Hans Ulrich Obrist: “per aiutare gli artisti serve un piano come quello di Roosevelt nel 1933”


Un grande progetto di arte pubblica per aiutare gli artisti a uscire dalla crisi da pandemia: è questa la proposta del critico Hans-Ulrich Obrist.

Un colossale progetto di arte pubblica per supportare le istituzioni culturali britanniche durante la pandemia di Covid-19 da coronavirus e per creare una nuova generazione di artisti. È questa la proposta del critico d’arte Hans Ulrich Obrist, direttore artistico delle Serpentine Galleries di Londra: si tratterebbe di un piano simile al Public Works of Art Poject (PWAP), un grande programma di arte pubblica, parte del New Deal di Franklin D. Roosevelt, che fu messo in atto negli Stati Uniti tra il 1933 e il 1934 e che impiegò quasi 4.000 artisti, che produssero un totale di quasi 16.000 opere. Il PWAP fu poi seguito da un altro piano, il Federal Art Project, di più lunga durata (dal 1935 al 1943), anch’esso destinato a sovvenzionare progetti di arte pubblica. Alla seconda fase parteciparono più di 10.000 artisti, tra i quali grandi nomi della storia dell’arte come Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning.

Con il piano degli anni Trenta, ha spiegato Obrist al Guardian, “gli artisti ottennero un salario e riuscirono a fare ricerca e a crere opere d’arte durante l’epoca del New Deal. Inoltre, garantì a molti i primi lavori e le prime commissioni”. Si tratterebbe di un “progetto affascinante se consideriamo la situazione in cui ci troviamo, e servirebbe sia a supportare l’economia sia a sottolineare l’importanza di aiutare gli artisti e prendersi cura di loro. Il governo britannico dovrebbe fare qualcosa del genere”. Nel Regno Unito, tutti i musei e tutte le gallerie hanno dovuto chiudere i battenti a causa del diffondersi del contagio, e molte fiere d’arte sono già state chiuse: un grande piano di arte pubblica potrebbe dunque aiutare il Regno Unito a ripartire anche in questo settore.

“Quando la situazione sarà sotto controllo”, ha aggiunto Obrist, “ci sarà anche da diffondere arte nelle comunità che di solito non hanno accesso all’arte. In questi tempi di crisi, è importante che i musei pensino a come possono uscire al di fuori delle loro sale e raggiungere tutti”. Il critico ha poi evidenziato anche l’importanza dell’ingresso gratuito ai musei, da lui considerato la “base fondamentale” per le istituzioni culturali britanniche, e ha affermato di guardare all’emergenza come a un’opportunità per riconsiderare il modo in cui i musei interagiscono col pubblico.

Il governo del Regno Unito ha comunque già stanziato fondi per supportare le istituzioni culturali: in particolare, ha stabilito un pacchetto da 160 milioni di sterline (poco più di 180 milioni di euro) che, tra le altre cose, serviranno anche a supportare gli artisti (che potranno richiedere una sovvenzione di al massimo 2.500 sterline ciascuno, poco più di 2.800 euro). Di questi 160 milioni di sterline, 90 serviranno per supportare le strutture statali, mentre 50 andranno agli enti non gestiti direttamente dallo Stato.

Nella foto: Hans-Ulrich Obrist

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Hans Ulrich Obrist: “per aiutare gli artisti serve un piano come quello di Roosevelt nel 1933”


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