune di gennaio 2025 riportava 122.474 visitatori. Perché una differenza di quasi 20mila visitatori? A quale dato dobbiamo credere? Al comunicato dell’anno scorso oppure ai dati dell’articolo de La Nazione?”.
Nel finale, Giannini ribadisce la sua estraneità a qualunque polemica di carattere locale e l’assenza di preconcetti nei riguardi di Pietrasanta: “Ovviamente”, conclude il direttore, “non ce l’ho con Pietrasanta (e lo ribadisco perché è l’elemento che tengo a sottolineare di più): semplicemente, in considerazione del lavoro che faccio e del pubblico che legge Finestre sull’Arte mi sembra naturale dedicare una qualche attenzione in più a una città che da tempo si propone come una delle capitali dell’arte contemporanea in Italia (e lo è), come la ‘piccola Atene’, una città che s’è persino candidata come Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Tema, peraltro, tirato in ballo dall’articolo della Nazione quando noi non siamo minimamente intervenuti sull’argomento. E ribadisco, non siamo avversari di nessuno, né ‘protagonisti di attacchi’. Altrimenti, seguendo lo stesso ragionamento, dovremmo essere presentati come degli alleati di Pietrasanta quando scriviamo recensioni positive. Oppure come avversari di Roma e Milano, che avrebbero pure più titolo a lamentarsi dal momento che, facendo un calcolo, sono molte più le stroncature che scriviamo di mostre romane o milanesi rispetto a quelle di Pietrasanta. Molto banalmente noi, in quanto testata indipendente, facciamo il nostro lavoro, che alle volte ci porta a criticare quello che riteniamo di dover criticare”.
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