Si è aperta lo scorso 10 dicembre, e durerà fino al 15 marzo 2026, al Grand Palais di Parigi, la mostra interamente dedicate alle nuove vetrate della Cattedrale di Notre-Dame, che sono state disegnate dall’artista francese Claire Tabouret (Pertuis, 1981). La mostra s’intitola D’un seul souffle e mostra i lavori di Tabouret, ch’è tra le migliori voci della giovane arte contemporanea francese, eseguiti dopo che l’artista è stata selezionata nel dicembre 2024 come vincitrice della consultazione indetta dall’istituzione pubblica Rebâtir Notre-Dame de Paris. La mostra presenta in i modelli a grandezza naturale, gli schizzi e i lavori preparatori per le sei future vetrate destinate al lato sud della navata dell’edificio. Questa esposizione nasce dal desiderio di Tabouret di coinvolgere il pubblico in un’impresa storica, offrendo una visione ravvicinata del processo creativo mentre le opere definitive sono ancora in fase di realizzazione presso l’Atelier Simon-Marq.
La scenografia curata da Jean-Paul Camargo è stata concepita per trasportare i visitatori nell’atmosfera specifica del laboratorio, permettendo di osservare da vicino un momento di lavoro ancora in divenire. Al centro dell’indagine artistica di Claire Tabouret si trova la tecnica del monotipo, un processo di stampa che l’artista pratica in modo costante da numerosi anni e che ha ritenuto ideale per la natura del progetto. Ciascuna delle sei vetrate, alta circa sette metri, è stata preceduta da una complessa operazione di scomposizione e ricomposizione. Per ogni singola vetrata, Tabouret ha realizzato circa cinquanta pezzi corrispondenti alle diverse sezioni della vetrata e ai suoi rosoni, successivamente assemblati per formare i modelli monumentali esposti al Grand Palais.
Il processo tecnico descritto dall’artista prevede l’utilizzo di inchiostro steso su plexiglas trasparente, lavorando l’immagine al rovescio e alternando il movimento libero del pennello all’uso di stencil per definire contorni netti, specialmente per i motivi decorativi seriali. Questi elementi vengono poi impressi su carta molto spessa utilizzando una pressa presente nello studio dell’artista, un metodo che la pittrice stessa riconosce avere profonde affinità con l’arte vetraria. L’integrazione di motivi decorativi e rosoni attraverso gli stencil permette di creare una transizione armoniosa con i riferimenti alle vetrate ottocentesche che rimangono visibili sullo sfondo.
Un requisito fondamentale della committenza riguardava la gestione della luce all’interno della cattedrale. Per rispettare le esigenze poste dalla consultazione di Rebâtir Notre-Dame de Paris, Claire Tabouret ha optato per una tavolozza cromatica vivida ma bilanciata, studiata appositamente affinché le nuove inserzioni non compromettano la luminosità bianca e neutra dell’edificio. Questo approccio mira a garantire una continuità visiva con le vetrate preesistenti di Viollet-le-Duc, pur introducendo un linguaggio contemporaneo. Le vetrate di Claire Tabouret, attraverso la loro luce bianca e le scene della Pentecoste, rappresentano infine un tentativo di dialogo tra la modernità e la spiritualità antica del luogo.
Il tema scelto dall’Arcidiocesi di Parigi per questo intervento è quella della Pentecoste, un concetto che ha profondamente colpito la sensibilità dell’artista. Claire Tabouret ha espresso la volontà di tradurre visivamente la speranza di armonia e comprensione reciproca tra gli uomini, nonostante la diversità dei linguaggi e le divisioni che caratterizzano il mondo contemporaneo.
Tuttavia, il progetto ha sollevato un dibattito acceso nel panorama culturale francese. Al centro della controversia si trova la decisione del Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, di sostituire le vetrate originali progettate da Viollet-le-Duc in sei delle sette cappelle del lato sud: il punto, infatti, è che le vetrate, pur ricoperte di polvere tossica a seguito dell’incendio del 2019, sono state ripulite e rimesse in sesto, dunque la loro sostituzione non era obbligatoria. Una petizione lanciata già due anni fa dalla testata La Tribune de l’Art, che ha raccolto centinaia di migliaia di firme, sta andando avanti (anzi: molte firme si sono aggiunte dopo l’apertura della mostra del Grand Palais) per sostenere fermamente la conservazione delle opere ottocentesche. Secondo i firmatari e diverse associazioni di tutela come Sites & Monuments e SOS Paris, le vetrate di Viollet-le-Duc formano un insieme coerente e fedele alle origini gotiche della cattedrale, concepito per gerarchizzare lo spazio architettonico attraverso l’uso della grisaglia decorativa.
Le critiche si concentrano proprio sul fatto che tali vetrate non sono state danneggiate dall’incendio del 2019, essendo anzi state recentemente pulite e consolidate durante i lavori di restauro. Gli oppositori della sostituzione sottolineano come queste opere siano classificate come monumento storico e come il Ministero della Cultura avesse inizialmente escluso qualsiasi intervento di rimozione. La proposta di esporre le vetrate rimosse in un futuro museo dell’opera presso l’Hôtel-Dieu è stata definita assurda dai promotori della petizione, i quali argomentano che tali decorazioni geometriche perdano il loro significato se separate dal contesto architettonico originale. Il dibattito solleva questioni fondamentali sulla legittimità di alterare un monumento nazionale per lasciare un segno del XXI secolo, specialmente quando gli elementi preesistenti sono integri e fanno parte di un progetto d’autore riconosciuto.
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